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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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30 marzo 2013

San Giorgio, pensaci tu!

Oggi finalmente, 5 settimane dopo il voto, alla vigilia di Pasqua, dopo una notte di riflessione, il grande vecchio, politico di razza e di lungo corso, indicherà il nome che darà un governo a questo paese disastrato. E poi dirà: adesso cavatevi da soli dai guai. Arrangiatevi, io ho fatto ciò che potevo e vado via. Non tiratemi più per la giacca! 

Anch'io riflettevo sulla drammatica situazione nella quale ci siamo cacciati. 
L'uomo della Provvidenza, quello sceso in campo vent'anni fa per rinnovare - a suo dire - il Paese e riformare la politica, è lì che cerca ancora un salvacondotto per sé e per le sue cose. 
I dirigenti del partito di sinistra, che più volte ha cambiato nome per non cambiare personale, per troppo tempo hanno trescato con lui allo scopo di rimanere a galla. 

La crisi, le politiche recessive e gli abusi della casta hanno prodotto una miscela tanto esplosiva da consentire ad un comico dal linguaggio truculento di raccogliere il voto di oltre 8 milioni di cittadini rabbiosi e indirizzarlo su illustri sconosciuti, con lo scopo dichiarato di cacciare vecchi notabili dalla stanza dei bottoni. Questi signor nessuno, giovani e incompetenti, hanno bloccato di fatto il Parlamento perché incapaci di fare scelte e di esprimere una linea politica, costretti come sono a seguire direttive esterne, perentorie e indiscutibili.  E siamo nella m.... come e più di prima! 



26 marzo 2013

Don Gallo contro la logica del peggio

Come si fa a non essere d'accordo con don Andrea Gallo che chiede a Grillo e al M5S di non tirarsi indietro di fronte ai gravi problemi che rischiano di fare affondare irreversibilmente il nostro Paese? 

Quell'espressione usata da don Gallo: non fare il padre eterno io, assieme a milioni di italiani, la tradurrei così: non fare ancora lo stronzo, l'hai fatto già abbastanza

E un'altra cosa possono e devono fare i parlamentari del M5S: indicare e sostenere con convinzione Rodotà, Zagrebelsky o un'altra personalità di uguale levatura intellettuale e morale alla presidenza della Repubblica, in modo da impedire che Berlusconi ottenga un presidente a sua immagine e somiglianza.  





Franco Battiato su Il Fatto Quotidiano: Beppe voti un governo, con Bersani o senza

L'appello di Fiorella Mannoia a Grillo

24 marzo 2013

Due Papi a Castel Gandolfo. Foto e video di un incontro memorabile

Sono le immagini di un evento straordinario, epocale che colpisce la sensibilità di credenti e non. 


L'incontro di Castel Gandolfo tra papa Francesco e il suo predecessore, il papa emerito Benedetto XVI, è già un fatto di portata storica, con rilevanti implicazioni culturali e religiose. Anche se noi contemporanei non l'avvertiamo come tale. 


Queste sono immagini da conservare perché uniche e irripetibili. 





















Bergoglio incontra Ratzinger: Siamo fratelli 

23 marzo 2013

Il Caimano: affoga nella satira e riemerge nelle piazze


Ieri ha dichiarato: Quegli otto punti del programma di Pier Luigi Bersani si sovrappongo a quelli che sono i provvedimenti che noi abbiamo già preparato nella forma di decreti legge per uscire dalla recessione e per far ripartire l'economia
Edoardo Baraldi la vede così   -----------------> 












Eccolo protagonista della nuova pubblicità della Ford per lanciare il modello Figo in India.  

Questo il messaggio pubblicitario: 
Lasciatevi le preoccupazioni alle spalle grazie al bagagliaio extra-large della nuova Figo! 





Oggi lo si potrà trovare in carne ed ossa a Roma, in Piazza del Popolo, dove arringherà i suoi fans contro la magistratura (che lo vuole processare e, a suo dire, lo perseguita) e la crisi. 

A Piazza Santi Apostoli, invece, come in altre piazze italiane, andrà in scena una manifestazione sull'ineleggibilità di Berlusconi, nata dall'appello di Micromega che, nel momento in cui scrivo, ha già raccolto 234.700 firme. 

Le due Italie del 23 marzo 

17 marzo 2013

Cambiamento possibile. Camera e Senato girano pagina

Dopo tanta irrisione del centrodestra verso Bersani che si era intestardito a lanciare ponti fra centrosinistra e M5S rifiutando qualsiasi possibilità di intesa con il partito di little B., le prime votazioni in Parlamento danno ragione al leader PD. Le Presidenze di Camera e Senato vanno a due figure ineccepibili (mi verrebbe da dire onorevoli): Laura Boldrini, ex portavoce Unhcr (Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati) che ha intessuto il suo discorso d'insediamento con i diritti da riconquistare - specialmente a favore degli ultimi e marginali, delle donne, dei giovani - e sui valori democratici e repubblicani da riconfermare; Pietro Grasso, ex procuratore generale antimafia, che ha invitato alla concordia necessaria nei momenti di grande emergenza, all'impegno concreto contro la mafia e per la salvaguardia della democrazia. 

L'elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato è stata resa possibile al ballottaggio, con lo scarto di 20 voti da Schifani, grazie all'astensione del gruppo centrista e al voto di coscienza di una decisiva pattuglia di senatori 5 stelle che hanno votato in contrasto dal loro gruppo. 

