Informazioni personali

La mia foto
Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com

18 marzo 2009

Camilleri è sempre straordinariamente lucido

Perché votare? Basta fare anghingò. Aspettando il Ponte con la Sardegna





Guarda questo video e leggi il testo che segue, dalla rubrica "lodato - Camilleri" sull'Unità



Camilleri, ora Berlusconi vuole che a votare in Parlamento siano solo i capigruppo, non più i singoli onorevoli. Se passa la proposta – ma Fini è disgustato – a giocare sarebbero in tre, e senza neanche il morto: quello del Pdl, quello dell’opposizione, e il capo ronde. Ceausescu e Kim il Sung, Bokassa o Stalin, Saddam o Benito, ebbero ritratti nei luoghi pubblici, statue a grandezza naturale, persino sontuosi mausolei, ma la boiata che tante chiorbe, per dirla alla toscana, si fondessero in una chiorba sola, non venne loro in mente.
Penso che quest’ultima alzata d’ingegno di Berlusconi nasca dal fatto che i deputati del Pdl non sono altro che degli yes man, e si sente autorizzato a credere che tali siano anche i parlamentari degli altri partiti, ma, ragionandoci sopra con mente scevra da pregiudizi, la proposta di Piccolo Cesare promette sviluppi positivi. Se a votare in Parlamento saranno solo i capigruppo, perché non si abolisce il gruppo e resta solo il capo votante? Che bisogno c’è di fare eleggere centinaia e centinaia fra deputati e senatori? Le leggi verrebbero votate in un’oretta scarsa. In caso di parità, lo stallo si potrebbe risolvere con un giro di anghingò. E perché chiamare gli italiani al voto? Basterà che le segreterie politiche comunichino il nome del loro candidato capogruppo agli iscritti e ai simpatizzanti, i quali potranno dare, o no, il loro consenso attraverso sms, e mail, telefonate. E non ci sarebbe più necessità di palazzi come quelli del Senato e della Camera; i capigruppo potrebbero riunirsi nel bar qui vicino. I palazzi si potrebbero vendere per farne alberghi di lusso. Pensate che risparmio e che guadagno! Basterebbero a finanziare non solo il ponte sullo Stretto, ma anche quello con la Sardegna che, prima o poi, Berlusconi certamente proporrà.

Equiparare l'età pensionabile fra uomo e donna?


Si potrebbe essere d'accordo, in linea di massima, all'equiparazione dell'età pensionabile fra uomo e donna. L'aspettativa di vita si allunga e le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini.
Ben venga dunque la parità portando a 65 anni l'uscita dal lavoro per le donne?
Ma neanche per sogno! Sarebbe vergognoso che la parità si realizzasse solo per "bastonare" ancora le donne. Prima occorre che venga riconosciuta parità di salario; che vengano istituiti su larga scala i servizi sociali che consentano alle donne di emanciparsi dalle attività domestiche e dalla cura assillante dei figli e degli anziani; che venga riconosciuto e remunerato il doppio lavoro; che venga favorito senza penalizzazioni il par-time. Poi faremo in modo di accontentare l'imprenditore Brunetta "datore di lavoro" di 3.500.000 dipendenti (Verebbe da fare una pernacchia a questo .... che non riesce a considerarsi lui un dipendente al nostro servizio). Lo farebbe per adeguare la legislazione italiana alle direttive europee? Quanta ipocrisia in questa motivazione! Dovrebbe spiegarci, prima, come mai le direttive Europee debbano funzionare quando colpiscono diritti acquisiti dei lavoratori e mai quando colpiscono il "padrone delle ferriere" come nel caso della rinuncia a rete 4, sancita da diversi interventi della Corte Costituzionale e da una direttiva europea.
E' diventato insopportabile e disgustoso questo modo di porre i problemi nella convinzione che i cittadini non abbiano la testa per pensare e giudicare.

Sepolta finalmente la povera Eluana

Quella lettera a mamma e papà prima dello schianto in macchina


Sepolta finalmente la povera Eluana, sedata la canéa oscena che è stata fatta sul caso, registrata la consueta marcia indietro di un premier da bagaglino (lui ha difeso la Costituzione, la sinistra al solito non ha capito niente), si torna alla consueta normalità. Rimane aperto, però, il problema del testamento biologico, lo strumento con il quale questa destra volgare vuole fare di Eluana l’unica vittima sacrificale che il “partito della morte” avrebbe pervicacemente voluto strappare alla vita.
Occorre, in proposito, distinguere sempre tra la dottrina della Chiesa e la funzione delle Leggi in uno Stato laico e repubblicano. Che la Chiesa consideri la vita un dono di Dio è risaputo ma i suoi precetti sono e devono essere rivolti alla comunità dei credenti, anche se andrebbe precisato che l’accanimento terapeutico su un corpo in stato vegetativo è frutto del progresso scientifico come la ricerca sulle cellule staminali e la fecondazione assistita. Lo Stato invece, quando si cimenta in tali delicate materie, legifera per tutti i cittadini e deve mantenersi su di un piano di indirizzo generale, lasciando spazi d’intervento, caso per caso, al paziente, ai suoi familiari, all’equipe medica. Se la legge in discussione sul testamento biologico non dovesse consentire questo, non servirebbe a nulla perché il testamento, che è un fatto squisitamente personale, l’avrebbe scritto per tutti noi lo Stato. La legge, in proposito dovrebbe dettare solo le modalità per rendere efficace la volontà del singolo rispettandone le scelte personali. Se io, in conclusione, dichiaro in perfetto stato di coscienza, che in caso di coma irreversibile non intendo rimanere alla mercè delle macchine che possono ritardare senza fine il mio decesso, questa volontà espressa deve essere rispettata. Come rispettata deve essere anche la volontà di chi dichiara che desidera vengano fatti tutti i tentativi possibili di mantenerlo in vita. Anche se, in quest’ultimo caso affiderei ai medici la decisione finale di staccare la spina quando il tentativo risultasse veramente inutile, considerata anche la drammatica necessità che tutti i medici conoscono, di dovere utilizzare spesso le stesse macchine per casi nuovi e urgenti di intervento.
Come si fa a non rendersi conto di tutto questo? Come fa una parte politica a considerarsi il partito della vita solo perché non sa accettare la morte? Chiamando gli altri il partito della morte solo perché credono in una vita che sia degna di essere vissuta?
Anche la Chiesa, penso, dovrebbe riflettere seriamente su tali tematiche e non restare ostaggio del progresso scientifico per un malinteso principio. Dovrebbe risultarle, tra l’altro, più facile accettare la morte che per chi crede non è la fine di tutto ma l’inizio della vera vita.
Vorrei chiudere questa riflessione con le parole di Vito Mancuso rivolte alla Chiesa gerarchica dei nostri giorni: “Dio esiste ma non sei tu, rilassati” che io estenderei anche al nostro premier e ai suoi accoliti.

