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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

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27 ottobre 2011

Quando i sogni svaniscono... e mostrano la cruda realtà

Da leggere, assolutamente da leggere, il bell'editoriale di Massimo Giannini su Repubblica di oggi. Ma anche la nota di Michela Marzano sulla fiducia tradita, che ripropongo di seguito.

IL LIBRO DEI SOGNI di un premier che non fa più sognare. Il manifesto di politica economica di un governo che non può più governare. Il piano anti-crisi, illustrato da Berlusconi alla Ue, dissolve i sorrisi ironici di Sarkozy e della Merkel. Ma non risolve i problemi drammatici del Paese. Né sul fronte interno, né sul fronte internazionale. L'Europa chiede decreti legge. L'Italia offre pezzi di carta. L'Europa invoca misure concrete. L'Italia evoca promesse future. Con la sceneggiata di Bruxelles, il Cavaliere compra un po' di tempo. Ma il tempo, ormai, lavora contro di lui. La lettera inviata ai partner europei sembra l'ultimo atto di un governo morente. Per tre anni e mezzo ha dissipato e tirato a campare, nell'inedia e nell'accidia. E ora, nel suo crepuscolo dannunziano, tenta il "gesto inimitabile", la "bella morte". In quelle undici cartelle c'è infatti un compendio di intenzioni magnifiche e di provocazioni ideologiche.  (da Il libro dei sogni - di Massimo Giannini)
SE GLI ITALIANI NON CI CREDONO PIÙ - di MICHELA MARZANO
Gli italiani non hanno più alcuna fiducia nel governo, nei partiti, nelle riforme. Nemmeno più nelle istituzioni. A parte forse, come dicono alcuni sondaggi, nella figura del Presidente della Repubblica. La loro sfiducia nei confronti del futuro è altissima. Soprattutto quella dei giovani che non credono più che studiare e impegnarsi possa servire a qualcosa. E allora si indignano. E hanno ragione. Perché quando la fiducia crolla, forse non resta altro che indignarsi nella speranza che qualcuno li ascolti, li prenda sul serio, cominci a chiamare le cose col proprio nome e, smettendola di raccontare loro solo tante bugie, si rimbocchi le maniche per affrontare una volta per tutte i problemi del Paese. Ma quale fiducia si può ancora avere in una classe dirigente che non ha fatto altro che tradire sistematicamente le promesse, raccontare menzogne e negare la realtà? Come si può ancora chiedere la fiducia dei cittadini quando, di fronte alla crisi mondiale del neoliberalismo, il nostro presidente del Consiglio è solo capace di promettere ancora una volta di fare “quella rivoluzione liberale per la quale siamo scesi in campo”? Ormai lo sappiamo bene tutti. La fiducia deve tornare perché il paese possa sbloccarsi, rimettersi in marcia, trasformarsi. Peccato che la fiducia non possa essere decretata e che, una volta persa, ci voglia poi tanto tempo perché possa di nuovo tornare. Peccato che, per parlare di nuovo di fiducia, si debba prima riscoprire il valore dell’affidabilità e della credibilità. Perché la fiducia nasce e si sviluppa solo quando si ha la possibilità di constatare che coloro in cui si ha fiducia non ci tradiscono, prendono sul serio le nostre aspettative e fanno di tutto per rispettare la parola data.Un tempo lo si sapeva bene: non si facevano mai promesse alla leggera, perché promettere qualcosa significava assumersi la responsabilità della propria parola; perché tutti sapevano che, un giorno o l’altro, la promessa sarebbe diventata un debito e che non rispettarla avrebbe compromesso il proprio onore. Pensiamo a uomini politici come Churchill durante la guerra o Roosevelt di fronte alle lobby della finanza. La parola aveva il valore di un atto: la fiducia scaturiva dall’affidabilità di coloro che si erano mostrati capaci di rispettare le promesse fatte. Certo, con questo non voglio dire che un tempo tutte le promesse venissero rispettate e che tutti fossero affidabili. Incertezze e tradimenti sono sempre esistiti. Ma non c’era questa moda assurda di promettere sistematicamente quello che si sapeva già di non poter realizzare. Né c’era questa malafede che negli ultimi anni ha spinto tanti responsabili politici a raccontare bugie nella speranza che, a forza di ripeterle cento, mille, un milione di volte, come diceva Joseph Goebbels, le menzogne si trasformassero magicamente in verità. Quando Berlusconi ha preso il potere, ha illuso gli Italiani con l’assurda promessa di trasformare il Paese in un’azienda e di farla prosperare e arricchire in poco tempo come la Fininvest. Ha utilizzato le bieche tecniche del management manipolatore che consiste a far credere ai lavoratori che “tutto è possibile”, che basta “volere” per “potere”, e che se ognuno si impegna al massimo realizzerà tutti i propri sogni. Le stesse tecniche di alcuni amministratori delegati che, dopo aver promesso mari e monti, delocalizzano le proprie aziende e sacrificano i propri dipendenti, magari dopo averli colpevolizzati, accusandoli – ironia della sorte – di non essersi “sufficientemente impegnati”. Le stesse parole in libertà che non vogliono dire nulla, anche se per anni sono state accolte con entusiasmo e ottimismo, come la prova di una capacità fuori dal comune a saper parlare alla gente e farla sognare. Oggi, però, il re è definitivamente nudo. Il risultato disastroso delle bugie e delle manipolazioni è davanti agli occhi di tutti. E ormai nessuno ha più fiducia in nessuno.Come fare allora per uscire da questo circolo vizioso? Il sociologo Georg Simmel spiega bene come in ogni relazione di fiducia si ha tendenza a “credere” in qualcuno anche quando non si è del tutto certi della sua affidabilità. Ogni volta che si parla di fiducia – dalla fiducia in amore o nell’amicizia, alla fiducia nei rapporti di lavoro e nelle relazioni pubbliche – si parla anche di “scommessa”. Avere fiducia in qualcuno, significa accettare di “saltare nel buio”, perché nessuno può mai essere sicuro che la fiducia accordata sarà sempre e solo onorata. Ma Simmel non è così ingenuo da confondere “fiducia” e “fede”, e dice anche che, come nel caso della conoscenza, nell’universo della fiducia si avanza lentamente, un passo dopo l’altro. Perché dopo il “salto” iniziale c’è anche bisogno di raccogliere una serie di “prove” capaci di confortarci nelle scelte fatte. Sarebbe assurdo continuare ad aver fiducia in chi ci tradisce ogni giorno, in chi non è capace mai di rispettare la parola data. Ecco perché oggi, di fronte a tanta sfiducia, solo la credibilità e l’affidabilità possono pian piano permetterci di ricucire il rapporto ormai lacerato tra il mondo della politica e i cittadini. Una credibilità e un’affidabilità che devono poter essere sperimentate quotidianamente e che non possono non fondarsi su un discorso di verità.Oggi gli Italiani non vogliono più promesse improbabili che non saranno mai tenute. Vogliono parole capaci di tradursi poi in fatti. Parole vere che per anni non sono state più pronunciate perché era più facile far sognare che sporcarsi le mani nella realtà di tutti i giorni. Parole sincere che possano far di nuovo germogliare il seme della fiducia e permettere alla gente di passare dall’indignazione all’impegno, dalla sfiducia alla speranza.

