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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 gennaio 2013

Anche Berlusconi ha fatto cose buone!

Il fatto delle leggi razziali è la peggior colpa di un leader, Mussolini, che, per tanti altri versi, invece, aveva fatto bene. (Sivio Berlusconi nel Giorno della Memoria) 



Anche di lui si può dire che ha fatto cose buone, a parte le leggi ad personam, il tempo sottratto al governo per curare le olgettine, i rapporti personali con i peggiori soggetti italiani e stranieri, il parlamento trasformato in puttanaio ecc, ecc. 

27 gennaio 2013

Per non dimenticare: un video, due immagini, una poesia. Nient'altro!


Se questo è un uomo - Primo Levi 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi. 




Giornata della memoria: ecco gli appuntamenti
Giornata della Memoria, perché bisogna ricordare
Giorno della Memoria: “Ricordare è un dovere”

26 gennaio 2013

"Il popolodellelibertà o è con SilvioBerlusconileader oppure semplicemente non è" (sic)

E lo dice con forza! E lo scandisce come una verità assoluta di cui andare fieri! 
Il popolo delle libertà o è con Silvio Berlusconi leader oppure semplicemente non è

Noi lo sapevamo già da tempo che il PDL, ex FI, è ed è stato sempre uno strumento e un marchio nelle mani del suo proprietario che ne ha fatto quello che ha voluto; che gli uomini e le donne che ne fanno parte esistono solo per lui, e devono solo chinare ossequiosamente la testa ai voleri del padrone. 
C'è chi lo fa di buon grado, senza paura del ridicolo perché è nella sua natura, come l'attuale segretario e candidato premier; c'è chi abbozza perché il giogo vale la candela; c'è chi sbatte la porta e va via perché si ricorda, ad un tratto, di avere una dignità da difendere. 

Ha la rara dote di pronunciare col sorriso sulle labbra e con cipiglio le frasi che farebbero arrossire e abbassare gli occhi a qualunque persona dotata di un minimo senso del ridicolo. Se Berlusconi merita l'oscar in tre carriere distinte, l'Angiolino ne merita uno per una specialità in cui appare campione ineguagliato. 

Una cosa comprendiamo con piacere dalle parole del segretario: quando Berlusconi uscirà di scena, lui avrà il compito di sciogliere il partito. Sapevamo, in verità, che l'armata brancaleone non sopravviverà all'evento in-fausto, ma che ce lo confermi l'ex ministro della giustizia e premier designato non può che rallegrarci.  


24 gennaio 2013

Vecchie e nuove povertà


Ho letto questo servizio di cui riprendo l'introduzione, curato da Concita De Gregorio nelle pagine R2 in la Repubblica di oggi. E mi chiedo se la colpa delle stato comatoso in cui siamo sprofondati è tutta e soltanto della speculazione finanziaria internazionale o dei mercati senza volto e senza nome. 
Se i politici, i tecnici e i banchieri che hanno sgovernato il Paese e la sua economia non abbiano qualche conto da dare, qualche mea culpa da fare, qualche via d'uscita da indicare. 


Così siamo diventati poveri - Concita De Gregorio in R2 de la Repubblica 












I numeri non rendono l’idea. Siamo assuefatti, bombardati. Non li tratteniamo neppure il tempo necessario perché si traducano in un pensiero. Sono le storie che parlano. Quelle sì, quelle somigliano tutte a qualcosa che sappiamo. La commessa del super, il fornaio dove vai a comprare le rosette, il ragazzo che ha l’età di tuo figlio, il padre di mezza età, la madre. Questa è l’Italia, questi siamo noi. Narcotizzati da una campagna elettorale che discute di pensioni e di tasse, di esodati e di aliquote: un mondo politico che parla, provando a farsi votare, a chi il lavoro ce l’ha o ce l’ha avuto. Ma quasi la metà del paese non ha lavoro, lavora al nero, ha redditi sotto i mille euro. La media delle famiglie italiane guadagna meno di ventimila euro l’anno, dicono i dati ministeriali, con buona pace delle discussioni sulla patrimoniale per chi ha redditi sopra il milione o il milione e mezzo. C’è differenza fra ventimila e un milione, una differenza così grande che genera, in chi non trova ascolto, rabbia, ostilità, fragilità, disillusione. Siamo tornati poveri, dicono i dati Istat. Più di otto milioni di italiani, una famiglia su dieci spende circa mille euro a testa al mese, la cifra sotto la quale l’Istat stabilisce la soglia di povertà relativa. Indietro di 27 anni. Ma nemmeno questo rende l’idea perché ormai sono anni che separarsi è diventato un lusso da ricchi, che il ceto medio è scivolato verso l’indigenza, che i padri che pagano gli alimenti dormono in macchine e vanno a mangiare alla Caritas. La novità, oggi, come queste sei semplicissime storie raccontano, è che nell’indifferenza diffusa comprare a metà prezzo il pane di ieri, fare la spesa al super di carne in scadenza e quindi in saldo, nascondere la laurea per trovare un lavoro da 800 euro o laurearsi per poi servire ai tavoli di un pub, al nero, è diventato assolutamente normale. Tutto intorno è così. L’ascensore sociale non è solo fermo, guasto, bloccato dal malaffare e dal malgoverno. Torna indietro. Non sale: scende. I figli hanno un destino peggiore dei padri, il giovane laureato in Legge, figlio di operai del Sud, ha vergogna a dire che non sa che farsene del suo titolo, non sa come spiegarlo ai genitori. Non va avanti, non può tornare indietro. È il lavoro che manca. È l’unica cosa di cui parlare, la sola di cui una campagna elettorale dovrebbe occuparsi: offrire un progetto per restituire lavoro al Paese. Senza libertà materiale non c’è libertà politica né democrazia. Il resto sono chiacchiere. Quasi la metà del paese non ha un impiego, lavora in nero o ha redditi sotto i mille euro. Questa è l’Italia dove, nell’indifferenza generale, il ceto medio è scivolato nell’indigenza, tornando indietro di 27 anni. 

