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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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30 gennaio 2012

Così Feltri dà sul Giornale la notizia della morte di Oscar Luigi Scalfaro

Mi sembra logico! Lui e gli altri che scrivono su quel foglio possono santificare solo il loro padrone, che per questo li paga lautamente. 

Tante cose si possono non condividere di Scalfaro ma di una cosa sono certo: capì prima di tanti altri dove stava il marcio che corrodeva lo Stato alle sue fondamenta. Questo il motivo dell'attacco violento di Feltri nel giorno della sua morte. E per far questo il grande pennivendolo non si perita di scomodare Montanelli che farebbe bene a non nominare. 

E a proposito dello scontro fra Berlusconi e Scalfaro, voglio citarlo anch'io Montanelli che in un editoriale sulla Voce del 15 marzo 1995 scriveva:  Berlusconi è soltanto un uomo di partito ed anche come tale un principiante cui non si può chiedere il rispetto per il capo dello Stato visto che non ha nessuna idea di cosa sia lo Stato.  

Sarei curioso di sapere se l'esimio Feltri ha già pronto il necrologio per il caro Silvio!



Il galantuomo e il cavaliere - Eugenio Scalfari 
Il senso dello Stato e i suoi nemici - Oscar Luigi Scalfaro 

28 gennaio 2012

"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" - Primo Levi

"Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo"  

Voi che vivete sicuri 
Nelle vostre tiepide case, 
Voi che trovate tornando a sera 
Il cibo caldo e visi amici: 

Considerate se questo è un uomo 
Che lavora nel fango 
Che non conosce pace 
Che lotta per mezzo pane 
Che muore per un sì o per un no. 




Considerate se questa è una donna, 
Senza capelli e senza nome 
Senza più forza di ricordare 
Vuoti gli occhi e freddo il grembo. 
Come una rana d'inverno 
Meditate che questo è stato: 
Vi comando queste parole: 
Scolpitele nel vostro cuore 
Stando in casa andando per via, 
Coricandovi alzandovi; 
Ripetetele ai vostri figli. 
O vi si sfaccia la casa, 
La malattia vi impedisca, 
I vostri nati torcano il viso da voi.