26 ottobre 2011

Ridere (per non piangere) delle nostre disgrazie

Riporto la lettera e la risposta di Corrado Augias "Non ridete delle nostre disgrazie", pubblicata sulla rubrica delle lettere di la Repubblica di oggi, perché la condivido in pieno e, come italiano, non mi sento offeso dallo sgarbo che era rivolto esclusivamente alla persona impresentabile che ha portato il nostro Paese al tracollo, sempre intento alla salvaguardia dei suoi personali interessi.
Caro Augias, ormai ci ridono dietro. Il nostro barzellettiere leader è oggetto di ironia. In Europa basta citarlo o riferirsi a lui che parte la risata. Ma per noi è una tragedia, e non solo di immagine. Aveva promesso di tutto e di più: sviluppo, milioni di posti di lavoro, meno tasse. E per pubblico contratto. Sembra passato un tempo infinito da quando i suoi fedeli cantavano rapiti: “Meno male che Silvio c’è”. Il Narciso si specchiava in loro e non vedeva il Paese che affondava. Arrivò a negare la crisi come Don Ferrante la peste. La buttava in psicologia derubricandola a fattore psicologico, con l’opposizione considerata alla stregua di un monatto portatore di infezione. La peste era soltanto greca e spagnola. All’apparir del vero, il premier, frastornato e strattonato, faticava persino a designare il governatore della Banca d’Italia. Che si stia avverando la profezia sessantottina, che una risata lo seppellirà? (e-mail firmata)
La risata di Bruxelles resterà agli atti di questa spaventosa stagione. Credo che valga la pena di analizzarla al rallentatore per valutare meglio da dove  venga un gesto che non ha precedenti nella diplomazia europea ed internazionale.
Una giornalista chiede, rivolgendosi in particolare al presidente Sarkozy, se dopo l’incontro con Berlusconi si senta rassicurato dalle garanzie che questi ha offerto a nome del governo.
Sarkozy non risponde subito, si volge verso la Merkel, volendola tirare dentro, e dice che all’ incontro erano insieme.
Quindi ne cerca lo sguardo già con una smorfia ironica sul viso. La cancelliera si gira verso di lui e i due si aprono ad un sorriso al quale, ecco il dettaglio rivelatore,  fa eco la risata sonora dell’intera sala. A quel punto Sarkozy dà una risposta abile e rivelatrice: Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle istituzioni italiane politiche, finanziarie, economiche. La giornalista si rivolge allora alla Merkel per chiedere se in quell’ “insieme” rientri anche Berlusconi. La risposta, seria, richiama i contatti con il grande Paese italiano e con i suoi rappresentanti.

Lo sgarbo, di questo si è trattato, non riguardava insomma l’Italia, aveva come unico destinatario il  presidente del Consiglio.
Tra le sue cause bisogna mettere in primo luogo il discredito di questo governo, inoltre due precedenti ad personam .
Il gesto che alcuni mesi fa fece Berlusconi accennando a Sarkozy mentre ruotava l’indice sulla tempia per far capire che quello era matto.
L’apprezzamento postribolare sulla Merkel di cui la cancelliera è certamente stata informata e che qui, per decenza, ometto.
Si rinfoderi quindi l’indignazione nazionale riservandola per occasioni più degne. L’Italia c’entra poco nell’ umiliante risata di Bruxelles.

25 ottobre 2011

Come siamo ridotti (tra immagini e parole)

SARKASMI Il premier ridens seppellito da una risata - di Luca Telese
"Una risata vi seppellirà", profetizzavano gli anarchici nel secolo Novecento.
Ma nel farlo immaginavano che il potere sarebbe stato rovesciato da una risata catartica, ribelle, liberatoria, la risata delle foto color seppia con gli scioperanti che si opponevano a braccia disarmate contro la polizia.
Mai nessuno avrebbe immaginato – invece – che Silvio Berlusconi sarebbe stato sepolto da una risata affilata, sarcastica e feroce, una euro-risata avvelenata, una sarko-risata. Ovvero: dalla manifestazione plateale della sfiducia che la lingua della diplomazia non poteva esplicitare, e che quella del corpo ha reso invece un punto senza ritorno nella storia del crepuscolo berlusconiano. Cosa dice, all’opinione pubblica di mezza Europa, il sorriso di Sarkozy? Se la domanda era “Lei crede che l’Italia rispetterà i suoi impegni?”, la risposta disegnata da quel sorriso era un plateale no. Ed è davvero curioso, dopo anni in cui Berlusconi ha provato ad affermare in politica estera una sua lingua informale, che quel sorriso sia un contravveleno omeopatico, un atto di diplomazia altrettanto informale, aggressiva e anti-protocollare.
Il bluff delle Finanziarie  Ma se la risata di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel è letale per la nostra diplomazia e per la nostra credibilità, lo è perché il premier di Arcore, in questi anni, ha aperto con le sue stesse mani la breccia attraverso cui ha ricevuto il colpo. E lo è anche perché questa estate, con l’epopea delle cinque Finanziarie (in cinque giorni) ha minato le basi stesse della propria credibilità. Il sorriso di Sarkozy è figlio di quel “contributo di solidarietà” presentato, dibattuto e poi ritirato come se nulla fosse. Ed è figlio di quella ridicola ed eterna diatriba sulle pensioni da tagliare, anzi da non tagliare perché Bossi si arrabbia, anzi sì, forse no. Quel sorriso è figlio della saga delle province cancellate con un tratto di penna, poi in realtà solo le meno popolose, poi anche le meno estese e meno popolose, e poi nessuna, finché non si tocca la Costituzione.
L’Europa ha cominciato a ridere di Berlusconi (e non ha più finito) quando ha visto un premier che non riesce a mantenere più nemmeno gli impegni che prende con se stesso.
È curioso anche un altro paradosso della risata sarkostica (o sarkastica). A seppellire la credibilità del governo italiano, sono i due leader che politicamente gli dovrebbero essere più vicini: il gollista di centrodestra e la popolare, ovvero i genitori delle due famiglie europee a cui il Pdl vorrebbe ancorare la sua storia. Almeno questo sottrae ogni possibile alibi allo scenario del complotto di qualche fantomatica internazionale ulivista o socialdemocratica: non sono stati Tony Blair o il detestato José Luis Rodríguez Zapatero a dare lo sfratto al premier, e nemmeno “l’abbronzato” Obama. Ma quelli che gli avevano concesso il loro credito.
Emma: “Risolini inaccettabili”
Ieri le fonti diplomatiche del governo tedesco provavano a tappare la pezza con un rammendo più esteso del buco: “Le allusioni italiane sul sorriso scambiato ieri in conferenza stampa tra Merkel e Sarkozy sono basate su un equivoco”.
Un equivoco a cui nessuno potrebbe credere, dopo quel filmato. E ieri facevano più male le manifestazioni di solidarietà che gli attacchi, ad esempio la solidarietà di Emma Marcegaglia che, definendo “inaccettabili quei risolini”, non facevano che sottolineare la gravità irreversibile del “sarko-sorriso”. In questi giorni, per capire come Berlusconi ha metabolizzato l’euro-sgarro di Bruxelles, bastava gettare l’occhio sui telegiornali Mediaset e sull’informazione minzoliniana: il sorriso era stato sbianchettato. Il Tg4 non lo faceva vedere. Il Tg5 diceva che l’Europa riconfermava la fiducia all’Italia. E il Tg1 di Minzolini si esibiva in un capolavoro di taglia-e-cuci. Prima mossa: far scomparire la domanda della giornalista (senza cui il Sarko-sorriso non aveva senso). Seconda mossa: accorciare il lungo imbarazzato silenzio, l'occhiata di Sarkozy, lo scambio di silenziosa complicità tra i due leader. Terza mossa: far partire il servizio dalle risate. Il clima goliardico era dovuto all’irritualità della domanda, e non al suo contenuto.
 