Questo esito positivo fa ben sperare sulla possibilità di avere presto un governo di svolta con pochi, chiari, improcrastinabili obiettivi da raggiungere, per poi ridare la parola agli elettori. Questo è quanto la maggioranza degli italiani si aspetta. 







Camera, Laura Boldrini eletta presidente 
Grasso presidente del Senato, M5S diviso 

16 marzo 2013

Laura Boldrini Presidente della Camera (testo integrale e video)


La straordinaria sensibilità umana, morale, istituzionale del suo discorso d'insediamento lascia presagire quel tanto atteso rinnovamento della politica che tutti auspichiamo. 

Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.
Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana.
Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.
Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.
Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.
Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.
Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.
Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.
Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.
Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.
Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.
Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.
Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.
Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.
In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.
Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.
Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.
Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.
L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.
Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.
Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.
Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.
Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.
La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.
Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto in nostri figli. Grazie. 




Adesso attendiamo il ballottaggio al Senato! 

Chi è Laura Boldrini/Scheda Adnkronos 

15 marzo 2013

Grillo e il grillismo. J'Accuse lucido e appassionato di Pietro Orsatti


Ho letto con grande interesse La Rivoluzione Presunta, la bella analisi di Pietro Orsatti sul fenomeno Grillo, un ebook gratuito che puoi scaricare qui

Di essa riprendo l'appassionata e lucida conclusione, un J'Accuse…!, circostanziato e condivisibile che non assolve nessuno e ci stimola a prendere coscienza del piano inclinato sul quale allegramente ma pericolosamente ci stiamo muovendo. 

La ripropongo qui per quanti volessero riflettere seriamente sui propri errori e su quanto ci rimane da fare per emendarli. 
Se c'è ancora qualcosa da fare! 