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.
Sarà bene ricordare a chi non sa, ed a chi preferisce dimenticare, che l'olocausto si è esteso anche all'Italia, benché la guerra volgesse ormai alla fine, e benché la massima parte del popolo italiano si sia mostrata immune al veleno razzista.
In realtà, e nonostante alcune contrarie apparenze, il disconoscimento, il vilipendio del valore morale del lavoro era ed è essenziale al mito fascista in tutte le sue forme. Sotto ogni militarismo, colonialismo, corporativismo sta la volontà precisa, da parte di una classe, di sfruttare il lavoro altrui, e ad un tempo di negargli ogni valore umano. [...] Allo stesso scopo tende l'esaltazione della violenza, essa pure essenziale al fascismo: il manganello, che presto assurge a valore simbolico, è lo strumento con cui si stimolano al lavoro gli animali da soma e da traino.
Oggi è domenica lavorativa, Arbeitssonntag: si lavora fino alle tredici, poi si ritorna in campo per la doccia, la rasatura e il controllo generale della scabbia e dei pidocchi, e in cantiere, misteriosamente, tutti abbiamo saputo che la selezione sarà oggi. La notizia è giunta, come sempre, circondata da un alone di particolari contraddittori e sospetti: stamattina stessa c'è stata selezione in infermeria; la percentuale è stata del sette per cento del totale, del trenta, del cinquanta per cento dei malati. A Birkenau il camino del Crematorio fuma da dieci giorni. Deve essere fatto posto per un enorme trasporto in arrivo dal ghetto di Posen. I giovani dicono ai giovani che saranno scelti tutti i vecchi. I sani dicono ai sani che saranno scelti solo i malati. Saranno esclusi gli specialisti. Saranno esclusi gli ebrei tedeschi. Saranno esclusi i Piccoli Numeri. Sarai scelto tu. Sarò escluso io.
Distruggere l'uomo è difficile, quasi quanto crearlo: non è stato agevole, non è stato breve, ma ci siete riusciti, tedeschi.
Eccoci docili sotto i vostri sguardi: da parte nostra nulla più avete a temere: non atti di rivolta, non parole di sfida, neppure uno sguardo giudice.
È dell'uomo operare in vista di un fine: la strage di Auschwitz, che ha distrutto una tradizione ed una civiltà, non ha giovato a nessuno.
Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso.
Gli altri prigionieri di Auschwitz popolano la mia memoria della loro presenza senza volto e se potessi racchiudere in un'immagine tutto il male del nostro tempo, sceglierei questa immagine, che mi è familiare: un uomo scarno, dalla fronte china e dalle spalle curve, sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia del pensiero.
I nazisti e i fascisti hanno dimostrato per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell'uomo dopo millenni di vita civile, e questa è opera demoniaca.
Kafka comprende il mondo (il suo e anche meglio il nostro di oggi) con una chiaroveggenza che stupisce, e che ferisce come una luce troppo intensa.
Le leggi razziali furono provvidenziali per me, ma anche per gli altri: costituirono la dimostrazione per assurdo della stupidità del fascismo. Si era ormai dimenticato il volto criminale del fascismo (quello del delitto Matteotti per intenderci); rimaneva da vederne quello sciocco.
Nelle intenzioni fasciste, [in Italia] la caccia all'ebreo non avrebbe dovuto essere meno accanita che nella Germania alleata, ma è stata ampiamente vanificata dalla sensibilità umana degli italiani, dalla indifferenza politica di allora, e dal discredito di cui il fascismo si era ormai coperto.
La maggior parte tra noi erano ebrei: ebrei provenienti da tutte le città italiane, ed anche ebrei stranieri, polacchi, ungheresi, jugoslavi, cechi, tedeschi, che nell'Italia fascista costretta all'antisemitismo dalle leggi razziali di Mussolini, avevano incontrato la benevolenza e la civile ospitalità del popolo italiano.
Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.
Quest'anno è passato presto. L'anno scorso a quest'ora io ero un uomo LIBERO: fuori legge ma LIBERO, avevo un nome e una famiglia, possedevo una mente avida e inquieta e un corpo agile e sano. Pensavo a molte lontanissime cose: al mio lavoro, alla fine della guerra, al bene e al male, alla natura delle cose e le leggi che la governavano, e inoltre alle montagne, a cantare, all'amore, alla musica, alla poesia.
Devo dire che l'esperienza di Auschwitz è stata tale per me da spazzare qualsiasi resto di educazione religiosa che pure ho avuto.
Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono.
Nella storia e nella vita pare talvolta discernere una legge feroce, che suona "a chi ha sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto".
Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.
Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell'aria.
Oggi io penso che, se non altro per il fatto che Auschwitz è esistito, nessuno dovrebbe ai nostri giorni parlare di Provvidenza: ma è certo che in quell'ora il ricordo dei salvamenti biblici nelle avversità estreme passò come un vento per tutti gli animi.
Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e non sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.
Avevamo deciso di trovarci, noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager; ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, più squallidi. Ed era così faticoso fare quei pochi passi: e poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo.
Ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero.
Si sa che sono qui di passaggio, e fra qualche settimana non ne rimarrà che un pugno di cenere in qualche campo non lontano, e su un registro un numero di matricola spuntato.
Avevo una enorme, radicata, sciocca fiducia nella benevolenza del destino, e uccidere e morire mi parevano cose estranee e letterarie. I miei giorni erano lieti e tristi, ma tutti li rimpiangevo, tutti erano densi e positivi; l'avvenire mi stava davanti come una grande ricchezza.
In questa nostra epoca fragorosa e cartacea, piena di propaganda aperta e di suggestioni occulte, di retorica macchinale, di compromessi, di scandali e di stanchezza, la voce della verità, anziché perdersi, acquista un timbro nuovo, un risalto più nitido.
Della mia vita di allora non mi resta oggi che quanto basta per soffrire la fame e il freddo; non sono più abbastanza vivo per sapermi sopprimere.
Pochi sono gli uomini che sanno andare a morte con dignità, e spesso non quelli che ti aspetteresti.
L'uomo è per natura gregario. Ricerca più o meno consapevolmente la vicinanza non già del suo prossimo generico, ma solo di chi condivide le sue convinzioni più profonde (o la sua mancanza di tali convinzioni).
In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere. 


Se questo è un uomo (scarica testo completo in pdf) 
Centro Internazionale Studi Primo Levi 
Primo Levi Biografia 

27 gennaio 2012

Cresce in Italia il ri-sentimento antitedesco

Siamo sinceri: qualcuno si è meravigliato che il capitano coinvolto nella tragedia della Costa Concordia fosse italiano? Qualcuno riesce ad immaginare che un capitano tedesco o, meglio ancora, uno britannico avrebbero potuto compiere una tale manovra, comprensiva di omissione di soccorso? 

Questo è l'incipit dell'articolo di Jan Fleischhauer su Der Spiegel, dall'emblematico titolo Omissione di soccorso all’italiana

Già da questi soli elementi si coglie la becera idea di razza sottesa al punto di vista dell'esimio giornalista. 
Il capitano Schettino ha sbagliato - è vero - una, due, tre volte e più. Adesso è in attesa di giudizio assieme ad altri eventuali responsabili del disastro. Ma da qui ad identificare le gravissime responsabilità di un individuo con il carattere di un popolo ce ne corre, Sehr geehrter Herr Fleischhauer. 