22 gennaio 2013

"Stiamo lavorando per le elezioni. O facciamo campagna o ci occupiamo dei processi"

Due avvocati impegnati a tempo pieno nella difesa di un imputato eccellente. Se non fossero anche parlamentari uscenti e adesso candidati - uno al Senato e l'altro alla Camera - nelle liste del loro datore di lavoro, avremmo la certezza che i loro emolumenti vengano pagati personalmente dal loro committente. 
Invece no, ce li troviamo noi a libro-paga, membri di un Parlamento in cui svolgono come compito esclusivo quello di approntare le leggi che tornino utili alla difesa del loro patrono politico in tribunale. Così, almeno, è successo finora, con la speranza che prossimamente la musica cambi. 

Stiamo lavorando per le elezioni. O facciamo campagna o ci occupiamo dei processi - ha spiegato Ghedini ai giudici del Tribunale di Milano nel perorare la richiesta di rinvio del processo Ruby. Prossimamente potrebbero giustificare la richiesta di rinvio perché impegnati in Parlamento a costruire trabocchetti per eludere la sentenza. 
Poi ci raccontano del conflitto dei giudici che entrano in politica! 


21 gennaio 2013

La luce in fondo al tunnel. O il buco nero?

Non so come andrà a finire e sono molto preoccupato per la tenuta democratica dell'Italia. E per la crisi che divora gli ultimi risparmi dei cittadini e le residue speranze di poterne uscire a breve. 

Non si vedono all'orizzonte idee originali e parole d'ordine che facciano sperare in un serio cambiamento di rotta. 

Monti ci ha preso gusto e, considerandosi il migliore a tavolino, dopo aver dato il colpo di grazia ad un Paese stremato, in compagnia dei Fini e dei Casini  spera di dirigere il traffico al centro, convinto com'è che destra e sinistra siano parole prive di senso. La sua coalizione è accreditata nei sondaggi intorno al 15%. 

Berlusconi è in campo per salvare quanto gli resta della sua armata brancaleone in disarmo ma, soprattutto, per mettere al riparo le sue cose e la sua persona. Con tutti i cespugli collegati, insieme alla Lega, potrebbe raggiungere il 28-30% e rendere ingovernabile il prossimo parlamento. 

La coalizione di centrosinistra di Bersani sembra ancora accreditata al miglior risultato, se non alla vittoria, con il 37/39% dei consensi che gli darebbe la maggioranza piena alla Camera ma un esito incerto al Senato. Sempre che nell'utimo miglio non riesca - ne sono capaci! - a giocarsi il vantaggio accumulato più per demerito degli altri che per propri meriti. 

Rivoluzione Civile di Ingroia e M5S di Grillo si contenderanno il rimanente 20% e, anche se animati dalle migliori intenzioni, contribuiranno ad affossare ciò che rimane delle nostre Istituzioni democratiche, già ampiamente in crisi. 

Sarà perché non ho più l'entusiasmo dei giovani e non ho ancora acquisito la saggezza degli anziani, devo dire che non vedo la luce in fondo al tunnel. Mi sembra di vedere, piuttosto, un buco nero! 

20 gennaio 2013

Sallusti - Santanchè. Sempre alla ribalta!

Ma perché li invitano? Non se ne può più!   

