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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

06 dicembre 2008

Rodotà: «No a leggi restrittive, sì a regole dal basso» - l'Unità.it

A cosa porterebbe una legislazione globale sulla Rete?
«La dimensione in cui ci muoviamo è uno spazio globale dove la legislazione nazionale non basta. L’attitudine tipica di tutti i regimi autoritari è frenare le manifestazioni di libertà su Internet. Da Pechino a Singapore, gli stati che cercano di mettere le mani su Internet lo fanno perché offre al dissenso possibilità inedite. Non dimentichiamo che dalla Birmania, nei giorni della repressione, filtravano online notizie superando la rigida censura. Andare in senso opposto sarebbe assolutamente inaccettabile».

Quindi, le regole devono provenire dal basso?
«Esattamente. Anche se io non parlerei di regole che fanno pensare all’”ingabbiare”. Due sono i punti fermi. Il primo è che si deve intervenire non per restringere bensì per garantire le libertà. Il secondo è di non imporre regole dall’alto ma conformemente alla natura della Rete attraverso un processo aperto e condiviso».

Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

05 dicembre 2008

Ma non riesco ad evitare questa citazione

"Internet non ha bisogno di Berlusconi" di Antonio Di Pietro | 4 Dicembre 2008
Tieniti aggiornato: www.antoniodipietro.it


Internet deve rimanere libera perchè è uno spazio per sua natura democratico, aperto a chiunque abbia qualcosa da dire o voglia informarsi andando direttamente alle fonti. Chi, non contento ancora dei mezzi di cui dispone, voglia ingabbiarla con regolamenti restrittivi, anche se guida la cosiddetta casa della libertà, non sa dove stia di casa la libertà. O lo sa fin troppo bene?

Grazie ad Adriana



Oggi non mi va di commentare le solite cose che ci costringono giornalmente ad avere sotto gli occhi o riecheggianti nelle orecchie fino a stordirci. Grazie ad Adriana, che mi ha indirizzato su YouTube, provo a volare più alto. O più in basso, negli abissi?

04 dicembre 2008

È allarme per l'economia italiana

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti si dice preoccuopato per il mercato finanziario e per i titoli di Stato. "La politica economica italiana deve essere dettata dalla «prudenza» perché «il nostro Paese ha il terzo debito pubblico del mondo e questo debito sarà in competizione con le emissioni crescenti fatti da altri Paesi a sostegno delle ricapitalizzazioni bancarie». In altre parole, come ha reso più esplicito il ministro Sacconi c'è un rischio bancarotta per il Paese, certo «non probabile, ma non impossibile».
Sacconi, nel corso del suo intervento, ha poi sottolineato come «non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un'asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l'Argentina»."

La reazione del Pd non si è fatta attendere: "Quanto affermato dal ministro Sacconi è segno di assoluta irresponsabilità: manifestare preoccupazione per un rischio di default per il nostro paese è di una gravità inaudita", afferma Michele Ventura, ministro dell'attuazione del programma nel governo ombra del Pd, che attacca: "un allarme di bancarotta dello stato può avere infatti pesanti ripercussioni proprio sulla questione della fiducia che invece il governo dovrebbe trasmettere al paese e ai mercati internazionali". "Per fortuna che per il governo i pessimisti eravamo noi. Se l'ottimismo invece è quello del ministro Sacconi, allora c'è poco da stare allegri" gli fa eco Andrea Orlando, portavoce del Pd. «Tremonti chiarisca», ha chiesto il Senatore Tiziano Treu. «I pessimisti sono al Governo, che non riesce a mettere in campo provvedimenti coraggiosi», gli ha fatto eco il compagno di partito Giorgio Tonini.
"Noi chiediamo di mettere più coraggio e decisione" dice il ministro dell'Economia del governo ombra del Pd Pier Luigi Bersani. '"on siamo matti, ma chiediamo interventi a sostegno dei redditi e un'accelerazione degli investimenti", spiega Bersani in una audizione del titolare del Tesoro sul piano europeo anti-crisi. Secondo l'esponente del Pd siamo 'di fronte a un problema sociale acuto' ed è per questo che chiediamo al governo di mettere in campo ulteriori interventi". (mix da L'Unità, La Repubblica, Corriere della Sera e ANSA)