Rispondere, d'altra parte, come fa Sallusti sul Giornale, A noi Schettino, a voi Auschwitz significa mettersi sullo stesso piano di un settimanale cafone, che parla più alla pancia che alla testa dei suoi lettori tedeschi. 
Alle persone di buon senso, sia italiane che straniere, basta considerare il comportamento encomiabile degli abitanti del Giglio, l'impegno incondizionato e spasmodico di tutte le unità di soccorso, finalizzato a recuperare le vittime, salvare i superstiti e le loro suppellettili, per esprimere giudizi seri sul popolo italiano. Siamo fatti così, Sehr geehrter Herr Fleischhauer, se ne faccia una ragione. E questo è ciò che pensano anche tanti suoi connazionali, quelli che hanno avuto tempo e modo di riflettere sulle boiate più antiche e recenti, prodotte da una Weltanschauung, cui la storia vi inchioda. 
Non Mussolini, nè Berlusconi o Bossi, con i loro mezzi, sono riusciti a cambiarci i connotati. 
Non credo possa riuscirci  Lei con le sue idiozie. Buona fortuna! 

Se lo Spiegel ci dà degli Schettino
Spiegel online: Ma vi sorprendete che il comandante fosse un italiano? 
A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCHWITZ 

24 gennaio 2012

In ricordo di Vincenzo Consolo

(Sant'Agata di Militello, 18 febbraio 1933 – Milano, 21 gennaio 2012)  

Vincenzo Consolo con Sciascia e Bufalino 
Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta di addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca. 
(Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, 1988) 


La narrativa di Vincenzo Consolo presenta un originale rapporto tra memoria storica e ricerca linguistica. Egli è infatti attento alle più varie possibilità di linguaggio, e questo lo conduce a una appassionata interrogazione del passato. 
La sua ricerca riguarda il mondo della Sicilia: il suo passato e il suo presente, la sua bellezza affascinante e il suo disfacimento, i suoi odori forti, la sua natura seducente portano questa contraddizione all'estremo, le danno una singolare capacità conoscitiva. 
Io ho apprezzato la sua scrittura in Retablo e nei racconti Le pietre di Pantalica, opere che conservo nelle edizioni originali del 1987 e 1988.

 

Voglio ricordarlo con questa intervista-racconto di Oreste Pivetta, pubblicato su l'Unità il 23 dicembre 2009 
Il razzismo di Milano spaventa Consolo, meglio la Sicilia, approdo per popoli diversi  
Nessun addio ancora e Vincenzo Consolo, tra qualche giorno, tornerà a Milano, "patria immaginaria" da quarant’anni, da una notte di San Silvestro, scendendo dal treno la mattina dopo, alla Stazione Centrale: primo gennaio 1968. A Sant’Agata di Militello, il paese in provincia di Messina dove è nato, ieri splendeva il sole. Immigrato, anche se nella valigia teneva una laurea, un romanzo già pubblicato, l’amicizia di tanti intellettuali. Non è la neve a tener lontano da Milano Vincenzo Consolo, ma è la paura che quella patria immaginaria che è ormai nella memoria poco alla volta si sgretoli. C’è una voce particolare del degrado: il razzismo di Milano spaventa Consolo, che ricorda quando la città era accoglienza, solidarietà, era ancora una comunità. Lo scrittore parla della Sicilia e delle sue tragedie, ma cita in fila Bossi, Calderoli, Borghezio e i loro slogan e infine Berlusconi, complici di una malattia nefasta. Dice che la Sicilia soffre di infiniti mali, ma almeno è libera dal razzismo, dalla xenofobia, perché è sempre stata un approdo per popoli diversi, ricorda i re normanni che parlavano arabo e ricorda di un viaggiatore arabo, che, partito da Gerusalemme, riattraversando la Sicilia normanna contò trecento moschee, accanto alle sinagoghe, accanto alle chiese cristiane di rito ortodosso e di rito latino. "Mi capitò a Marsiglia, nel 1978 - ricorda - di partecipare a un convegno sull’immigrazione, con Mitterand, ancora solo segretario del partito socialista francese. Raccontai della presenza maghrebina a Mazara del Vallo. I maghrebini sono tornati. Hanno occupato di nuovo le case che furono dei loro antenati nel quartiere che è diventato la casbah. Così eravamo e così siamo rimasti, abituati e aperti a presenze straniere. Non sento razzismo in Sicilia. Ci resta molto di cattivo. Ci resta la mafia, ma la mafia, come diceva Sciascia, è una palma che sale al nord. Le palme in Sicilia magari muoiono essicate dal punteruolo rosso, l’insetto che le divora". 