La vendetta dello smalto
Ma se vuoi capire cosa direbbe Berlusconi, se non ci fossero le forbici dei suoi zelanti chierici, basta leggere la prima pagina de Il Giornale, dove Feltri e Sallusti (in questo facendo giornalismo senza pecette o censure) davano corpo a quello che il premier pensa davvero: “Sarkozy come Zidane”. Sottotitolo: “Il marito di Carla Bruni ci offende ridendo di noi. Così imita il calciatore che aggredì Materazzi con un colpo basso. Una ripicca per non aver liberato il posto di Bini Smaghi alla Bce. Berlusconi lo gela”. Ecco, Il Giornale – sia pure con toni di patriottico alzabandiera, spiega che l’ultima patacca rifilata dall’Italia all’Europa è l’eurobanchiere imbullonato che – come ha scritto
Eugenio Scalfari – mette in difficoltà il suo paese per difendere la sua poltrona. Ma se si allarga lo sguardo, e si consultano i precedenti, ci si rende subito conto che la Sarko-risata è una legge del taglione con cui Berlusconi paga le sue corna ai ministri spagnoli, i suoi “Mr Obamaaa!”, il suo Cucù alla Merkel, il suo “lavitolese ” sulla “culonainchiavabile”, la sua diplomazia panamense che è perfetta per il Sudamerica, ma fuori da ogni senso nell’Europa dei parametri econometrici inviolabili.
Non è bello che il premier abbandoni per un commissariamento internazionale, che sia squalificato con un cartellino rosso e un sorriso di scherno. Ma, da ieri – con buona pace di Minzolini – è semplicemente quello che sta accadendo.
 Prima pagina - La Repubblica e il Fatto di oggi

24 ottobre 2011

I giornali che fanno informazione, quelli che la mitigano e quelli che la falsano

A leggerne i titoli di prima pagina, si capisce perfettamente che queste due testate fanno l'occhiolino all'opposizione. Figurarsi! 


Di queste due si può dire che sono totalmente schierate con i rossi! I comunisti ortodossi? 



Qua sta sempre, intera, la verità. 
Tutta la verità, nient'altro che la verità!
Quella immaginaria, spesso immaginifica. 
Che l'accoglienza  al vertice di Bruxelles sia arrivata al nostro premier 
come un pugno allo stomaco, è comprensibile. 
Ma di chi è la colpa? Provi il Giornale a ragionare seriamente sui fatti. 
E il problema non è la sinistra antipatriottica 
ma la sua incapacità, da troppo tempo, a gestire la situazione 
con i suoi e con gli alleati, oltre che con l'opposizione.

Risatine e sguardi di intesa tra la Merkel e Sarkozy nel corso della conferenza stampa congiunta al termine della sessione a 27 del vertice europeo. Ieri Berlusconi aveva risposto, trionfante, ai giornalisti che gli chiedevano se l'Italia avrebbe superato l'esame al vertice europeo che si è aperto a Bruxelles : "Ma che domande fate? Io non sono mai stato bocciato nella vita". Quando invece una giornalista chiede alla Merkel e a Sarkozy "Siete stati rassicurati da Berlusconi?", Nicolas Sarkozy tace un attimo, fa una smorfia, guarda la Merkel e sorridono. E scoppia l'ilarità nella sala.

Ecco, checché ne pensi il Giornale, il video che ci squalifica:

23 ottobre 2011

LA SCUOLA PUBBLICA - Gestione Gelmini

Occorre ripartire dal dettato costituzionale per capire cosa è diventata la scuola pubblica gestione Gelmini. 
La maggior parte degli edifici scolastici sono in uno stato d'incuria e abbandono che chiamare degrado è un eufemismo. 
Le classi scoppiano per il numero di alunni che vi vengono stipati; scarseggiano gli insegnanti, per non parlare di quelli di sostegno. 
Il diritto allo studio non è più garantito.
Se è vera la notizia data ieri dal TG3 delle ore 19.00, a Noto (SR) 72 bambini in età scolare vengono privati del servizio perché mancano le maestre e le aule.
Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Art. 34. La scuola è aperta a tutti.
L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Gli articoli 33 e 34 della Costituzione nel commento di Sergio Lariccia

Una volta, in tempi non proprio remoti, le istituzioni scolastiche si facevano carico di denunciare le famiglie che non assolvevano all'obbligo scolastico dei loro figli avviandoli prematuramente al lavoro invece che a scuola. Oggi avviene il contrario.
A Noto (SR) e chissà in quanti altri centri, le mamme accompagnano a scuola i loro figli che devono tornare a casa perché non c'è posto.



TAGLI ALLA SCUOLA PUBBLICA, UNA MAESTRA RACCONTA
Scuola dell'infanzia: 27 sezioni tagliate - Genitori e bimbi scendono in piazza
Scuola, le maestre dell'infanzia a lutto
Senza diritto di asilo

22 ottobre 2011

Dal 3 Novembre Santoro torna in TV con Comizi d'Amore

La prima puntata sarà trasmessa da Cinecittà e sarà ripresa anche da Sky Tg24

Il messaggio che Michele Santoro lancia agli utenti: Mi sento come quel tunisino da cui è nata la rivolta nel Maghreb, l'ambulante che si dette fuoco per protesta contro tasse e gabelle insostenibili, dando l'avvio alla rivoluzione araba. Anche noi siamo con il carrettino a cercare di vendere la nostra frutta e la nostra verdura su Internet, sulle tv a diffusione regionale, su Sky e potrebbero esserci pressioni governative per limitarci o impedirci di andare in onda. Solo che noi non ci daremo fuoco e faremo il programma lo stesso.
Siamo di fronte a un crollo verticale di audience della tv generalista terrestre, gli spettatori cercano di difendersi e si muovono nell'offerta con maggiore libertà rispetto al passato.