Ma possibile che siamo davvero alla bancarotta? Ma è normale che di fronte ad una situazione economica e finanziaria di una gravità senza pari, la maggioranza e l'opposizione non riescano a trovare un comune terreno di confronto? A volte mi sembrano come i polli di manzoniana memoria, che si beccano a sangue, inconsapevoli del loro destino. Purtroppo per noi, è il nostro destino che è nelle loro mani! C'è da augurarsi che qualche volta se ne ricordino.

03 dicembre 2008

SANTA SEDE CONTRO

Dopo il caso sull'omosessualità, oggi la controversia è sulla Convenzione Onu sui diritti dei disabili. Alla vigilia della giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalle Nazioni Unite sul tema "Dignità e giustizia per tutti noi", il Vaticano annuncia ufficialmente di non voler firmare la suddetta Convenzione. "La protezione dei diritti, della dignità e del valore delle persone con disabilità - aveva spiegato monsignor Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu - rimane una delle preoccupazioni e dei capisaldi dell'azione della Santa Sede, e la Convenzione contiene molti articoli utili" al riguardo. Però, aveva aggiunto, la Santa Sede "si oppone all'inclusione nel testo dell'espressione 'salute sessuale e riproduttiva' perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto, negando dunque il diritto alla vita di ogni essere umano, affermato peraltro dall'art. 10 della Convenzione stessa" e, quindi, "non è in grado di firmarla" (sic).
Ma com'è pensabile che la Chiesa che vanta - almeno quando si rifà alle parole di Gesù - una tradizione e un ministero impegnati nella difesa dei più deboli, dei marginali, dei peccatori, diventi sostenitrice delle posizioni degli stati e dei governi più retrogradi quando si tratta di affermare alcuni principi che sostanzialmente condivide? Nessuno impedisce alla Chiesa di considerare peccato l'omosessualità, ma temere che la depenalizzaziome della stessa consenta di mettere alla gogna gli stati con legislazioni omofobe è una vera aberrazione! La Chiesa può e deve (?) continuare a considerare l'aborto come un abominio, ma può, condividendone il merito, rifiutare la firma alla Convenzione Onu sui diritti dei disabili perchè in alcuni Paesi i servizi sanitari e riproduttivi comprendono l'aborto?
Queste posizioni grottescamente causidiche non possono che avere un solo effetto, quello di isolare sempre di più la chiesa "benedettina" dagli stati con legislazioni civili e democratiche, spingendola in un mortale abbraccio con le posizioni più reazionarie e codine, con buona pace di tanti cattolici impegnati nel sociale e sensibili ai segni dei tempi. Leggi in proposito l'intervista all'ex ministro francese:Lang: che errore

02 dicembre 2008

Depenalizzazione dell'omosessualità. No del Vaticano alla proposta Onu

Da "La Repubblica" di oggi
CITTA' DEL VATICANO - E' scontro tra Onu e Vaticano. La Santa Sede boccia, con decisione, il progetto di una depenalizzazione universale dell'omosessualità. Un' iniziativa presa dalla presidenza di turno francese dell'Unione europea, e accolta da tutti i 27 Paesi della Ue. Immediato il "no" della Santa Sede: "Gli stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' - dice monsignor Celestino migliore - verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni". Affermazioni che scatenano una serie di reazioni polemiche che, in serata, provocano una nuova presa di posizione del Vaticano. Che, però, nella sostanza è tutt'altro che una retromarcia. "Nessuno vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali", afferma padre Federico Lombardi che ricorda come altri 150 paesi non abbiano aderito alla proposta - ma la proposta cerca di 'introdurre una dichiarazione di valore politico che si puo' riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, puo' venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell'uomo''. In pratica il rischio paventato è che gli Stati che non riconoscono le unioni gay vengano "mesi alla gogna".
Durissima la replica dell'associazione Arcigay: "È di una gravità inaudita che il Vaticano, e quindi, la Chiesa cattolica tutta, si adoperi affinché questa richiesta non passi e, si prefigura come un vero e proprio atto di condanna a morte contro i milioni di gay e di lesbiche che hanno la sfortuna di abitare in paesi sanguinari".
L'Arcigay ricorda che in decine di paesi del mondo sono previste sanzioni, torture, pene e persino l'esecuzione capitale contro le persone omosessuali. "La scusa per cui la richiesta francese non dovrebbe passare perché da quel momento gli stati che non riconoscono le unioni gay sarebbero messi all'indice, - conclude l'Arcigay - non solo non ha alcun senso, ma è una studiata e cinica bugia per nascondere ciò che realmente il Vaticano vuole: mantenere la pena di morte e il carcere per le persone omosessuali".