L’AMACA di Michele Serra su la Repubblica  

Si capisce che l'insulto a freddo di Sallusti a Ingroia (“Sei un mascalzone!”) non sia piaciuto a quest'ultimo, che molto probabilmente deciderà di arricchire la già mirabolante collezione di querele (migliaia? milioni? miliardi?) del direttore del Giornale. Ma gli appassionati del genere noir, che in Sallusti vedono la star più amata dai tempi di Bela Lugosi e Christopher Lee, avranno certamente potuto apprezzare la spettacolare sequenza nella quale, senza alcun percettibile trasalimento del viso – la cui fissità spiritata desta terrore perfino in fotografia – e senza che il gelido tono robotico della voce lasciasse presagire una così aspra impennata polemica, egli dà del mascalzone a Ingroia. Gli schiamazzi in studio (si era dalla Annunziata, povera donna) hanno coperto le successive voci. Ma a freddo, rivedendo la breve sequenza, perfino Ingroia non potrà che ammirare la totale gratuità dell'insulto, diciamo la sua spettacolare insensatezza, come lo sputo in faccia a tradimento, o l'improvviso calcio nelle parti basse durante un duello tra fiorettisti. Insomma quelle doti che hanno fatto di Sallusti il divo incontrastato del giornalismo nero. 


Nemmeno la dolce Daniela, con la sua bocca che tutto può, riesce ad ammorbidire la straripante, insensata, sgradevole rozzezza del suo eloquio. Ospite di Quinta Colonna, l'11 gennaio scorso la simpatica cialtrona, replicando a una signora che in collegamento esterno attaccava i politici che non sanno fare niente, aveva dichiarato col suo solito ghigno supponente: Se avessi qui in studio una vacca, le dimostrerei tranquillamente che la so mungere

Io non ho capito bene se voleva dimostrarlo all'interlocutrice o alla supposta vacca e sono convinto che qualcos'altro le sarebbe più consono che mungere una vacca. 

19 gennaio 2013

La Scuola e il Carnevale

Ricevo da un lettore attento ai casi di Sciacca e volentieri pubblico perché condivido, anche se parzialmente, le sue preoccupazioni.  

Cosa vuoi che sia, la scuola. Tutti arrabbiati, adesso. Tutti contro il carnevale.   Francesco Ciaccio 

Uno dopo l’altro, a rotazione, i diversi Consiglieri e le altre autorità saccensi alzano la voce contro il carnevale. Beh, cosa si può dire, meglio tardi che mai! Io, da comune cittadino l’aveva detto già ben prima. Avevo detto che spendere quelle cifre folli, tolte, ma potrei dire scippate, alla gente comune con salassi quali Imu, Tares e roba varia per fare un carnevale, era assolutamente deprecabile. Avevo detto perfino che la storia della tassa di soggiorno era un trucchetto per trovare un po’ di fondi da destinare, in qualche modo, anche al carnevale. Cosa dire, ci siamo salvati per un pelo dal dissesto finanziario e a cosa pensiamo subito dopo, immediatamente a un carnevale. Oh, bisognava pure festeggiare l’evento e quindi quale miglior modo se non fare il Carnevale? Io non so se, come dice il Sindaco, alla fine ciò non peserà più di tanto sul bilancio del Comune, resta il fatto che si farà perché è stato promesso in campagna elettorale e quindi bisogna farlo, costi quel che costi. E dopo, che ci hanno chiesto di fare le formichine, rinunciando a questo e a quello e magari dopo essere riusciti a convincere tutti in famiglia a fare a meno di qualcosa perché pagare quella tassa era giusto poiché, da responsabili cittadini, bisognava salvare la città dal dissesto finanziario, in un attimo da formiche diventiamo cicale e brindiamo al carnevale. Adesso, però che tutti, seppure in ritardo, hanno scoperto che forse spendere soldi per una festa fuori stagione non è ragionevole, adesso io mi aspetto che si parli anche del fatto che fare un Carnevale nel periodo in cui ci si avvia alla chiusura dell’anno scolastico sia assolutamente fuori luogo. 
Per cui, rivolgo a tutti un accorato appello: affinché quelle formichine già trasformate in cicale non finiscano per divenire finanche dei poveri ciuchi, che quella festa, se proprio si deve, si faccia in un periodo diverso, ad esempio d’estate e poiché si parla da sempre di destagionalizzare il turismo, perché no, si faccia a Settembre, proprio prima che cominci la scuola. Ma aggiungo una riflessione, se intendi rivolgere una proposta del genere alla città intera, a chi penseresti di chiedere sostegno? Di certo, io credo, a tutti gli insegnanti e ai Presidi, in particolare. E invece no, ti sbagli. Per il Preside del Liceo Classico, la scuola che per eccellenza è la roccaforte della cultura cittadina, le cose non stanno proprio così. 
Come ogni anno, infatti, tra pochi giorni le scuole chiuderanno per festeggiare il Patrono, ma non un solo giorno, come avviene ovunque in Italia, bensì due e questo, dopo aver chiuso già dodici giorni per le elezioni regionali e le festività di tutti i santi e dopo che, fra breve, assisteremo, ancora una volta, alla solita chiusura per le elezioni nazionali. Non bastasse ciò, bisogna aggiungere al già ricco programma pasquale, l’inevitabile precetto, doveroso certamente per uno Stato che si dice laico, la festa (?) (non so cosa ci sia da festeggiare) della Autonomia Siciliana e infine il periodo carnevalesco o come dicono toscanamente gli sciacchitani “carnascialesco”, il quale si presume non richiederà un impegno limitato ai soli due giorni previsti da calendario, bensì a tutto il periodo di preparazione; praticamente, scuola già finita. Facendo una rapida e approssimativa somma, per l’appunto, oltre un mese e più di vacanze da aggiungere a quelle già previste dal calendario, tanto che si rischia di mettere seriamente a rischio il minimo dei 200 giorni effettivi richiesti, cioè di giorni di lezione effettivamente svolti, per la validità dell’anno scolastico. Ma cosa vuoi che sia per la formazione culturale dei ragazzi tutto questo? In effetti, se perfino il Preside di una scuola come il Classico, scuola che una volta era sinonimo di dedizione, impegno e ancor più di cultura, arriva ad affermare che fare il carnevale è più importante di andare a scuola, a questo punto, capisco tutto il resto. Capisco perché nessun insegnante e dirigente scolastico ha mai provato ad alzare la voce o meglio a prendere carta e penna per denunciare ciò di cui si è detto e che potrebbe estendersi fino alla discutibile e deprecabile abitudine del ritiro anticipato dalle lezioni a fine Maggio in uso da tempi memorabili oramai a Sciacca. Capisco anche che, se si dice, come ha detto il Preside, che la città per guardare al futuro deve puntare su manifestazioni come il carnevale più che sulla cultura, non ci si può poi preoccupare banalmente dei pochi giorni persi. Capisco infine che una città che non trova in queste dichiarazioni nulla per cui valga la pena di indignarsi, inevitabilmente è una città che non ha un futuro. 
Concludo questa mia preghiera nonché questo mio accorato appello, invitando tutti i cittadini a far proprie le parole di Nelson Mandela, uomo e premio Nobel della cui saggezza credo nessuno possa in alcun modo dubitare, il quale affermava: L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo. 

