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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

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26 settembre 2011

Come uscire dal baratro

Con il crollo di Berlusconi, anche se pilotato, andranno al macero tutto il suo establishment, le  bande e le cricche che lo hanno sostenuto e, prevedibilmente, le vecchie burocrazie dei partiti che, pur stando all'opposizione, sono vissute alla sua ombra sorreggendolo.
L'uomo politico è finito assieme al suo sogno diventato ormai un incubo per la stragrande maggioranza degli italiani. Il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, che solo tre anni fa aveva conquistato - con la legge elettorale bastarda ancora in vigore - una maggioranza straripante in Parlamento, chiude ignominiosamente la sua ventennale occupazione della cosa pubblica con tre frasi emblematiche: "Non mi dimetto, se mi vogliono sfiduciare lo facciano con un voto in Parlamento", "A tempo perso faccio il primo ministro" e "Poi ce le prestiamo, la patonza deve girare". E tutto questo mentre i mercati attaccano violentemente l'Italia, la borsa va a picco, lo spread distrugge - come in una tela di Penelope - i provvedimenti lacrrime e sangue che le manovre a ciclo continuo vanno approntando.

Basta! Non si parli più di lui e degli Scilipoti che lo sorreggono. Il crollo è già avvenuto, prima che in Parlamento, nel Paese. Manca soltanto che venga certificato in modo chiaro e definitivo.
Occorre, invece, pensare subito al dopo, quando sarà sotto gli occhi di tutti la profondità del guasto prodotto in questi anni di mancanza di progettualità, di assenza di politica economica ed industriale, di forsennato e rampante assalto allo Stato e alle sue Istituzioni. Occorre pensare da subito alle persone nuove, pulite, oneste e rispettose delle leggi e del sistema democratico che potranno operare con tutte le loro forze per farci uscire dalle macerie e avviare la ricostruzione politica, sociale e morale di un Paese portato sull'orlo della bancarotta e diventato zimbello del mondo. Occorre pensare ad un programma di risanamento largamente condiviso e ad una squadra di personalità capaci, competenti e moralmente inappuntabili che si mettano al servizio di un compito immane e meritorio. Anche nel Paese devastato dal berlusconismo non mancano tali personalità ma occorre individuarle, portarle in campo e convincerle a provarci. L'Italia merita di tornare ad essere nel consesso mondiale una nazione degna di fiducia e rispetto come negli anni migliori della sua Storia. Occorre che tutti ci disponiamo ad accettare i sacrifici che ci verranno imposti perché si possa uscire dal baratro in cui ci hanno portati, come dopo una lunga guerra durata troppi anni.

19 settembre 2011

Lui non molla! Capito? - Perché dovrebbe? Lo giudicherà la Storia.

Quando in una sola persona si concentra una miscela insana di volgare, illimitato narcisismo, la mancanza assoluta di senso morale e del limite, un potere immenso su cose e persone, una disponibilità economica pressoché illimitata, allora si produce il mostro che ci governa e che può affermare che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi e a tempo perso faccio il primo ministro.

Il resto del mondo lo ha già mollato da un pezzo, la maggioranza degli Italiani ha fatto altrettanto. E lui stesso volentieri - credo - se ne andrebbe se non ci fosse in Parlamento e fuori una masnada di Scilipoti che non riesce a fare a meno di lui e che pratica su di lui un accanimento terapeutico per tenerlo in piedi. Dovrebbero essere le persone decenti, ancora presenti nella sua compagine, e lo stesso Capo dello Stato a metterlo con le spalle al muro per una transizione veloce e pacifica in nome dell'Italia, della sana politica, del futuro del suo stesso partito e delle sue aziende.
Ne saranno capaci prima che il fango, assieme a lui, sommerga l'intero Paese?