Incredibile la posizione della Chiesa al riguardo. Vedi: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/12/02/ossessione-del-peccato.html di Michele Serra su La Repubblica. Sono convinto che Giovanni Paolo II, per quanto conservatore, non avrebbe mai avallato un atteggiamento così discriminante, ingiustificato e illogico. Sono curioso di vedere come lo commenterà il prossimo numero di Famiglia Cristiana. E per sapere cosa pensa il Cardinale Carlo Maria Martini (peccato che nell'ultimo conclave lo Spirito Santo non li abbia illuminati abbastanza!) vai al blog: http://www.cardinalrating.com/cardinal_60__article.htm
Leggi anche il comunicato stampa di NoiSiamoChiesa

01 dicembre 2008

La fiducia nel futuro

(da: "il filo rosso di oggi", 1 dicembre)
Scrive oggi Marco Travaglio nella sua "Ora d'aria" che evocare il conflitto d'interessi per raccontare dell'assalto di Berlusconi alle tv del concorrente Murdoch è riduttivo e ormai persino ridicolo. Ha ragione, siamo oltre. Siamo a «un impresario che impossessatosi dello Stato usa le istituzioni e addirittura la crisi finanziaria per spezzare le reni alle imprese rivali». Poi si lamenta, per giunta. È qui che farebbe ridere, avendone la forza. Riassumiamo. In teoria raddoppiare l'Iva sugli abbonamenti alla pay tv sarebbe giusto in tempi di crisi e di tagli. Se non che ecco come il premier padrone delle tv usa la crisi economica a vantaggio delle sue imprese private: se per Mediaset la pay tv conta 1 per Murdoch conta 100. Sky è solo e tutta sul satellite. Gli oltre 4 milioni e mezzo di italiani abbonati (quelli che pagheranno d'ora in avanti il doppio di Iva) sono liberissimi di rinunciare al satellite: vedano pure la tv in chiaro. Quella di Mediaset, quella della Rai alla quale Berlusconi ha appena fornito un presidente della Vigilanza su misura, il tenace senatore Villari. La parabola (in senso biblico) del presidente padrone è da mandare a memoria, quella di Murdoch (in senso tecnico) si può anche buttare. Tanto c'è Emilio Fede, che c'importa. Tenete d'occhio RaiTre, prossima merce di scambio.

Siamo messi male davvero! Quando gli italiani non asserviti apriranno gli occhi e gli daranno il benservito, in tutti i sensi?

30 novembre 2008

Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità - Corriere della Sera


Bossi junior non ce la fa: bocciato per la terza volta all'esame di maturità
Era la ripetizione della prova già fallita in luglio. Il figlio del Senatùr non si è presentato di persona a vedere i risultati
VARESE - Neanche al terzo tentativo Renzo Bossi è riuscito a superare l'esame di maturità. Il secondogenito del leader leghista ha ottenuto 'esito negativo' anche alla prova orale-bis.
La bocciatura, seguita alla ripetizione dell'esame che ebbe già esito negativo in luglio, è stata formalizzata nell'albo del Collegio Arcivescovile Bentivoglio di Tradate (Varase) dove Bossi junior venerdì mattina aveva ripetuto da privatista la parte orale della maturità. L'interessato non si è presentato di persona a guardare il tabellone (che peraltro conteneva solo il suo nome). A quanto pare la scuola ha avvisato telefonicamente la famiglia."

