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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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30 dicembre 2012

Una storia incresciosa di fine anno

...che può capitare a chiunque di voi anche in altri momenti dell'anno. 

Questa mattina, passando nei pressi di un distributore di carburanti, notavo che il prezzo self-service del gasolio era a € 1.674/l ma avendo solo banconote da 50, sono andato nel bar vicino, dove mi fermo spesso a fare colazione, e ho ordinato una pasta e un caffè. Ho pagato con € 50 ottenendo in resto, oltre agli spiccioli, due banconote da 20 belle, nuove, fiammanti. 

Tornato al distributore, ho provato ad inserirle nella macchinetta che, con mio raccapriccio, le ha rifiutate una dopo l'altra. Ho pensato che succedesse perché troppo nuove e mentre stavo rinunciando a fare rifornimento, una signora, in attesa del suo turno con il marito, mi ha passato una banconota da 20 invitandomi a riprovare e prendendosi una delle mie. Ringraziatala per la cortesia, ho fatto rifornimento e sono andato via tranquillo. In serata, uscito a comprare le sigarette, ho tentato di pagare con l'altra ma l'esercente, inseritala nel rilevatore di banconote false, mi ha guardato con sospetto comunicandomi la cruda verità. Ho pagato scambiando € 50 e me ne sono andato, turbato e quasi incredulo. Osservando, poi, a casa la banconota e confrontandola con altre dello stesso taglio, ho notato che la carta era più liscia e leggera e mancava la riga verticale filigranata. 

Sono tornato nel bar per raccontare tutto alla gestrice, chiederle di riprendersi la banconota e informarla che, in ogni caso, sarei andato dai Carabinieri a denunciare l'episodio. Non tanto per recuperare il denaro, quanto per risarcire - se possibile - la signora cui, in perfetta buona fede, avevo rifilato le 20 false davanti al rifornimento, con il rischio di apparire uno spacciatore se non addirittura un falsario. Naturalmente in quel bar, senza il riconoscimento della mia buona fede, non metterò più piede e starò molto più attento, d'ora in avanti, anche nelle transazioni con denaro liquido. 
AD AMBEDUE LE SIGNORE AUGURO BUON ANNO
____________________________

Ps: come giudichereste la barista che - dopo avermi rifilate le due banconote false - alla mia contestazione puntuale risponde che avrei dovuto farlo sul momento? Cosa si può pensare di un'esercente di commercio che appare disposta a perdere un cliente piuttosto che riconoscere il suo errore - per non dire altro? Come posso ritrovare la malcapitata signora che, con eccessiva ingenuità, mi ha favorito la banconota buona avendo osservato i miei tentativi, andati a vuoto, di usare le mie? E poi, è più conveniente e corretto comportarsi come la prima o come la seconda? 

29 dicembre 2012

BUON 2013 A TUTTI

Ci stiamo lasciando alle spalle l'anno 2012 che chiude un lungo periodo di crisi economica e politica, un parlamento che non ha saputo cogliere appieno le opportunità di cambiamento invocate dai cittadini, una presidenza della Repubblica che, fra luci ed ombre, ha saputo indirizzare verso un possibile approdo la barca italiana colta dalla tempesta. 

L'anno 3013 che sta arrivando è carico di incognite e di grandi aspettative: - andremo a votare per eleggere il nuovo parlamento che poi, a sua volta, voterà la fiducia al nuovo governo ed eleggerà il prossimo Capo dello Stato. 
C'è da augurarsi che i cittadini sappiano scegliere saggiamente i loro rappresentanti e le forze politiche capaci di elaborare progetti di crescita, sviluppo e innovazione, animate da spirito di servizio; che non si lascino incantare dai facili messaggi di sirene populiste e anti-europee; che valutino la serietà e fattibilità dei programmi e l'onestà, capacità e coerenza degli uomini e delle donne che intendono interpretarli. 
C'è da augurarsi che la fedeltà al progetto di federazione europea rimanga la nostra stella polare perché non ci può essere futuro per il nostro Paese fuori dalla Comunità europea. Non a caso il 2013 è stato ufficialmente proclamato Anno europeo dei cittadini con l'intento di rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei diritti e delle responsabilità connessi alla cittadinanza dell’Unione al fine di permettere ai cittadini di esercitare pienamente i proprio diritti, con particolare riferimento al diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati Membri
C'è da sperare che un Parlamento illuminato sappia trovare una solida maggioranza per un governo che abbia a cuore - come negli anni del dopoguerra e della ricostruzione - la ripresa economica e sociale dell'Italia. E che sappia, inoltre, individuare la personalità specchiata cui affidare la presidenza della Repubblica. Un anno, dunque, di grandi novità e cambiamenti - speriamo positivi e in grado di imporsi sulle forti resistenze che vorrebbero portarci indietro, in un tunnel senza uscita. 

Mi auguro, personalmente, che il 2013 segni la svolta che ci porti alla normalità, ci liberi dai piazzisti di tutte le risme, ci faccia sentire fieri e orgogliosi della nostra storia e costruttori di speranza e futuro per le nuove generazioni.

BUON 2013 A TUTTI

26 dicembre 2012

L'effetto Monti nella politica italiana


Ieri su fb leggevo questa nota preoccupata del giudice Imposimato sul futuro dell'Italia che trovo eccessivamente pessimistica. Egli vede all'orizzonte un governo Monti come regime e dittatura della maggioranza, il riaffacciarsi dei fantasmi di Berlusconi a destra e il crollo a sinistra delle speranze di un reale rinnovamento. 



Cari amici, la situazione diventa difficile e preoccupante; il perpetuarsi del Governo Monti, cioè un vero e proprio regime, che è dittatura della maggioranza, è ormai probabile, con la sua politica di rigore contro i poveri disgraziati e a favore delle banche e della FIAT, mentre si riaffacciano i fantasmi di Berlusconi, capace di condizionare la politica italiana con le sue TV con i servi al suo servizio, i D'Alema, che aveva promesso un passo indietro, e ne fa due avanti andando in TV dal servo Fabio Fazio, per preparare il terreno per il suo ritorno come Ministro degli Esteri, i Franco Marini e Rosy Bindi, dinosauri impresentabili del PD che impongono le loro candidature senza vergognarsi, facendo crollare le nostre speranze di rinnovamento. E' uno spettacolo desolante. Manca, intanto, una opposizione degna di questa nome, con un Grillo in stato confusionale e senza un programma serio e un movimento arancione che non convince. La sola cosa che non possiamo fare è stare a guardare. (Ferdinando Imposimato) 
Io, viceversa, sono convinto che l'impegno di Monti in politica produrrà, nel medio periodo, un profondo e positivo effetto chiarezza. Perché contribuirà da una posizione di destra europea, liberale e veramente moderata, a liberarci dalla disastrosa dialettica berlusconismo/ antiberlusconismo, costringendo all'angolo, all'estrema destra le minoritarie forze superstiti di quel partito/ azienda che per quasi vent'anni ha imperversato in Italia. L'effetto Monti avrà, altresì, significative ripercussioni in quell'area disastrata di sinistra che, finita la fiammata grillina, dovrà riscoprire il proprio nobile ruolo di rappresentanza unitaria e coerente del mondo del lavoro, dei servizi e delle professioni. 
Dopo una fase necessaria ma transitoria di carattere istituzionale (potrebbe durare meno di una legislatura); di grande trasformazione delle forze politiche in campo; di ineludibili riforme (a partire dalla legge elettorale, antitrust, conflitto di interessi, giustizia e quant'altro) si dovrà pure pervenire ad un confronto civile fra partiti portatori di legittimi, contrastanti interessi che si contendano democraticamente il governo del Paese. IO CI CREDO. 