Desidero, infine, indirizzare i miei quattro lettori al blog di Pandora: Il segreto di Ana. Lo trovo curioso e interessante, ad esso dedicherò particolare attenzione appena mi sarà possibile.

Quanta violenza sul povero corpo di Eluana!

Uno spettacolo indecoroso, indegno, quello che questo governo, con in testa il suo capo, sta dando all’Italia e al mondo intorno ad un corpo inerte, artificialmente mantenuto in vita vegetativa da 17 anni, quando Eluana, in seguito ad incidente automobilistico, entrò in coma irreversibile.
Chiunque, comunque la pensi, sente chiaramente che c’è un accanimento politico sconsiderato e strumentale nel voler cancellare per decreto quanto la magistratura in più gradi di giudizio, fino all’ultimo livello, ha deciso, in assenza di una legge in proposito invocata da anni e mai approvata.
Quando poi ci si accorge dalle chiare parole del premier che l’oggetto del conflitto non riguarda tanto la vita o la morte di una giovane sfortunata, ma il bisogno irreprimibile di questo governo di umiliare la magistratura, di demolire il ruolo di controllo attribuito dalla Costituzione al Presidente della Repubblica relativamente alla decretazione d’urgenza; la frenesia di questo personaggio sempre intento a strappare le regole democratiche per agire sciolto da ogni vincolo e da ogni garanzia democratica, al punto da dichiarare che cambierà la Cosituzione; allora il quadro dovrebbe apparire fosco anche a quanti in buona fede lo hanno seguito.
Si può accettare la posizione della Chiesa quando indica ai suoi fedeli il corretto atteggiamento etico di fronte alla vita e alla morte; anche se le posizioni assunte in questo caso sembrano contraddire in modo plateale l’articolo 2278 del suo Catechismo che recita “L'interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Le decisioni vanno prese dal paziente o da coloro che ne hanno legalmente il diritto”.
Ma quando a rinunciare ad una posizione laica ed equilibrata è il governo di uno Stato democratico, con una supina adesione alle posizioni intransigenti di una istituzione religiosa e una forzatura intollerabile rispetto agli altri poteri istituzionali, allora rischia di venir meno il principio delle garanzie e della divisione dei poteri e i cittadini hanno serio motivo di allarmarsi.


Questo che mostra di preoccuparsi della sorte di Eluana è lo stesso governo che criminalizza gli immigrati irregolari, li tratta come bestie e chiede ai medici che li hanno in cura di denunciarli!

Un ricordo di Danilo Dolci

Di Danilo Dolci, grande e bella figura della seconda metà del ‘900, ho un chiaro ricordo per aver frequentato il suo Centro Studi nella Menfi dei mesi che seguirono il terremoto del ’68. Era un omone alto e corpulento, con un vocione corrispondente alla stazza, ma straordinariamente amabile e disponibile. Era circondato da giovani e meno giovani, molti provenienti da paesi stranieri, tutti impegnati a dare vita alla sua utopia di sviluppo socio-economico e culturale. Erano riconoscibili, in un paese contadino come il mio, gravemente danneggiato dal sisma, per il loro modo casual ma non trasandato di vestire, i più giovani anche dai capelli lunghi e dalle barbette incolte da intellettuali. Erano venuti nella convinzione di fare uscire dall’isolamento i piccoli e poveri centri contadini della Valle del Belice (costruiti in pietra, tufo e fango) ai quali il terremoto aveva assestato un colpo mortale, proponendo la realizzazione di un polo aggregato che doveva sorgere lungo un asse attrezzato facente perno sulla strada veloce Palermo – Mazara del Vallo. Nel centro avevano istituito un servizio di doposcuola e dei corsi di lingue straniere discretamente frequentati. Ricordo il convegno indetto a Menfi per la presentazione del Piano di Sviluppo della Valle del Belice. In teoria risultava convincente anche se i più anziani rimanevano legati ad una visione tradizionale del paese che volevano ricostruire in loco senza contaminazioni con i centri vicini. C’è da dire che Menfi era stato meno colpito rispetto al centri vicini, godeva di un’economia agricola in fase di sviluppo in seguito alla realizzazione di un sistema irriguo che sfruttava l’acqua proveniente dalla diga sul lago Arancio, aveva un tratto di costa suscettibile di sviluppo turistico; queste erano tutte buone ragioni per giustificare i dubbi che sorgevano rispetto alle idee proposte dal Dolci e dai suoi tecnici e collaboratori. Ma i maggiorenti del paese, per lo più legati alla vecchia DC, vedevano Danilo Dolci come il diavolo, i loro giudizi erano privi di razionalità e immotivati, temevano di perdere il controllo sociale sulla popolazione; temevano soprattutto l’emancipazione culturale prodotta dalla comunicazione fra persone alla pari su cui il progetto di Danilo Dolci era basato. Per questo fecero fallire in malo modo quel convegno e tentarono di mettere in cattiva luce il Centro Studi e Iniziative in quanti lo frequentavano.
In seguito a quelle iniziative, tuttavia, si costituì a Menfi una società di piccoli viticoltori che diede vita ad una seconda Cantina Sociale in concorrenza con la “Settesoli”. Successivamente questa struttura, in difficoltà finanziarie e gestionali, fu assorbita nella cooperativa Settesoli.