Quando La7 trasmetterà Saviano e la Dandini seguiremo La7, quando Sky ha dato voce e volto a Corrado Guzzanti abbiamo scelto quella emittente, e se e quando un consorzio di emittenti, grazie anche alla passione civile di Sandro Parenzo, combattivo editore di TeleLombardia, deciderà di restituirci Michele Santoro e la sua squadra, sceglieremo di guardare quel programma, perché chi lo ha cancellato dalle reti della Rai non ha offeso solo gli autori, ma ha anche colpito a morte il diritto di scelta dei cittadini, architrave dell’articolo 21 della Costituzione.
Non solo seguiremo il programma, ma chiederemo anche a tutte le associazioni che hanno condiviso la battaglia contro la legge bavaglio di fare altrettanto, di promuovere, in occasione della prima  puntata, cento occasioni di ascolto collettivo, di trasformare l’evento in una grande manifestazione nazionale contro la censura, contro i bavagli prossimi venturi, dal momento che il grande molestatore ha già annunciato che vuole far approvare la nuova legge del silenzio  e della vergogna a colpi di voti di fiducia. (Giuseppe Giulietti)
Quando ce li tolgono, ci accorgiamo quanto ci mancano!







Torna Santoro, torna il servizio pubblico
Santoro torna anche su Sky con Comizi d'amore
Santoro lancia Servizio pubblico
Il sito Servizio Pubblico 

21 ottobre 2011

Sic transit gloria mundi

Questa locuzione latina, di non ambiguo significato, è stata usata dal nostro per commentare la morte drammatica dell'amico Gheddafi. L'espressione, che deriva dal De Imitatione Christi, invita a riflettere sulla vacuità della reputazione mondana e delle ricchezze materiali e, in ultima analisi, sulla fugacità del tempo che ci è dato da vivere, sulla sua importanza e sull'opportunità di usarlo al meglio, al fine di guadagnarsi un'altra vita, un altro stato. Per dirla con Virgilio, Breve et irreparabile est tempus vitae, sed famam extendere factis hoc virtutis est opus

In bocca al nostro, e riferita al compagno di bagordi e al socio in affari caduto in disgrazia, la citazione latina suona incredibilmente inautentica e insulsa.
A lui che crede ancora di poter modificare il giudizio popolare sugli esiti del suo impegno in politica, cambiando nome al suo partito e facendo un po' di maquillage al suo giocattolo, consiglierei di riflettere seriamente sulla seguente massima: Bonum necessarium extra terminos necessitatis non est bonum.

20 ottobre 2011

Come finiscono, prima o dopo, i despoti e gli affamatori del popolo

Hosni Mubarak, dopo le dimissioni da presidente egiziano, lasciato il Cairo per raggiungere la sua residenza a Sharm-el-Sheik, è stato arrestato con l'accusa di corruzione e appropriazione indebita ed il suo processo è tutt'ora in corso; Ben Ali, dopo aver lasciato precipitosamente la Tunisia per Jedda, in Arabia Saudita, inseguito da una serie di condanne per appropriazione indebita di beni dello Stato, per detenzione di armi, stupefacenti e reperti archeologici, sembra sia morto dopo essere rimasto in coma per un ictus; Muammar Gheddafi è stato, finalmente, catturato e ucciso mentre cercava di fuggire da Sirte, l'ultima roccaforte del regime, espugnata dalle truppe del Cnt. 

Chi rimane ancora a piede libero? 

La classe politica degenerata



... che ha superato di gran lunga quella degli ultimi anni della prima repubblica,
nei titoli dei giornali di oggi:

Dietrofront sullo stipendio dei ministri
via i tagli e il contributo sarà restituito

Il giudice: chiudere i ministeri del Nord
“Condotta antisindacale, legalità violata”. Bossi: “Non ci riguarda”

Lavitola, bufera su Frattini
L’Albania smentisce il ministro

“Bertolaso se n’è andato
fatti avanti con il premier
sarai padrone dell’Abruzzo”
I piani di Valter e i consigli di Colucci

“La Camera autorizzi l’uso dei nastri di Romano”
Richiesta del gip per il reato di corruzione. Il ministro: per me va bene, non li temo

Palazzo Koch schierato con Saccomanni
lui pronto all’addio se passa il terzo uomo
Il Consiglio superiore: la nostra sarà una scelta motivata e meditata

“CHIEDI CINQUE COSE”
B. AL MERCATO DEI DEPUTATI
Dopo l’on. Di Biagio, anche Muro di Fli denuncia al Fatto le offerte
di Verdini e poi del premier. Ma sullo scandalo nessun monito

Palazzo Chigi vuole Bini Smaghi
Rivolta alla Banca d’Italia

Sedotti sulla soglia di Palazzo Grazioli
DA RAZZI A DE GREGORIO: DEPUTATI
E SENATORI ARRIVATI ALLA CORTE DI B.

NON PAGANO MAI
Niente contributo di solidarietà per ministri
e sottosegretari: riavranno pure i soldi trattenuti

MUTUI FACILI AI POLITICI, I CITTADINI PENANO
Il Credito cooperativo concesse 63 milioni
a Verdini (Pdl), alla moglie e ai parenti


19 ottobre 2011

Per ricordare Andrea Zanzotto

... morto ieri all'ospedale di Conegliano Veneto in seguito a collasso cardiocircolatorio.


Il 10 ottobre aveva compiuto 90 anni e il suo nome era stato caldeggiato più volte per il Nobel della letteratura. Per Giorgio Napolitano, la terra veneta e l'Italia perdono un grande figlio, un interprete sensibile dell'esperienza di vita e dei sentimenti del suo popolo, una personalità civilmente impegnata nella difesa del patrimonio culturale e dei valori nazionali della nostra Italia.



Colloquio

Per il deluso autunno, 
per gli scolorenti 
boschi vado apparendo, per la calma 
profusa, lungi dal lavoro 
e dal sudato male. 
Teneramente 
sento la dalia e il crisantemo 
fruttificanti ovunque sulle spalle 
del muschio, sul palpito sommerso 
d'acque deboli e dolci. 
Improbabile esistere di ora 
in ora allinea me e le siepi 
all'ultimo tremore 
della diletta luna, 
vocali foglie emana 
l'intimo lume della valle. E tu 
in un marzo perpetuo le campane 
dei Vesperi, la meraviglia 
delle gemme e dei selvosi uccelli 
e del languore, nel ripido muro 
nella strofe scalfita ansimando m'accenni; 
nel muro aperto da piogge e da vermi 
il fortunato marzo 
mi spieghi tu con umili 
lontanissimi errori, a me nel vivo 
d'ottobre altrimenti annientato 
ad altri affanni attento. 


Sola sarai, calce sfinita e segno, 
sola sarai fin che duri il letargo 
o s'ecciti la vita. 


Io come un fiore appassito 
guardo tutte queste meraviglie 


E marzo quasi verde quasi 
meriggio acceso di domenica 
marzo senza misteri 


inebetì nel muro. 



Opere di Andrea Zanzotto

18 ottobre 2011

Sfatato, almeno in parte, il luogo comune dei "Torinesi falsi e cortesi"

Sono appena rientrato da un soggiorno breve ma non tanto - 10 giorni - a Torino, la città che da anni ho avuto in animo di visitare senza riuscirci. Stimolato dalla ricorrenza del 150° dell'Unità e, forse, anche dal desiderio di vedere come la grande capitale del Nord reagisca alla becera propaganda leghista, finalmente mi sono deciso. Ho trovato una città fantastica, tutta pavesata dal tricolore. Non solo gli edifici pubblici e i palazzi monumentali ma anche i servizi commerciali e i balconi delle case private facevano sfoggio della bella bandiera italiana. Ai margini della cosiddetta padania mi si è stagliata di fronte, imponente, la bella, nordica Torino che non intende rimuovere il suo profondo legame con il Sud d'Italia. E a chi parla di Torino come di una città periferica e provinciale, voglio far notare come in essa convivano, perfettamente integrati, assieme ai nativi e agli autoctoni, tanti meridionali, africani e orientali; in un mosaico di colori, di culture e idiomi rispettosi e tolleranti. 