Carnevale di Sciacca, Di Paola incontra Battiato: Non voglio sprecare fondi comunali 
Incontro con i carristi per fissare la data dell’edizione 2013 del Carnevale di Sciacca 

LISTE ELETTORALI E GARANTISMO BECERO


Immagino che l'esclusione dalle liste elettorali di alcuni impresentabili (Crisafulli e Papania in Sicilia, Caputo in Campania) renda onore al PD che può presentarsi agli elettori con una faccia più pulita. 
C'è da augurarsi che i voti che quel partito perderà in seguito alle esclusioni di personaggi indagati, condannati o in attesa di giudizio - ma assai quotati elettoralmente nei territori di riferimento - venga compensato abbondantemente con quelli conquistati nella società civile, fra i cittadini onesti. 


Questi sono problemi che non si porranno in casa PDL dove i Dell'Utri, i Cosentino, gli Scajola e compagnia cantante rappresentano fiori all'occhiello di quel garantismo becero che vuole il personale di quel partito sempre presentabile fino all'ultimo grado di giudizio. Buona compagnia per il padrone di casa, già condannato a 4 anni in 1° grado e con tre procedimenti penali in corso. 
COMPLIMENTI E AUGURI!  

18 gennaio 2013

Se gli Italiani non si sono bevuti il cervello


...se hanno ancora capacità d'intendere e di volere, se non hanno gli occhi foderati di prosciutto, non solo non potranno rimettere il Paese nelle mani di chi lo ha portato nel baratro, ma con il voto dovranno costringere il vecchio clown nelle condizioni di non nuocere.  
Perché in nessun paese civile al mondo sarebbe potuto accadere che un personaggio simile dopo i fallimenti politici, il disastro economico, la caduta di ogni illusione e promessa, il discredito personale e politico che lo circonda all'estero, i processi in corso e la condanna in primo grado, la conclamata abitudine all’imbroglio e alla simulazione, potesse ancora presentarsi alle elezioni politiche e oltretutto sperare, e con qualche fondamento, di ribaltare o comunque condizionare l’esito del voto con due mesi di recitazione della solita, logora commedia. (da Al Centrosinistra ricordo: il nemico è Berlusconi - Sergio Matera su Libertà e Giustizia) 
Certamente a girare pagina molto aiuterebbe la svolta proposta attraverso un programma coerente, serio e credibile da parte di un centrosinistra che si candidi al governo dell'Italia e a liberare il Paese dalle false promesse del pifferaio magico. Avremo modo di vedere questo programma prima delle elezioni? Riusciremo a vedere in primo piano sui giornali e in tv un'agenda politica del PD, primo partito nei sondaggi, in sostituzione delle barzellette e delle sparate del vecchio clown in esibizione continua? 

14 gennaio 2013

Berlusconi a Servizio Pubblico: sempre uguale a se stesso

Giovedì scorso ho visto Berlusconi a Servizio Pubblico e ho seguito l'indomani i commenti e i giudizi sui giornali e nelle tv. 

