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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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28 giugno 2012

A volte tornano...


... come le zanzare fastidiose e persistenti e le mosche spudoratamente petulanti nelle ore afose e umide delle giornate estive. 

I Cicchitto, le Santanchè, gli Stracquadanio, anche il Brunetta, imperversano negli spazi della RAI ancora sotto il controllo della Lei, e in quelli Mediaset dominati dal ritorno in scena del padrone non ancora domo. Vengono a propinarci le loro ricette di buon senso, per battere la crisi acuita - a loro dire - dal governo dei tecnici. Che loro, a parole sostengono, ma nei fatti detestano come un'anomalia insopportabile che ha usurpato il potere all'unto del Signore. 

Questi pregusta già la rivincita e il rientro nel suo regno con tutti gli onori. Dopo aver tentato inutilmente di approdare ipso facto alla repubblica presidenziale con l'elezione diretta del capo dello Stato, ha mandato all'aria le primarie proposte dal suo segretario, ex delfino, considerandosi l'unico rappresentante dei moderati cui il popolo avrebbe garantito la premiership. Fallito miseramente anche questo tentativo per i mugugni più o meno rumorosi di una parte cospicua del suo entourage, adesso si propone come ministro dell'economia in un governo presieduto dall'Angelino. Così non dovrà più contrastare con quel Tremonti che si credeva davvero ministro dell'economia. 

Dopo la prova, non proprio esaltnte, di Monti e i suoi tecnici, lo sentiremo, pimpante e giovanile come non mai, blaterare di crisi dell'Europa e dell'euro, di fallimento del governo tecnico rivendicando, in una campagna elettorale senza fine, i meriti del proprio governo che aveva tenuto i rossi lontani dalla stanza dei bottoni, e l'impegno per una rivoluzione liberale che finalmente porterà l'Italia fuori dal guado. Con lui, campione del più insostenibile monopolio mediatico! 
E tutto questo come se nulla nel frattempo fosse accaduto nel Paese in cui povertà, disoccupazione, squilibri sociali sono aumentati a dismisura. 

Gli Italiani non sono scemi del tutto e, dopo 18 anni di favole e illusioni, sono certo che lo manderanno finalmente a quel paese. 

23 giugno 2012

SPREAD - CRESCITA - MERCATI

... le parole più usate e ripetute, più o meno a sproposito, su giornali e tv per spiegare la crisi che ci avvolge e stritola tra le sue spire. 

Tutti misurano giornalmente la differenza tra il tasso d'interesse dei nostri titoli di Stato e quelli tedeschi; tuttti invocano la crescita in un Paese asfittico, annichilito da una pressione fiscale insostenibile e da una disoccupazione a due cifre; tutti parlano di mercati indicandoli come i veri responsabili dei nostri problemi. 

A pochi viene in mente di ricordare che siamo un Paese vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità, con una classe politica inadeguata e autoreferenziale che non ha saputo per tempo realizzare le riforme necessarie e urgenti; in cui il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza e delle risorse disponibili e il tasso di invecchiamento della stessa è assai elevato.

Come uscire dalla crisi?
Costruendo un'Europa solidale, dei popoli oltre che delle banche; assicurando una redistribuzione del reddito e dell'imposizione fiscale al livello europeo; garantendo politiche di sostegno a vantaggio dei giovani e per la stabilizzazione dei lavori precari; ridando, insomma, sul piano mondiale, l'immagine di un'Europa  Nazione e non coacervo di piccole patrie in contrasto perpetuo. 

11 giugno 2012

Italia Spagna 1 - 1: il tarlo del dubbio

Il calcio - se ben giocato - ha il merito di far dimenticare scandali, amarezze e delusioni. 

La partita di ieri tra Italia e Spagna ha offerto 90 minuti di bel gioco. Avrebbe potuto vincerla la nazionale italiana ma anche quella spagnola. 

Qui si affaccia il tarlo del dubbio: non è che, considerata la netta inferiorità delle altre due squadre del gruppo, le due formazioni latine avranno optato per un più equo, combinato pareggio? 

10 giugno 2012

Benvenuta l'autocandidatura di Claudio Fava alla Presidenza della Regione Sicilia

Sostenuta da un gruppo d'intellettuali tra i quali Pina Maisano Grassi, Gustavo Zagrebelsky, Dacia Maraini, Leo Gullotta, Nando Dalla Chiesa, Giuseppe Fiorello, Emma Dante, Letizia Battaglia, Moni Ovadia, Roberto Andò, Nino Frassica, Franco Battiato e Ninni Bruschetta, che l'hanno caldeggiata con il seguente appello: 
Le prossime elezioni regionali in Sicilia rappresentano l'occasione per un riscatto civile e politico dell'isola. Dopo l'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il presidente Lombardo e la condanna definitiva del suo predecessore Cuffaro, le siciliane e i siciliani hanno il dovere e l'opportunità di voltare pagina restituendo limpidezza alla politica e buon governo alle istituzioni regionali. La Sicilia merita un'altra politica e un altro futuro. Con questo spirito noi chiediamo a Claudio Fava, per la sua storia personale, l'impegno civile e la lunga militanza nella lotta contro la mafia, di candidarsi alla presidenza della Regione Sicilia. 