Ma come è possibile che milioni di italiani si siano fatti incantare ancora da Berlusconi e dalle sue balle? E come è possibile che altri milioni di italiani si siano fatti incantare dal guru Grillo, dalle sue panzane, dai suoi toni violenti e fascistoidi, dai suoi banalissimi slogan? È di questo che voglio parlare e non del risultato definitivo del voto e della composizione del governo. Perché una situazione del genere rischia non solo di non farci uscire dalla crisi economica, culturale e morale causata dal ventennio di berlusconismo. Anzi, questo voto rischia di farci precipitare in una crisi ben peggiore, profonda e irreversibile. E questa situazione ha dei responsabili. 
Accuso gli italiani di pigrizia, ignoranza e opportunismo. Pigrizia perché non si informano, non comprano i giornali, non cercano riscontri su internet, non escono dal loro bar dove sentenziare banalità come “destra e sinistra sono tutti uguali”, “il più pulito ha la rogna”, “è tutto un magna magna”. Ignoranza dolosa perché ignorano di esserlo, e se ne vantano. Essere consapevoli dell’essere ignoranti già sarebbe un passo avanti, ma neanche quella consapevolezza si intravede nella penisola. Opportunismo perché l’italiano mette in vendita tutto se stesso, tutto quello che ha e anche quello che non è suo ma è di chi lo circonda per un beneficio materiale anche misero, piccolo, volatile come una promessa elettorale bufala come la restituzione dell’Imu, la cancellazione della casta, la rivoluzione salvifica dietro l’angolo, l’uscita dall’Euro come se bastasse. Già metà di questo paese per vent’anni aveva dato ampia dimostrazione di questo “carattere” affidando a Berlusconi il destino dell’Italia per un condono ogni tanto, una “leggina comoda anche per me” e una manciata di bufale. Ora c’è un altro pezzo di Italia che in più ha buttato via il proprio voto preferendo le macerie alla ricostruzione, il “capo” alla mobilitazione, il “pensiero unico” alla critica, la faida alla democrazia.  
Accuso quegli italiani, e in particolare quegli elettori di sinistra delusi che si sono ubriacati di chiacchiere e slogan telefonati, insulti facili e voglia di appartenere al branco offerti da Grillo e dai suoi sodali, di aver contribuito dolosamente a mandare a rotoli i sacrifici, le idee, i sogni di un paese sfiancato da un ventennio berlusconiano e da una crisi economica mai così drammaticamente vissuta in epoca repubblicana. Gente che ha dismesso idee e intelligenza, senso e progetto, anima e cultura per affidare il proprio voto al nulla. Al figlio spurio della cultura berlusconiana, a chi ha saputo veicolare e condizionare e soprattutto manipolare il web dopo vent’anni di ubriacatura e lavaggio del cervello televisivo messo in atto da Berlusconi. Che non si sentano migliori di chi ha tenuto in piedi Berlusconi. Sono a loro strettamente imparentati. Loro i primi pigri, i più responsabili. Che non si sono informati, che si sono bastati nel sentirsi parte della folla plaudente, trasformati in massa manipolata dall’alto e non in collettività e movimento. Come scrive sul suo blog lo scrittore Sandrone Dazieri “Perché il pensiero di un movimento, è, appunto, la sintesi del pensiero di una moltitudine, non la moltiplicazione del pensiero di un singolo”. Qui sta la differenza fra un movimento e una setta. Rinunciando alla fatica della costruzione di un pensiero collettivo, maturato, attento e rinunciando a informarsi, criticare, mettere in discussione se stessi e la propria visione del mondo nel confronto con gli altri (e tutta l’azione politica di M5S si è fondata sull’assioma del “non riconoscimento” dell’avversario, della critica, della stampa, dell’informazione non “ufficialmente riconosciuta” da Grillo o dai suoi sodali). Loro, gli ex elettori di sinistra che hanno incenerito il proprio voto votando Grillo (che rappresenta un’idea di società e di paese lontana galassie perfino dall’ombra di un pensiero di sinistra sociale, solidale e progressista), sono i principali responsabili di questo crollo non politico ma sociale e culturale e umano che la fase di incertezza e di scontro che ora sarà inevitabile provocherà. 
Accuso i partiti e gli esponenti della sinistra di non aver saputo rinnovarsi, di essere rimasti aggrappati alle proprie cariche (o presunte tali) e alle proprie faide interne. Li accuso di aver trascorso gli ultimi vent’anni sulla difensiva (davanti al marketing dei sogni irrealizzabili di Berlusconi) senza trovare un nuovo modo di comunicare, di vivere la politica anche sul piano personale. Anche loro pigri, ignoranti e opportunisti. Hanno perso di vista le idee gettando via le ideologie, hanno perso il contatto con la realtà cercando ossessivamente un punto di ricaduta, un accordo possibile. Con chi? Con Berlusconi e con il suo irreale nuvolone di promesse. Per ottenere cosa? La sopravvivenza, anche personale. Soprattutto personale. Alleandosi anche con quel centro “della pagnotta”, dei poteri economici che si sperava “accettabili”. Si sperava. Ci si illudeva. O peggio, si sapeva. 
Accuso il Pd, poi, per aver accettato di sostenere la “ricetta” Monti. Si poteva andare al voto, si poteva vincere a mani basse, si poteva ridare respiro al paese dissanguato dal ventennio berlusconiano. Ma si è preferito prima risolvere le faide interne e fare apparente pulizia. Cercando, con risibili risultati, di normalizzare anche il rottamatore Renzi senza capire che Renzi, figlio di questo ventennio, il partito se lo prenderà mettendo in archivio perfino quel po’ di odore di sinistra sopravvissuto non a vent’anni di Berlusconi ma a vent’anni di D’Alema e Veltroni e Rutelli e Bindi e Fioroni etc etc. 
Accuso Bersani di non aver detto una cosa che fosse una di sinistra in questa campagna elettorale come la necessità di fare una patrimoniale seria sulle rendite finanziare, di rifondare profondamente e facendone uscire la politica dalle fondazioni bancarie, di puntare sul lavoro e sulle tutele del lavoro e sui tagli reali e non tardivamente e confusamente annunciati a una settimana dal voto delle spese militari. Tutto per correre dietro a Monti e Fini e Casini. E Ichino. E ICHINO! E ancora. 
Accuso i sindacati di non aver saputo pensare un modello diverso di lavoro e di società mentre il lavoro e la società mutava. Anche loro sulla difensiva davanti al modello neo liberista. Anche loro pigri e impauriti dall’uscire dai particolarismi. 
Accuso l’informazione di pigrizia criminale, di opportunismo corporativistico e di presunzione di essere, nella forma attuale, indispensabile. E fra gli opportunisti non metto solo i giornali e i giornalisti che per anni hanno cercato di appattarsi con la politica, ma anche quei finti rigorosi rivoluzionari della libera informazione che intanto si inchinavano ai nuovi potenti che emergevano: parlo di Travaglio e di Santoro. 
Accuso Giorgio Napolitano, il politico e non l’istituzione del Presidente della Repubblica, di essere uno dei principali responsabili di questa drammatica fase economica che stiamo vivendo. E dell’imbarbarimento culturale e sociale che stiamo subendo. Ha scelto per anni di fare il semplice notaio del peggior saccheggio mai messo in atto in questo paese. I quattro anni di governo Berlusconi. Per poi mettere in atto e guidare una congiura di palazzo che ha portato al governo Mario Monti e il tecnicismo inumano dei teorici del neo liberismo. E lo accuso di esserne talmente consapevole da scegliere di essere all’estero (e non a caso in Germania) al momento del voto e soprattutto dello spoglio delle schede elettorali. Per non rispondere, nell’immediato, a quello che è uscito dalle urne.
Accuso questo popolo che non si merita questo paese ma questa politica (vecchia e nuova) si.
E spero di poter sopravvivere alla nausea che mi travolge al solo pensare a questa fase che si prospetta da oggi in poi. Alla ricerca del consenso dei nuovi potenti.
In una delle ultime interviste rilasciate Indro Montanelli diceva che gli italiani non avevano un carattere nazionale. In realtà sapeva benissimo di mentire (come spesso ha fatto nella sua lunga carriera) perché un carattere nazionale l’italiano medio lo ha inciso nel DNA a fuoco e si fonda principalmente su un “valore” ben definito e diagnosticabile: l’opportunismo. La storia italiana è un incredibile succedersi di collettivi atteggiamenti opportunistici. Interi pezzi della società si smuovono, dopo decenni di stasi, grazie a spinte opportunistiche. Ci si deve garantire la pagnotta, anche se presunta, anche se minimale. E si scommette sul vincitore possibile di volta in volta anche e soprattutto se quel vincitore sembra intenzionato a calpestare l’orticello da cui si è sempre bene o male mangiato. E la stampa italiana, ovviamente, non è immune dal gene dell’opportunismo alla faccia del ruolo e della deontologia professionale.
Ieri pomeriggio. Genova. Non sono ancora le 16. Una folla di cronisti bivacca da ore davanti alla villa dell’unico vincitore di queste elezioni, Grillo. Lui esce e i cronisti si precipitano, accendono microfoni e telecamere, lo circondano. Lui esordisce con un pistolotto su quello che i giornalisti “devono” capire, su quale presunta notizia “devono” puntare, di fatto su quali domande “devono” fare. Dopo venti anni di Berlusconi niente di nuovo. E il cronista di SKY (credo che sia stato lui anche se nella concitazione è difficile esserne certi) dice: “Se non le faccio domande sulle coalizioni risponde a qualche domanda?”. Cioè, rinuncio a fare l’unica domanda sensata dopo il voto per avere due battute due da spendermi. Il vincitore, benevolo, accondiscende. 
Basta farsi un giro su Twitter in queste ore per avere ulteriore conferma. Dopo anni di critiche feroci oggi fior di penne indipendenti sembrano essersi iscritte a fare del volontariato all’ufficio stampa di Grillo. Sarà perché il vincitore minaccia da anni di tagliare i fondi pubblici all’editoria? Sarà perché si spera di essere uno dei graziati dalla mattanza occupazionale che quei tagli provocheranno? Il DNA non mente mai. 