Poveretto! La Commissione si è riunita straordinariamente solo per lui, sotto il controllo occhiuto di un ispettore ministeriale mandato direttamente dalla Gelmini, ma non ce l'ha fatta: è riuscito a farsi bocciare di nuovo! Verrebbe da pensare che la scuola è uguale per tutti, anche per i figli dei potenti.
No comment.
P.S.: Mi chiedo solo quanto è costata questa prova di forza del senatur con la "scuola ladrona"!

29 novembre 2008

Berlusconi ai ministri: «Non andate ospiti in tv da Maurizio Crozza»


Una voce "sfuggita" dal Consiglio dei ministri racconta che Berlusconi ha lanciato un nuovo editto contro i conduttori televisivi: non più dai microfoni durante le conferenze stampa (come quando dalla Bulgaria attaccò Biagi, Santoro e Luttazzi), ma niente meno che nelle sale di Palazzo Chigi.
Secondo Berlusconi - a quanto riporta l'agenzia di stampa AdnKronos - i politici che vanno da Crozza hanno pochissimo tempo per rispondere, ma chi fa la trasmissione ha almeno una settimana per studiare delle domande che possono mettere in difficoltà... Che è esattamente quello che dovrebbe fare un buon giornalista: prepararsi coscienziosamente. Qui, invece, si tratta addirittura di una trasmissione e di domande satiriche, che spesso non vogliono neppure risposta.
Crozza ha replicato a stretto giro di posta: ha ringraziato il premier «per aver pensato a me, nonostante tutti gli impegni che ha». E invitato Silvio Berlusconi alla puntata del suo programma del 7 dicembre, assicurando che gli darà una settimana di tempo per «pensare alle risposte». «Ringrazio il presidente del Consiglio che nonostante tutte le cose importanti che ha da fare trova sempre un minuto per me, è davvero carino», premette Crozza. Che subito dopo aggiunge: «In ogni caso non voglio sfuggire al dibattito, riconosco che è vero: io preparo le domande con anticipo e un povero ministro deve rispondere al volo. Gli verremo incontro: domenica prossima, in diretta, farò qualche domanda a Berlusconi, e lui avrà una settimana per pensare alle risposte. Lo aspettiamo dunque in diretta la domenica successiva, 7 dicembre, ultima puntata di Crozza Italia Live. Venga, Presidente!».

La terza volta di Bossi jr alla maturità

Il figlio del leader leghista scherza: «Una tesina in fisica, niente politica»

TRADATE (VARESE)
Ha ripetuto stamani l’esame orale di maturità scientifica, Renzo Bossi, figlio del segretario federale della Lega Nord e ministro delle Riforme. Al Collegio arcivescovile Bentivoglio di Tradate, nel Varesotto, Bossi junior è tornato, da privatista, dopo la bocciatura all’esame lo scorso mese di luglio (la seconda per lui) e il conseguente ricorso della famiglia al Tar. Non è tuttavia servita la pronuncia del Tribunale amministrativo per ripetere la prova, perchè la commissione esaminatrice è stata riconvocata nel frattempo alla presenza di un ispettore del ministro dell’Istruzione e ha deciso di far ripetere l’orale al ragazzo, che aveva contestato di essere stato interrogato la scorsa volta su parti del programma che non erano state affrontate nel corso dell’anno scolastico.
L’esito dell’interrogazione ripetuta stamani, lontano da curiosi e riflettori, non si saprà oggi, ma probabilmente a partire da domani. Renzo Bossi si è presentato comunque rilassato al collegio Bentivoglio. Nessun familiare stretto con lui, il secondogenito del leader leghista è stato accompagnato da alcuni amici. L’esame è iniziato con un pò di ritardo per via della neve che ha reso difficoltoso l’accesso alla scuola. Al termine, Bossi junior ha anche scherzato: «Questa volta ho portato una tesina in fisica, niente politica», ricordando che a luglio il testo che aveva preparato era su Carlo Cattaneo e il federalismo.