Vincenzo Consolo fa il pendolare tra Milano e la Sicilia. La prima volta, nel 1952, si fermò per studiare alla Cattolica (almeno fino al servizio militare). Poi si laureò a Messina. Studiava legge e leggeva romanzi acquistandoli a rate dalla Einaudi. Viveva nella pensione della signorina Colombo, proprio muro contro muro con la basilica di S.Ambrogio. Attraversava la chiesa per raggiungere più alla svelta le aule dell’università e una mattina vide sull’altare una donna molto bella e un uomo elegantissimo in frac. Qualcuno gli disse che erano Franca Rame e Dario Fo e che quello era il loro matrimonio. All’università frequentava Ciriaco De Mita e Gerardo Bianco. Dopo la laurea tornò in Sicilia per insegnare in un istituto agrario. Poi si disse che quella scuola era una beffa: preparava quei ragazzi a diventare emigranti. E si chiese se non dovesse tornare anche lui emigrante. "Chiesi consiglio a Lucio Piccolo, cugino di Tomasi di Lampedusa, e a Leonardo Sciascia: l’aristocratico poeta mi suggerì di tenermi lontano dai grandi centri culturali, così nell’isolamento avrei ottenuto maggiore visibilità, Sciascia mi confidò che se non avesse avuto famiglia sarebbe partito pure lui. Lo ascoltai. Partii la seconda volta per Milano. Quarant’anni a Milano, che per me, malgrado il tramonto d’oggi, è stata la città degli illuministi, di Manzoni, di una grande siciliano come Giovanni Verga, di Elio Vittorini, che avevo conosciuto quando pubblicai il mio primo libro… La città di Salvatore Quasimodo, del lavoro, degli operai. Soprattutto con un’anima che accoglieva tutti". 

CAMBIO ANTROPOLOGICO 
Un’anima tormentata: in fondo lì comincia la strategia della tensione, in piazza Fontana: "Tenevo una rubrica per l’Ora di Palermo. Dopo la strage, mi affidarono un’intervista a Licia Pinelli. Giuseppe era di origine siciliana. Portai alcuni doni alle bambine e tra questi un angelo, lavorato dagli artigiani del mio paese". Che cosa ha corrotto Milano? "Come scriveva Pasolini, è avvenuta una mutazione antropologica. La fine del lavoro operaio ha cancellato i luoghi e i riferimenti della formazione culturale". Non solo Bossi e Berlusconi. Loro sono soltanto gli imprenditori politici che hanno colto il segno della deriva. Resta l’individualismo che genera paura. White Christmas, come succede a Coccaglio, provincia di Brescia. Nel segno della mistificazione di una storia, della tradizione tanto rivendicata, della fede. Quando anche l’arcivescovo diventa un bersaglio. Vincenzo Consolo non lascerà Milano. Altre volte l’aveva detto. Un impulso, ma il legame è forte: "Chissà, forse fra un anno, quando avrò sistemato alcuni lavori". Immaginiamo che il sindaco Moratti decida di premiare Vincenzo Consolo con l’Ambrogino d’oro. In fondo è un milanese dell’immigrazione che ha dato il suo cuore alla cultura: "Dovrei rimanere. Nella speranza di rivedere quella città che mi è sparita sotto gli occhi". 

22 gennaio 2012

L'incredibile lettera del Presidente e A.D. Costa Crociere ai Soci CostaClub

A sette giorni dall'episodio funesto davanti all'isola del Giglio con 11 morti accertati, 21 persone ancora disperse e 110 feriti, mentre la magistratura cerca di far luce sulle responsabilità che, oltre al capitano Schettino, sembrano coinvolgere altri membri dell'equipaggio e la stessa Società Costa, mentre tutte le testimonianze dei superstiti convergono nel racconto degli episodi di disinformazione, inadeguatezza e abbandono degli ospiti al loro destino da parte del gruppo di comando e del personale di bordo - salvo individuali episodi di raro eroismo -, mentre fervono intorno al relitto la ricerca dei cadaveri e gli interventi per la messa in sicurezza dell'area a rischio inquinamento, il Presidente e A.D. di Costa Crociere, trova il tempo di produrre e inviare alla nutritissima mailing list dei clienti Costa una lettera di tal tenore: 

                                                                        
 