La Rivoluzione Presunta di Pietro Orsatti 
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13 marzo 2013

La politica in scacco matto?

Ieri mi è capitato di leggere l'articolo di Marcello Veneziani, Vite parallele dei due ayatollah della politicapubblicato sabato 5 gennaio scorso su ilgiornale.it, e ci ho trovato importanti spunti di riflessione. Aggiungo, per correttezza, che c'è ancora un altro ayatollah in circolazione da vent'anni, che non usa l'incudine e il martello ma con un potente trapano demolitore ha messo in tilt il sistema già da un pezzo. 

Torniamo, però, a Monti e Grillo. Ambedue in questa tornata elettorale si sono incuneati tra centrodestra e centrosinistra con alcune parole d'ordine coincidenti. Per Grillo il M5S non è di destra, né di sinistra, esso vuole realizzare la democrazia diretta, la disintermediazione tra Stato e cittadini, l'eliminazione dei partiti, i referendum propositivi senza quorum, il cittadino al potere; per Monti la destra e la sinistra sono concetti superati, occorre tagliare le ali estreme, considerate conservatrici e costituire un polo di veri riformisti

L'uno veste i panni dell'uomo d'ordine, inviato d'Europa a salvare l'Italia dalla mala politica, l'altro quelli di un novello Robespierre o - se si vuole - Masaniello che agita la piazza contro la casta accomunando in essa tutti i partiti - senza distinzione - e i politici che li incarnano. 

L'esito elettorale non poteva che essere micidiale: Monti ne esce sconfitto; centrodestra e centrosinistra fortemente penalizzati, non solo e non tutto per colpa di Grillo; il M5S vincente porta in parlamento 163 new entries ma aspira a sostituire del tutto i partiti e mira a breve a farli coalizzare per dare loro la stoccata finale alle prossime elezioni anticipate. 

Lo stallo prodotto dall'esito del voto non poteva essere più totale. E non si capisce come ne usciremo. Intanto il Paese langue in una condizione di crescente disagio.

Io sono convinto che destra e sinistra abbiano ancora molto da dire e non possano essere cancellate con un colpo di spugna, a patto che i partiti si rinnovino profondamente liberandosi da tutte le anomalie e gli elementi spuri che li caratterizzano; che la democrazia diretta rimane, ad oggi, una grandiosa utopia. 

11 marzo 2013

Fondamentalismo + Demagogia = Miscela esplosiva



Mediti Grillo, mediti Casaleggio

Il “demagogo” deteriore pone se stesso come insostituibile, crea il deserto intorno a sé, sistematicamente schiaccia ed elimina i possibili concorrenti, vuole entrare in rapporto con le masse direttamente (plebiscito, ecc., grande oratoria, colpi di scena, apprato coreografico fantasmagorico: si tratta di ciò che il Michels ha chiamato “capo carismatico”). Antonio Gramsci (dal Quaderno n. 6, Paragrafo 97, Pagine 771-772)
Assistiamo agli appelli più svariati sul web e sui giornali. 

“Berlusconi ineleggibile” di Paolo Flores d’Arcais su Micromega 5 marzo 2013 ha già raccolto 160.000 firme 

Appello a Beppe Grillo e al Movimento 5 Stelle: se non ora, quando? 
Oltre 32.000 firme raccolte 

"Facciamolo!", nuovo appello per governo 
"Mai, dal dopoguerra a oggi il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima".
Lanciato il 10 marzo 2013 ha già raggiunto 7.500 firme

Ma i giovani eletti nel M5S rispondono così: Nessun referendum su alleanza col Pd. Napolitano accetti un governo a 5 Stelle. 

E Grillo ammonisce: Qualora ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del M5S a chi ha distrutto l'Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica. Anche Casaleggio avrebbe affermato che lascerebbe il M5S se i neoeletti decidessero di dare l’appoggio a qualche partito. 