Non voglio commentare il fatto che il figlio del boss abbia potuto ripetere la prova orale dopo la seconda bocciatura, su un argomento diverso da quello presentato in prima istanza (si provi ad immaginare a quanti altri maturandi sarebbe possibile!), ma la bocciatura, attraverso l'esame del figlio, dell'uso strumentale e di parte che Bossi e la Lega fanno del pensiero di Carlo Cattaneo. In verità, a differenza dei "lumbard", l'obiettivo principale del programma del grande storico ed economista milanese era la fondazione di tante repubbliche da unire in una Federazione. Non era favorevole, a differenza di Mazzini, ad una repubblica unitaria; temeva che l'accentramento avrebbe sacrificato l'autonomia dei comuni, delle regioni e delle zone più povere, soprattutto il Mezzogiorno. Il raggiungimento di una vera libertà e di una reale indipendenza era possibile, per Cattaneo, solo attraverso l'educazione delle masse lavoratrici e l'eliminazione delle grandi ingiustizie sociali, delle troppo marcate differenze tra ricchi e poveri. Al problema politico Cattaneo abbinava anche la questione sociale.
A chi lo legge in modo obiettivo, quella di Carlo Cattaneo appare una visione politica illuminata, liberale e progressista; utopistica, se si vuole, per i suoi tempi, ma ben lontana dalle pratiche opportunistiche e strumentali della Lega di potere al governo!

28 novembre 2008

Bersani: «Servono interventi, non bonus e social card»


Non va bene che il governo chieda all'opposizione di collaborare quando ormai sulle misure anti-crisi ha già deciso gli interventi. È il ministro dell'Economia nel governo ombra del Pd, Pierluigi Bersani, a replicare alla sollecitazione arrivata oggi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Non ci siamo. Qua e là - risponde Bersani in una nota - sbuca qualcosa delle nostre proposte ma siamo molto al di sotto delle esigenze. Dopo tre decreti e una finanziaria sui quali abbiamo inutilmente avanzato proposte, suona davvero curioso che a giochi fatti Berlusconi ci chieda collaborazione». «Per le famiglie e per il lavoro - sostiene l'esponente del Pd - ci voglio interventi strutturali e non bonus o social card. Tra l'altro l'insieme di queste risorse non arriva alla metà di quello che finiremo di spendere per Alitalia. Per le imprese gli interventi sono ben lontani da quelli che qualche ministro aveva incautamente lasciato intravedere. E infine per gli investimenti non succede nulla di concreto e dovremmo nei prossimi mesi appassionarci di nuovo alle procedure».

Ponte sullo stretto. Ne vale la pena?

Alla vigilia della riunione del Cipe emergono nuovi dubbi sull'iter e sulla fattibilità. E i soldi già stanziati potrebbero finire altrove

Ponte: impossibile fare espropri, i tempi si allungano ancora.

Nonostante le garanzie del governo e le speranze di Cuffaro e Lombardo, la Grande Opera non ha ancora un progetto definitivo.

Ponte, impossibile fare espropri i tempi si allungano ancoraREGGIO CALABRIA - Il sogno del Ponte sullo Stretto di Messina passa per la riunione del Cipe in programma domani. E non è solo una questione di soldi. L'amministratore delegato della "Stretto", Pietro Ciucci, ma soprattutto il General Contractor, vincitore dell'appalto per la progettazione e la realizzazione della megaopera, aspettano i finanziamenti necessari per far ripartire l'iter e, ancor di più, garanzie dal Governo affinché questo non venga più bloccato.