Certamente anche Torino vivrà la grave crisi di questi anni che all'occhio del visitatore non appare nella sua profonda drammaticità, vuoi per il garbo degli abitanti, vuoi anche per l'eleganza e la sontuosità dei palazzi, delle piazze, dei giardini e, aggiungerei, per la funzionalità dei servizi urbani. 
Ringrazio, inoltre, Torino per avermi liberato di quel luogo comune che vuole i suoi abitanti falsi e cortesi. Nei miei contatti casuali li ho trovati, invece, aperti, corretti, cordiali, disponibili e generosi. 
Anche se la mia amica Adriana mi ha fatto opportunamente notare che stiamo parlando di una città la cui popolazione è autoctona soltanto in piccola parte. 

05 ottobre 2011

Così Wikipedia sospende il servizio contro il ddl intercettazioni

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
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«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Bavaglio, non si può che resistere

Impediamo che una legge ingiusta sia approvata. Oggi alle 17 tutti al Pantheon

04 ottobre 2011

I consigli e gli affari di Lavitola

Nella telefonata che segue, Valter Lavitola sembra un consigliere ascoltato dal premier sulle scelte politiche del momento. Lavitola, il ministro degli esteri ombra in giro per il mondo, l'intraprendente imprenditore-faccendiere, il direttore fino a pochi giorni fa dell'Avanti!, la storica testata del socialismo italiano.
Non colpisce particolarmente che un personaggio di tal fatto abbia accesso a delicate questioni di governo. Considerato il numero dei lestofanti con i quali il nostro mantiene strette relazioni, uno in più non cambia la realtà. Quello che fa senso è che lo stesso ha diretto e gestito, per oltre un decennio, il quotidiano socialista fondato da Leonida Bissolati che, nella sua storia tormentata, ha annoverato come direttori, tra gli altri, Nenni, Lombardi, Pertini, De Martino.
Con buona ragione Bobo Craxi ha definito l'Avanti! di Lavitola (...) un foglio di spionaggio politico e, direi, di falsi scoop come quello, famoso, della casa di Montecarlo.
Sta di fatto che per i suoi buoni servigi l’Avanti!, la testata-imbroglio, il giornale-fantasma di Lavitola è stato foraggiato con i contributi per l’editoria e tra il 2003 e il 2009 ha incassato annualmente una cifra sempre superiore ai 2 milioni e mezzo: vale a dire, una somma complessiva superiore a 15 milioni di euro.





Valter Lavitola, da Craxi ad Arcore passando per De Gregorio. Ecco chi è davvero l'uomo che ha trasformato l'Avanti! in un «foglio di spionaggio politico»

Editoria: 20 milioni in sette anni a Lavitola

26 settembre 2011

Come uscire dal baratro

Con il crollo di Berlusconi, anche se pilotato, andranno al macero tutto il suo establishment, le  bande e le cricche che lo hanno sostenuto e, prevedibilmente, le vecchie burocrazie dei partiti che, pur stando all'opposizione, sono vissute alla sua ombra sorreggendolo.
L'uomo politico è finito assieme al suo sogno diventato ormai un incubo per la stragrande maggioranza degli italiani. Il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, che solo tre anni fa aveva conquistato - con la legge elettorale bastarda ancora in vigore - una maggioranza straripante in Parlamento, chiude ignominiosamente la sua ventennale occupazione della cosa pubblica con tre frasi emblematiche: "Non mi dimetto, se mi vogliono sfiduciare lo facciano con un voto in Parlamento", "A tempo perso faccio il primo ministro" e "Poi ce le prestiamo, la patonza deve girare". E tutto questo mentre i mercati attaccano violentemente l'Italia, la borsa va a picco, lo spread distrugge - come in una tela di Penelope - i provvedimenti lacrrime e sangue che le manovre a ciclo continuo vanno approntando.

Basta! Non si parli più di lui e degli Scilipoti che lo sorreggono. Il crollo è già avvenuto, prima che in Parlamento, nel Paese. Manca soltanto che venga certificato in modo chiaro e definitivo.
Occorre, invece, pensare subito al dopo, quando sarà sotto gli occhi di tutti la profondità del guasto prodotto in questi anni di mancanza di progettualità, di assenza di politica economica ed industriale, di forsennato e rampante assalto allo Stato e alle sue Istituzioni. Occorre pensare da subito alle persone nuove, pulite, oneste e rispettose delle leggi e del sistema democratico che potranno operare con tutte le loro forze per farci uscire dalle macerie e avviare la ricostruzione politica, sociale e morale di un Paese portato sull'orlo della bancarotta e diventato zimbello del mondo. Occorre pensare ad un programma di risanamento largamente condiviso e ad una squadra di personalità capaci, competenti e moralmente inappuntabili che si mettano al servizio di un compito immane e meritorio. Anche nel Paese devastato dal berlusconismo non mancano tali personalità ma occorre individuarle, portarle in campo e convincerle a provarci. L'Italia merita di tornare ad essere nel consesso mondiale una nazione degna di fiducia e rispetto come negli anni migliori della sua Storia. Occorre che tutti ci disponiamo ad accettare i sacrifici che ci verranno imposti perché si possa uscire dal baratro in cui ci hanno portati, come dopo una lunga guerra durata troppi anni.

19 settembre 2011

Lui non molla! Capito? - Perché dovrebbe? Lo giudicherà la Storia.

Quando in una sola persona si concentra una miscela insana di volgare, illimitato narcisismo, la mancanza assoluta di senso morale e del limite, un potere immenso su cose e persone, una disponibilità economica pressoché illimitata, allora si produce il mostro che ci governa e che può affermare che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi e a tempo perso faccio il primo ministro.

Il resto del mondo lo ha già mollato da un pezzo, la maggioranza degli Italiani ha fatto altrettanto. E lui stesso volentieri - credo - se ne andrebbe se non ci fosse in Parlamento e fuori una masnada di Scilipoti che non riesce a fare a meno di lui e che pratica su di lui un accanimento terapeutico per tenerlo in piedi. Dovrebbero essere le persone decenti, ancora presenti nella sua compagine, e lo stesso Capo dello Stato a metterlo con le spalle al muro per una transizione veloce e pacifica in nome dell'Italia, della sana politica, del futuro del suo stesso partito e delle sue aziende.
Ne saranno capaci prima che il fango, assieme a lui, sommerga l'intero Paese?