Don Gallo su Grillo e Casaleggio: Sembra che si siano chiusi in un bunker. In questi giorni so che ad alcuni amici, a lui ancora più vicini, butta giù il telefono. A me Grillo aveva detto che avrebbe aspettato le elezioni per poi avere, alla tornata successiva, una maggioranza assoluta

Io sono convinto da sempre che Berlusconi fosse ineleggibile. Tant'è, molti se ne accorgono solo ora. Ben venga, dunque, la mobilitazione intorno all'appello di Paolo Flores d’Arcais nella speranza che il parlamento si comporti di conseguenza. 

Ben vengano gli appelli dal mondo della cultua, dell'arte, dello sport riguardo alle scelte che i neo parlamentari del M5S dovranno fare. Al di là degli ammonimenti-minaccia di Grillo e Casaleggio e di quanto prevede il loro non statuto, ritengo, però, che da soli potrebbero avere la capacità di capire il senso da dare al loro mandato, le attese riversate su di loro da parecchi milioni di cittadini, non solo quelli che li hanno votati. 

Spero che non vorranno rinunciare all'opportunità di avviare un processo radicale di cambiamento non più procrastinabile e optare per nuove elezioni nella speranza di ottenere la maggioranza assoluta. 
Non vorrei che questo movimento si sgonfiasse come una bolla di sapone ancor prima di nascere, o che si trasformasse in qualcosa di cui, onestamente, non abbiamo proprio bisogno.

10 marzo 2013

Democrazia diretta. Da chi?


Se nel prossimo parlamento assisteremo a un balletto telecomandato da parte dei giovani grillini, se Grillo e Casaleggio impediranno che si realizzino le riforme tanto attese anche dai cittadini che hanno votato M5S, se si dovrà tornare presto alle urne, allora penso che molti dei 163 giovani parlamentari eletti in quelle liste potranno fare la valigia per un viaggio senza ritorno. 
E dire: abbiamo scherzato! 

E sentirsi dire: Vaffanculo! 

09 marzo 2013

Spunti di riflessione di un cittadino qualunque su Grillo, la crisi dei partiti e l'invasamento di massa

Devo premettere che non sono nostalgico di come i partiti hanno gestito la cosa pubblica, anzi al contrario (e lo dimostro nei tanti post sul mio blog sin dal 2006); anche se continuo a considerarli il sale della democrazia e mi attengo all'art. 49 della Costituzione quando recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

Ho avuto sempre paura e ribrezzo, invece, per le manifestazioni di massa antiche e attuali, guidate da capipopolo urlanti, intenzionati a rovesciare, assieme al personale indegno di rappresentarci, anche le regole, le istituzioni e le modalità che costituiscono la democrazia. E Grillo è uno di questi che, sfruttando il malcontento diffuso per le prove indecenti offerte da molti rappresentanti politici e il disagio crescente in vasti strati della popolazione immiserita dalla crisi economica, cavalca l'onda per portarla alle estreme conseguenze. 