25 dicembre 2012

Il terremoto Monti agita la scena politica italiana


Quella che sembra prendere corpo in Italia, con la salita in politica di Mario Monti, è una formazione di centro-destra, moderata e liberale, finalmente credibile e seria. La sua cosiddetta Agenda è un manifesto programmatico, corredato di sani principi, destinato ad avere un ruolo decisivo nel liberare il Paese dal ventennale imperversare di un uomo solo al comando, forte delle sue TV e del suo denaro. 
Per quasi un ventennio, la destra italiana liberale e moderata ha dovuto ripiegare in forme estremistiche di populismo mediatico, assecondando le ubbie del proprio leader indiscusso (che ha usato tutti i mezzi, leciti e non, al fine di trarre vantaggio dalla funzione politico-istituzionale) e dimenticando la primaria finalità di servizio che la politica deve assolvere rispetto alle istanze provenienti dalla società. Questo modo di intendere il ruolo in politica ha scatenato nei meno dotati di senso morale quegli istinti bestiali e protervi al facile arricchimento e all'impunità che ci ha portato dove siamo. 

L'entrata in politica di Monti scompagina potentemente i vecchi equilibri che andavano magnificamente bene al padrone delle ferriere: un Paese diviso in due, tra moderati e comunisti, pro e contro il nuovo che più nuovo non si può. Adesso - era ora - si fa strada l'idea, per fortuna, che essere moderati non significa stare con Berlusconi; che essere liberali è ben altra cosa che sostenere il più ricco e aggressivo monopolista del Paese. 
Certamente non sarà facile dare forza ad idee sane e veritiere, espresse con equilibrio e pacatezza, mentre imperversa nei media padronali l'urlo disperato dell'uomo solo che vede svanire il suo appeal e calare il consenso. 

Ma non solo in quel campo vengono scompaginati gli equilibri: anche a sinistra, e nello stesso centro che il professore intende rappresentare, si dovrà necessariamente fare chiarezza. I vecchi arnesi della politica mestierante, pronti ad ogni compromesso di potere, dovranno essere costretti nell'angolo per un reale rinnovamento: l'adesione acritica, piena e totale di Fini e Casini al progetto montiano appare, quanto meno sospetta; sembra vissuta come l'ancora di salvataggio di una vecchia classe politica che pensa di piegare l'antica novità montiana al proprio tornaconto. Dall'altra parte, la cosiddetta sinistra deve necessariamente rinnovarsi, nei metodi e nei contenuti (cosa che Bersani, onestamente, sta tentando di fare) perché non le sarà più concesso di vivere lucrando sullo spauracchio di Berlusconi.

Volendo, infine, mettere a confronto le due personalità che si contendono il campo dei moderati, il contrasto è abissale: quanto l'uno è sguaiato, istintivo, aggressivo e confuso, tanto l'altro appare razionale, equilibrato, garbato e deciso. 
Anche sul piano fisico le differenze sono vistose: l'uno richiama alla mente certi personaggi negativi del genere gangster americano, l'altro è la perfetta personificazione del gentleman inglese. 


A chi dei due i moderati e liberali italiani daranno credito?





Cambiare l'Italia, riformare l'Europa di Mario Monti
Un'agenda per un impegno comune

Il cavaliere solitario per istinto e strategia di Ilvo Diamanti

23 dicembre 2012

Perché conoscere e amare la nostra Costituzione

La riflessione di Gustavo Zagrebelsky sulla nostra Costituzione, a margine della bella prestazione di Benigni sul primo canale della RAI, è un invito pressante e accorato a leggerla, a conoscerla la nostra Carta, per capirla, farla nostra e amarla. 
 
Perché è possibile e doveroso amare l'atto fondativo della nostra Nazione libera e democratica. Quello che da sudditi intende trasformarci in cittadini consapevoli, da oggetti di dominio a soggetti responsabili, costruttori del proprio destino. 