Oggi è ancora attivo in Sicilia il Centro Studi e Iniziative di Partinico e l’eredità del grande sociologo non è del tutto scomparsa. Rimangono le sue opere e una ventata di cambiamento e di rinnovamento che lambisce ancora i centri toccati dalla sua utopia.





A chi volesse approfondire l'argomento, consiglio di collegarsi al Centro per lo Sviluppo Creativo "Danilo Dolci"; chi volesse consultare una ricca bibliografia di opere di o su Danilo Dolci vada a Danilo Dolci nell'Accademia del Villaggio Globale; infine per un esempio di applicazione didattica del pensiero del Nostro, consiglio Il Laboratorio






In conclusione, un caro saluto e un grazie a Maurizio Ambria , assiduo lettore e sostenitore del mio blog, che mi ha dato l'idea di ricordare Danilo Dolci.

L'Italia e il mondo


Sulla trasmissione dell’ultima puntata di Anno Zero, dedicata alla guerra dei bambini nella Striscia di Gaza, si è sollevata la prevedibile e attesa canèa cui l’improvvido intervento di Lucia Annunziata ha dato la stura. Presidente del Consiglio in testa, membri del Governo, Presidente della Camera dei deputati, tutti in coro a chiedere interventi disciplinari, bla bla bla, e dagli all’untore!

Non un sospiro da parte di questi signori sul nascondimento dei fatti e della verità operato da programmi più o meno qualificati di TV private e pubbliche; non un cenno, non una presa di distanza dall’inqualificabile atto di un Ministro della Repubblica che, in spregio ad un Decreto esecutivo della Magistratura italiana, spregiudicatamente agisce in modo tale da vanificarlo e, ad oggi, ottiene lo scopo.

Che dire dunque quando giustizia e verità non sono più considerati valori assoluti, da perseguire sempre e comunque, ma strumenti parziali atti al raggiungimento di uno scopo partigiano, talvolta illecito e incoffessabile?
La mia risposta è sempre la stessa:
  • Occorre pensare con la propria testa superando le posizioni preconcette;
  • Occorre informarsi sempre cercando tutte le fonti che possano aiutarci a formarci un’opinione;
  • Occorre non fermarsi alle fonti più facilmente disponibili, quelle che ci vengono offerte gratis, in “spot” vergognosamente martellanti e miranti a offrirci una verità preconfezionata;
  • Occorre essere sempre vigili e non accontentarsi dei facili giudizi e dell’opinione corrente;
  • Occore, ancora, come cittadini, denunciare gli abusi e richiedere accesso ad un’informazione libera e plutale.

Per gli argomenti trattati, vedi:

dal blog di Dario Fo
Mandela: Lettera sull'Apartheid in Israele


da L'Unità
Eluana, il ministro Sacconi indagato per violenza privata


Denuncia contro Sacconi



Oggi Obama s’insedia alla Presidenza degli USA e tutto il mondo guarda con grande attenzione a questa importante svolta nella politica americana. Sicuramente gli Americani assisteranno a cambiamenti epocali i cui effetti speriamo si risentano nel resto del mondo, nella nostra vecchia Europa e specialmente in Italia dove una piccola politica provinciale e di bottega, asfittica e priva di prospettiva, interpretata da un piccolo uomo arrogante e pieno di sé, la fa da padrona.

Il nostro premier ha detto che non va alla cerimonia d’insediamento perché egli è un protagonista, non una comparsa. La battuta, che ci poteva risparmiare come quell’altra sull’abbronzatura, rivela tutta la sua meschina piccineria: se non è al centro dell’attenzione, nella sua Italietta ormai a sua misura, tra i suoi tromboni e servi sciocchi, si sente nessuno.
L’altra Italia cui mi onoro di appartenere per formazione e per cultura è nauseata del suo protagonismo da barzelletta, perciò non soffre per la sua assenza alla cerimonia di cui sopra; comprende benissimo, ma non rinuncia a sperare in Obama mentre attende che arrivi anche per noi la svolta che meritiamo.

Fatti Processare!