Mi ha fatto molto riflettere, in proposito, il commento lasciato da Mix, che si firma Un cittadino italiano, sul post Le mie dieci domande a Grillo (quelle che nessun giornalista gli ha mai fatto), nel blog di Michele Salvo. 
Mix scrive:
22 febbraio 2013 alle 02:43
Brevemente lascio un commento, giusto perché a pochissimi giorni dal voto i dubbi sono molti.
Sinceramente seguo Beppe Grillo da moltissimo tempo, anni, da quando faceva spettacoli in giro per l’italia. L’ho sempre seguito e mi è sempre piaciuto.
E’ un bel personaggio e a modo suo è anche una persona molto informata su vari aspetti e argomenti. Quando ha cominciato a venir fuori questo Movimento 5 stelle mi sono sinceramente rincuorato del fatto che qualcuno finalmente parlasse al popolo.
Personalmente quello che mi ha colpito e mi ha fatto avvicinare alla politica e al M5s (dopo 7 anni di non voto causa delusione e disgusto della classe politica in toto) è stato il parlare direttamente ai cittadini, da parte di un personaggio “ormai possiamo chiamarlo politico”.
Se uno accende rai1 e guarda i TG e con calma si trascrive a mano su un foglio quello che viene detto quotidianamente (io l’ho fatto) sia da politici di destra sia da politici di sinistra, si rimane sbigottiti dall’assenza di senso, di coerenza, di qualità di argomenti, di informazione, di trasparenza.
Passano il tempo a insultarsi a vicenda, invece di dire concretamente cosa loro vogliono fare, passare il tempo a spiegare ai cittadini che ti devono votare cosa vuoi fare, come lo vuoi fare, perché lo vuoi fare, si disperdono in “bersani ha detto bla bla bla” “casini ha detto bla bla bla” “Berlusconi dice che bersani” “Ingroia dice che casini”. Sembra di stare alle elementari.
Poi ci sono i fiumi di scontatezza e luoghi comuni come: “ognuno deve assumersi le proprie responsabilità” (qui vince Casini, ha un terrificante numero di ripetizioni su questa frase) “Facciamo un patto civile” (ma cos’è sto patto civile? con chi? perché? come? quando?) non mi dilungo su queste cose,  perché perdiamo il punto di quello che voglio dire.
In mezzo a questa situazione imbarazzante mi sono sentito letteralmente estraniato e preso in giro dalla politica, dal governo italiano e mi sono più volte vergognato di essere italiano e di vivere qui.
Se potessi tornare indietro con gli anni me ne andrei via ancora adolescente. L’italia è una nazione splendida, distrutta dalla politica, dal mal governo, dalla mafia, dalla corruzione. E stanno tutti a guardare.
Le persone hanno visto in Grillo uno che apre gli occhi, che ha coraggio di andare contro il sistema, e la bravura di Grillo è stata che per molto tempo nei suoi spettacoli portava Professori di Economia (anche esteri) a spiegare le loro tesi e modalità per realizzare varie proposte.
Ha sempre detto cose vere, la regola numero uno in rete è “non dire mai cose false” perché ti scoprono in 5 minuti, non è come la TV.
Insomma, per tagliare corto, mi sono accostato a questo movimento e a Grillo dato che comunque mi è sempre piaciuto come personaggio e comico, quando qualche giorno fa mi sono bloccato per diversi motivi.
Sento l’esigenza di avere delle risposte da parte di Grillo, questa mancanza di trasparenza e di risposte è terrificante. Più di una volta è capitato che un giornalista l’abbia fermato per strada, dopo qualche comizio e abbia tentato la domanda, in queste occasioni si vede chiaramente che lui ha il terrore di rispondere. Questo mi ha completamente smontato.
Mi ha smontato il fatto che aveva deciso di andare in TV; quanto avrei voluto che andasse in TV, anche a modo suo e con le parolacce, ma a far capire alla gente che cosa stava facendo, la grandezza del M5s.
Invece ha fatto una marcia indietro in meno di 48 ore, ci sono rimasto di sasso.
Quando Bersani gli chiese dove prendere i soldi per fare il reddito di cittadinanza lui dal palco di Reggio Emilia gli rispose. Perché non risponde e non si confronta a domande riguardanti la gestione del M5s? Perché non dialoga?
Potrei capire la coerenza con questo suo modo di mandare a casa tutti, e quindi non vuole nemmeno parlare con i politici, ma le persone che vorrebbero chiarezza non sono solo politici. 
Sono anche militanti del m5s, sono anche persone che stavano per votare M5s e che si sono tirate indietro dopo aver visto tutto questo fumo nell’aria.
Sono ancora parecchio confuso su che cosa accadrà e che cosa è realmente il m5s, parecchio confuso su Grillo. Ho sempre avuto la sensazione che sapeva il fatto suo; se è così sicuro e forte, perché non si confronta? Mi ha letteralmente demoralizzato sta cosa.
Soprattutto perché non ho alternative di voto, non mi sento di votare la classe politica attuale, ho visto in Grillo una speranza, ma questa speranza sta svanendo a causa del modo in cui si comporta.
Inoltre a me le parolacce non danno fastidio, ma ho notato un’aggressività devastante delle persone che fanno parte del m5s, giovani rabbiosi, che non sanno né ragionare né tanto meno parlare con calma; è insulto e forza bruta o niente. Caratteristiche che Grillo ha trasmesso velocemente, è stato veramente bravo a cogliere la rabbia della gente e ad usarla.
Come vorrei che fosse un movimento serio ed effettivamente non ci fosse dietro nulla, ma l’essere umano è terrificante e questo si sa.
Volevo solo riportare la mia esperienza, in fin dei conti ancora non so se voterò Grillo o continuare a non votare per l’ottavo anno consecutivo. Fatto sta che il m5s mi è caduto parecchio.
Altra cosa che mi ha lasciato di stucco, poi chiudo promesso, avete notato che nelle piazze prima faceva parlare i candidati m5s, li presentava, le prime volte c’era anche uno scambio di informazione, ora non gli da nemmeno la parola.. Parla solo lui, ho capito che è il megafono del movimento, ma diamine.. uno deve votare persone che non conosce?
Avrei preferito facesse qualcosa di più.. in questo senso..
Scusate la lunghezza del post.
Penso che non voterò per nessuno.
Un cittadino italiano
Due i punti che mi hanno colpito in questo commento (ma va letto anche il post): l'aggressività devastante, rabbiosa, che il comico diffonde nelle piazze e attraverso il suo blog, diventata ormai il linguaggio diffuso tra i suoi fans fidelizzati fino al fanatismo, indisponibili ad ogni tipo di pacata riflessione. Chi non è con loro o ha qualcosa da obiettare va massacrato con l'insulto. E poi la centralità del leader che mantiene nell'ombra assoluta i candidati. Sono le ragioni che hanno fatto prendere le distanze dal M5S anche a me, dopo un iniziale periodo in cui avevo manifestato interesse e vera simpatia. 