Non riesco ancora a capire cosa si aspettassero i commentatori di tutte le parrocchie e di tutti i siti da Santoro e Travaglio. Che lo uccidessero? Che ne mostrassero lo scalpo? 
Meno ancora capisco l'esultanza dei suoi giornali, delle sue tv, dei suoi scagnozzi per il fatto che sia uscito sulle sue gambe dagli studi di Cinecittà. 

Lui nel corso della trasmissione si è mostrato per quello che è: spaccone, bugiardo, capace di negare l'evidenza, venditore di fumo, aspirante maldestro al potere assoluto. Ha dovuto sopportare sulla difensiva, con il solito falso sorriso - quasi una smorfia - le puntualizzazioni di Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna riguardo alla teoria del falso complotto delle banche tedesche e all'IMU che ha voluto, ha votato e adesso vuole togliere. Ha dovuto fare buon viso alla palese ironia che accompagnava tutti gli interventi di Santoro che lo ha ridicolizzato all'occasione. Fantastico, infine, Travaglio che lo mette di fronte alle sue gravi responsabilità, specie per la bella compagnia di giro di cui si circonda. 
Alla fine il cavaliere si vendica - a suo modo - elencando le presunte condanne subite dal giornalista per diffamazione e con quel gesto meschino, da avanspettacolo, di pulire prima di sedersi, la sedia che il giornalista aveva occupato. 

Vorrei invitare quanti l'hanno vista in modo parziale o distratto, a rivedere la puntata e capiranno che i due unici risultati raggiunti sono lo share, che ha premiato La7 e Santoro, e una visibilità riconquistata da Berlusconi (che era ciò che cercava). Non la credibilità, che è altra cosa. 
Il giudizio degli Italiani sul suo conto non credo sia cambiato. E, comunque, se è cambiato, certamente non in meglio. Lo vedremo prossimamente dall'esito del voto. 



Approfitto per complimentarmi con Bersani che ha rifiutato il confronto con lui, visto che non è il candidato premier del suo schieramento. Meglio lasciarlo cuocere nel suo brodo, la tattica da lui usata ogni volta che gli ha fatto comodo.

10 gennaio 2013

Qualche consiglio ad un Bersani in tilt

...Segretario di un PD che, a furia di inseguire parole d'ordine dettate da altri, corre il rischio di fare il miracolo di perdere! 
Lascia perdere la metafora della lepre da inseguire, che è perdente. 
Poniti in atteggiamento forte e determinato di chi conosce l'obiettivo da raggiungere e lo persegue con decisione e coerenza. 
Non fare la corte a Monti. Non vedi che ha fatto una precisa scelta di campo? Ignoralo, lascialo nelle mani di Fini e Casini che lo cuoceranno a dovere, specie se farà incetta nel loro elettorato ridimensionandoli, come sembra dai sondaggi. Al resto pensa Berlusconi. 
Costruisci, piuttosto, e proponi un programma coerente di ripresa per l'Italia logorata dalla cura Monti, riappropriati dei valori e dei progetti autenticamente di sinistra, caccia via dal partito quanti sono portatori d'acqua di programmi altrui e rimettiti in ascolto delle attese e delle speranze di un popolo di sinistra frammentato e impaurito. 
Non prendere in nessuna considerazione le aperture di Berlusconi sulle sue riforme istituzionali o sull'ultima bufala relativa ai diritti civili. Consideralo per quello che è: un ciarlatano di strada, ormai disperato perché nessuno, nemmeno i suoi, è disposto a comprare la sua merce avariata.  
Ricorda quello che ha detto a proposito delle tre giudichesse femministe comuniste che lo hanno condannato a risarcire Veronica Lario con 200 mila euro al giorno. 
Pensa, infine, a riconquistare il voto dei delusi e degli indecisi che sono tanti e vogliono sapere cosa farà il PD andando al governo. 

Mostrati orgoglioso di essere e di apparire di sinistra, portatore sano dei suoi valori irrinunciabili. 

06 gennaio 2013

Monti - Grillo: due frutti avvelenati della malapolitica


Comincio a pensare che sia Monti che Grillo siano due frutti avvelenati di una classe politica giunta alla decomposizione. E mi chiedo come mai siamo riusciti ad arrivare fin qui, alle soglie di una tornata elettorale farsa, senza un colpo di Stato o una vera rivoluzione popolare. 
Il Paese reale affonda nel degrado e nella povertà; il tecnico che avrebbe dovuto salvarlo è salito in politica per proseguire l'opera demolitoria con il sostegno del peggio trovato in parlamento; Grillo sostiene argomenti convincenti ma, nella sostanza, disfattisti. Qualunque esito avranno le elezioni, saremo sempre più tartassati e ostaggio in mani ostili. 



Reggeremo fino alla fine? C'è qualcuno che pensa seriamente che il mio sia qualunquismo? 