Ho tratto questo banner dal blog cui rinvio e lo dedico, più che ai cittadini che, volenti o nolenti, rispettano la Costituzione perchè diversamente incorrono in qualche sanzione, a quei politici che dall'alto dei loro scranni ogni giorno ne fanno strame impunemente. Leggetela la nostra Costituzione ed applicatela in ogni atto della vostra attività; vedrete che diventerà più facile entrare in sintonia con gli Italiani che pensano e leggono, invece che seguire certi programmi TV che diseducano. Per un approfondimento sull'argomento, vai a questa pagina

14 marzo 2009

Rosario Loria, siciliano doc, scrittore autodidatta


Oggi voglio segnalare l'attività letteraria di Rosario Loria, un siciliano doc, artigiano in pensione, vivente a Menfi e originario di Poggioreale. Da ragazzo Rosario trascorreva il suo tempo libero presso la biblioteca S. Giovanni di Menfi dove, con alcuni studenti come me, aiutava don Pietro, vecchio prete addetto alla gestione della biblioteca parrocchiale circolante, nella catalogazione di libri e riviste, e dialogava con i pochi frequentatori del sodalizio cibandosi della lettura di opere narrative più o meno edificanti. Il tarlo della lettura da allora non lo ha più abbandonato, presto accompagnato da quello della scrittura. Da autodidatta Rosario si è formato un bagaglio di conoscenza e di sapere davvero invidiabile, utilizzato sin dagli anni '60 in una miriade di suoi testi di narrativa, di poesia e teatrali spesso volti a scandagliare le pieghe nascoste del suo animo e a recuperare i tratti più significativi di un mondo contadino povero e già estinto. Tra le opere più significative pubblicate meritano una citazione Peperoni a cena con delitto, Non è cosa per cui, Sequestro di persona.
L'ultimo impegno titanico in cui l'ho visto da anni cimentato è il Parolario, una raccolta ambiziosa del lessico siciliano, dove non si limita a tradurre in lingua decine di migliaia di voci gergali ma fornisce per molte di esse un commento fatto di aneddoti e riferimenti al mondo contadino di cui sopra. Le parole morte o moribonde, rivivono, pertanto, attraverso il recupero di episodi e momenti di vita di un mondo perduto. Per citare la stessa presentazione di Loria nel suo Parolario "Non posso iniziare, come per le narrazioni, prima delle revisioni, con un brains-tarming, come dicono gli inglesi, ovvero con una libera produzione di idee, o con il ‘flusso di coscienza’, - Joice, Ulisse. - bisognoso di una cornice per essere irreggimentato, ma con parole semplici, prive di flessioni intraducibili, aderenti a questo ‘silos’ strapieno, servendomi solo di una breve rincorsa.
Frequentavo le elementari, forse la quinta, quando il mio Maestro Vito Corte mi annunciò che un’equipe di Dottori in Lettere, a Palermo, stava tentando di fare un Vocabolario Siciliano. E a lui era stata richiesta una gratuita collaborazione, che aveva accettato. Poco tempo dopo seppimo che il tentativo dei Dottori in Lettere, a Palermo, si era arenato. L’Opera, nonostante gli sforzi, annegò in un lago di diatribe tra collaboratori, che si accapigliavano per stabilire il significato e la traduzione di un singolo termine. Pur attratto da tutto questo, ero un bambino, e non capivo le ragioni della contesa. Ma la chiave di volta l’ebbi a casa mia. Notavo che i mietitori di Castelvetrano e quelli di Alcamo, durante la mietitura, chiamavano il secchio, cioè, quello che per me era un comune “catu”, con nomi diversi. Il primo, lo chiamava “lu càddu”, il secondo, lo chimava “lu sicchiu”. Gli abitanti di tre paesi vicini, Alcamo, Castelvetrano e Poggioreale, nominavano lo stesso contenitore con tre nomi diversi, cui si accompagnava la scompaginazione di una fonetica oscillante retta da accenti, toni e smorfie contrapposti, con un‘evidente innegabile eredità dell’ammccàta e del registro ‘francesi’."

Complimenti a Rosario per essere riuscito in un'impresa in cui i Dottori in Lettere di Palermo hanno fallito, ammiro la sua tenacia e comprendo l'orgoglio che esprime per avere portato a conclusione un'opera incredibile. Il suo è un lascito importante per le nuove generazioni e spero che l'opera venga patrocinata e messa a disposizione delle scuole siciliane.

05 marzo 2009

La GROTTA AZZURRA E IL SATIRO DANZANTE, di Evelina Maffey

In occasione dell’8 marzo, festa della donna, nell’auditorium San Francesco di Sciacca alle ore 17 sarà presentata l’opera poetica “LA GROTTA AZZURRA E IL SATIRO DANZANTE” di Evelina Maffey.

"i versi della poesia si riferiscono ad uno stato mentale che è condizione dell'essere, ovvero il guardare al passato come un momento felice che non ritornerà più. Quando filtriamo il passato con la memoria, esso diventa un mito." Evelina Maffey





Evelina Maffey è nata a Roma. Vive ed opera in Sicilia. Ha pubblicato varie opere, tra cui le raccolte di poesie Anima nuda e Al largo di Orione, e le favole per bambini in inglese The Little Tadpole e Incy Wincy Spider. Con La grotta azzurra e il satiro danzante ha vinto il Premio Letterario-Editoriale “L’Autoreper la Poesia.

Punte di eccellenza in Sicilia


Oggi voglio pubblicizzare due eventi che mi stanno particolarmente a cuore:
  • il COLBAC DAY , una presentazione degli ultimi gommoni e barche da diporto, prodotti dalla ColbacMarine, giovane ma attiva società siciliana, all'avanguardia nella produzione di piccole e medie imbarcazioni da diporto che merita una visita da quanti sono interessati al settore. Ottimo il rapporto qualità - prezzo.
  • la produzione di copie d'autore di Calogero Marino, un artista autodidatta con 40 anni di esperienza nella riproduzione delle grandi opere degli impressionisti francesi. Il suo non è mestiere ma autentica passione coltivata come una sfida, come ricerca volta alla perfezione e alla scoperta del segreto nascosto nelle pennellate dei grandi pittori vissuto a cavallo tra l'800 e il primo '900. Chi fosse interessato alla sua produzione può inviarmi un' e-mail ed io favorirò il contatto con l'artista.