“Nessun erotismo né passione, solo perversione" di Wanda Marra

Nessun erotismo, nessuna arte della seduzione, nessuna passione. Nel sesso quest’uomo cerca piuttosto la prova della sua esistenza”. Dunque, “il vero luogo del bunga bunga non è il letto, ma il sacrario, il mausoleo cimiteriale dove si prepara illusoriamente un posto nell’eternità”.
Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano così legge la figura (e la patologia) di Berlusconi, anche alla luce delle ultime vicende emerse dalle intercettazioni. Un crescendo angosciante di ossessione sessuale, che viene prima di ogni altra cosa, che copre ogni realtà (“Sono uno che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato... a me l'unica cosa che mi possono dire è che scopo”, diceva B. in una telefonata a Lavitola). Una “schiavitù” compulsiva e inesorabile che altro non è che “un potente rimedio nei confronti della sua angoscia della morte”. “Perversione” la definisce tecnicamente Recalcati. Che spiega: “La prestanza fallica del proprio corpo è l’unico suo vero tarlo”. E dunque, non stupisce che arrivi a dire “faccio il premier a tempo perso”:
“Come potrebbe dedicarsi, se non a tempo perso, ad altro? – spiega lo psicanalista – Magari ad assicurare un’immagine dignitosa delle istituzioni e una guida al governo del nostro paese... Meglio fare “girare la patonza” (testuale in un’altra intercettazione, ndr), l’amuleto che lo protegge dalla morte, assicurandogli di essere ancora vivo”. Recalcati usa le stesse parole del premier citando “la moltiplicazione affannosa dei corpi”, “la ricerca incestuosa (‘ho due bambine’) e vampiresca della loro giovinezza (‘a 29 anni è già vecchietta’), la verifica ossessionata della propria resistenza fallica (‘me ne sono fatte otto’), per spiegare un punto centrale: “Il godimento perverso di S.B .” non dà in realtà “alcuna soddisfazione”, ma esige “la sua ripetizione compulsiva”.
Per questo, lo psicanalista mette in relazione “il rituale del bunga-bunga” con “il sacrario monumentale che S.B. ha edificato nella sua villa di Arcore”. Con un’immagine forte: “Una specie di viagra di marmo che dovrebbe permettere all’uomo, mortale come tutti, di erigersi come un fallo gigante nell’eternità”. Insomma, il sesso non è altro che un tentativo disperato di esorcizzare la morte: “Tutta la tragica e farsesca verità del bunga bunga” dunque è “in quest’esorcismo dello spettro della morte”, come “nel rifiuto del tempo che passa”.
Altro che il tanto sbandierato “amore per le donne” che dovrebbe creare invidia e ammirazione.
Dietro questo, infatti, “si nasconde un uso psicofarmacologico e non erotico dei corpi femminili”. Per questo, come avviene frequentemente in questi casi clinici, spiega Recalcati “gli fa perdere la testa esponendolo ai comportamenti più autolesivi, rendendolo, per esempio, vittima di ricattatori senza scrupolo”. Dunque, nessuna gioia, nessuna vitalità. Solo l’angoscia “che trasuda da questo corpo anziano”: “Il vero padrone non è lui, ma è, come per tutti, la morte”.

L’abbuffata primordiale del berlusconismo - di Pino Corrias

A differenza dei molti che se ne sentono nauseati, penso che questo travolgente romanzo telefonico, questa sgrammaticata versione del “Pasto nudo”, sia il più istruttivo, il più completo, il più penetrante ritratto di quella schiuma sociale che ci assedia da una quindicina d’anni: il berlusconismo. Che si è diffuso esercitando una sua primordiale attrazione in ogni strato sociale, dai milioni di giovani analfabeti coltivati, tatuati e avvelenati dalla diseducazione tv, fino agli squali d’alta finanza, le dinastie di boiardi di Stato o di impresa. Capace in ogni luogo identitario – come il posto di lavoro, l’Outlet, il bar, il partito politico, il clan familiare – di inglobare i peggiori difetti per trasformarli, come una carta assorbente che smacchia, in uno sfacciato catalogo di qualità correnti, astuzie, persino giocoso antidoto alla noia del moralismo.
Il quale è sempre un ostacolo antiquato al traguardo dell'indiscriminata equivalenza etica, la sola matematica ammessa dal berlusconismo. Che sempre persegue il reciproco vantaggio e insieme il reciproco ricatto, come deve essere tra i complici che si accordano per spartirsi il prossimo affare e scannare la prossima patonza.

Al telefono il Caimano rivela ciò che non riesce a reprimere di sé, la sua essenza:
  • “La Arcuri ha fatto la figura da troia, una figura da prostituta di strada”
  • “Poi ce le prestiamo, la patonza deve girare”
  • “Per favore non pigliamole alte, perché noi non siamo alti”
  • “Le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere il loro destino”
  • “Voglio passare il tempo con le mie bambine”
  • “A tempo perso faccio il primo ministro”
  • “Erano undici, me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più”
  • “Sono contento della mia resistenza”
  • “Ti ho dato dei colpi pazzeschi, ho mantenuto un ritmo colossale”
  • “A 29 anni si inizia a essere vecchiette”
Nocciolina sulla torta: il Terrypensiero

12 settembre 2011

E non se ne va! Lo spread vola, la borsa crolla e lui resta là!

... ma il Paese affonda!
Glielo dicono prudentemente Confalonieri e Letta, gli amici di sempre, quelli che gli avevano sconsigliato caldamente la discesa in politica; glielo fa capire il Capo dello Stato, che un suo passo indietro servirebbe a creare nel Paese e in Parlamento un clima di pacificazione e di ripartenza; lo dichiarano espressamente personalità del suo partito come Polverini, Alemanno, Formigoni, Pisanu, Pera, che così non si può più andare avanti.
Le sue dimissioni libererebbero, anche nel suo partito, energie nuove in grado di dare una svolta positiva alla politica italiana e nuove prospettive al PDL.
Lo dichiarano fuori dai denti i leghisti Zaia e Tosi che sentono il loro popolo scalpitante come non mai. Per non parlare della Confindustria - un tempo quinta colonna dei governi di centro-destra - che oggi gli chiede di trarre le conseguenze. Per non parlare dei sindacati, finalmente uniti nel valutare la manovra inigua e inadeguato il governo.
E che dire di tutte le opposizioni parlamentari che, un giorno sì e l'altro pure, gli chiedono di sgomberare il campo? E dei giovani, della società civile, delle donne che annunciano un autunno caldo di rivendicazioni con manifestazioni di piazza ad oltranza?
Per chiudere con lo slogan che ha accompagnato il Papa nella sua visita alla Fincantieri di Ancona, che recita: Lavoro e Dignità.
Lui, imperterrito, non fa una piega e dichiara che la manovra non sarà cambiata e andrà bene perché è stata scritta così come l'ha chiesto la Bce; assicura - per l'ennesima volta - che il governo resisterà fino al 2013; salta l'incontro fissato con i magistrati di Napoli che avrebbero dovuto ascoltarlo in relazione all'indagine su Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola, inventandosi un viaggio a Strasburgo e a Bruxelles per parlare della manovra.