Ripropongo i due documenti: il testo dell'ex Presidente della Corte Costituzionale e il video integrale del discorso spettacolo di Roberto Benigni su RAI 1.  
Si può amare la nostra Costituzione? - di Gustavo Zagrebelsky 
IL DISCORSO di Roberto Benigni sulla Costituzione è stato per molti una rivelazione: rivelazione, innanzitutto, di principi fino a lunedì scorso, probabilmente, ignoti ai più; ma, soprattutto, rivelazione di ciò che sta nel nucleo dell’idea stessa di Costituzione. In un colpo solo, è come se fosse crollata una crosta fatta di tante banalità, interessate sciocchezze, luoghi comuni, che impedivano di vedere l’essenziale. Non si è mancato di leggere, anche a commento di quel discorso, affermazioni che brillano per la loro vuotaggine: che la Costituzione è un ferrovecchio della storia, superata dai tempi, figlia della guerra fredda e delle forze politiche di allora. Benigni, non so da chi, è stato definito “un comico”, “un guitto”. Il suo discorso è stato la riflessione d’un uomo di cultura profonda e di meticolosa preparazione, il quale padroneggia in misura somma una gamma di strumenti espressivi che spaziano dall’ironia leggera, alla tenerezza, all’emozione, all’indignazione, alla passione civile. La Costituzione, collocata in questo crogiuolo d’idee e sentimenti, ha incominciato o ricominciato a risuonare vivente, nelle coscienze di molti. È stato come svelare un patrimonio di risorse morali ignoto, ma esistente. Innanzitutto, è risultata la natura della Costituzione come progetto di vita sociale. La Costituzione non è un “regolamento” che dica: questo si può e questo non si può, e che tratti i cittadini come individui passivi, meri “osservanti”.
La Costituzione non è un codice di condotta, del tipo d’un codice penale, che mira a reprimere comportamenti difformi dalla norma. È invece la proposta d’un tipo di convivenza, secondo i principi ispiratori che essa proclama. Il rispetto della Costituzione non si riduce quindi alla semplice non-violazione, ma richiede attuazione delle sue norme, da assumersi come programmi d’azione politica conforme. L’Italia, o la Repubblica, “riconosce”, “garantisce”, “rimuove”, “promuove”, “favorisce”, “tutela”: tutte formule che indicano obiettivi per l’avvenire, per raggiungere i quali occorre mobilitazione di forze. La Costituzione guarda avanti e richiede partecipazione attiva alla costruzione del tipo di società ch’essa propone. Vuole suscitare energie, non spegnerle. Vuole coscienze vive, non morte. Queste energie si riassumono in una parola: politica, cioè costruzione della pòlis.
A differenza d’ogni altra legge, la cui efficacia è garantita da giudici e apparati repressivi, la Costituzione è, per così dire, inerme: la sua efficacia non dipende da sanzioni, ma dal sostegno diffuso da cui è circondata. La Costituzione è una proposta, non un’imposizione. Anche gli organi cosiddetti “di garanzia costituzionale” – il Presidente della Repubblica e la Corte costituzionale – nulla potrebbero se la Costituzione non fosse già di per sé efficace. La loro è una garanzia secondaria che non potrebbe, da sola, supplire all’assenza della garanzia primaria, che sta presso i cittadini che la sostengono col loro consenso. Così si comprende quanto sia importante la diffusione di una cultura costituzionale. L’efficacia del codice civile o del codice penale non presuppone affatto che si sia tutti “civilisti” o “penalisti”. L’efficacia della Costituzione, invece, comporta che in molti, in qualche misura, si sia “costituzionalisti”. Non è un’affermazione paradossale. Significa solo che, senza conoscenza non ci può essere adesione, e che, senza adesione, la Costituzione si trasforma in un pezzo di carta senza valore che chiunque può piegare o stracciare a suo piacimento.
Così, comprendiamo che la prima insidia da cui la Costituzione deve guardarsi è l’ignoranza. Una costituzione ignorata equivale a una Costituzione abrogata. La lezione di Benigni ha rappresentato una sorpresa, un magnifico squarcio su una realtà ignota ai più. È lecito il sospetto che sia ignota non solo a gran parte dei cittadini, ma anche a molti di coloro che, ricoprendo cariche pubbliche, spensieratamente le giurano fedeltà, probabilmente senza avere la minima idea di quello che fanno. La Costituzione, è stato detto, è in Italia “la grande sconosciuta”. Ma c’è una differenza tra l’ignoranza dei governanti e quella dei governati: i primi, ignoranti, credono di poter fare quello che vogliono ai secondi; i secondi, ignoranti, si lasciano fare dai primi quello che questi vogliono. Così, l’ignoranza in questo campo può diventare instrumentum regni nelle mani dei potenti contro gli impotenti.
A questo punto, già si sente l’obiezione: la Costituzione come ideologia, paternalismo, imbonimento, lavaggio del cervello. La Costituzione come “catechismo”: laico, ma pur sempre catechismo. La Costituzione presuppone adesione, ma come conciliare la necessaria adesione con l’altrettanto importante libertà? Questione antica. Non si abbia paura delle parole: ideologia significa soltanto discorso sulle idee. Qualunque costituzione, in questo senso, è ideologica, è un discorso sulle idee costruttive della società. Anche la costituzione che, per assurdo, si limitasse a sancire la “decostituzionalizzazione” della vita sociale, cioè la totale libertà degli individui e quindi la supremazia dei loro interessi individuali su qualunque idea di bene comune, sarebbe espressione d’una precisa ideologia politica. L’idea d’una costituzione non ideologica è solo un’illusione, anzi un inganno. Chi s’oppone alla diffusione della cultura della costituzione in nome d’una vita costituzionale non ideologica, dice semplicemente che non gli piace questa costituzione e che ne vorrebbe una diversa. Se, invece, assumiamo “ideologia” come sinonimo di coartazione delle coscienze, è chiaro che la Costituzione non deve diventare ideologia. La Costituzione della libertà e della democrazia deve rivolgersi alla libertà e alla democrazia. Deve essere una pro-posta che non può essere im-posta. Essa deve entrare nel grande agone delle libere idee che formano la cultura d’un popolo. La Costituzione deve diventare cultura costituzionale.
La grande eco che il discorso di Benigni ha avuto nell’opinione pubblica è stata quasi un test. Essa dimostra l’esistenza latente, nel nostro Paese, di quella che in Germania si chiama WillezurVerfassung, volontà di costituzione: anzi, di questa Costituzione. È bastato accennare ai principi informatori della nostra Carta costituzionale perché s’accendesse immediatamente l’immagine d’una società molto diversa da quella in cui viviamo; perché si comprendesse la necessità che la politica riprenda il suo posto per realizzarla; perché si mostrasse che i problemi che abbiamo di fronte, se non trovano nella Costituzione la soluzione, almeno trovano la direzione per affrontarli nel senso d’una società giusta, nella quale vorremmo vivere e per la quale anche sacrifici e rinunce valgono la pena. In due parole: fiducia e speranza. Ma senza illusioni che ciò possa avvenire senza conflitti, senza intaccare interessi e posizioni privilegiate: la “volontà di costituzione” si traduce necessariamente in “lotta per la Costituzione” per la semplice ragione che non si tratta di fotografare la realtà dei rapporti sociali, ma di modificarli.
La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come è la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare. Tra i cittadini c’è desiderio di mobilitazione, cui mancano però i punti di riferimento. I quali dovrebbero essere offerti dalle strutture organizzate della partecipazione politica, innanzitutto i partiti che dicono di riconoscersi nella Costituzione. Ma tra questi spira piuttosto un’aria di smobilitazione, come quando ambiguamente si promettono (o minacciano, piuttosto) “stagioni”, “legislature” costituenti, senza che si chiarisca che cosa si vorrebbe costituzionalizzare, al posto della Costituzione che abbiamo. Possibile che non si veda a quale riserva d’energia così si rinuncia, in cambio di flosce e vaghe prospettive?



Si può amare la nostra Costituzione? di Gustavo Zagrebelsky
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (testo e note)

21 dicembre 2012

Monti: da Cincinnato a Capo di partito

Era stato chiamato a salvare la Repubblica sull'orlo del baratro. Si era presentato sobriamente in loden, pronto a misurarsi con l'arduo compito, non proprio agevole visto il parlamento che si è trovato di fronte. Appariva intimidito e incerto quando, circondato dalla scorta, si augurava che quella vita a libertà vigilata non durasse a lungo. Del resto, su richiesta andava ripetendo in tutte le salse che, portato a termine il mandato straordinario, sarebbe tornato alla sua Bocconi; il Montibis non lo prendeva neanche in considerazione. Lui era un tecnico di razza e schifava la politica politicante. Dall'alto del suo scranno di senatore a vita, avrebbe svolto una sana funzione di moral suasion in quella bolgia di matti. Si intravedeva per lui, comunque, un futuro istituzionale come riserva della Repubblica e appariva chiaro che non sarebbe tornato a coltivare i suoi campi

Negli 11 mesi di governo tecnico, i risultati si sono avuti, specialmente nei rapporti con l'Europa e con il resto del mondo. Monti è riuscito, infatti, a riportare l'Italia nel consesso delle nazioni che contano ridandole il ruolo di partner affidabile. 


Timida e incerta, invece, l'azione in politica interna. Le uniche riforme messe in atto sono state quelle che, dettate - come si dice - da estrema urgenza, hanno colpito i pensionati, il mondo del lavoro e della piccola impresa. Altre hanno favorito e salvato le banche ma poco o niente è stato fatto nei confronti della finanza drogata, dei grandi patrimoni accumulati illegalmente, dei capitali fuggiti all'estero. 
Gli interventi fiscali e i tagli indiscriminati ai servizi sociali hanno allargato la forbice fra una minoranza di ricchi, sempre più ricchi, e una maggioranza di poveri, sempre più poveri, portando all'estinzione la classe media e avviando una spirale recessiva insopportabile.
Quell'equità tanto sbandierata inizialmente, non si è materializzata. È rimasto solo il rigore a danno dei più deboli.

Adesso, smentendo tutti i suoi propositi della prima ora, il tecnico Monti dismette i panni di Cincinnato e, sostenuto da un centro fatto di vecchi politicanti, compromessi con le peggiori astruserie di una tradizione politica che pensavamo morta, e da un nuovo in cerca d'autore che con quel mondo ha intrallazzato (e come!); con la benedizione dei poteri finanziari interni ed internazionali e di grandi aziende come la FIAT, si accinge a scendere nell'agone con la consapevolezza, si spera, che potrà farsi male.

Tradisce, intanto, platealmente quel ruolo super partes che lo avrebbe destinato ad altre, alte funzioni istituzionali; la stessa autorità di senatore a vita ne risulta sminuita. Decidendo di mettere il suo futuro politico nelle mani del gruppo minoritario tra quelli che componevano la maggioranza parlamentare che aveva sostenuto il suo esecutivo, tradisce  anche quella. 
Scelta infelice, dunque, foriera di altri guai per questo Paese. 