Van Gogh: Notte stellata (1889)
Riprendendo un tema già affrontato in un dipinto dell'anno precedente (Musée d'Orsay, Parigi), la Notte stellata di Saint-Rémy testimonia un momento di grande forza espressiva nell'evoluzione stilistica di Van Gogh. Violenti colpi di pennello generano vortici di luce e di colore che suggeriscono il senso di vertigine dell'autore davanti allo spettacolo notturno. La natura appare percepita come potenza incontrollabile, nella quale l'uomo si smarrisce. Benchè l’opera faccia pensare a uno struggente, irresistibile slancio dell’artista, in realtà si tratta di un quadro studiato a lungo.
Olio su tela 73 x 92
New York, Museum of Modern Art


Sia la Colbac che Calogero Marino operano a Ribera (AG) e rapresentano due punte di eccellenza, due fiori all'occhiello dello spirito d'intrapresa che spesso appare carente nella gente di Sicilia.

31 gennaio 2009

Un ricordo di Danilo Dolci


Di Danilo Dolci, grande e bella figura della seconda metà del ‘900, ho un chiaro ricordo per aver frequentato il suo Centro Studi nella Menfi dei mesi che seguirono il terremoto del ’68. Era un omone alto e corpulento, con un vocione corrispondente alla stazza, ma straordinariamente amabile e disponibile. Era circondato da giovani e meno giovani, molti provenienti da paesi stranieri, tutti impegnati a dare vita alla sua utopia di sviluppo socio-economico e culturale. Erano riconoscibili, in un paese contadino come il mio, gravemente danneggiato dal sisma, per il loro modo casual ma non trasandato di vestire, i più giovani anche dai capelli lunghi e dalle barbette incolte da intellettuali. Erano venuti nella convinzione di fare uscire dall’isolamento i piccoli e poveri centri contadini della Valle del Belice (costruiti in pietra, tufo e fango) ai quali il terremoto aveva assestato un colpo mortale, proponendo la realizzazione di un polo aggregato che doveva sorgere lungo un asse attrezzato facente perno sulla strada veloce Palermo – Mazara del Vallo. Nel centro avevano istituito un servizio di doposcuola e dei corsi di lingue straniere discretamente frequentati. Ricordo il convegno indetto a Menfi per la presentazione del Piano di Sviluppo della Valle del Belice. In teoria risultava convincente anche se i più anziani rimanevano legati ad una visione tradizionale del paese che volevano ricostruire in loco senza contaminazioni con i centri vicini. C’è da dire che Menfi era stato meno colpito rispetto al centri vicini, godeva di un’economia agricola in fase di sviluppo in seguito alla realizzazione di un sistema irriguo che sfruttava l’acqua proveniente dalla diga sul lago Arancio, aveva un tratto di costa suscettibile di sviluppo turistico; queste erano tutte buone ragioni per giustificare i dubbi che sorgevano rispetto alle idee proposte dal Dolci e dai suoi tecnici e collaboratori. Ma i maggiorenti del paese, per lo più legati alla vecchia DC, vedevano Danilo Dolci come il diavolo, i loro giudizi erano privi di razionalità e immotivati, temevano di perdere il controllo sociale sulla popolazione; temevano soprattutto l’emancipazione culturale prodotta dalla comunicazione fra persone alla pari su cui il progetto di Danilo Dolci era basato. Per questo fecero fallire in malo modo quel convegno e tentarono di mettere in cattiva luce il Centro Studi e Iniziative in quanti lo frequentavano.
In seguito a quelle iniziative, tuttavia, si costituì a Menfi una società di piccoli viticoltori che diede vita ad una seconda Cantina Sociale in concorrenza con la “Settesoli”. Successivamente questa struttura, in difficoltà finanziarie e gestionali, fu assorbita nella cooperativa Settesoli.

Oggi è ancora attivo in Sicilia il Centro Studi e Iniziative di Partinico e l’eredità del grande sociologo non è del tutto scomparsa. Rimangono le sue opere e una ventata di cambiamento e di rinnovamento che lambisce ancora i centri toccati dalla sua utopia.





A chi volesse approfondire l'argomento, consiglio di collegarsi al Centro per lo Sviluppo Creativo "Danilo Dolci"; chi volesse consultare una ricca bibliografia di opere di o su Danilo Dolci vada a Danilo Dolci nell'Accademia del Villaggio Globale; infine per un esempio di applicazione didattica del pensiero del Nostro, consiglio Il Laboratorio






In conclusione, un caro saluto e un grazie a Maurizio Ambria , assiduo lettore e sostenitore del mio blog, che mi ha dato l'idea di ricordare Danilo Dolci.

28 gennaio 2009

Chiedo scusa

ai miei 4 lettori per l'interruzione forzata del mio blog dovuta ad un disservizio del provider cui mi appoggio. Dal 1° Febbraio la connessione dovrebbe ristabilirsi e riprenderò regolarmente la pubblicazione. I prossimi post tratteranno due temi importanti:
  • le cattive abitudini degli automobilisti di Sciacca;
  • la figura e l'opera di Danilo Dolci.

11 gennaio 2009

Appello contro l’aggressione israeliana a Gaza

Colpisce come le vittime di ieri possano trasformarsi negli aguzzini di oggi.

Per una più ampia conoscenza del conflitto israelo-palestinese,
consulta
Historia Magistra

Vedi tutte le adesioni all'appello e apri i Materiali di discussione

Attendendo un bel dossier di Libero e del Giornale sugli affari del loro bel cavaliere senza macchia e senza paura

Chiediamo alle spett.li Direzioni di Libero e del Giornale:
a quando un bel dossier sugli affari di Silvio Berlusconi ante e post l'ingresso in politica?