Oggi mi fa riflettere anche L’AMACA di Michele Serra su la Repubblica, dedicata al culto della personalità anche post mortem. E mi chiedo se a Grillo toccherà la stessa sorte o sarà demolito prima dai suoi stessi fanatici seguaci, finalmente rinsaviti. 
Il dolore popolare per la morte di Chávez non è finto, non è indotto. È autentico, travolgente dolore devozionale che presto avrà sbocco attorno alla reliquia imbalsamata del Santo, al quale chiedere protezione e sollievo dalle tribolazioni della vita. La salma di Khomeini fu quasi travolta da una folla impazzita d’amore. La mummia di Lenin è stata, per almeno tre generazioni di russi e di asiatici, meta di un infinito pellegrinaggio. 
Facciamo benissimo a chiamare dittatori i dittatori, a diffidare delle adunate oceaniche, a dire che la libertà di pensiero e di critica non è mai abbastanza. Ma spesso ci tocca prendere atto che la democrazia è un lusso che si impara a scuola (chi ci va) o in famiglia (chi ne ha una di liberi pensatori). La democrazia non accende lo spirito come le rivoluzioni, non è innervata di sangue e passione come il Culto del Capo. La democrazia è gentile ed è mediocre, e fa del limite il suo solo vero dogma: non per caso, nessun leader democratico è mai stato imbalsamato dopo la sua morte. A pensarci bene, però, anche la democrazia ha fatto un miracolo: è riuscita a esistere, e considerando come funziona la psicologia di massa, non era affatto scontato. 

Leggi anche quanto segue che può aiutare a capire 
Chi c’è dietro Beppe Grillo e il suo “movimento” di Michele Di Salvo (testo in .pdf)
Introduzione e conclusione in .pdf
Beppe Grillo mente sapendo di mentire

06 marzo 2013

Il M5S e l'Italia dei cittadini


Ma vi sembra comprensibile che mentre l'Italia affonda e quanti li hanno votati vorrebbero vederli impegnati a realizzare le loro proposte di rinnovamento, essi giocano al gatto con il topo? Forse perché non si aspettavano di ottenere risultati che li costringono a sporcarsi le mani per una vera politica di cambiamento? 

Pensano davvero che tornando alle urne, gli Italiani daranno loro ancora il 25% o più? 
Il sogno di governare da soli con almeno il 51% dei voti non solo è un'utopia dei duri e puri in un sistema parlamentare come il nostro così frammentato, penso sia anche pericoloso e figlio di una concezione autoritaria. 

Io ai loro leader direi: avete voluto la bicicletta? Adesso pedalate! C'è un tempo per la demolizione, poi occorre ricostruire. 
Con lo sberleffo e l'insulto si possono forse vincere le elezioni, poi serve serietà, responsabilità e competenza. 

Presto tutti avremo modo di vedere se a stare loro più a cuore è la conquista utopica del potere assoluto o il Bene dell'Italia e del suo futuro. E ne trarremo tutte le conseguenze. 

La politica in democrazia è l'arte nobile di governare al meglio nelle condizioni date, ricercando e trovando le intese possibili e abbandonando i sogni palingenetici che producono soltanto mostri. 

Ricordare, comparare e riflettere può aiutare a capire:
Anatomia di una dittatura in pectore

04 marzo 2013

M5S: Uno vale Uno. DUE quanto valgono?


Il fascismo si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. È divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano. 
Antonio Gramsci,1921  
Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento.. mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico... noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. È un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta.. noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..." 
Adolf Hitler, 1932 
Ho seguito con interesse e una certa simpatia la nascita e propagazione del verbo grillino in un Paese impoverito e offeso dalla mala politica e poi violentato da interventi economici che colpivano proditoriamente le classi più deboli della popolazione, salvaguardando gli interessi e i privilegi di tutte le caste. 
Ho visto quanta presa avessero sui disoccupati, sui giovani, sul ceto medio i comizi palingenetici dell'ex comico sin dalle ultime amministrative. Già da allora le piazze si riempivano per ascoltare quello che tutti in cuore sentivano contro i politici indegni assieme alla visione utopica di una democrazia dal basso in cui 1 vale 1. 

L'exploit vero per il M5S iniziò, però, con l'attraversamento a nuoto dello Stretto che simboleggiava una pacifica occupazione dell'isola e le successive tappe nelle città le cui piazze straripavano di tanti, nuovi seguaci che applaudivano il nuovo profeta. Il risultato fu strepitoso e incredibile: il M5S diventava il primo partito in Sicilia con 15 deputati mentre la coalizione PD - UDC eleggeva il nuovo presidente nella persona di Rosario Crocetta. 
Questo avveniva nell'ottobre 2012 mentre al livello romano si continuava a minimizzare e snobbare la portata del fenomeno proseguendo insolentemente nelle vecchie pratiche dilatorie. 

Alle Politiche 2013 l'esito era ampiamente prevedibile: il M5S conquista 109 seggi alla Camera diventando in percentuale il primo partito, e 54 al Senato dove si piazza al 2° posto dopo il PD. Ma una cosa, forse, neanche Grillo ha previsto: senza i suoi voti non è possibile costituire un governo che avvii il cambiamento dal momento che sarebbe contro natura e impraticabile la formazione di una maggioranza PD - PDL. Diventa, pertanto, auspicabile che il M5S e la coalizione che fa capo a Bersani trovino un'intesa su punti programmatici comuni per favorire l'uscita dall'emergenza sociale, politica ed economica di un Paese ormai allo stremo. Questo è quanto la maggioranza degli Italiani auspica e, mi permetto di dire, la maggioranza di quanti hanno votato M5S. 

Il sogno di governare da soli con almeno il 51% dei voti non solo è un'utopia dei duri e puri in un sistema parlamentare come il nostro così frammentato, penso sia anche pericoloso e figlio di una concezione autoritaria come ci dimostra il tentativo più volte fatto e, per fortuna fallito, dal leader della destra. 