Ma non è solo Monti l'incoerente. Basta rivedere il video del monologo di Travaglio nell'ultima puntata di Servizio Pubblico, per rendersi conto da quale genìa è popolato il sottobosco della politica italiana. 


20 dicembre 2012

Allegri, allegri! Il nostro piangere fa male al re

Ma perché possiamo stare allegri ci hanno pensato già loro, con un regalo di Natale di cui sentivamo un estremo bisogno: con la legge di stabilità, in arrivo a gennaio 1000 nuove sale da poker. 
Ci mancavano! 

Sempre allegri bisogna stare, ché il nostro piangere fa male al re... 


Nella rubrica Lettere e Risposte de l'Espresso ho trovato il seguente testo di Carmelo Dini che ha catturato la mia attenzione. Perciò lo ripropongo alla vostra. 

Il nostro piangere fa male al ricco e al cardinale… e anche al parlamentare
Io penso che noi, poveri cristi, che sopravviviamo con una modestissima pensione, oppure che sopravviviamo senza neppure una modestissima pensione, oppure che ci siamo trovati senza lavoro e senza pensione, noi poveri cristi che a stento sopravviviamo, oppure che non sopravviviamo, che ci suicidiamo, non dobbiamo lamentarci.  
In fondo, dobbiamo essere grati a Mario Monti, e ai partiti che hanno sostenuto il suo governo. Ci hanno reso tutti salvatori dell’Italia (perlomeno così ci raccontano). In qualche modo possiamo andarne orgogliosi, esserne contenti: martiri per la salvezza del paese. Non è cosa da poco. Ma perché i sacrifici non li hanno imposti ai ricchi, anziché ai poveri? Hanno detto che non c’era tempo, che la manovra era urgente. Favole! Sono modesti, i signori del governo Monti, e non vogliono ammettere che hanno agito in tal guisa, solo per bontà d’animo. 
Loro sanno che per i ricchi, diventare lievemente meno ricchi, è una sofferenza atroce, un dramma, un’indicibile tragedia, e per questo non hanno voluto infierire su di essi. Invece, per chi i sacrifici li fa da una vita, che differenza fa una piccola privazione in più? Per uno come me, tanto per fare un esempio, che ai sacrifici è abituato sin da piccolo (c’era la guerra e la famiglia era numerosa), che importanza possono avere un po’ d’euro in meno al mese? Questi i giusti pensieri dei bravi signori del governo Monti. 
E quindi non rattristiamoli con le nostre proteste e con i nostri lamenti, per di più che il nostro piangere fa male al ricco e al cardinale e anche al parlamentare. Stiamo allegri e non rattristiamogli il Natale. (Carmelo Dini su l'Espresso) 
Ascolta i Bandabardò in Sempre allegri bisogna stare 


19 dicembre 2012

Grazie Silvio! Per quello che hai fatto e farai ancora per noi.

"Avete bisogno di me e quindi non mi astengo quando sento il dovere di portare soccorso a chi ha bisogno" 
Leggo su un’agenzia una mia frase del tutto inventata e addirittura surreale. "Io non mi candido perché non mi volete", che avrei rivolto oggi ai miei colleghi del Popolo della Libertà. La realtà è l'opposto: sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia ridiscesa in campo alla guida del PDL. La situazione oggi è ben più grave di un anno fa, quando lasciai il governo per senso di responsabilità e per amore del mio Paese. Oggi l'Italia è sull’orlo del baratro. L'economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più, il debito aumenta, il potere d’acquisto crolla, la pressione fiscale a livelli intollerabili. Le famiglie italiane angosciate perché non riescono a pagare l'Imu. Le imprese chiudono, l'edilizia è crollata, il mercato dell'auto distrutto. Non posso consentire che il mio Paese precipiti in una spirale recessiva senza fine. Non è possibile andare avanti così. Sono queste le dolorose constatazioni che determineranno le scelte che tutti insieme assumeremo nei prossimi giorni. (Silvio Berlusconi)
Questa è la frase pronunciata dal nuovo messia che mi ha finalmente illuminato. Da quando è sceso in campo la prima volta, l'ho sempre osteggiato, criticato, ridicolizzato. Sono stato ottenebrato e confuso dai cattivi giornali e dagli oppositori politici che gli hanno impedito di svolgere tutta intera la sua grande missione salvifica. Adesso, finalmente, vedo la luce e sarò costretto presto a cancellare questo blog che lo ha attaccato immotivatamente. 

Quando ieri sera ha pronunciato quella frase, ho aperto gli occhi alla verità e non ho avuto più bisogno di vedere e sentire il resto. Non ha aggiunto niente per me quando ha dichiarato: Io ho avuto degli inviti pressanti a non lasciare che la situazione nel Paese che amo degradasse, che precipiti nel baratroO quando ha detto che Monti sono stato io a suggerirlo ai miei colleghi del Ppe, perché loro temono che vinca la sinistra. E poi la smentita di Martens, che ha telefonato all’agenzia Ansa: Nessuno mi ha chiesto di invitare Monti alla riunione del Ppe, è stata una mia iniziativa totalmente personale.

Lui si offre ancora per noi, fino al sacrificio di sè. Capite la grande generosità dell'uomo? Cogliete l'amaro calice che è costretto a bere, solo per amore?
Provate ad immaginare quanto gli costa se in casa, da me, i manager delle mie aziende sono tutti lì a implorarmi di non ricandidarmi. Ma se non lo faccio è perché sento la responsabilità che il mio Paese non vada nelle mani della sinistra

Sono sovrumani in lui il senso del dovere, la dedizione e il disinteresse che lo spingono a caricarsi dei problemi nostri per sconfiggere il male e la miseria in cui i suoi e nostri nemici vogliono tenerci.

Qualcuno con disprezzo lo paragona a Vanna Marchi, c'è chi lo considera un matto. Ma quella di essere oltraggiati, traditi e vilipesi è la sorte dei Grandi che hanno speso la vita per il benessere dell'umanità. Pensate a Socrate, a Gesù Cristo, a Gandhi, a Martin Luther King. Lui merita di essere posto tra loro per l'eccellenza e magnificenza della sua opera. 

Adesso che ho ricevuto la grazia dell'illuminazione, comincio a capire le motivazioni di quanti lo hanno proposto al premio Nobel. E mi torna alla mente quell'esortazione evangelica che potrebbe stare anche sulla sua bocca appena ritoccata: Lasciate che le pargole vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il mio regno

Allora torniamo bambini ingenui e affidiamoci senza retropensieri al suo genio divino e alle sue amorevoli cure. Saprà portarci fuori dal baratro perché egli è la luce, la verità, la vita

Grazie Silvio! Per quello che hai fatto e farai ancora per noi. 






18 dicembre 2012

La candidatura di Silvio ha una grandissima valenza statistica

Prendo in prestito questa immagine, condivisa in fb dalla mia amica Tina, e la nota che la correda - La candidatura di Berlusconi ha una grandissima valenza statistica. Ci permetterà di stabilire esattamente quanti coglioni hanno cittadinanza italiana - per tornare sul tema delle sue comparsate nei programmi d'intrattenimento delle sue reti  e delle apparizioni programmate sui canali rai e mediaset. 

Oggi, si dice, sarà da Vespa, forse a firmare il solito contratto con gli itagliani. Pare abbia contattato anche Michele Santoro per contrattare un'ospitata in una prossima puntata di Servizio Pubblico. Sembra determinato a saturare tutti gli spazi televisivi disponibili prima che scatti la regola della par condicio. 