Sono un siciliano che pensa, e se i tempi per la realizzazione di questo "mostro" si allungano, non può che farmi piacere. A voler prescindere dall'impatto ambientale, dai rilevantissimi problemi tecnici e dai costi che l'opera comporta, rilevo quanto segue:
  • la Sicilia e la Calabria sono tra le regioni più carenti d'infrastrutture (strade, ferrovie, porti, per non parlare di scuole e ospedali). In epoca di alta velocità i collegamenti ferroviari in Sicilia sono da terzo mondo. La tratta Agrigento-Catania non elettrificata, binario unico (minimo 4 ore di percorrenza) penso sia conosciuta soltanto dal personale viaggiante e di servizio nelle stazioni e da qualche turista non organizzato;
  • la rete stradale interprovinciale e intercomunale che convoglia, oltre a quello locale, tutto il traffico pesante è da ristrutturare totalmente (nella tratta Agrigento-Trapani della statale 115, che ci ostiniamo a definire strada a scorrimento veloce, se capiti dietro una colonna di mezzi pesanti, sei costretto ad andare alla loro velocità, spesso fino a destinazione;
  • la Calabria si trova nella medesima situazione: la SA-RC è un cantiere aperto e non s'intravede la conclusione dell'opera.
  • in tale contesto, il ponte sullo stretto, sempre che sia fattibile, rappresenterebbe un punto di accelerazione del traffico fra la Sicilia e il "continente", insostenibile dalle attuali reti viarie e ferroviarie; insomma un collo di bottiglia rigonfiato.
Di ben altro avrebbe bisogno il nostro Sud e con costi forse più sostenibili. Questo le persone di buon senso lo sanno, solo i politici non vogliono capirlo. Certamente non occorre che vengano progettate opere faraoniche a vantaggio di imprese controllate dalla mafia.

«Il dito di Bossi all'inno di Mameli? Vilipendio ma non da ministro»

La richiesta del Procuratore aggiunto al collegio dei giudici del Tribunale dei ministri

VENEZIA - Il «gestaccio» di Umberto Bossi verso l'inno di Mameli configura l'ipotesi di vilipendio, ma non commesso in veste di ministro. A decidere sul dito medio alzato dal leader del Carroccio nel corso di un comizio il 20 luglio scorso dovrebbe così essere l'autorità giudiziaria di Padova e non il Tribunale dei ministri.

Ormai siamo abituati ai gesti volgari dei leghisti, ma questo è qualcosa di più, è un'offesa grave a tutti coloro che si sentono italiani, a quanti in nome dell'Italia hanno patito e sono morti, a quanti all'estero vivono nel ricordo della terra d'origine. Un gesto simile è intollerabile e va severamente punito, anche se a compierlo è un ministro in carica di bassa lega.