IL DISTURBO BIPOLARE
Insulta, ammonisce, sbeffeggia, disprezza, sibila e diventa sempre più cattivo! 
La campagna elettorale di Mario Monti: Non ho mai sostenuto il governo Monti.
Mario Monti sorprende tutti: Abbasserò le tasse ingiustamente aumentate dall’infame governo precedente.
Il sostegno dell’associazione psichiatri: Votatelo! È un caso da studiare a fondo.
Un partito fondato sulla trasparenza nato in un convento con una riunione clandestina mentre Montezemolo era alle Maldive non può non affascinare gli italiani. 
Chi dice che il bipolarismo è morto? 
Niente di più falso, basta guardare Mario Monti: più bipolare di così c’era solo il dottor Jekyll. I fatti sono noti – dicono al dipartimento di salute mentale di palazzo Chigi – il premier è candidato premier ma non chiede voti, ha passato un anno aumentando le tasse e ora fa campagna elettorale promettendo di abbassarle. Un chiaro caso di sdoppiamento della personalità, ma siamo ancora lontani dal ricovero: Quando comincerà a parlar male delle banche – dice un medico di turno – faremo partire l’ambulanza. Ma non prima.
Intanto prosegue senza sosta la campagna elettorale, che va di pari passo con la costruzione della lista Monti. Da quando Enrico Bondi ha cominciato a valutare l’idoneità dei candidati, tutti i telefoni dell’Udc risultano staccati o non disponibili, un quarto dei notabili centristi a livello locale si è dato alla latitanza e gli altri sono ricorsi alla plastica facciale. Un fenomeno interessante, confermano alla facoltà di neurologia di Tubinga: Fino ad ora la schizofrenia non era considerata contagiosa, ma vedere gente che ha governato con Totò Cuffaro salire con convinzione a bordo della lista Monti ci sta convincendo del contrario. In ogni caso, il partito di Mario Monti si segnala per capacità organizzativa.
È vero – dicono dal suo quartier generale – se togliamo i furbetti dell’Udc, i nostri candidati sono tutti imprenditori: saranno titolari di un seggio in Parlamento, dove manderanno a lavorare dei collaboratori a tempo determinato, e questo dovrebbe aumentare l’occupazione. Non mancano segnali di risveglio civile: pur di stare accanto a Monti, Luca Cordero di Montezemolo ha interrotto una vacanza alle Maldive: È giusto – ha detto – che un non candidato come me sostenga un non candidato come lui.  (Alessandro Robecchi in Misfatto su Il Fatto Quotidiano)

Leggi anche: 
Perché Monti mi ha deluso di Eugenio Scalfari 
UN’ALTRA ITALIA È POSSIBILE? su Panta Rei

04 gennaio 2013

La Campana di marmo di Calarasanu a Menfi nel 45° del terremoto

da: Marmo e barrique, storie di cultura e di amicizia tra Timisoara e la Sicilia  di Gianluca Testa  
Avvenimenti, anche tragici, possono, a volte, generare delle situazioni che li illuminano con un’altra luce, dove ombre e lati più bui soccombono al cospetto di alcuni particolari che per la loro normalità possono apparire, a volte, eccezionali. 

È una questione d’interpretazione e, perché no, di pathos, che permette ai particolari di prendere vita propria e di diventare unici. È quello che è accaduto durante un viaggio con alcuni amici romeni, di Timisoara, nella primavera del 2012. Tra due amici imprenditori, un altro amico, uno scultore di fama, eclettico e sincero, amante del buon vino e delle scarpe di classe, Stefan Calarasanu. Forse era stato proprio il particolare delle scarpe ad attrarmi a Stefan, o forse è stato il suo essere squisitamente, profondamente artista a trascinarmi nel vortice della sua emozione quando, nel nostro primo viaggio in Sicilia, terra delle mie radici materne, assorto dal tragico fascino delle rovine del sisma del lontanissimo ’68 della Valle del Belice, mi disse che avrebbe voluto, con tutto il cuore, lasciare una sua testimonianza in quel lontano paese siciliano, Menfi. C’è sempre una motivazione che spinge noi uomini a scegliere ed a decidere ed io, come tutti, ho le mie. 
L’idea mi è piaciuta moltissimo e, dopo aver acquistato un blocco di puro marmo ad agosto a Custonaci, ventre di moltissime opere, anche di ellenica memoria, e dopo aver preso accordi con il Sindaco ed alcuni consiglieri del Comune di Menfi, lo scorso settembre, l’amico Stefan atterrava a Palermo per iniziare la sua opera. 
Commovente l’aiuto e la genuina curiosità di molti concittadini che, tra un sorriso ed un discorso, hanno partecipato con la loro forza coinvolgente al lavoro di Stefan. Ad essere sincero, senza quei sorrisi, senza quelle curiosità sinceramente spontanee, non sarei riuscito ad aiutare Stefan. Tra la polvere del marmo, il caldo di un’estate in discesa, la sua opera, concedetemi di dire la nostra opera, prendeva forma. Il parallelepipedo di marmo bianco, prelevato dalle cave di Custonaci, in poco più di due settimane si stava trasformando in un pensiero solido di un uomo impressionato dalle macerie, vecchie di quarant’anni, del terremoto del Belice. Lui, artista contemporaneo, amico di un figlio di quella terra assolata trapiantato, prima nel nord Italia e, poi, regalato alle cure di una Nazione carica di contraddizioni e di veri talenti. 
La piazza principale di Menfi accoglierà l’opera di Stefan, così che molti, tantissimi menfitani potranno ricordare e dire che hanno conosciuto quel simpatico artista romeno che parlava una lingua tutta sua, che di italiano aveva molto poco, ma che, incredibilmente, si lasciava capire. Un po’ come i simboli che Stefan regala alle sue opere, tutte le sue opere. Simboli che non significano nulla e che dicono tutto del suo essere, di quello che fuoriesce dalla sua voglia di esprimersi, dalla sua voglia di esprimere l’arte che gli cresce dentro. Così come nelle sue campane, così come nei suoi stivali, alcuni giganteschi, possenti, talmente veri da rendere percepibile quel calore che ne rimane all’interno dopo che sono stati indossati.  
Caro Gianluca, non so se ti ricordi di me. Ma tra le persone che hai incontrato e conosciuto a Menfi negli anni terribili del post-terremoto c'ero anch'io. Spesso raggiungevo te e tuo fratello nella casa che abitavate di fronte alla Chiesa del Collegio e andavamo in giro per quella Via della Vittoria, voi ragazzini ed io studente universitario più cresciutello. Ricordo la vostra grande curiosità e precisione, rasentante talvolta la pignoleria; doti non comuni in ragazzi della vostra età. Sono profondamente commosso per il legame che mantieni con Menfi, dove nel 45° anniversario del sisma verrà posata la campana di marmo, opera dello scultore rumeno Stefan Calarasanu, tuo amico e adesso amico di tutti noi. L'iniziativa ti fa onore e, assieme a Stefan, ti ascriverà tra i menfitani degni di memoria. Giorno 15 Gennaio ci sarò anch'io a Menfi, con tanta voglia di rivederti. Grazie Gianluca! 