Non so se si renda conto che - per quanti sforzi facciano i conduttori suoi dipendenti e insetti vari asserviti - fornire la sua faccia e la sua voce in tv è la più plateale dimostrazione del suo totale fallimento sul piano politico. Per l'incapacità di costruire una vera classe dirigente e una struttura democratica al suo partito, è riuscito a disperderne le forze di qua e di là, in una diaspora di portata biblica. Le riforme liberali che promette sin dal 1994 sono servite esclusivamente come specchietto per le allodole a nascondere le vere e uniche sue urgenze, regolarmente risolte: salvare e avvantaggiare le sue aziende oltreché tentare di salvarsi il culo nei procedimenti penali che lo riguardano. 
Ha saputo sfarinare la maggioranza bulgara, ottenuta grazie al porcellum, nelle elezioni politiche del 2008 interrompendo miseramente quell'invereconda esperienza di governo e passando a sostenere il governo dei tecnici fino all'altroieri, quando gli ha negato la fiducia. Ad Alfano e ai suoi ha fatto fare tante di quelle piroette che mi chiedo come faccia quel bravo ragazzo a resistere ancora non mandandolo a quel paese. Invoca Monti - che di fatto ha appena sfiduciato - a guidare il rassemblement dei moderati mentre ne contesta i provvedimenti di politica economica che ha contribuito ad approvare, e cerca di allearsi con la Lega che vede Monti come fumo negli occhi. 
E quel Brunetta, quello che fino a ieri diceva peste e corna del governo dei tecnici? Si è convertito: Monti è ok, la sua agenda è la nostra. Deve essere il federatore di tutti i moderati

Moderati - così si definiscono. Quanto più appropriato Smoderati Acefali!

Usque tandem? - urlerebbe un cittadino dotato di normali capacità d'intendere. Eppure, ci saranno ancora tanti coglioni che gli daranno il voto!  

La bomba mediatica di Silvio: In tv fino alla par condicio

La più bella del mondo

Quando non è totalmente nelle sue mani, la RAI riesce a proporci eventi e programmi importanti, che sanno unire, educando, l'utile e il dilettevole. 

Ieri sera la performance di Benigni su Rai1 è stata sublime, esilarante il monologo iniziale sull'attualità. Lo hanno seguito 14 milioni circa di spettatori con oltre il 44% di share. 

Sono questi gli eventi che non ci fanno pesare il pagamento del canone. 
Grazie Roberto. 

Intanto a Quinta Colonna, su rete4, tra gli ospiti in studio dicono ci fosse ancora lui, a raccontare la solita, becera solfa. Dopo avere occupato, il giorno prima, il salotto di Barbara D'Urso. E oggi, si dice, sarà da Vespa, forse a firmare il solito contratto con gli itagliani


La sua magia? Convincerci che siamo un unico popolo

17 dicembre 2012

I miei Auguri per l'anno che verrà

L'anno scorso, in prossimità del Natale, postavo sul mio blog questo classico di Lucio, accompagnato dalla seguente riflessione: 
Quest'anno, in linea con la sobrietà dettata dal governo dei tecnici che intende gestire la crisi più grave dell'Italia repubblicana, non voglio sprecare parole per consuntivi o aspettative. Siamo entrati nell'occhio del ciclone e abbiamo netta la sensazione che il mondo ci stia crollando addosso. 
Il consiglio sarebbe quello di non rincorrere il superfluo e il vano per assicurare a tutti il necessario. Ma ne siamo capaci? 
Mi piacerebbe che imparassimo la decenza, che aiuta a vivere meglio con noi stessi e con gli altri. 
Gli auguri, comunque, sono un dovere perché esprimono una speranza di novità e cambiamento, senza la quale la vita avrebbe poco senso. Solo la speranza ci aiuta ad aspettare con curiosità l’anno nuovo, facendoci dimenticare tutta la pena di quello trascorso! Temo, però, che il 2012 non ci riservi granché di buono. 

Ad un anno da quella data, verifico che la situazione è di gran lunga peggiorata: Lucio è morto; il governo dei tecnici è andato in crisi; il superfluo e il vano non lo rincorriamo solo perché abbiamo le tasche vuote. Per non parlare della decenza, che non sembra albergare tra noi: lui, dopo vent'anni, è ancora lì per senso di responsabilità e ci riserva due mesi estenuanti di campagna elettorale condita di balle extragalattiche. 

Non ci resta che ascoltare L'anno che verrà... per poter riderci sopra, per continuare a sperare...!  


16 dicembre 2012

Considerazioni di fine legislatura

Prossimamente il Presidente della Repubblica firmerà il decreto di scioglimento delle Camere che conterrà la data delle prossime elezioni. Mai come nell'attuale momento deputati e senatori sono apparsi come fanciullini tremebondi che, alla fine dell'anno scolastico, non sanno se saranno promossi o bocciati; se torneranno in classe e con quali compagni, con quali insegnanti. 

Un Parlamento di nominati, nato con una maggioranza bulgara del centrodestra, si chiude ignominiosamente sotto la guida di un governo tecnico. La legge porcellum lascerà ancora alle segreterie dei partiti la formazione delle liste e la scelta dei candidati. 

Il centrodestra in corso d'opera si è liquefatto e gli ex pidiellini, perduta la loro guida spirituale, vagano come anime in pena, in cerca d'autore. 
Il centro sembra voler fare l'ago della bilancia all'ombra di Monti che se ne sta lì, come una sfinge, attendendo la disfatta totale di quella parte dalla quale intende raccogliere i consensi per il suo ritorno. 


Il centrosinistra, grazie anche all'esito delle primarie, è quello che sta meglio - sulla carta dovrebbe vincere le elezioni, conquistare la maggioranza in parlamento e costituire il prossimo governo. Ma il suo personale appare insicuro quanto mai, dovendosi conquistare la candidatura tramite nuove primarie per la formazione delle liste. 


C'è poi la grande incognita del M5S di Grillo che, per la prima volta, sull'onda della dissoluzione di quella che è stata definita seconda repubblica, si accinge a raccogliere i frutti del disagio popolare. 

Non mancano, infine, vari cespugli a destra e sinistra (IDV compresa) che cercano ansiosamente di entrare in coalizione con formazioni più forti per garantirsi la rappresentanza parlamentare. 


La crisi e le ricette pesanti del governo Monti stanno impoverendo sensibilmente il ceto medio, il mondo del lavoro e della produzione; la disoccupazione - specie quella giovanile - tocca livelli mai prima raggiunti; i servizi pubblici e il welfare risultano drasticamente decurtati; il debito pubblico ha raggiunto e superato l'iperbolica cifra di 2 mila miliardi di euro, pesando per ben 33 mila euro su ciascuno di noi, mentre si moltiplicano scandali e ruberie nella pubblica amministrazione. 


Un sentimento di stanchezza e di profonda sfiducia serpeggia, pertanto, tra la popolazione, a tutti i livelli. Con tale stato d'animo diffuso assisteremo a due mesi estenuanti di campagna elettorale, consapevoli del fatto che, chiunque avrà la meglio, avremo davanti anni di profonda stagnazione e miseria. 

15 dicembre 2012

La Costituzione, le leggi 'ad personam', il Governo del Paese

Su Deliberazione dell'Assemblea Costituente del 22 dicembre 1947, il 27 dello stesso mese il Capo provvisorio dello Stato promulgava la Costituzione della Repubblica italiana che entrava in vigore il 1° gennaio 1948.  

Siamo quasi al 65° anniversario della Costituzione più bella e progressiva del Mondo e c'è qualcuno che, dopo averla sfregiata pesantemente, si propone con ostinazione incrollabile di farla definitivamente a pezzi.    