Solo allora (campa cavallo) potranno acquisire ai nostri occhi una qualche credibilità!

Lettera del Direttore di Libero

e risposta di Di pietro



Da leggere tra i 379 commenti nel blog di Antonio di Pietro su Reagire, reagire, reagire "Sfortunato quel popolo che fece di un magnaccia il suo Presidente del Consiglio"

10 gennaio 2009

Anch'io voglio ricordare Fabrizio








Il ricordo di De André in radio e in tv.


Dieci anni fa moriva Fabrizio De André, uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Scomparso l’11 gennaio 1999, l’artista viene ricordato in tutta Italia con numerose iniziative. Una delle più significative è la mostra che Genova, la sua città natale, gli ha dedicato.





Domenica sera un centinaio di radio trasmetteranno in contemporanea
«Amore che vieni amore che vai»

08 gennaio 2009

Un saluto a tutti gli amici


Dopo due giorni a Cefalù per cambiare aria, domani riprenderò il discorso.
Un saluto a tutti.

06 gennaio 2009

Non posso che tornare con sgomento sull’attacco alla Striscia di Gaza


Gaza: 130 bombardamenti nella notte

(ANSA) - GERUSALEMME, 5 GEN - L'aviazione israeliana ha attaccato questa notte 130 obiettivi nella Striscia di Gaza. Sempre nella notte le forze terrestri israeliane hanno continuato la loro avanzata, appoggiate dall'artiglieria navale. Negli attacchi sono rimasti uccisi tre bambini palestinesi da un colpo sparato da un carro armato israeliano, mentre erano nella loro casa nel quartiere Zeitoun di Gaza.
Numerosi i feriti nello stesso episodio.

Voglio partire dalla lettere di Luisa Morgantini ai politici perchè mi ha fatto riflettere molto.

LETTERA AI POLITICI ITALIANI E NON SOLO
da parte di Luisa Morgantini Vice Presidente del Parlamento Europeo
Roma, 3 Gennaio 2009
Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana. La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politica coloniale. Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali, da condannare. Bisogna fermarli. Ma basta con l’impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.
Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari. Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un'altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro taniche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi. Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicurezza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Physician for Human Rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notti gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano. Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano: dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.
Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947. Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minacce contro Israele. Lo hanno detto migliaia di israeliani alla manifestazione a Tel Aviv: ci rifiutiamo di essere nemici, basta con l’occupazione, fermate il massacro. Dio mio in che mondo terribile viviamo!

La situazione di povertà crescente nella Striscia e le aggressioni continue delle forze di occupazione israeliane contro i contadini palestinesi - uccisioni, demolizioni di fattorie e di aziende agricole, sradicamento di alberi da frutto, invasione di prodotti israeliani sui mercati palestinesi, ecc. - appaiono tutte strategie volte ad affamare la popolazione per costringerla ad abbandonare ciò che resta della Palestina.

Mi sono fermato a riflettere come alle volte, per inseguire interessi personali, ci si dimentica di come il mondo va avanti e con il mondo vanno avanti dei crimini indescrivibili. Ciò che mi colpisce è l’indifferenza o il fastidio con cui accogliamo i crimini del presente e le immagini degli stessi che scorrono sui mass-media. Mi fa senso vedere persone che si commuovono nel ricordo dell’olocausto e delle sofferenze patite dagli Ebrei in epoca non lontana, rimanere perfettamente insensibili e indifferenti di fronte all’efferatezza che passa sotto i loro occhi. Alcune, meno insensibili, provano a cercare una giustificazione nell’estremismo di Hamas, come se quello d’Israele non fosse estremismo e terrorismo di Stato. L’unica grande differenza è che il primo è povero, rozzo, privo di mezzi e figlio della disperazione; il secondo, invece, è potente, sostenuto da grandi lobby internazionali, apparentemente più civile. Non basta indignarsi leggendo sui libri di storia ciò che è avvenuto nel passato, bisognerebbe tradurre quelle pagine nella realtà presente.
Spero che queste parole e queste immagini facciano cambiare idea a qualcuno, o almeno servano a proporci dei cambiamenti nella vita quotidiana, pensando di più ad un mondo dove non tutti hanno la nostra fortuna. Io, comunque, sto con gli Ebrei – e non sono pochi – che chiedono la fine dei bombardamenti indiscriminati perché non vogliono vivere nella paura e nella guerra, e con i Palestinesi, che hanno diritto ad una patria e ad un futuro di pace.
Le istituzioni internazionali, a partire dall’ONU, facciano urgentemente quanto è in loro potere per fermare il massacro.

04 gennaio 2009

A proposito dell’attacco israeliano nella striscia di Gaza

Gaza, 3 dic. - Ammontano a 750 gli attacchi aero-navali sulla Striscia di Gaza compiuti da Israele negli otto giorni trascorsi dall'inizio dell'operazione 'Piombo Fuso': lo ha riferito un portavoce dell'Esercito dello Stato ebraico, aggiungendo che nello stesso arco di tempo sul territorio israeliano si sono abbattuti circa cinquecento razzi e non meno di tre salve di mortaio. Nel frattempo fonti ospedaliere a Gaza hanno denunciato che il numero dei palestinesi uccisi a causa dei raid è salito come minimo a 435, cui vanno aggiunti 2.285 feriti; tra coloro che hanno perso la vita, in particolare, 75 erano bambini e 21 erano donne. In Israele invece i morti sono stati quattro, di cui tre civili e un soldato, mentre i feriti ammontano a diverse decine.