Finalmente un politico che rinuncia al gioco al massacro di certe primarie, che non trova la forza negli apparati e nelle coalizioni a perdere dei vertici dei partiti e scende in campo facendo affidamento sul proprio impegno di uomo di sinistra, sempre dimostrato, e sulle attese impellenti e irrinunciabili di tanti siciliani onesti e sinceri democratici. 

Adesso staremo a vedere come reagiranno i vertici dei partiti del cosiddetto centro-sinistra. Io voterò Claudio Fava e lo farò votare, come faranno tanti siciliani perbene che non sopportano più di vedere la propria terra devastata, oltre che dalla mafia, da una gestione politica collusa, insulsa e incocludente. Una politica che da troppi anni non è stata capace di utilizzare l'autonomia regionale al fine di salvaguardare le peculiarità isolane e favorire l'uso attento e responsabile delle risorse nell'interesse esclusivo della gente di Sicilia. 

È tempo che le Siciliane e i Siciliani si sveglino dal lungo torpore e pensino finalmente al loro futuro e a quello della loro terra. 

Chi è Claudio Fava 
Regione Sicilia, Claudio Fava annuncia la candidatura 

Scarica e leggi: 
Bottone I Siciliani

09 giugno 2012

Da un cantante da crociera ad un comico?

L'idea che da un cantante da crociera (per usare un eufemismo) si passi ad un comico, al fine di rinnovare la politica in Italia, fa venire i brividi. Quasi vent'anni addietro Berlusconi scese in campo convincendo gli Italiani che avrebbe rinnovato il Paese e la politica, e ci ha portati al punto in cui siamo, cioè alla bancarotta. Adesso Grillo, tra tante buone idee di rinnovamento e pulizia, predica l'uscita dall'euro e dall'Europa spingendo il Paese verso l'isolamento e il declino. 

Possibile che le forze politiche non riescano a rinnovarsi, ad espellere i cialtroni e i ladri dalle loro file, a proporre un progetto serio e credibile di società, di rilancio dell'economia e di sviluppo  nell'equità? 
Possibile che non riescano a parlare al popolo con il linguaggio della chiarezza e della verità? 
Possibile che dopo il governo sobrio ma vincolato dei tecnici siamo destinati a tornare alle maschere buffe? 


Vorrei sbagliarmi, ma siamo messi davvero male! 

06 giugno 2012

Grillo, l'M5S e il terremoto politico

È la prima volta dal dopoguerra che tutti i partiti, tutte le istituzioni, tutte le televisioni e (quasi) tutti i giornalisti si sono concentrati su di un unico bersaglio elettorale: "il MoVimento 5 Stelle". Tutti d'accordo per mantenere lo status quo. Se un movimento di popolo che rifiuta qualunque finanziamento pubblico, odiato dalla Confindustria e dai sindacati, dalla destra e dalla sinistra, attaccato persino dalla Presidenza della Repubblica e dai maggiori quotidiani nazionali, fa così paura, significa che un terremoto sociale è in arrivo. Il MoVimento 5 Stelle è il cambiamento che non si può arrestare, è il segno dei tempi. È l'avvento di una democrazia popolare che pretende di decidere, di controllare il destino del suo Paese, del suo Comune, della sua vita. 

Così ha inizio il Comunicato politico numero cinquanta di M5S ed hanno ben ragione Grillo e i suoi affiliati a cantar vittoria se è vero, com'è vero, che negli ultimo sondaggi il M5S verrebbe votato dal 20% della popolazione, subito dopo il PD al 25% e davanti al PDL, sceso al 17,2%. 
Quello che più impressiona è la tendenza ad aumentare i consensi, tanto che non meraviglierebbe se, nell'arco di qualche settimana, il movimento capitanato da Grillo riuscisse a raggiungere il Pd diventando la formazione politica più accreditata a guidare il governo del Paese. Altro che boom, sarebbe un terremoto dalle conseguenze ad oggi imprevedibili! Si capisce, eccome, la fibrillazione presente nelle forze politiche tradizionali, arroccate in parlamento con numeri che non hanno più alcuna corrispondenza nel giudizio degli elettori. Un exploit, quello del M5S, che sorprende anche aderenti e simpatizzanti, che miravano a diventare la terza forza nel prossimo parlamento e, invece, potrebbero essere chiamati, per volontà popolare, alla responsabilità di governo. 