Gentile ...... .......,

in un momento così delicato, mi preme rendere conto a chi, come Lei, ci dimostra da tempo la propria fiducia e vicinanza in qualità di Socio CostaClub.
Il terribile incidente della Costa Concordia ci ha colpito nei nostri affetti più cari: i nostri Ospiti, i nostri dipendenti, una delle nostre magnifiche navi.
Soffriamo per le sofferenze e il disagio che queste persone hanno subito e per il dolore delle famiglie delle vittime. Circa 1.100 persone di Costa Crociere in tutto il mondo sono oggi impegnate senza sosta dalla serata di venerdì nella gestione di questo terribile incidente per supportare le operazioni di salvataggio e assistere Ospiti ed equipaggio per farli ricongiungere alle loro famiglie, riportandoli ai loro luoghi di residenza.
Questo drammatico evento straordinario, apparentemente causato da un unico errore umano, che non dovrà più ripetersi così come è accaduto, non doveva verificarsi.
In questo frangente, sappiamo degli atti di eroismo di membri dell'equipaggio che hanno anteposto l'altrui salvezza alla propria. L'equipaggio si è comportato in modo encomiabile in una situazione di estrema difficoltà, riuscendo nelle condizioni terribili in cui si trovavano, ad evacuare oltre 4.000 persone nel minor tempo possibile: siamo fieri dell'impegno che dedichiamo, e le nostre persone con noi, alla Vostra sicurezza.
Chi ci conosce sa che Costa Crociere opera nel pieno rispetto di tutte le norme relative alla sicurezza e le sue procedure sono in linea, e in alcuni casi vanno oltre, con gli standard internazionali.
Tutti i membri dei nostri equipaggi dispongono di uno specifico addestramento per la gestione delle emergenze e per assistere gli Ospiti in caso di abbandono nave. Ogni membro dei nostri equipaggi dispone di una specifica certificazione (BST - basic safety training) e tutti sono formati attraverso esercitazioni di abbandono nave che si ripetono costantemente ogni 2 settimane.
Ruoli, responsabilità e compiti sono chiaramente definiti e assegnati per consentire la gestione di una situazione così importante.
La preparazione degli equipaggi Costa Crociere viene anche periodicamente verificata dalla Guardia Costiera e dagli enti di classificazione indipendenti in linea con il rispetto dei requisiti specificati nel sistema SMS (Safety Management System).
Per tutti gli Ospiti in crociera è prevista un'esercitazione entro 24 ore dal giorno dell'imbarco, come richiesto dalla legge. Costa Crociere ha un sistema computerizzato che consente di verificare che tutti gli Ospiti abbiano partecipato all'esercitazione.
Per garantire la massima sicurezza, poi, in tutte le navi Costa sono disponibili giubbotti di salvataggio, lance e zattere in numero superiore al massimo delle persone che possono essere ospitate dalla nave. Nelle lance sono presenti dotazioni di sicurezza, come riserve d'acqua e cibo, cassette medicinali e strumenti di segnalazione e comunicazione, che consentono di aspettare in sicurezza l'arrivo dei soccorsi. Le lance sono inoltre oggetto di scrupolose verifiche periodiche da parte del personale della nave e degli organismi di certificazione.
Tutte le navi Costa Crociere sono certificate dal RINA e sono costruite secondo i più elevati standard e tecnologie.
Siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo verso chi ripone in noi la propria fiducia e le attestazioni che ci vengono da chi è stato sulle nostre navi e ha incontrato le nostre persone ci confortano in questo momento.
Il mantenimento di questa stessa fiducia anche da parte sua, nonché l'auspicio di averla nuovamente a bordo delle nostre navi, saranno per noi il miglior premio a tutti i nostri sforzi. 

Con sincera gratitudine,
Pier Luigi Foschi
Presidente e A.D. Costa Crociere Spa
Il recupero propagandistico d'Immagine al di sopra di ogni altra considerazione! 
La lettera ai Soci Costa Club
"Costa chiese l'inchino: ci fa pubblicità"

21 gennaio 2012

Mario Monti, il bullo di Arcore e Bersani al bar con una bionda

Mentre Mario Monti e il suo governo cercano di rimuovere, come possono, anche con errori, le incrostazioni che ingessano da decenni il sistema Italia, il bullo di Arcore, tra una comparsata e l'altra in tribunale, dichiara che la cura non ha dato alcun frutto: ci aspettiamo di essere richiamati. 
Richiamati, dove! Richiamati da chi! Stiano alla larga, per favore, dal paniere della frutta che hanno fatto inacidire. 

Il controcanto glielo fa Mediaset che, in seguito alla sospensione per 90 giorni della procedura del Beauty contest per le frequenze digitali tv, ritiene che tale atto sospenda una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita e si riserva di valutare le azioni necessarie alla tutela degli interessi di una società quotata. 
Di quale legalità parla Mediaset? Di quella ignominia prodotta nella gestione della Cosa pubblica dal suo padrone, con le leggi ad personam e ad aziendam che sono state l'unico suo pensiero fisso nel lungo tempo trascorso a Palazzo Chigi dove pensa ancora di tornare? 

Mentre assistiamo ai tentativi per niente nascosti con i quali PDL e compagnia di giro cercano di contrastare la ventata di aria nuova che il governo vuole portare nel Paese, ci piace riproporre la foto che riprende Bersani mentre prepara da solo un discorso (guarda video) bevendo una birra al bar. E uso le parole di Mario Adinolfi che dal suo account di Twitter commenta: L’immagine di Bersani che beve una birra da solo a Campo de’ Fiori e si scrive il discorso di oggi è bella, sembra un quadro. 

Al governo chiediamo più coraggio. 
Ai parlamentari PDL chiediamo di lasciar lavorare il manovratore. 
Ai parlamentari PD chiediamo un impegno serio per cambiare la legge elettorale. 
Agli Italiani chiediamo di avere fiducia e di guardare al futuro. 

Allora potremo dire che l'Italia è cambiata davvero e non tornerà più indietro. 