“Nessun erotismo né passione, solo perversione" di Wanda Marra

Nessun erotismo, nessuna arte della seduzione, nessuna passione. Nel sesso quest’uomo cerca piuttosto la prova della sua esistenza”. Dunque, “il vero luogo del bunga bunga non è il letto, ma il sacrario, il mausoleo cimiteriale dove si prepara illusoriamente un posto nell’eternità”.
Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano così legge la figura (e la patologia) di Berlusconi, anche alla luce delle ultime vicende emerse dalle intercettazioni. Un crescendo angosciante di ossessione sessuale, che viene prima di ogni altra cosa, che copre ogni realtà (“Sono uno che non fa niente che possa essere assunto come notizia di reato... a me l'unica cosa che mi possono dire è che scopo”, diceva B. in una telefonata a Lavitola). Una “schiavitù” compulsiva e inesorabile che altro non è che “un potente rimedio nei confronti della sua angoscia della morte”. “Perversione” la definisce tecnicamente Recalcati. Che spiega: “La prestanza fallica del proprio corpo è l’unico suo vero tarlo”. E dunque, non stupisce che arrivi a dire “faccio il premier a tempo perso”:
“Come potrebbe dedicarsi, se non a tempo perso, ad altro? – spiega lo psicanalista – Magari ad assicurare un’immagine dignitosa delle istituzioni e una guida al governo del nostro paese... Meglio fare “girare la patonza” (testuale in un’altra intercettazione, ndr), l’amuleto che lo protegge dalla morte, assicurandogli di essere ancora vivo”. Recalcati usa le stesse parole del premier citando “la moltiplicazione affannosa dei corpi”, “la ricerca incestuosa (‘ho due bambine’) e vampiresca della loro giovinezza (‘a 29 anni è già vecchietta’), la verifica ossessionata della propria resistenza fallica (‘me ne sono fatte otto’), per spiegare un punto centrale: “Il godimento perverso di S.B .” non dà in realtà “alcuna soddisfazione”, ma esige “la sua ripetizione compulsiva”.
Per questo, lo psicanalista mette in relazione “il rituale del bunga-bunga” con “il sacrario monumentale che S.B. ha edificato nella sua villa di Arcore”. Con un’immagine forte: “Una specie di viagra di marmo che dovrebbe permettere all’uomo, mortale come tutti, di erigersi come un fallo gigante nell’eternità”. Insomma, il sesso non è altro che un tentativo disperato di esorcizzare la morte: “Tutta la tragica e farsesca verità del bunga bunga” dunque è “in quest’esorcismo dello spettro della morte”, come “nel rifiuto del tempo che passa”.
Altro che il tanto sbandierato “amore per le donne” che dovrebbe creare invidia e ammirazione.
Dietro questo, infatti, “si nasconde un uso psicofarmacologico e non erotico dei corpi femminili”. Per questo, come avviene frequentemente in questi casi clinici, spiega Recalcati “gli fa perdere la testa esponendolo ai comportamenti più autolesivi, rendendolo, per esempio, vittima di ricattatori senza scrupolo”. Dunque, nessuna gioia, nessuna vitalità. Solo l’angoscia “che trasuda da questo corpo anziano”: “Il vero padrone non è lui, ma è, come per tutti, la morte”.

L’abbuffata primordiale del berlusconismo - di Pino Corrias

A differenza dei molti che se ne sentono nauseati, penso che questo travolgente romanzo telefonico, questa sgrammaticata versione del “Pasto nudo”, sia il più istruttivo, il più completo, il più penetrante ritratto di quella schiuma sociale che ci assedia da una quindicina d’anni: il berlusconismo. Che si è diffuso esercitando una sua primordiale attrazione in ogni strato sociale, dai milioni di giovani analfabeti coltivati, tatuati e avvelenati dalla diseducazione tv, fino agli squali d’alta finanza, le dinastie di boiardi di Stato o di impresa. Capace in ogni luogo identitario – come il posto di lavoro, l’Outlet, il bar, il partito politico, il clan familiare – di inglobare i peggiori difetti per trasformarli, come una carta assorbente che smacchia, in uno sfacciato catalogo di qualità correnti, astuzie, persino giocoso antidoto alla noia del moralismo.
Il quale è sempre un ostacolo antiquato al traguardo dell'indiscriminata equivalenza etica, la sola matematica ammessa dal berlusconismo. Che sempre persegue il reciproco vantaggio e insieme il reciproco ricatto, come deve essere tra i complici che si accordano per spartirsi il prossimo affare e scannare la prossima patonza.