27 novembre 2008

Scuola crollata, migliaia ai funerali di Vito. Assente il governo


Dietro al feretro, a Pianezza, c’era tutta la gente del piccolo comune alle porte di Torino, e insieme a loro tanti studenti provenienti dalla Città e dai paesi limitrofi. In migliaia hanno dato l’ultimo saluto a Vito Scafidi, lo studente di 17 anni ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli. Una folla commossa, che prima e dopo l’omelia ha tributato al giovane un lungo applauso. Sopra la bara, e accanto alle corone di fiori, maglie, bandiere e sciarpe della Juventus, squadra di cui lo studente era appassionato tifoso, e gli striscioni degli amici e dei compagni di scuola di Vito: «Sarai sempre nei nostri cuori. Non ti dimenticheremo mai».
In chiesa il momento più toccante, durante la lettura di un lunga lettera scritta dalla sorella del giovane, ricordato come «l'angelo custode di tutti gli studenti del mondo, ma anche un martire di chi ristruttura i castelli ma lascia cadere a pezzi case e scuole». Ad attendere la salma, accanto ai familiari e ai parenti di Vito, c’era anche il primo cittadino di Pianezza, Claudio Gagliardi, che per oggi ha proclamato un'intera giornata di lutto cittadino, e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Insomma a Pianezza c’erano proprio tutti: le persone che conoscevano bene Vito e quelle che hanno condiviso con lui i momenti di svago, come i compagni del Bvs, la squadra di calcio dove il ragazzo aveva cominciato a giocare lo scorso settembre. Con loro, davanti alla chiesa, si sono ritrovati tutti i compagni della 4/a G, compresi quelli che portano ancora i segni della tragedia nel fisico, oltre che nell'animo. C'era chi è arrivato su una sedia a rotelle, chi portava il collarino, c'era anche Giuseppe Preziuso, il ragazzo che avrebbe dovuto essere al posto di Vito e che invece era a casa per una tonsillite. Tutti in cerchio, a piangere. Mancava solo Andrea Macrì, che proprio oggi è stato sottoposto ad un intervento chirurgico durato cinque ore al Cto di Torino, «per stabilizzare», hanno detto i medici, «la colonna vertebrale» rimasta schiacciata sotto i mattoni del soffitto crollato.
Ma a Pianezza c’era anche la gente comune, che Vito non lo aveva mai conosciuto, ma che ha sentito il dovere di partecipare comunque ai funerali, per ricordare il giovane, per stare vicino, in qualche modo, alla sua famiglia e ai suoi amici. Unica presenza non pervenuta, quella del Governo. Assente il ministro dell’Istruzione Gelmini, assente il premier Berlusconi, assenti persino i rappresentati e i portavoce dell’Esecutivo.
Al posto loro, insieme al gonfalone della presidenza della Repubblica, soltanto una corona di fiori con su scritto: presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come si può giustificare l'assenza di un rappresentante del Governo? La Ministra Gelmini era ancora impegnata nei tagli? Il Presidente del Consiglio studiava i colori per la Social Card? Il Brunetta, cercava ancora i suoi fannulloni? Anche se risulta comprensibile che nessuno di loro abbia voluto metterci la faccia, è incredibile che non siano riusciti a trovare un sottosegretario presentabile!

Vladimir Luxuria e l'Isola dei "famosi"


«La mia Isola di tolleranza che ha cambiato (un po’) l’Italia»
Vladimir Luxuria sta mangiando la sua prima pastasciutta dopo tre mesi. È un’Italia un po’ diversa quella che ha lasciato e quella che lunedì l’ha incoronata regina dell’Isola dei famosi: la prima transgender ad entrare in Parlamento, e la prima a vincere un reality televisivo di fronte a milioni di telespettatori, viene festeggiata a Foggia, sua città natale, viene festeggiata al Pigneto, il quartiere romano dove abita, viene festeggiata in tutte le televisioni del Bel Paese. È popolare, Vladimir (sette milioni e passa di Audience, roba da partita della Nazionale), è amata: in un modo o nell’altro, l’Italia delle Carfagne, delle Binetti e del Vaticano ha visto infrangersi qualche barriera in più. (da L'Unità)

A me sembra il prodotto malato di una società "corrotta". Per una volta potrei essere d'accordo con la Binetti e con il Vaticano, non con la Carfagna che appartiene di diritto al mondo di cui sopra.

26 novembre 2008

Quattro settimane a Natale


Faccio i miei più sentiti auguri ai miei amici e parenti, ma specialmente a tutte quelle persone, e sono tante, che avranno difficoltà in questo Natale 2008 a mettere qualcosa sotto l'albero.
Molto difficile, invece, è fare gli auguri a quanti, e non sono pochi, hanno contribuito a creare l'attuale situazione politico-finanziaria.
Un augurio specialissimo va a Barack Obama, neo-eletto Presidente degli U.S.A. che sembra seriamente intenzionato a rovesciare la demenziale politica del suo predecessore: buon lavoro.