18 gennaio 2012

Quel gigante incagliato davanti all'isola del Giglio

... con uno spuntone di roccia conficcato nelle viscere squarciate, mi appare più autentico e naturale rispetto a quando imponente e maestoso solca i mari, enorme palazzo galleggiante, per assicurare ai suoi ospiti una settimana di svago e divertimento. 
Gli interni, addobbati con paillettes e lustrini, riproducono confortevoli ma improbabili ambienti di ritrovo. Bar, teatri, gallerie di negozi e casinò danno immediatamente l'idea di artificioso e kitsch, fornito ai clienti per trasferirli in un mondo di favola che possa distrarli dal vissuto quotidiano. La maestosità della struttura e le soluzioni architettoniche, spettacolari e talvolta suggestive, contrastano fortemente con la modestia del personale di servizio, di diversa nazionalità e provenienza, pagato con gli spiccioli dell'organizzazione e le mance dei clienti. 

Alla fine di novembre 2010 anch'io sono salito su uno di questi colossi, la Costa Magica per la precisione, PER LA MIA CROCIERA NEL MEDITERRANEO  (allora si toccava anche il porto di Tunisi). In quell'occasione ho tratto le suesposte impressioni ed altre ancora. Come quella di entrare in un immenso, galleggiante Luna Park o quella di confondere la mole della nave, ancorata nel porto, con i palazzoni nello sfondo, se non fosse stato per quel fumaiolo giallo con la vistosa "C" del logo Costa che la sormonta. 

Adesso Concordia, la più grande fra le navi della flotta, giace inerte davanti al Giglio. 11 i morti accertati, 28 le persone che risultano disperse, 67 i feriti, lo stordimento nei volti dei superstiti. Le indagini e le inchieste in corso accerteranno le responsabilità, le assicurazioni saranno chiamate a risarcire i danni. Il capitano Schettino sembra il diretto responsabile dell'incidente ma adesso occorre impedire che altri disastri del genere possano ancora verificarsi. 
  
L'immagine di Costa Crociere esce dall'evento profondamente offuscata ma le crociere proseguiranno e le sue navi continueranno a solcare i mari, a inquinare i porti del mondo, però senza di me. 

17 gennaio 2012

Per ricordare Carlo Fruttero

 ... cito soltanto la parte conclusiva della Prefazione a 
LA PATRIA, BENE O MALE  
Almanacco essenziale dell’Italia Unita, 
scritto in collaborazione con Massimo Gramellini.   

L'ultimo suo impegno che ha visto la luce in occasione del 150° dell'Unità d'Italia.  

Il nostro intento era di offrire un’infarinatura di storia d’Italia a tutti coloro che ne hanno perso memoria o non l’hanno mai avuta. Si tratta di una categoria di persone che conosciamo bene, avendone fatto parte anche noi prima di metterci all’opera. Non che avessimo dimenticato proprio tutto. Ma certo si trattava di ricordi confusi. Di alcuni episodi conoscevamo il titolo, però non i particolari, che spesso ne costituiscono l’essenza. Altri li ignoravamo completamente. Altri ancora credevamo di conoscerli, attribuendo azioni e parole a personaggi che in realtà non le avevano mai compiute e pronunciate. Ci è venuto il sospetto che non fossimo i soli a trovarci in questa condizione. E, da buoni italiani, abbiamo cercato di metterci una pezza.
La nostra impressione finale è che questa Patria sia una difficile Patria, più volte sull’orlo del baratro, più volte nel baratro precipitata, con continue riprese anche stupefacenti, anche ammirevoli. C’è di che inorgoglirsi, ma purtroppo anche di che vergognarsi. Un Paese esasperante, spesso scoraggiante, quasi sempre dilaniato da emotività contrapposte e che potrebbe fare molto di più, come dicevano gli insegnanti alle nostre mamme. E ovviamente molto di più avremmo potuto fare anche noi, narrando questa Patria nel bene e nel male. (dalla Prefazione a LA PATRIA, BENE O MALE - Almanacco essenziale dell’Italia Unita, di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini) 



Addio Fruttero, mi ha insegnato la leggerezza - Massimo Gramellini su La Stampa
Nonostante tutto, Italia. Fruttero e Gramellini raccontano la Patria. 
La biografia di Carlo Fruttero

15 gennaio 2012

Affonda anche l'Italia?

Il naufragio e l'affondamento della nave da crociera Concordia, il fiore all'occhiello della flotta Costa, coincide emblematicamente con la gravissima crisi del colosso della cantieristica italiana, quella Fincantieri nei cui cantieri di Genova Sestri-Ponente aveva visto la luce e che adesso sono a rischio di chiusura.   

Eventi che coincidono sul piano temporale con il declassamento dell’Italia e di altri Paesi europei da parte dell'agenzia di rating Standard e Poor’s.  

Mentre il governo Monti sta cercando di risanare le nostre finanze con costi sociali altissimi, c'è chi si adopera per farci finire come la Concordia? 