Al telefono il Caimano rivela ciò che non riesce a reprimere di sé, la sua essenza:
  • “La Arcuri ha fatto la figura da troia, una figura da prostituta di strada”
  • “Poi ce le prestiamo, la patonza deve girare”
  • “Per favore non pigliamole alte, perché noi non siamo alti”
  • “Le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere il loro destino”
  • “Voglio passare il tempo con le mie bambine”
  • “A tempo perso faccio il primo ministro”
  • “Erano undici, me ne sono fatto solo otto perché non potevo fare di più”
  • “Sono contento della mia resistenza”
  • “Ti ho dato dei colpi pazzeschi, ho mantenuto un ritmo colossale”
  • “A 29 anni si inizia a essere vecchiette”
Nocciolina sulla torta: il Terrypensiero

12 settembre 2011

E non se ne va! Lo spread vola, la borsa crolla e lui resta là!

... ma il Paese affonda!
Glielo dicono prudentemente Confalonieri e Letta, gli amici di sempre, quelli che gli avevano sconsigliato caldamente la discesa in politica; glielo fa capire il Capo dello Stato, che un suo passo indietro servirebbe a creare nel Paese e in Parlamento un clima di pacificazione e di ripartenza; lo dichiarano espressamente personalità del suo partito come Polverini, Alemanno, Formigoni, Pisanu, Pera, che così non si può più andare avanti.
Le sue dimissioni libererebbero, anche nel suo partito, energie nuove in grado di dare una svolta positiva alla politica italiana e nuove prospettive al PDL.
Lo dichiarano fuori dai denti i leghisti Zaia e Tosi che sentono il loro popolo scalpitante come non mai. Per non parlare della Confindustria - un tempo quinta colonna dei governi di centro-destra - che oggi gli chiede di trarre le conseguenze. Per non parlare dei sindacati, finalmente uniti nel valutare la manovra inigua e inadeguato il governo.
E che dire di tutte le opposizioni parlamentari che, un giorno sì e l'altro pure, gli chiedono di sgomberare il campo? E dei giovani, della società civile, delle donne che annunciano un autunno caldo di rivendicazioni con manifestazioni di piazza ad oltranza?
Per chiudere con lo slogan che ha accompagnato il Papa nella sua visita alla Fincantieri di Ancona, che recita: Lavoro e Dignità.
Lui, imperterrito, non fa una piega e dichiara che la manovra non sarà cambiata e andrà bene perché è stata scritta così come l'ha chiesto la Bce; assicura - per l'ennesima volta - che il governo resisterà fino al 2013; salta l'incontro fissato con i magistrati di Napoli che avrebbero dovuto ascoltarlo in relazione all'indagine su Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola, inventandosi un viaggio a Strasburgo e a Bruxelles per parlare della manovra.

Ci s'accampa davanti, e passa il tempo a distribuire soldi perché cali il silenzio su verità che lo riguardano. Non qualche soldo, ma tanti e sfacciati. Sfacciati perché la stessa persona dice che verseremo «lacrime e sangue», per riparare una crisi che per anni ha occultato, non sentendosene responsabile. Mentre noi faticosamente contiamo quello che pagheremo, lui sta lì, in un narcisistico altrove, e dice che i soldi li elargisce a persone bisognose, disperate, a lui care: i coniugi Tarantini, Lele Mora, Marcello dell'Utri, e parecchi altri. 
Da L’altrove del narcisista di Barbara Spinelli 



Cosa attende allora? 
La rivolta popolare ad personam!?

11 settembre 2011

Cosa possiamo augurarci?

Che la BCE, l'Europa e la Germania continuino ad evitarci il baratro acquistando i nostri titoli di Stato spazzatura e salvando dalla bancarotta il nostro Paese e, con esso, il peggior governo della Repubblica che ci ha fatto sprofondare nella merda?
O che la BCE, l'Europa e la Germania ci mollino al nostro destino facendo esplodere le gravi responsabilità di un potere politico che ha fatto di tutto tranne che governare il Paese e gestire la crisi?