Cosa faranno i partiti per contenere la marea? Saranno capaci di rinnovarsi e licenziare le cariatidi che li zavorrano? Ne avranno il tempo? Saranno in grado di cambiare la legge elettorale guardando alle attese degli elettori e non ai loro meschini giochi per la sopravvivenza? Anticiperanno la consultazione elettorale, come sarebbe opportuno visto il fallimento dei tecnici? O si trascineranno fino alla scadenza naturale favorendo il temibile avversario? Andranno al voto in ordine sparso o proporranno una grande coalizione di salvezza nazionale (?) nella speranza di tirare a campare?  

Qualunque cosa facciano, sembra che il tempo sia ormai scaduto e che per loro la catastrofe si avvicini. E poi? Sarà la catastrofe anche per il Paese? 

05 giugno 2012

Terremoto: ricominciare, nonostante tutto

Ho la netta sensazione che i terremotati dell'Emilia non solo sapranno risollevarsi e ripartire, ma daranno addirittura la scossa a un Paese tramortito tra la crisi dell'euro e la bancarotta della politica. 

Ripartiranno utilizzando al meglio le energie che fanno leva sull' ottimismo della volontà. 
Ci mostreranno - come già stanno facendo - che è sempre valido il detto: aiutati che Dio ti aiuta! 

I tanti episodi di cui siamo venuti a conoscenza, di gente che, invece di abbattersi e deprimersi di fronte alla catostrofe naturale, reagisce positivamente impegnando tutte le forze per rovesciarla, fanno ben sperare. 

La vita, nonostante - Massimo Gramellini 
Fonte: La Stampa 

02 giugno 2012

Il terremoto e il carattere emiliano

Il terremoto in Emilia mi ha consentito di riconoscere e apprezzare le grandi qualità di un popolo tenace e generoso. 
Gli abitanti di Mirandola, Cavezzo, Sant'Agostino, Finale Emilia, Bondeno e di tutti gli altri centri che non cito, vinto lo shock del duplice attacco, hanno affrontato il dramma come una sfida, una prova di resistenza. Hanno pensato subito a come far ripartire le attività produttive, ancor prima delle case. 
Allo Stato e alla comunità nazionale non chiedono nient'altro che l'aiuto solidale per rimettersi in piedi e poi fare da soli, come sanno fare, con la loro capacità operosa.

Anche a non volerlo, ho dovuto ripensare al terremoto del Belice di 44 anni fa. Il dramma è stato uguale ma diverse le reazioni. Quanto spreco di denaro mal gestito, allora! E quante persone impegnate, per anni, a fare del sisma uno strumento di sopravvivenza se non di vero arricchimento. Nel Belice furono soprattutto le povere abitazioni in conci di tufo a seppellire gli oltre 300 morti. Allora Belice divenne sinonimo di cattiva amministrazione, inefficienza e ruberie a danno della povera gente. In Emilia, viceversa, sono collassati soprattutto i capannoni industriali colpendo un'economia ricca e avanzata e seppellendo operai e imprenditori, tornati al lavoro dopo le prime scosse. 

In ambedue i casi, branchi di sciacalli (mai la trasposizione di nomi dal mondo animale al comportamento umano è stata più azzeccata, anche se va detto che in natura gli sciacalli fanno solo il loro mestiere) hanno razziato a man bassa quanto hanno potuto. Fenomeni di miserabile, selvaggia rapacità messi in ombra, per fortuna, da straordinari atti di coraggio, solidarietà e abnegazione.

In questo grave momento di crisi, il colpo di schiena degli Emiliani può rappresentare la spinta perché l'Italia tutta trovi la forza di risollevarsi e l'occasione per avviare la messa in sicurezza, non più procrastinabile, del territorio nazionale. 