14 gennaio 2012

Abbiamo perso la corsa. Riprendiamo la strada

Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista. (Kenneth Boulding)

Tutti invocano la crescita per tornare a correre, per essere competitivi. La crescita di che? Di chi? 
Rispetto ai Paesi emergenti le cui giovani popolazioni sono lanciate alla conquista di un benessere che appare a portata di mano, noi siamo ormai una nazione (?) frantumata, corrotta e in metastasi avanzata, abitata da vecchi pensionati e nuove badanti. Non abbiamo saputo, quando sarebbe stato possibile, avviare una politica di risanamento ambientale, tutelare le nostre bellezze paesaggistiche e monumentali, favorire il turismo internazionale che avrebbe potuto diventare il primo cespite di ricchezza. Abbiamo sprecato i nostri saperi e favorito la delocalizzazione delle nostre attività più redditizie. Abbiamo costretto le nostre poche, giovani risorse umane a lasciare il Paese per cercare altrove fortuna. Abbiamo lasciato il governo della Cosa pubblica nelle mani di lestofanti privi di pudore ma soprattutto di progetti per il futuro, avviluppato in un sistema burocratico sordo e cieco. 

Le nostre città e tutte le infrastrutture sono sul punto di collassare e continuiamo a invocare la crescita al costo di enormi sacrifici che diventeranno assolutamente insostenibili se non si cambia registro. Quale crescita può essere possibile in un Paese devastato dalle fondamenta, in cui regna il più ottuso individualismo? Abbiamo perso la corsa, facciamocene una ragione e cominciamo a diventare portatori sani di una decrescita sopportabile, se non proprio felice. 




 

Leggi:
Movimento per la decrescita felice
Il pensiero di Serge Latouche su Wikipedia
Voglio un mondo all'altezza dei sogni che ho, dal blog di Vilma
Fermiamo il consumismo sfrenato - Wilma Massucco

12 gennaio 2012

Occhi puntati alla Consulta: oggi il verdetto sul Porcellum

  Incrociamo le dita!   


Ripropongo il servizio di Carmine Saviano su Repubblica, che richiama l'articolo di Sandra Bonsanti su Libertà e Giustizia, quello di Federico Orlando su Articolo21, la nota sul Futurista e gli appelli su Twitter tramite l'hashtag #Consulta. 



Cresce l'attesa per la decisione della Corte, di Carmine Saviano su Repubblica  
Una occasione. Per riavvicinare i cittadini alla politica. Per riattivare e rafforzare la partecipazione democratica. La decisione della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del referendum abrogativo del Porcellum, è sempre più attesa. E se in rete il dibattito è costante, sono tanti i gruppi e le associazioni che in queste ore indirizzano lettere e appelli alla Consulta. Da Libertà e Giustizia ad Articolo 21, passando per i finiani de Il Futurista. Un fronte che spera nel sì della Corte. Perché la legge elettorale firmata da Roberto Claderoli è "una fonte inesauribile di indebolimento della democrazia". E su Twitter, migliaia di post: un mantra per auspicare l'abolizione della Legge Porcata. 

Leg.  Smuovere i partiti, fermare il degrado del Parlamento, rendere più stabile la democrazia italiana. Libertà e Giustizia affida la sua posizione a una lettera firmata da Sandra Bonsanti. "Viviamo con ansia e rispetto l'attesa della decisione della Corte Costituzionale". E ancora: "Da anni ormai e all'inizio in assoluta solitudine, Libertà e Giustizia ha individuato nel Porcellum non soltanto la causa principale del degrado del Parlamento italiano, ma anche del gravissimo distacco che separa ormai i cittadini dai partiti, e dunque una fonte inesauribile di indebolimento della democrazia". Poi l'auspicio: "Ci sentiamo dunque legittimati a sperare nella decisione della Corte, sapendo che solo un obbligo potrà smuovere i partiti dalle nicchie di interessi contrapposti e di parte. Ognuno disposto a cambiare il Porcellum purché ci sia una convenienza per loro". 
Articolo 21. L'accoglimento del referendum come opportunità per i partiti. Per Articolo 21 una decisione positiva della Consulta darebbe modo alle forze politiche "di votare una nuova legge elettorale in Parlamento". Una legge "coerente per una volta con la volontà referendaria: quella cioè di un nuovo sistema maggioritario". Un sistema dove il bipolarismo non sia "coatto, come una camicia di Nesso". Poi l'apertura alla proposta del Partito Democratico: "Essa riserva il 70 per cento dei seggi ai collegi uninominali e il 30 al proporzionale. Si direbbe un nuovo Mattarellum, ma non lo è: perché quello aveva un unico turno, questo ne avrebbe due, ammettendo al secondo solo i partiti più votati nel primo". E il pluralismo sarebbe garantito da una sorta di "diritto di tribuna" per le forze politiche meno votate. 
Il Futurista.  E non manca chi rivolge alla Consulta addirittura una preghiera. Come i finiani de Il Futurista. Che attendono il miracolo: "Tale sarebbe, infatti, l'abolizione di una legge elettorale mostruosa, che è riuscita nell'intento di recidere il rapporto tra eletti ed elettori, portando alle stelle la disaffezione degli italiani verso la politica e garantendo al tempo stesso alti tassi di ingovernabilità (come dimostrato dagli esecutivi di Prodi e di Berlusconi)". Un "disastro totale", frutto della "pigrizia interessata" dei partiti. Poi il toto-giudici: "Ma la sentenza della Consulta non è scontata: i 15 giudici sarebbero di opinioni diverse. E secondo alcuni esperti la richiesta referendaria potrebbe essere rigettata perché determinerebbe un inammissibile vuoto normativo". La soluzione? "La Consulta potrebbe anche dire no al referendum, ma insieme sollevare la questione della incostituzionalità della legge Calderoli, costringendo il Parlamento a intervenire". 
Su Twitter. L'hashtag #Consulta è tra i dieci più utilizzati dagli utenti italiani del social network. I messaggi sono migliaia. "Entro quarantotto ore conosceremo la decisione della Corte", "Speriamo che il referendum sia ammissibile", "Che si torni alle preferenze e che sopratutto gli italiani siano intelligenti abbastanza per eleggere le persone giuste". E così via, con gli occhi puntati al Palazzo della Consulta.  