Marmo e barrique, storie di cultura e di amicizia tra Timisoara e la Sicilia 
in Orizzzonti Culturali Italo-Romeni 
Leggi anche dal mio blog: Valle del Belice '68 - Per non dimenticare 

03 gennaio 2013

Il Professore strabico e choosy alla fine del tunnel vede la luce

Il professore si mostra assai choosy nel valutare i partiti tradizionali e i leader che li rappresentano. Su Berlusconi non ha tutti i torti, dice che lo confonde sul piano logico passsando da elogi sperticati ad accuse insensate. E aggiunge: Ha usato contro di me armi improprie, come i valori della famiglia. 

A Bersani che insistentemente gli ha chiesto con chi sta, ha risposto: io sto per le riforme che rendano l'Italia più competitiva e creino più posti di lavoro; ma è difficile ragionare su dove uno sta. 

Vendola e Fassina gli appaiono conservatori perché vogliono conservare, per nobili motivi e in buona fede, un mondo del lavoro iperprotetto rispetto a condizioni di altri Paesi.

Poi, però, sul sito Agenda-Monti precisa meglio il suo punto di vista inteso a superare i vecchi schemi della politica del Novecento, dando vita a una nuova formazione politica che metta in primo piano le profonde trasformazioni di cui ha bisogno l’Italia e sostenendo che la nuova formazione politica alla quale stiamo dando vita, adottando l’Agenda Monti come ispirazione per un programma di governo, non intende collocarsi “al centro” tra una destra e una sinistra ormai superate, bensì costituirsi come elemento di spinta per la trasformazione dell’Italia, in contrapposizione alle forze conservatrici, prone ad interessi particolari, a protezioni corporative o addirittura dichiaratamente anti-europeiste.

Mentre Obama ottiene l'ok per l'aumento delle tasse ai più ricchi, mentre la stragrande maggioranza degli Italiani si arrabatta come può nella morsa della riduzione dei servizi e dell'aumento di imposte e balzelli, beato lui: La luce alla fine del tunnel la vedo più vicina di prima. E immagino che voglia considerarla merito del suo Governo! 

Leggi L’AMACA di Michele Serra su Repubblica di oggi
La quasi totale rimozione della questione sociale è stato il tratto politico più forte, e più sconvolgente, degli ultimi anni. Soprattutto in Italia, dove questa rimozione ha indossato la maschera tragicomica del berlusconismo, poveri o semipoveri che venerano il più ricco, come se le sue promesse bugiarde fossero l’oppio indispensabile per dimenticare per sempre di essere svantaggiati, subalterni, umiliati. Anche alla luce di questo lungo inganno, mi ha fortemente colpito l’articolo di Gad Lerner (Repubblica di ieri) sulla povertà, meglio sull’impoverimento che oramai lambisce anche le porte di chi ci è parente o amico. Sostenere – come fa Lerner – che il compito prioritario della politica è combattere la povertà non solo non è una banalità; è, nei fatti, una rarità (giornalistica così come politica). Ma nello sgretolarsi del welfare, nella contrazione paurosa del lavoro, quale altro obiettivo può essere più importante, e al tempo stesso più innovativo, dell’organizzazione di un argine sociale alla miseria e alla solitudine? "Una nuova società più conviviale nella quale ritrovare il modo di aiutarci", scrive Lerner. Mi sembra, con buona approssimazione, l’eccellente sintesi del programma elettorale di qualunque sinistra. 