Io mi chiedo come facciano i figli degli Ebrei che hanno subito l’olocausto a rispondere con tanta violenza e disumanità alle provocazioni di Hamas. Come osano colpire in modo tanto sproporzionato siti abitati da civili, producendo morte di bambini, donne e anziani e distruggendo case e futuro? Quali reazioni pensano di produrre se non quella di riaggregare il mondo arabo, anche i governi più lontani dalle posizioni estremiste di Hamas, nella lotta di liberazione? Anche le popolazioni occidentali guardano esterrefatte al massacro che si sta compiendo in quei territori e spingono i loro governanti, per lo più rimasti muti a guardare, perché prendano posizioni chiare e univoche, condannando l’azione militare indiscriminata e attivandosi seriamente nella ricerca di una soluzione equilibrata che porti alla pace.
Del resto, quella situazione è il prodotto di scelte discutibili fatte alla fine della seconda guerra mondiale dalle potenze vincitrici, e ad esse spetta il compito di intervenire con tutti i mezzi legittimi perché venga assicurata in quei territori martoriati la pacifica convivenza fra i popoli e la garanzia per gli stessi all’autodeterminazione. Occorre, pertanto, ridimensionare urgentemente le reazioni sbagliate, perché sproporzionate, d’Israele e convincere i Palestinesi che una soluzione pacifica è possibile oltre che conveniente.

P.S.: Mi piacerebbe confrontarmi su questo tema con qualche lettore del blog.

03 gennaio 2009

Valle del Belice '68 - Per non dimenticare

Il 15 gennaio non si ebbe l'immediata sensazione della gravità del fatto dato che a quel tempo la zona interessata non era considerata critica dal punto di vista sismico. Il terremoto venne sottovalutato nella sua entità al punto che molti quotidiani riportarono la notizia di pochi feriti e qualche casa lesionata.
La realtà si manifestò in tutta la sua terribile evidenza solo quando giunsero i primi soccorsi in prossimità dell'epicentro approssimativamente posto tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale: le strade erano state quasi risucchiate dalla terra. In conseguenza di ciò molti collegamenti con i paesi colpiti erano ancora impossibili ventiquattro ore dopo il violento sisma. Ciò rese ancora più confusa l'opera dei soccorritori, già poco coordinati, e gli interventi furono del tutto frammentati.
Nei giorni seguenti visitarono la zona il presidente della repubblica Giuseppe Saragat e il ministro dell'interno Paolo Emilio Taviani. Furono impegnati nei soccorsi più di mille vigili del fuoco, la Croce Rossa, l'esercito. Il pilota di uno degli aerei impegnati nella ricognizione della zona dichiarò di avere visto "uno spettacolo da bomba atomica [...] Ho volato su un inferno".






Dalle 13.29 di domenica 14 gennaio alle 23.20 di lunedì 15, sedici violente scosse di terremoto distruggono gran parte della valle del Belice, un triangolo fra Palermo, Marsala e Agrigento. I paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta sono rasi al suolo, cancellati. Gravemente danneggiati Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena. I morti si contano a centinaia: 133 a Gibellina, 122 a Montevago, decine e decine altrove per un totale di 351 vittime. I sinistrati superano i centomila, per quattro, cinque giorni a migliaia si aggirano fra le macerie alla ricerca di congiunti dispersi e per salvare qualcosa rimasto indenne nello scempio. Le cronache dei sei inviati della Gazzetta sono talmente strazianti che spesso vengono riproposte. Vi sono casi di gente estratta viva dalle macerie dopo quattro giorni. La storia della piccola ‘Cuccureddu’, unica superstite di un’intera famiglia salvata dopo 60 ore, fa il giro delmondo. Il dramma della Sicilia commuove tutta la comunità. Aiuti e soccorritori arrivano da ogni parte d’Italia e d’Europa. Sono soprattutto giovani e, di nuovo, molti sono i tanto disdegnati ‘capelloni’ subito denominati ‘angeli delle macerie’. Il 20 gennaio, in un caos indescrivibile fra uomini e mezzi inviati per i soccorsi senza alcun coordinamento, la valle del Belice viene investita da una pioggia torrenziale, la temperatura scende notevolmente ed il fango finisce l’opera di distruzione. Numerosi accampamenti e tendopoli, approntate dall’Esercito, gli unici a dimostrare un minimo di organizzazione, vengono spazzate via dalla furia del vento. E’ una persecuzione. Il 24, gli inviati della Gazzetta, annunciano che in Sicilia è in corso un vero e proprio esodo: In ventimila sono già emigrati e la mafia compra terra e bestiame per due soldi. Ma non saranno solo i mafiosi a macchiarsi di sciacallaggio.