09 gennaio 2012

Tre siti per la ricerca

Ieri è stato messo online il Portale storico della Camera, corredato di documenti, dati e mappe scaricabili. 

Il portale è suddiviso in sette settori: 






Le legislature 
Le legislature del Regno, della transizione costituzionale e della Repubblica: persone, organi, attività, documenti, immagini 


I Presidenti 
I Presidenti della Camera dal Regno alla XV legislatura della Repubblica: biografie, discorsi d'insediamento, attività, immagini 


I Regolamenti 
I Regolamenti di procedura parlamentare nel tempo: testi, schede di approfondimento, proposte di modificazione 


Montecitorio 
Storia e immagini del palazzo di Montecitorio dal XVI secolo 


L'Amministrazione 
L'apparato amministrativo nel tempo: storia, organigrammi, persone, regolamenti interni, documenti, immagini 


Norme fondamentali e leggi 


Bibliografia del Parlamento 

Un apparato straordinario per la ricerca e la comparazione di dati. 


A chi, invece, volesse conoscere Roma nell'attualità e nel tempo propongo info.roma.itil portale che offre tutto quanto occorre per scoprire la città eterna in tutti i suoi aspetti: visite guidate, eventi, spettacoli, mostre, concerti, storia, monumenti. 
Come recita il sottotitolo: un passato da scoprire, un presente da vivere


Motore di ricerca interno
Chi vuole avviare una ricerca sullo scibile umano ha a disposizione il portale CronologiaLeonardo, corredato di un motore di ricerca interno.   
Il portale è organizzato in tre grandi settori: 
LE BIOGRAFIE 
INVENZIONI E SCOPERTE 
STORIA DEL MONDO E DELLE CIVILTÀ 


Contiene anche 

TABELLA A PERIODI STORICI E A TEMA DAL BIG-BANG AL 2008 
2000 ANNI - ANNO x ANNO 600.000 PAGINE DI STORIA - FATTI - PERSONAGGI 
La STORIA D'ITALIA DA ROMA AL 2008 IN 916 PERIODI CRONOLOGICI 
e centinaia di testi d'autore consultabili e scaricabili.  

BUONA NAVIGAZIONE 

07 gennaio 2012

Il mio augurio all'Italia e al suo Governo per il 2012

Voglio dedicare il mio primo post del 2012 a Monti, con l'augurio che riesca a dare all'Italia quella sterzata salutare che la rimetta in carreggiata. 

Dopo la pesante stangata, dettata dall'emergenza, che ha colpito i pensionati, il lavoro dipendente e le famiglie, nel medio periodo questo governo deve trovare il modo di far ripartire il sistema Italia tassando i grandi patrimoni, stanando gli evasori, attaccando le caste, colpendo la corruzione diffusa e la criminalità organizzata con il ripristino di leggi idonee.  

Solo così potrà dare un senso al proprio operato riconquistandosi quella fiducia che lo aveva sostenuto nei suoi primi giorni di vita. E questo deve farlo con coraggio, chiedendo il sostegno degli Italiani che non potrà mancare, anche in rotta di collisione con un Parlamento di nominati e in gran parte di venduti. Solo in questo modo la gravissima crisi che sta deprimendo il Paese potrà trasformarsi nel volano per la ripartenza e la rinascita. 

Questo è il mio augurio al Governo e all'Italia: che il 2012 ci veda usciti dal pantano e avviati verso la ricostruzione. 

Il miglior motore di ricerca