25 novembre 2008

BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI


BERLUSCONI E IL CONFLITTO D'INTERESSI
"Dire che nell'attività di governo e politica ci sia stato qualche volta un interesse personale, non solo del signor Berlusconi, ma anche di altri membri di Forza Italia, è una vergogna" (14-12-95). "La vecchia classe politica che facendo politica prendeva soldi. Io posso dire che per fare politica ne ho spesi parecchi" (15-12-95). Il primo governo Berlusconi passerà alla storia per due provvedimenti: il
decreto Biondi, che vietava le custodia in carcere per corruzione alla vigilia dell'arresto di Paolo Berlusconi per corruzione; e la legge Tremonti, che ha fruttato alla Mediaset dello stesso Berlusconi (Silvio) sgravi fiscali per 243 miliardi. "Ho dato incarico ai miei manager di avviare le dismissioni delle mie proprietà" (23-3-94). "Ho sempre riconosciuto che c'era un'anomalia da sanare... Sono il primo a proporre una soluzione di separazione drastica tra l'esercizio dei doveri di governo e l'esercizio dei diritti proprietari" (2-8-94). "Le mie aziende o le congelo o le vendo. Voglio assolutamente dividere i miei interessi privati che ho come azionista Fininvest dalla mia attività pubblica che svolgerò nell'interesse di tutti. Credo che quella del blind trust americano sia la soluzione ideale" (11-4-94). "Oggi vi annuncio che ho deciso di vendere le mie aziende, perché credo che qualcuno, quando si prende un impegno e dentro questo impegno ci sono certe condizioni che sono ostative allo svolgimento globale dell'impegno, deve avere anche il coraggio di sacrificarsi... Non sarà facile trovare un compratore, ma andremo in Borsa con la televisione e terrò una quota assolutamente non di maggioranza" (23-11-94). "Da novembre ho dato mandato irrevocabile alla Fininvest di vendere le tv " (18-3-95). "Venderò le tv adimprenditori internazionali" (Il Giornale, 1-4-95). "Il conflitto d'interessi sarà risolto nei primi cento giorni del mio governo" (5-5-2001). Nove anni dopo il suo primo governo e due anni dopo l'avvio del secondo, Berlusconi non ha risolto il conflitto d'interessi né tantomeno ha ceduto alcuna delle sue aziende. Anzi, il 21 dicembre 2001, comunica agli italiani che "il conflitto d'interessi esiste solo nel senso che le mie aziende ci hanno rimesso da quando sono entrato in politica al servizio del Paese". E il 7 maggio 2003, ancora più esplicito: "Il conflitto d'interessi è una scusa. Tutti vedono bene che non c'è nessun conflitto d'interessi. Anzi, io non posso fare che cose sfavorevoli al mio gruppo. Non c'è stata una sola decisione assunta da questa maggioranza e da questo governo che abbia portato cose a mio favore. Da quando sono sceso in politica, il mio gruppo ha subìto soltanto danni enormi".

Che gran faccia di C....!

24 novembre 2008

Ricomincio da qui

A proposito della “carineria” su Barack Obama “bello, giovane e abbronzato” espressa da Berlusconi - ex cantante da crociera e affarista miliardario, conosciuto all’estero tanto per le sue gaffes quanto per la sua abbronzatura permanente, il trapianto di capelli e la chirurgia plastica - a ripensarci a freddo si coglie, più che una vena di razzismo, un sentimento piccino d’ invidia malcelata. L’osservazione del settantaduenne magnate dei media nasceva probabilmente da un rispecchiamento insostenibile: lui bello non è, non è più giovane, per provare a stare alla pari con gli altri ha bisogno dei tacchi e di salire sul gradino più alto, per nascondere la pelata ha fatto ricorso al trapianto, con lampade e lifting cerca di dare tono e colore alla sua pelle. Insomma più passa il tempo, più diventa la maschera di se stesso facendo sembrare più autentica l’imitazione della Guzzanti.
Nessuna meraviglia, dunque, se prova un po’ d’invidia per Barack che ha tutto quello che a lui manca!
Penso che quando al telefono gli ha spiegato tutto questo, anche Barack ha capito e, come noi, l’ha compatito.

22 gennaio 2007

La più bella Lupa di Roma

In attesa delle nuove inpostazioni
(per rifarti gli occhi al posto delle pecorelle di lontana memoria)
eccoti
la più bella Lupa di Roma

STIAMO LAVORANDO PER VOI

Lavori in corso Work in progress

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