Ps: Pensavo che il Premier Monti, salendo in politica, avesse l'ambizione di costituire una formazione di centro-destra credibile, rispettabile, europeista per dare vita ad un bipolarismo maturo in cui contendere con un centro-sinistra rinnovato il governo del Paese. 
Invece no! Le sue ambizioni sono più modeste: il Professor Monti considera ormai superati gli stessi concetti e valori di destra e sinistra. E rifiuta lo stesso centro come posizione mediana e di mediazione. Lui vuole essere elemento di spinta per la trasformazione dell’Italia in contrapposizione alle forze conservatrici. E gli basta il sostegno di grandi riformatori come Fini, Casini e Montezemolo. AUGURI! 
Preferisco, tutto sommato, l'ironia canzonatoria di Giorgio Gaber. 



02 gennaio 2013

NOI SIAMO QUI

Dopo la lunga pausa delle Feste di fine anno, è duro ma necessario rimettersi in cammino. Il 2013 incombe su di noi con il suo carico di incognite e di preoccupazioni. Riusciremo ad uscire dal buco nero della crisi per avviarci positivamente verso una fase di ripresa? Sapremo fra poche settimane scegliere tra le offerte di partiti e movimenti, quegli uomini e quelle donne capaci di interpretare al meglio un progetto di sviluppo per l'Italia? Vorremo sostenere un piano che assicuri giustizia sociale e sostegno solidale a quanti sono stati colpiti e travolti dalla crisi? Sapremo farci sostenitori di una lotta senza quartiere ai privilegi, alla speculazione, all'evasione e alla criminalità organizzata? 
Molto del nostro futuro e di quello delle prossime generazioni dipende da noi e dalla nostra capacità di valutare lo stato presente e approntare in tempo i mezzi necessari per superarlo. 
(...) Se giungeremo a smascherare questo idolo del profitto da cui tutto deve dipendere, noi faremo un grande servizio al vero bene comune, al vero profitto della società, al vero bene anche economico dell'uomo, insegnando che non è possibile risolvere i problemi del lavoro, i problemi umani se non si mettono i valori assoluti al primo posto e se non si considerano altre realtà come subordinate ad essi. (...) Carlo M. Martini
Da laico convinto ed agnostico in campo religioso, sto leggendo Il Profeta di Marco Garzonio, bella biografia ragionata di Carlo Maria Martini. Ringrazio chi me ne ha fatto dono in occasione del mio ultimo compleanno coincidente col Natale, quasi interpretando il mio interesse, da sempre nutrito, nei confronti di questo grande vescovo contemporaneo. Nel libro sto trovando spunti interessanti di riflessione per una migliore comprensione della realtà dell'uomo, che va oltre la pratica religiosa. Ho trovato sempre profetiche le parole del Cardinale Carlo Maria Martini cui già in data 5 aprile 2010 dedicavo il post LA CRISI DELLA CHIESA E IL TESTAMENTO DI CARLO M. MARTINI in seguito all'uscita in Italia dei suoi COLLOQUI NOTTURNI A GERUSALEMME
Le sue riflessioni sulla condizione umana, la sua libertà e autenticità di pensiero non possono che affascinare aiutandoci a dare più senso al nostro cammino di uomini in questo mondo. 

Conversazioni notturne a Gerusalemme (Martini-Sporschill)

01 gennaio 2013

Sondaggi, voti e intenzioni di voto


Come si può vedere nella sidebar, il mio sondaggio - Chi butteresti per primo dalla torre? - si è chiuso proprio oggi con la partecipazione di 81 visitatori. Di questi,  45 (il 55%) hanno dato la preferenza a Berlusconi, prova lampante che i miei visitatori sono, in larga misura, antiberlusconiani (e di ciò vado fiero). Ma questo dato mi fa anche pensare che si tratti di un sentimento diffuso nel Paese. 
Seguono a grande distanza Monti (6 con il 7%), Di Pietro e Fini (5 con il 6%). Meno rilevante l'esito per Bersani, D'Alema e Fornero che si collocano a pari merito in quarta posizione con 4 voti. Tallonati da Alfano, Bindi e La Russa, buoni quinti con due voti a testa. Chiudono la gara in sesta posizione con un solo voto Grillo e Renzi guadagnandosi il nostro premio di consolazione. Tutti gli altri partecipanti non hanno raggiunto il traguardo. 

Ma mentre auguro ai miei visitatori un anno sereno, per un'indagine ragionata e a tutto campo sugli scenari elettorali rinvio ai seguenti siti:
Termometro Politico
SondaItalia

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