Per evidenziare il carattere emiliano, mi piace riportare la testimonianza di un'insegnante della provincia di Ferrara e il commento di Corrado Augias
Caro Augias, sono una prof d’inglese in una piccola e deliziosa scuola media della provincia di Ferrara (Comacchio), dopo la prima scossa non ho mai sentito così forte il peso della responsabilità che il mio adorato mestiere comporta. Sì, insegnare bene, certo; formare dei cittadini, va bene, questo l’ho sempre vissuto: 25 giovani vite che maneggiano parole e zainetti più grandi di loro. Ma quando la nostra scuola ha cominciato a tremare e ho visto la mia classe atterrita e ho gridato "Sotto i banchi" e subito dopo "Tutti fuori! Ordinatamente!" ho sentito l’adrenalina fermare il respiro e allo stesso tempo quel senso di protezione atavico che li avrei presi in braccio uno per uno con la forza dell’incredibile Hulk. Nel campo aperto consolarsi è stato più facile ma altrettanto impegnativo; molti piangevano perché per un’ora non abbiamo saputo che cosa fosse successo ai parenti, alle case, i cellulari non prendevano e io continuavo a ripetermi "stai calma, sorridi e stai calma". Alle volte certi ministri ci hanno fatto sentire inutili appendici di una lavagna multimediale, poi succede una tragedia così. (lettera firmata) 
Un terremoto, come una guerra, è fatto anche di questi gesti che non è esagerato definire epici: pensare agli altri, tenere i nervi a posto, fare le mosse giuste, ordinatamente. Sono certo che in Emilia gesti così sono stati numerosi. Credo che molti, me compreso, abbiano sentito in modo particolare il dolore per questa sciagura. L’Emilia non è una regione come le altre, quel "Bel pezzo dell’Emilia" come la chiamò (2004) il nostro amico rimpianto Edmondo Berselli, è un concentrato di tutto ciò che ci piace in questo paese: ideali durevoli, un realismo temperato dalla fantasia, la passione per il lavoro ben fatto che non esclude il divertimento, le battute, anche quelle grasse, una religiosità alla don Peppone, lontanissima dalle perfide astuzie vaticanesche. Una terra di confine tra la cordialità mediterranea e l’efficienza settentrionale che non conosce gli eccessi di altre zone del paese, una terra la cui generosità comincia dalla sua cucina e finisce nella bonomia di quelle cadenze dialettali che richiamano da sole il buonumore. Anche il famoso comunismo emiliano, quando c’era, era di questa pasta, sapeva di agnolotti e di lambrusco e poi di cooperative certo; ma le cooperative non servivano solo ai finanziamenti politici, davano già nel nome il senso di quella orizzontalità dei rapporti che hanno lasciato ammirati i sociologi come Robert Putnam ("La tradizione civica nelle regioni italiane", 1993) e fatto delle sue scuole elementari un modello da studiare nel mondo. C’è un’altra caratteristica negli emiliani, la tenacia. Ne daranno prova anche adesso, ci possiamo scommettere. Corrado Augias 

01 giugno 2012

Se veniste a sapere che un cataclisma di potenza inaudita...

Se venite a sapere che un meteorite distruggerà la terra entro un mese, e non rimarrà nessuna forma di vita, continuereste a scrivere il racconto, il romanzo, o soltanto il diario personale a cui state lavorando? 

Questa la domanda che pone Roberto Cotroneo durante i suoi corsi di scrittura, riportata nella Lezione 1 del suo Manuale di scrittura creativa per principianti

A siffatta domanda risponderei, naturalmente, di no. Con la consapevolezza della fine imminente di tutto, non potrei continuare a riempire, come se niente fosse, le pagine del mio racconto o i fogli del mio diario personale. Non solo perché non avrei più la possibilità di essere letto da altri ma perché quell'impegno risulterebbe vacuo anche per me. Mi dedicherei, piuttosto, a prepararmi alla fine per renderla meno traumatica possibile, e mi riconcilierei con l'umanità dolente in un mondo destinato ad una prospettiva di morte ineluttabile. 

Potrei rispondere con le stesse parole che mi suggerisce l'autore in altre sue opere: 
Io ero diventato un uomo che non aveva più lettere da scrivere, libri da leggere, amici da incontrare. Guardavo le case e cercavo di spiare quello che c'era dentro, il buio oltre i vetri, le luci deboli; convinto che il tempo fosse solo una modalità dello spazio, e il passato qualcosa che sta un poco più in là, in fondo a quel corridoio. (da "L'età perfetta", Rizzoli) 
Come si potevano perdere le parole che correvano per il mondo, e con le parole perdere intere vite, intere storie che nessuno avrebbe potuto ricostruire uguali? (da "Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome", Mondadori)

Una domanda simile porrei a questi parlamentari (e ai loro sodali), eletti in un'altra era geologica, rappresentanti di un popolo che solo a sentirli parlare e a vederne le sagome prova nausea e sconcerto; che si muovono con qualche sicurezza solo dentro la fortezza destinata a crollare: se veniste a sapere che un cataclisma di potenza inaudita distruggerà le vostre incrollabili certezze e i vostri consolidati privilegi nell'arco di pochi mesi, continuereste a comportarvi come se niente fosse? O rivedreste radicalmente le vostre posizioni, fino a decidere di uscire di scena anzitempo e acquattarvi negli anfratti più nascosti di una caverna aspra e inaccessibile? 

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