Ci s'accampa davanti, e passa il tempo a distribuire soldi perché cali il silenzio su verità che lo riguardano. Non qualche soldo, ma tanti e sfacciati. Sfacciati perché la stessa persona dice che verseremo «lacrime e sangue», per riparare una crisi che per anni ha occultato, non sentendosene responsabile. Mentre noi faticosamente contiamo quello che pagheremo, lui sta lì, in un narcisistico altrove, e dice che i soldi li elargisce a persone bisognose, disperate, a lui care: i coniugi Tarantini, Lele Mora, Marcello dell'Utri, e parecchi altri. 
Da L’altrove del narcisista di Barbara Spinelli 



Cosa attende allora? 
La rivolta popolare ad personam!?

11 settembre 2011

Cosa possiamo augurarci?

Che la BCE, l'Europa e la Germania continuino ad evitarci il baratro acquistando i nostri titoli di Stato spazzatura e salvando dalla bancarotta il nostro Paese e, con esso, il peggior governo della Repubblica che ci ha fatto sprofondare nella merda?
O che la BCE, l'Europa e la Germania ci mollino al nostro destino facendo esplodere le gravi responsabilità di un potere politico che ha fatto di tutto tranne che governare il Paese e gestire la crisi?

A costo di apparire anti-italiano ritengo che nessuno possa liberarci dal destino che liberamente ci siamo scelti. E che dobbiamo toccare il fondo più nero perché con le nostre forze possiamo ricostruire una politica, un'economia, una società che abbiamo consentito ad un nano di m.,,, di portare alla paralisi!

Perché vero nemico dell'Italia si è dimostrato lui, che a conclusione di tutte le sue malefatte ha definito il Paese che governa da 8 anni, paese di merda; lui che da gran liberale e amante della democrazia e della libertà, ha avuto e mantiene frequentazioni intime in Italia con personaggi di specchiate virtù quali Dell'Utri, Previti, Bisignani, Mora, Tarantini, Lavitola; e all'estero ha annoverato, anche come amici personali, governanti come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali che le rivolte popolari si sono incaricate di spazzar via con il loro carico di corruttele e di ferocia. Gli rimane solo Putin che attualmente non naviga in buone acque neanche lui.
Lui che ha trasformato in bordelli non solo le sue residenze private ma anche le sedi istituzionali e che si regge pervicacemente al potere su una maggioranza parlamentare costituita da ominicchi che, senza di lui, sarebbero nessuno. 

Se avesse onore e dignità, rispetto per l'Italia e senso dello Stato, si sarebbe fatto da parte da tempo consentendo al Paese di risollevarsi.
Ma a lui manca anche il senso del ridicolo e martedì prossimo, per evitare di incontrare i giudici di Napoli che vogliono sentirlo come testimone nell'indagine contro Tarantini e altri, si è inventato un impegno al vertice europeo dove rappresenterà gli interessi dell'Italia. I giudici gli hanno augurato buon viaggio, certi che al ritorno non potrà evitare l'incontro.

10 settembre 2011

IN CHE MANI SIAMO !?

Su Repubblica di ieri campeggia il bel commento dal titolo Prigioniero di se stesso di Curzio Maltese. Ne riprendo l'incipit e la chiusa: Al culmine di una crisi che rischia di travolgere nell'ordine l'Italia, l'euro, l'Europa e il mondo, il capo del governo trascorre ore di intenso lavoro, chiuso in una stanza con l'avvocato Ghedini, per studiare un decreto ainti-intercettazioni - L'ossessione del premier, in un mondo in fiamme, è salvare quella briciola di apparenza che lo circonda. Per farlo deve censurare se stesso, bruciare le frasi dette e le cose fatte. Il Berlusconi pubblico è atterrito dal Berlusconi privato, e noi da entrambi.
 
Il tragico clown trema all'idea che le intercettazioni Tarantini-escort diventino di dominio pubblico, perciò vuole correre ai ripari. Non si accorge che ormai si tratta di coprire il sole con un setaccio.

Una citazione merita la squallida barzelletta raccontata dal ministro Sacconi in chiave anti-CGIL al convegno  dei giovani PDL. C'è un convento del '600 in cui entrano dei briganti che violentano tutte le suore, tranne una. Il Sant'Uffizio la interroga: Come mai solo lei non è stata violentata? - Perchè io ho detto di no.
 
Lo specioso ministro è riuscito, in un colpo solo, ad offendere tutte le suore, tutte le donne, tanti uomini e, involontariamente, quegli stessi sindacati che dicono sempre di sì, accettando di partecipare all'orgia governativa.



Un solo, ultimo, richiamo alla crassa ignoranza del trota, il delfino in pectore del senatur. Oltre al giro ciclistico della Padania, il giovane rampollo ha inventato un verbo: prosèguere. Giustamente: da proseguo, non proseguire, ma prosèguere.



Ne prendiamo atto e cercheremo di aggiornarci! Poveri noi!

07 settembre 2011

L'ultima volgarità di un premier sputtanato in tutto il mondo

Tutti noi, che siamo stati sempre critici dello stile di vita e di governo del sultano di Arcore, abbiamo avuto un conato di vomito quando abbiamo letto l'espressione dallo stesso usata in privato con uno dei suoi servitori a pagamento per definire l'Italia. La stessa sensazione abbiamo provato quando ha definito - allora pubblicamente -  'coglioni' e 'senza cervello' quanti non lo amano e non lo votano. 

Questa volta, però, ha superato ogni limite se definisce quella che era l'Italia che amava, per cui era sceso in politica dedicandole tutte le sue cure, Paese di m....! E questo dopo averne fatto il suo cesso per 17 lunghi anni!
La riflessione che ho trovato nel blog di Massimo Fini sul Fatto Quotidiano - e che di seguito riporto - non mostra alcuna reticenza nel descrivere il livello di degrado raggiunto da un personaggio che la storia si incaricherà di collocare fra i peggiori esponenti che l'Italia abbia espresso nella sua millenaria vicenda storico-politica. Degrado che lo stesso ha saputo magistralmente trasmettere all'intero Paese. 