E non voglio parlare di lui e di cosa si propone; l'ho già fatto abbastanza. Ma quando riascolto questa scandalosa dichiarazione dell'on. Violante alla Camera, rabbrividisco e la rabbia mi assale. Come hanno potuto tradire in questo modo la Costituzione e il loro stesso mandato, e consentire tutto quello che è ancora sotto i nostri occhi? 





Per questa ragione trovo legittima e profondamente motivata la lettera di Antonio Ingroia all'on. Bersani, alla quale rinvio su Micromega, augurandomi che ottenga una seria e puntuale risposta. 


Abrogare le leggi del privilegio. Introdurre il reato di ostruzione alla giustizia. Premiare l'economia della legalità. Confiscare i patrimoni illeciti. Solo così l'Italia potrà liberarsi da cricche, caste e mafie. Lo potrà e lo vorrà fare davvero la compagine governativa che vuole guidare, caro Bersani, al contrario di quanto non si sia fatto in passato?. (Antonio Ingroia) 

La Costituzione Italiana sul sito della Presidenza della Repubblica
Alleanza per la Costituzione di Sandra Bonsanti

14 dicembre 2012

Monti incoronato in Europa. Berlusconi in un cul de sac.

Monti incoronato. C'è da sperare che i riconoscimenti e i grandi apprezzamenti che gli piovono dall'UE, dal PPE, dalla Chiesa e da tutto il resto del mondo non gli diano alla testa e non lo facciano sentire il nuovo messia

Gli va riconosciuto, senz'altro, di aver riportato l'Italia, nei pochi mesi del suo governo, a sedere nel consesso dei Paesi civili. Ma la sua politica economica e fiscale, con i suoi tagli indiscriminati, ha colpito pesantemente le fasce più deboli della popolazione innescando una recessione dalla quale non sarà facile risollevarci. 

Si ricordi che a breve si terranno le elezioni e il popolo sovrano sceglierà i suoi rappresentanti e indicherà il possibile governo del Paese. Non interferisca, si tenga fuori dalla mischia e l'Italia gliene sarà grata. 


Silvio in un cul de sac. Vi si è cacciato da solo: è in una via senza uscita, in un vicolo cieco, si sente intrappolato, ovunque si giri, si trova sempre nello stesso punto! 

Anche i fedelissimi gli stanno alla larga, lo abbandonano e sono alla disperata ricerca di un'ancora di salvezza. 
Non ha saputo, nel corso degli anni, fornire al centrodestra una classe dirigente e riconoscerla, gestendo il suo potere con modalità assolutistiche. Se avesse dignità e senso della realtà, non perderebbe un minuto a farsi da parte e consentire il ricambio. Che ci sarà comunque, anche lui nolente. 
Questa è la sorte che la storia riserva sempre ai capipopolo che fanno affidamento solo sulle loro forze disprezzando la collaborazione altrui, usata come servizio dovuto alla leadership indiscussa e indiscutibile. 



L'Europa in pressing su Monti 
Grass: I populisti sfidano l'Europa in Crisi 
L'altolà di Monti a Berlusconi 
Parola-chiave: Costituzione 
Alleanza per la Costituzione 

13 dicembre 2012

Silvio in tilt come "Zio Michele"

I comportamenti del nostro Silvio negli ultimi mesi costringono a qualche raffronto con quelli tenuti dal povero Michele Misseri nel processo per l'uccisione e l'occultamento del cadavere della nipote Sarah Scazzi, avvenuti il 26 agosto 2010. 
Dopo aver ritrovato il cellulare di Sarah, il 6 ottobre zio Michele confessò l'omicidio della nipote, indicando alle forze dell'ordine il luogo dove aveva nascosto il cadavere. Nei giorni successivi ritrattò la confessione iniziale diverse volte, finché il 15 ottobre confermò i sospetti degli inquirenti sul coinvolgimento della figlia Sabrina. Il 6 novembre infine Misseri cambiò ulteriormente la versione attribuendo l'omicidio alla figlia e dichiarando di essere stato chiamato da Sabrina dopo la morte di Sarah per aiutarla a occultarne il cadavere. 
Il 5 dicembre 2012, in un'udienza alla Corte d'assise di Taranto, rispondendo alle domande del legale di sua figlia Sabrina, Michele Misseri confessa tra le lacrime di essere colpevole per l'omicidio della nipote. Dopo queste dichiarazioni, il suo difensore rimette il mandato rinunciando a difenderlo. 

Come zio Michele, Silvio nostro da mesi ormai tiene sulla corda quello che fu il suo partito fra primarie sì, primarie no, primarie forse; mi candido, non mi candido, forse mi candido. Con il PDL, con un'altra lista con un altro nome e un'altra faccia, torno forse a Forza Italia. Un vero bailamme che ha costretto il povero Alfano a prese di posizione, cambiamenti di rotta e giravolte assai patetiche. 

Finalmente decide che si candida accusando l'Europa, la Merkel e il governo Monti - che sostiene da un anno in parlamento - di ogni nefandezza. La sua ridiscesa in campo con i toni populistici che gli sono congeniali, ha sollevato un putiferio in Italia, fra i suoi che appaiono più squinternati che mai; nel campo avverso che non capisce dove voglia andare a parare; in Europa e nel resto del mondo dove riprende il leitmotiv sul vecchio clown che, con i suoi problemi giudiziari e aziendali, condiziona la vita e il futuro del nostro Paese. 

Nel corso del suo intervento alla presentazione del libro di Bruno Vespa, l'uomo della Provvidenza ha ipotizzato via via un centrodestra con candidato premier Monti, Alfano, Montezemolo e poi se stesso, evidenziando la grande confusione sua e del centrodestra che intende ancora rappresentare. 



Ma se nel contadino di Avetrana c'è il desiderio di scagionare la moglie e la figlia dall'accusa di aver commesso l'orrendo omicidio della povera Sarah, nel nostro c'è soltanto un cupio dissolvi, la voglia di annichilimento di chi vuole minacciare 'dopo di me, il diluvio'.


12 dicembre 2012

Basta! Hai rotto!

È disperato, sembra fuori di testa ma è lucido. Due sono i suoi grandi incubi che lo spingono in quest'ultima avventura: i procedimenti penali che ha in corso e la situazione non più florida delle sue aziende; con un'aggiunta rilevante: i ricatti che subisce da parte dei suoi compagni di merende che pretendono un salvacondotto elettorale per non finire in galera. 

Del resto, delle difficoltà dell'Italia e degli Italiani se ne frega altamente, come se n'è fregato sempre. Se non fosse così, l'Italia non sarebbe lo zimbello del Mondo libero e industrialmente avanzato. 

Adesso metterà in campo la potenza di fuoco dei suoi giornali e tv e qualche coglione - per usare il suo stesso epiteto - abboccherà ancora. Ritengo, però, che la stragrande maggioranza dei cittadini italiani sia avvertita sui guasti prodotti nel suo quasi ventennio di occupazione delle istituzioni, e della catastrofe finale che vorrebbe apparecchiarci da qui in avanti. 
Questa volta la sua uscita dalla vita pubblica è sicuramente preventivabile. Ma non si può rimanere passivi e distanti, negandogli solo il nostro voto. Occorre fare di più: fare la nostra piccola campagna elettorale per convincere quante più persone della nostra cerchia ad andare a votare nel loro interesse e per l'Italia. 