Io ero a letto, nella mia casa di Menfi appena ricostruita e abitata da una settimana. Avevo finito di tradurre, la sera prima, il libro VI delle Naturales Quaestiones di Seneca, il De terremotis, per il 2° esame di Lingua e letteratura latina che dovevo sostenere alla facoltà di lettere di Palermo con il compianto Professor Giusto Monaco.
Gli argomenti del grande filosofo stoico mi avevano convinto quando sosteneva che “Lo sbigottimento è generale, quando le case scricchiolano e si annuncia il crollo. Allora ciascuno si precipita fuori e abbandona i suoi penati e si affida all’aria aperta: a quale nascondiglio guardiamo, a quale aiuto, se il globo stesso prepara rovine, se ciò che ci protegge e ci sostiene, su cui sono situate le città e che alcuni hanno detto essere il fondamento del mondo, si apre e vacilla? Dunque, non c’è nessuna differenza se è una pietra a schiacciarmi o una montagna intera a stritolarmi, se mi cade addosso il peso di una sola casa e io spiro sotto il piccolo mucchio delle sue rovine polverose o l’intero globo terrestre fa sparire la mia persona, se esalo l’ultimo respiro alla luce e all’aperto o nell’immensa voragine delle terre che si spalancano, se sono portato nell’abisso da solo o in compagnia di un seguito numeroso di popoli che cadono insieme con me; non mi importa affatto che attorno alla mia morte ci sia un gran clamore: essa è ovunque altrettanto grande. Quindi, facciamoci coraggio contro questa catastrofe che non può essere né evitata né prevista, e smettiamo di dare ascolto a costoro che hanno rinunciato alla Campania e che sono emigrati dopo questo evento e dicono che non rimetteranno mai piede in quella regione: infatti, chi assicura loro che questo o quell’altro terreno poggia su fondamenta più solide?”

L’argomentazione mi era sembrata ragionevole e apprezzabile analizzandola a freddo, ma quando le scosse hanno fatto sussultare prepotentemente il mio letto e gli infissi hanno crocchiato e i lampadari hanno traballato, ho dimenticato quei consigli razionali e in un battibaleno ero vestito e pronto a lasciare la casa insieme ai miei sulla mia vecchia FIAT 500.
Forse Seneca aveva ragione perché rimanendo a casa non mi sarebbe successo nulla, mentre attraversando le strade del paese piene di calcinacci, detriti e macerie, tra gente che si muoveva all’impazzata, qualche guaio avrei potuto averlo.

A 41 anni dall'evento disastroso, molte case sono state ricostruite, tanti affaristi hanno speculato sulla calamità ricostruendo la 2° e 3° casa, anche quella che non c'era; altri aspettano ancora di vedere sorgere il proprio tetto.

02 gennaio 2009

Quando il capocomico del teatrino della politica italiana è in vacanza ...

... in quel di Arcore, nella villa in Sardegna o alle prese col suo lifting o … vattelappesca, e i suoi cerimonieri sono in forzato silenzio, e i giornali non sono costretti a riportare il loro chiacchiericcio velenoso, e le TV di Stato e quelle proprietarie non hanno argomenti recenti dalla malapolitica su cui costruire il loro bla bla bla, la vita di ciascuno di noi sembra riprendere il suo ritmo normale.

Succede poche volte nell’anno, giorni contati sulle dita della mano, Natale e Capodanno, Pasqua e ferragosto e qualche altra occasione speciale in cui si respira un’aria disintossicata da questa droga, ormai insopportabile. La gente ritrova il senso della realtà, delle piccole cose, dell’incontro con gli amici, della riflessione e della lettura ecc.

Ma dura troppo poco, il tempo di un sospiro, e subito riprende il tamtam che conduce tutti dentro la falsa realtà costruita ad arte.

Incredibile come il controllo dei mass-media riesca a condizionare la vita di tutti, anche delle persone che non hanno perso ancora del tutto la capacità critica e il senso della realtà!

Sconvolgente

MESSINA (1 gennaio) - Sono morti uno dopo l'altro a distanza di settimane senza che nessuno se ne accorgesse. La gente festeggiava il Natale e si accingeva a brindare per il Capodanno e nella casa-tugurio in via Gerobino Pilli, nel degradato quartiere messinese di Camaro, i cadaveri dei due fratelli Giovanni e Francesco Di Giovanni, di 60 e 66 anni, andavano in putrefazione mentre l'altro fratello di 68 anni, Melo, non sembrava accorgersi di nulla.

Traggo la notizia da "Il Messaggero" e la aggiungo al mio blog perchè mi sembra allucinante e incredibile quello che può succedere in questa civiltà opulenta, consumistica e profondamente ipocrita ai derelitti come questi tre fratelli o come quei barboni che muoiono, nell'indifferenza dei più, sotto i porticati delle chiese!
Finchè saranno presenti nel nostro mondo fenomeni come questi e non avremo sconfitto l'egoismo imperante al livello individuale e sociale, e non avremo bandito la guerra come strumento per la risoluzione dei problemi fra gli Stati, non potremo parlare di civiltà ma di profondo e inaudito degrado.
Questo è quello che penso e mi piacerebbe potermi confrontare su questi temi con i miei 4 lettori che si avvicinano al mio blog.

01 gennaio 2009

Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica



Grazie Presidente, per le parole chiare, illuminate e illuminanti, che hai voluto pronunciare nel tradizionale discorso di fine anno alla Nazione. Tutti le hanno apprezzato - maggioranza, opposizione, forze sociali - anche se ciascuno ha sottolineato delle tue parole, quelle che più gli fanno comodo, cercando di piegarle addirittura al proprio punto di vista. I cittadini, ed io tra loro, colgono nel discorso il grande rispetto per le istituzioni, anche se gli uomini che le rappresentano talora non ne sono degni; lo stimolo forte ad affrontare uniti nell'interesse della collettività tutta - come in altri momenti cruciali della nostra storia - i problemi che la crisi ci presenterà prossimamente, a farne anzi strumento di rinnovamento delle nostre strutture politico-sociali spesso arretrate rispetto alle urgenze attuali; la straordinaria sensibilità nell'affrontare i problemi del lavoro, del mezzogiorno e dei giovani.
Grazie Presidente, con l'auspicio che le forze politiche e il governo sappiano tenerne conto, formulo anche a te, ultimo baluardo di questa nostra democrazia traballante, gli auguri più sentiti di Buon Anno.

Il miglior motore di ricerca