Paese di m.? Per forza, c’è B.  di Massimo Fini 
“L’Italia è un Paese di merda”. Capisco che il presidente della Repubblica, che pur ogni giorno ci rompe i timpani con la retorica dell’Unità d’Italia, abbia le mani legate perché quell’espressione Berlusconi l’ha usata in una conversazione privata, peraltro con uno di quegli avanzi di galera di cui il premier italiano ama circondarsi. Capisco, per gli stessi motivi, il silenzio del presidente della Camera e del Parlamento oltre che la dovuta inerzia della Magistratura.
Ma mi aspettavo un sussulto, un soprassalto di dignità da parte degli italiani, che a differenza delle cariche istituzionali non hanno obblighi di forma. Non per un malinteso senso di orgoglio nazionale, ma perché quella frase, privata o meno, offende tutti noi, uomini e donne, singolarmente presi, dandoci dei ‘pezzi di merda’. 
Mi aspettavo quindi che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inutile sciopero politico alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoni, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall’energumeno per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l’esercito di guardie private da cui è difeso, e dirgli il fatto suo. Invece la cosa è passata come se nulla fosse. Encefalogramma piatto. A parte un articolo sul Fatto del solito Travaglio, che ha trattato l’argomento, se così vogliamo chiamarlo, con la consueta, magistrale ironia. Ma non è più il tempo dell’ironia, che depotenzia la gravità dei fatti.
Sono 17 anni che costui delegittima, di volta in volta, impunemente tutte le Istituzioni dello Stato: il presidente della Repubblica, il presidente della Camera, la magistratura ordinaria, la Corte costituzionale, la Cassazione, la magistratura civile, la Corte dei conti, il Tar, il governo (quando non c’è lui), il Parlamento (quando non ne ha il controllo) e adesso, in blocco, il popolo italiano.
Sono 17 anni che costui insulta tutti impunemente: “Pm eversivi”, “Pm sovversivi”, “Pm peggio della criminalità”, “i magistrati milanesi come la mafia”, “magistratura metastasi”, “magistratura cancro della società”, “i giudici sono antropologicamente dei pazzi”, “l’opposizione è criminale”, “i giornali sono criminali”. E non è che un florilegio minimo di un repertorio che va avanti da 17 anni. Fino a quando tollereremo che questo mitomane schizoide, questa faccia di bronzo, questa faccia di palta, questo corruttore di magistrati (nessuno crederà, sul serio, che Previti abbia pagato in nome proprio il giudice Metta perché ‘aggiustasse’ il Lodo Mondadori a favore della Fininvest), corruttore di testimoni (Mills), corruttore della Guardia di Finanza, concussore della polizia (caso Ruby), creatore di colossali ‘fondi neri’, campione, attraverso decine di società ‘offshore’, di quell’evasione fiscale che oggi dice di voler combattere (proprio lui che incitò gli italiani a ‘eludere’ le tasse)? 
Democraticamente non c’è difesa quando esiste una maggioranza parlamentare che, in spregio a ogni principio di uguaglianza, sforna a raffica leggi ‘ad personam’ ed è persino disposta ad avallare la tesi che la marocchina Ruby fosse creduta nipote del presidente egiziano Mubarak. E se oggi “l’Italia è un Paese di merda” è perché abbiamo permesso a questo inqualificabile individuo, con la complicità dei suoi sgherri e ‘servi liberi’, di cacarci sopra per 17 anni.

06 settembre 2011

Lo Sciopero Generale coinvolge una Cittadinanza esausta ma non annientata


Quella di oggi è la prima manifestazione nazionale indetta dalla CGIL contro una manovra inadeguata e iniqua, che scarica il costo della crisi sui più deboli (dipendenti pubblici, lavoratori, famiglie, pensionati) salvaguardando i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. 

Un governo ottuso e irresponsabile, oltre che arrogante, sembra non voler cogliere i gravi rischi di uno scontro sociale già in atto.



Molte altre manifestazioni seguiranno fino a quando questa classe dirigente indegna e incapace non sarà messa spalle a muro di fronte alle proprie gravi responsabilità dalla protesta popolare.

Manovra: Camusso, un governo che si regge sui privilegi non riesce a tagliare i costi della politica
Sciopero generale: le manifestazioni in programma il 6 settembre
Il Paese da salvare

04 settembre 2011

Onovevole Ministvo Tvemonti, mi ascolti!

Alcuni milioni di italiani avebbevo avuto un gvan bisogno di alleggevive le tasche che già scoppiano! Se si fosse vivolto a quelli - Lei li conosce bene - avebbevo potuto essevgliene gvati!
Ievi, al convegno delle Acli a Castelgandolfo, Lei ha mostvato di condivideve il cavtello con la scvitta "Anche i ricchi paghino". Puvtvoppo, signor Ministvo, Lei è famoso come il fiscalista che ha saputo tvovave nelle pieghe delle leggi i mavchingegni idonei per consentive ai suoi clienti di aggivave onovevolmente il fisco. Per queste sue stvaordinavie doti è diventato ministvo del Tesovo nei govevni Bevlusconi, il pvemiev che ha più volte sostenuto che pagave oltre il 30% di imposte allo Stato è movalmente inaccettabile giustificando, così, ogni fovma di evasione ed elusione.


Lei, signor Ministvo, si è distinto per avev infavcito il più alto numevo di condoni e sanatovie, fino all'ultimo che ha consentito il rientvo e la vipulituva del denavo spovco povtato all'estevo con una tassa vidicola del 5% e pvoteggendo l'anonimato degli evasovi. Anche il pvemiev le deve molto; adesso a Lei che vuole metteve in cavceve gli evasovi, ingvato non viconosce i suoi meviti.
Onovevole Ministvo, ovmai il Suo pvofilo è chiavo e definito ma se, per ventuva, dovesse capitavLe di reggeve il ministevo che tanti guai Le sta pvocuvando - magavi con una compagine politica divevsa - si ricovdi di quegli Italiani che pagano le tasse, che ossevvano la Legge, che non hanno più le tasche dove potev metteve le mani. Si vicovdi di quelli dalle cui tasche il pizzo è stato tvattenuto fuvtivamente pvima che si costituisse il veddito, di quelli che non ricevevanno più i servizi che avevano già pagato con le imposte. Si vicovdi di lovo e, oltve alla tvacciabilità dei movimenti di denavo, pvoponga una legge che consenta a tutti di scavicave almeno una pavte dell'IVA pagata, in modo da rendeve conveniente pev tutti - anche senza i contvolli della finanza - richiedeve la fattuva o lo scontvino fiscale.



Solo i fuvbi e i pvofittatovi finova hanno motivo di vingvaziavLa. 
Vovvebbevo potevlo fave anche i fessi e le pevsone dabbene! Gvazie!

03 settembre 2011

La manovra bastarda del governo infoiato nel 'Paese di merda'

Le ferie sono finite, siamo ormai a settembre, a 20 giorni dal mio ultimo post di agosto intitolato Il cuore gli gronda sangue e quasi ad un mese da quello intitolato Chi pagherà i costi di questa crisi? E la manovra è ancora in alto mare. I rimaneggiamenti che ha subito in queste settimane hanno dell'incredibile. Se non fosse una cosa drammaticamente seria, sarebbe una barzelletta tutta da ridere. 
I giornali hanno faticato enormemente nel dare conto quotidianamente del balletto delle cifre e dei provvedimenti continuamente rivisti e modificati. L'unica cosa che sembra stare a cuore a questo governo e alla sua maggioranza è di salvaguardare - a saldi invariati - gli interessi dei ricchi e dei potenti, degli amici e degli amici degli amici, scaricando i costi della crisi sui lavoratori, sulle famiglie, sui pensionati, sui servizi che gli enti locali saranno costretti a tagliare.
Dopo 17 anni dalla sua discesa in campo, quello che era il Paese che amo per il premier è diventato un Paese di merda. La vignetta di ElleKappa su Repubblica commenta magistralmente la volgare uscita di Berlusconi.
Nella confusione generale c'è da augurarsi che sia lo sciopero generale, indetto dalla CGIL, a dire qualche parola di verità e a fischiare la fine della partita per un governo inconsistente e, perciò, estremamente pericoloso.

Vadano a casa presto, subito! 
Ci evitino, per carità, la protesta generalizzata di massa e un nuovo e probabile lancio di monetine.
Abbiano pietà di un Paese che hanno portato nella fogna!

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