La politica in democrazia è l'arte nobile di governare al meglio nelle condizioni date, ricercando e trovando le intese possibili e abbandonando i sogni palingenetici che producono soltanto mostri

Grillo e i suoi non dimentichino che molti dei voti presi nelle ultime tornate elettorali erano il prodotto di una crisi politica prima che economica e della delusione di tanti elettori nei confronti dei vecchi partiti che si erano mostrati incapaci di farvi fronte. Non pensino che, tornando alle urne nella condizione attuale, i loro voti possano aumentare continuando con la violenza verbale e mettendo tutti sullo stesso piano, ladri e politici responsabili, destra e sinistra.  

C'è da augurarsi che vengano a più miti consigli. Diversamente, i rischi che tutti corriamo - sia in campo politico che economico - sono davvero inimmaginabili. 

Solo per riflettere un poco, leggi:
5 BUONE RAGIONI PER NON VOTARE GRILLO
Sulla fragilità dell’onestà

02 marzo 2013

Il M5S e l'Art. 67 della Costituzione

L'Articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: 
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato  
I deputati e i senatori godono, pertanto, del cosiddetto divieto di mandato imperativo, in base al quale ciascun parlamentare, nell’esercizio delle sue funzioni: 
- può agire liberamente, al di là delle promesse fatte in campagna elettorale; 
- non può essere revocato dai suoi elettori fino alla normale scadenza del suo mandato; 
Quindi, nessuno può perseguire legalmente un parlamentare o un partito che disattendano il proprio programma elettorale. 


Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà più assoluta ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. 
In altre parole per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli permisero di essere eletto ad una delle Camere. Una tale norma non è una esclusiva della costituzione italiana, ma è comune alla quasi totalità delle democrazie rappresentative. Essa deriva dal principio del libero mandato (ovvero del divieto di mandato imperativo), formulato da Edmund Burke già prima della Rivoluzione Francese: Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell'intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale. Il principio fu poi ulteriormente elaborato da Emmanuel Joseph Sieyès, e venne inserito nella Costituzione francese del 1791: I rappresentanti eletti nei dipartimenti non saranno rappresentanti di un dipartimento particolare, ma della nazione intera, e non potrà essere conferito loro alcun mandato. Una norma simile era presente anche nello Statuto Albertino: I Deputati rappresentano la Nazione in generale, e non le sole provincie in cui furono eletti. Nessun mandato imperativo può loro darsi dagli Elettori

I deputati, dunque, esercitano la rappresentanza della intera Nazione e non dei singoli cittadini, ed ancor meno dei partiti, delle alleanze, dei movimenti o qualsiasi altra forma d’associazione organizzata con il fine di ottenere voti per essere eletti membri del Parlamento italiano. L'assenza di vincolo di mandato rende legittimo per i parlamentari il passaggio ad un gruppo parlamentare diverso da quello originario, relativo alla lista di elezione. L'opportunità di questo tipo di scelta è tuttavia vivacemente discussa tra i commentatori politici. Per esempio, tale facoltà è stata ripetutamente sfruttata nella XVI legislatura, sfociando in veri e propri casi di trasformismo politico. Giovanni Sartori, per contro, sostiene che la causa dei ribaltoni non sia affatto l'articolo 67 della Costituzione, ma piuttosto una pessima legge elettorale. Altri commentatori rilevano come il principio originario del libero mandato tuteli il parlamento dal giogo dei partiti, mentre la Legge Calderoli di fatto lo aggira, permettendo alle segreterie di partito di controllare i deputati e i senatori tramite la minaccia della non rielezione
Da Wikipedia : Articolo 67 della Costituzione italiana 

In Diritto Costituzionale la vulgata del rappresentante-dipendente si chiama Mandato Imperativo. È l’esatto opposto del mandato rappresentativo. L’eletto siede in Parlamento e risponde del suo operato direttamente all’elettore.  
Nel nostro ordinamento costituzionale, il mandato imperativo è vietato. E non è uno scandalo, come qualcuno potrebbe obiettare. La norma è contenuta nell’articolo 67 della Costituzione: Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato

I due capoversi sono strettamente correlati: ogni parlamentare rappresenta la Nazione; ogni parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandatoIl primo contiene il concetto di rappresentanza. Il parlamentare rappresenta la Nazione. Non una categoria particolare o una parte, ma tutta la Nazione, intesa come il popolo nell’insieme delle generazioni passate, presenti e future. Egli non risponde delle sue azioni a nessuno, neanche al proprio partito. 
L’esatto opposto di quel che chiedono i 5 Stelle, che invece vorrebbero sottoporre l’eletto dal popolo non al giudizio di quest’ultimo, che fra l’altro si dovrebbe concretare alle urne con il voto, bensì al giudizio degli iscritti al movimento/partito. 
Questo aspetto è importante: i 5 Stelle dimenticano di essere democratici e vogliono revocare gli eletti con decisioni interne al partito e così facendo spogliano l’elettore dell’unico controllo che ha sull’eletto, ovvero il voto. Se l’eletto – per così dire – fedifrago, non accetta di dimettersi, viene espulso dal Movimento: con una tecnica che subodora di stalinismo, viene messo all’indice dei traditori del M5S. 
Tratto da: M5S / Dimissioni in bianco e divieto di Mandato Imperativo 

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