E perché un'esperienza del genere non debba più ripetersi, è opportuno e irrinunciabile che il prossimo parlamento legiferi immediatamente sul conflitto d'interessi, sulle autorità di controllo e garanzia perché possano operare in totale autonomia, sulle regole anti-trust, sull'uso privato dei grandi mezzi d'informazione, sulla legge elettorale. 
Una situazione come quella che stiamo vivendo, deve essere risparmiata ai nostri figli e nipoti ad ogni costo! Ne va del futuro del nostro Paese. 

Io personalmente - almeno durante le settimane di campagna elettorale - eviterò di guardare le sue tv e di aprire i suoi giornali. Farò zapping ogni volta che lo vedrò apparire sulle reti rai. Non perché tema di essere ammaliato dal suo canto di sirena - con orgoglio posso dire che ne sono immune da sempre, sin dalla sua prima discesa in campo, quella dell'Italia è il Paese che amo. Ma perché la sua voce e i suoi argomenti li percepisco come un insopportabile, fastidiosissimo rumore. 

Lo stesso facciano quanti hanno a cuore i destini dell'Italia. 






09 dicembre 2012

Berlusconi: una farsa che può diventare tragedia


Del post di Alexander Stille, che ripubblico, condivido tutto tranne il titolo: Berlusconi, dalla tragedia alla farsa

Dovrebbe essere capovolto in: 
Una farsa che può diventare tragedia

Leggi anche:
Un gesto che mette a nudo i ricatti di Berlusconi - di Eugenio Scalfari

Berlusconi, dalla tragedia alla farsa 
dal blog In un altro paese di Alexander Stille 
La storia si ripete prima come tragedia poi come farsa, scriveva Marx a proposito di Luigi Napoleone. Ma che dire di un Berlusconi che si presenta come candidato premier per la sesta volta, cercando di tornare come primo ministro per la quarta volta, dopo tre mandati completamente fallimentari? È una scena patetica per certi versi, come un attore su cui è calato il sipario sotto una tempesta di fischi, che cerca di tornare sul palcoscenico. 
La ricandidatura di Berlusconi era del tutto scontata: così malato di protagonismo, ancora drogato di megalomania, nonostante i suoi ripetuti fallimenti non poteva fare a meno di ripresentarsi. Era impensabile che lui potesse guardare dalla panchina mentre lasciava giocare una squadra capeggiata dal suo successore prediletto, Angelino Alfano. 
Se c’è un filo conduttore in tutte le azioni politiche di Berlusconi è di fare sempre e comunque gli interessi di Berlusconi e mai quelli della collettività. Il suo protagonismo ha fatto sì che nessun cespuglio potesse mai crescere per diventare albero sotto l’enorme ombra che lui proietta da vent’anni sul centrodestra italiano. 
Così come Crono che mangia i propri figli, Berlusconi semina caos tra le file della sua creatura, il Popolo della libertà. 
Stride il contrasto tra il tentativo di restaurare forme di democrazia interna in altri partiti e la maniera del tutto monarchica in cui Berlusconi ha annunciato la sua seconda “discesa in campo”. Nessuna consultazione all’interno degli organi direttivi del partito ma una mossa puramente personale. Non lo annuncia neppure lui in persona ma manda Alfano, come una specie di maggiordomo. Indicative anche le parole usate dal segretario del Pdl: “Anche oggi Berlusconi mi ha espresso la volontà di tornare in campo da protagonista. È lui il detentore del titolo. È stato lui l’ultimo ad alzare la coppa. Le primarie erano per la successione, ma essendoci lui in campo non ha senso farle”. Interessanti i termini scelti da Alfano: “Berlusconi mi ha espresso la volontà di tornare in campo da protagonista.” Tutto personale, uomo a uomo e la voglia di essere protagonista. Poi, le continue metafore sportive, “tornare in campo” “detentore del titolo” “alzare la coppa”, come se guidare l’Italia forse tutto  un gioco per la gloria personale del giocatore. E quando mai, anche nello sport, un giocatore non deve neppure competere per rimanere capo di una squadra, come se un atleta delle Olimpiade del 2008 venisse messo a fare il capitano della squadra nazionale senza doversi misurare con i suoi concorrenti? 
Ormai non ci credono neppure quelli pagati per credere. Diceva qualche mese Vittorio Feltri: “Berlusconi è bravissimo a vendere il prodotto, persino a immaginarlo. Ma non è capace di farlo. Pensa all’etichetta, alla confezione, alla rete distributiva, ma di quel che c’è dentro, lo dimostra il suo ventennio, gli importa poco.”   

08 dicembre 2012

Non faremo riscrivere da voi la nostra storia (Angelino Alfano)


Durante il suo intervento alla Camera il segretario del Pdl, Angelino Alfano, rivolto a Bersani che aveva concluso il suo discorso, tra l'altre amenità ha dichiarato con enfasi malriposta: 
Noi non faremo riscrivere da voi la nostra storia, non lo consentiremo


On. Alfano, se ne convinca, non è necessario che qualcuno riscriva la vostra storia: essa è lì che parla da sola, e non ha bisogno che qualcuno la interpreti. Basta, talvolta, lo spettacolo di un comico per riportarcela intera alla memoria. Non con noiose riflessioni e approfondimenti ma con un semplice elenco di nomi: Ruby, i festini, Mangano, Lavitola, Mora, Fede, Dell'Utri, Bertolaso, la cricca, lo spread, le olgettine, Tarantini, L'Aquila, la frode fiscale, la Minetti
Non sarà facile farli dimenticare agli Italiani che andranno presto a votare, nemmeno con gli effetti speciali. 


07 dicembre 2012

IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO

... E DEI SUOI MORTI VIVENTI IN PARLAMENTO  


Sembrava non dovesse avere il coraggio di riproporsi: condannato a 4 anni per frode fiscale e, soprattutto, appesantito dalla conduzione fallimentare dei suoi precedenti governi e dallo spappolamento del suo partito. 

Invece è lì, pronto a sottoporre il Paese stremato dalla crisi ad una campagna elettorale al fulmicotone. 

L'oggetto principale preso di mira sarà il Governo Monti cui attribuirà tutta la responsabilità della recessione in atto.  

Poi, chiaramente, seguiranno i giudici che osano ancora indagarlo e condannarlo. Infine la sinistra comunista, responsabile dei peggiori misfatti e le tv e i giornali che lo attaccano rabbiosamente. 

Annunciato il suo proposito ultimativo, il partito dei servi pensosi, delle amazzoni fedeli e delle gallinelle ovaiole (con poche, piccole eccezioni) si è ricompattato all'unisono elevando al cielo il peàna propiziatorio

Dopo aver accusato duramente il Governo dei tecnici di aver condotto il Paese sull'orlo del baratro (tra parentesi, il governo che appoggia e sostiene da un anno) impone ai suoi di astenersi in Parlamento sul voto di fiducia come chiaro avvertimento riguardo al provvedimento sull'ineleggibilità all'esame del Consiglio dei ministri. E Cicchitto (il Griso) dà, nel frattempo, del povero untorello al ministro Passera, reo di aver dichiarato in tv che il ritorno del Caimano non è un bene per il Paese

Sì, Cicchitto-Griso, perché il suo padrone ha tutta l'aria di somigliare al don Rodrigo di manzoniana memoria, per i modi, per i toni, per i fatti. 

Ma saranno gli Italiani finalmente avvertiti, e non la Provvidenza, a dargli prossimamente la lezione che merita liberando il Paese dall'incubo del cavaliere oscuro e dei suoi morti viventi



Il mondo ci guarda -  di Massimo Franco

06 dicembre 2012

Il male di vivere nel peso della fatica


Mentre i tecnici a tavolino, a freddo, con la calcolatrice in mano tagliano il lavoro, la sanità, la scuola, la cultura; 

mentre il primo responsabile dei guasti in cui viviamo dichiara, con estrema faccia tosta: Sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia ridiscesa in campo. La situazione oggi è ben più grave di un anno fa quando lasciai il governo

mentre tanti sconosciuti del M5S su youtube lanciano le loro improbabili candidature al parlamento; 

mi capita sotto gli occhi l'ennesima storia di dolore e morte che commuove profondamente, che non posso passare sotto silenzio.   




Il peso della fatica di Enrico Fierro 
La storia di Isabella Viola: una storia dell'Italia di oggi 
Isabella Viola è morta, undici giorni fa da sola nelle turbolente viscere di Roma. Il suo cuore è stato spezzato da una vita difficile. Dovevano essere dieci righe in cronaca (giovane donna colpita da malore muore su una banchina della metro A) di quelle che si leggono di mattina distratti dal dilemma del cappuccino (con o senza schiuma?), e invece la sua si è trasformata in una morte che parla all'Italia. Racconta di un popolo intero, una moltitudine ignota ed ignorata. Di loro sanno poco i dotti professori di economia, gli accigliati ministri-tecnici sempre pronti a giudicare "gli italiani", per loro non c'è mai posto nelle poltroncine dei talk-show che al massimo, quando vogliono parlare della "ggente" la fanno raccontare da chi non prende una scassattissima metro da secoli. Sono uomini e donne, bianchi, gialli e neri, che si svegliano all'alba per raggiungere precarissimi posti di lavoro, guadagnano quattro soldi e lottano con mezzi di trasporto affollati, puzzolenti, è una umanità che tira tardi fino a sera lavorando e si porta il panino da casa per risparmiare. Isabella era una di loro, non sapeva di spread, di Europa, di luci in fondo al tunnel, no, Isabella sapeva solo che a 34 anni doveva conquistarsi la vita a morsi, lo faceva per lei, per il marito, bravo muratore ma disoccupato, e per i suoi quattro figli da crescere. Ogni mattina sveglia alle quattro, la colazione da preparare per i bambini, il pranzo da avviare, una rassettata veloce alla casa e poi la corsa alla fermata dei bus. Dal lungomare fino alla piazza di Torvaianica, la ressa per conquistarsi un posto a sedere sul pullman della Cotral tra i volti assonnati delle mille razze che ad ogni alba dalla periferia migrano verso la città eterna: 30 chilometri di viaggio. Capolinea all'Eur, un'altra corsa alla metro b, fermata a Termini, attraversamento col cuore in gola dell'infinito labirinto che porta alla metro a, ultima fermata a Furio Camillo, e poi a piedi lungo la Tuscolana, in via Nocera Umbra. Il bar Kelly apre alle sette, a quell'ora devono essere già pronti dolci e cornetti. Così, fino alle sette di sera, lo stesso ritmo, ogni giorno che il padreterno manda in terra, domenica compresa. Isabella viveva in una casa della periferia di Torvaianica, litorale romano che Ugo Tognazzi scelse negli anni Sessanta per costruirsi una villa. Portò il bel mondo il grande Ugo in questa fetta di mar Tirreno una volta stretta tra campagne e macchia mediterranea. Tutti a casa di Ugo al torneo di tennis, al più bravo lo scolapasta d'oro. Di quella epopea è rimasto poco, vecchi alberghi cadenti, stabilimenti che si chiamano ancora "La Bussola", ristoranti che promettono pesce sempre fresco. E tanta miseria. Don Gianni è il parroco della chiesa dell'Immacolata concezione. "Ho celebrato i funerali della povera Isabella, ho visto gli occhi smarriti dei suoi quattro bambini, la disperazione del marito, ma una cosa mi ha colpito e che faccio fatica a descrivere con una parola che non va più di moda: dignità. Sì, la dignità di questo gruppo familiare unito. Mai una parola fuori posto, mai un chiedere qualcosa. Isabella non ha retto il peso della fatica". Don Gianni e la sua parrocchia hanno messo su un banco alimentare e una casa accoglienza, si occupano di famiglie disagiate, fanno quello che possono in un mare di disperazione. "Ormai da noi non vengono più le famiglie di extracomunitari, da un paio di anni anche famiglie italiane, ci chiedono un aiuto in soldi, un pacco alimentare". Settecento euro di affitto, quattro figli da mandare a scuola, il conto dei pochi soldi del suo lavoro e dei lavoretti che di tanto in tanto il marito strappava a qualche cantiere. Ogni sera: questo per le bollette, quest'altro per l'affitto, tanto per mangiare, il bambino vorrebbe quel giocattolo, non possiamo. Una sconfitta continua, quotidiana. Che ti mangia il cuore. "Isabella è riservata non racconta mai le sue difficoltà, ma io lo vedevo che stava male". Faith, giovane ragazza nigeriana banconista del bar Kelly parla al presente di Isabella. "Ma lo sai che mi ha insegnato a fare i dolci?". La signora Ada, edicolante del quartiere dopo una vita ai mercati generali, ha un cuore grande così. Annarella Magnani l'avrebbe abbracciata e baciata come una sorella. Ha già raccolto 4mila euro per Isabella e ne sta raccogliendo ancora. "Ci sono persone che hanno deciso di tassarsi ogni mese per aiutare quei quattro bambini". No, non è una storia da dieci righe in cronaca, è una storia dell'Italia di oggi. E forse Isabella si sarebbe commossa di fronte a tanta solidarietà. Lei che affidava i suoi giovani e ingenui pensieri a Facebook. Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo. (su Il Fatto Quotidiano del 29 novembre 2012)

Berlusconi: In molti mi chiedono di ricandidarmi 

Isabella, madre di 4 figli morta in metro

05 dicembre 2012

Zichichi, i panini e le centrali nucleari

Immaginate di avere una macchinetta dove metti un euro ed esce un panino e una macchinetta identica dove metti sempre un euro ed escono un milione di panini. Voi che scegliereste? Un milione, è chiaro. Ecco questo è il vantaggio dell'energia nucleare per il genere umano. 
(Antonio Zichichi, Assessore alla Cultura della Regione Sicilia) 



Più apprezzabile Crozza-Zichichi che spiega la cellula artificiale o Zichichi, Assessore alla Cultura della Regione Sicilia che sogna un'isola piena di centrali nucleari? 

A voi la scelta. Io, per quanto mi riguarda, saprei dove mandarlo.




01 dicembre 2012

Misure immediate: farò avere a tutti 100 € netti al mese


Non voglio commentare le modalità con le quali in questi giorni che precedono il ballottaggio si è tentato di offuscare l'esito del primo turno. I fatti parlano da sè. 

Rivedendo, invece, il video del confronto finale su Rai1, sono stato colpito dalla perentoria sicumera con cui lo sfidante scandisce: 


Misure immediate: la volontà di dare con 21miliardi di euro 100 € netti al mese a tutti coloro che guadagnano meno di 2000 € netti al mese per 13 mensilità.
Proposte concrete e puntuali: noi dobbiamo rimettere in tasca i soldi al ceto medio.



Mi ha fatto ripensare agli slogan con i quali un altro figuro ha turlupinato più volte gli Italiani con: 
Meno tasse per tutti 
Un milione di posti di lavoro in più 
Aboliremo l'ICI sulla prima casa, avete capito bene?

Poi sappiamo come è andata a finire. 



Ciò che fa sempre più meraviglia è scoprire come i gonzi abbocchino sempre! 


Berlusconi: il piano per Renzi premier
Berlusconi: Renzi porta avanti le nostre idee sotto le insegne del PD

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