A costo di apparire anti-italiano ritengo che nessuno possa liberarci dal destino che liberamente ci siamo scelti. E che dobbiamo toccare il fondo più nero perché con le nostre forze possiamo ricostruire una politica, un'economia, una società che abbiamo consentito ad un nano di m.,,, di portare alla paralisi!

Perché vero nemico dell'Italia si è dimostrato lui, che a conclusione di tutte le sue malefatte ha definito il Paese che governa da 8 anni, paese di merda; lui che da gran liberale e amante della democrazia e della libertà, ha avuto e mantiene frequentazioni intime in Italia con personaggi di specchiate virtù quali Dell'Utri, Previti, Bisignani, Mora, Tarantini, Lavitola; e all'estero ha annoverato, anche come amici personali, governanti come Gheddafi, Mubarak, Ben Ali che le rivolte popolari si sono incaricate di spazzar via con il loro carico di corruttele e di ferocia. Gli rimane solo Putin che attualmente non naviga in buone acque neanche lui.
Lui che ha trasformato in bordelli non solo le sue residenze private ma anche le sedi istituzionali e che si regge pervicacemente al potere su una maggioranza parlamentare costituita da ominicchi che, senza di lui, sarebbero nessuno. 

Se avesse onore e dignità, rispetto per l'Italia e senso dello Stato, si sarebbe fatto da parte da tempo consentendo al Paese di risollevarsi.
Ma a lui manca anche il senso del ridicolo e martedì prossimo, per evitare di incontrare i giudici di Napoli che vogliono sentirlo come testimone nell'indagine contro Tarantini e altri, si è inventato un impegno al vertice europeo dove rappresenterà gli interessi dell'Italia. I giudici gli hanno augurato buon viaggio, certi che al ritorno non potrà evitare l'incontro.

10 settembre 2011

IN CHE MANI SIAMO !?

Su Repubblica di ieri campeggia il bel commento dal titolo Prigioniero di se stesso di Curzio Maltese. Ne riprendo l'incipit e la chiusa: Al culmine di una crisi che rischia di travolgere nell'ordine l'Italia, l'euro, l'Europa e il mondo, il capo del governo trascorre ore di intenso lavoro, chiuso in una stanza con l'avvocato Ghedini, per studiare un decreto ainti-intercettazioni - L'ossessione del premier, in un mondo in fiamme, è salvare quella briciola di apparenza che lo circonda. Per farlo deve censurare se stesso, bruciare le frasi dette e le cose fatte. Il Berlusconi pubblico è atterrito dal Berlusconi privato, e noi da entrambi.
 
Il tragico clown trema all'idea che le intercettazioni Tarantini-escort diventino di dominio pubblico, perciò vuole correre ai ripari. Non si accorge che ormai si tratta di coprire il sole con un setaccio.

Una citazione merita la squallida barzelletta raccontata dal ministro Sacconi in chiave anti-CGIL al convegno  dei giovani PDL. C'è un convento del '600 in cui entrano dei briganti che violentano tutte le suore, tranne una. Il Sant'Uffizio la interroga: Come mai solo lei non è stata violentata? - Perchè io ho detto di no.
 
Lo specioso ministro è riuscito, in un colpo solo, ad offendere tutte le suore, tutte le donne, tanti uomini e, involontariamente, quegli stessi sindacati che dicono sempre di sì, accettando di partecipare all'orgia governativa.



Un solo, ultimo, richiamo alla crassa ignoranza del trota, il delfino in pectore del senatur. Oltre al giro ciclistico della Padania, il giovane rampollo ha inventato un verbo: prosèguere. Giustamente: da proseguo, non proseguire, ma prosèguere.



Ne prendiamo atto e cercheremo di aggiornarci! Poveri noi!

07 settembre 2011

L'ultima volgarità di un premier sputtanato in tutto il mondo

Tutti noi, che siamo stati sempre critici dello stile di vita e di governo del sultano di Arcore, abbiamo avuto un conato di vomito quando abbiamo letto l'espressione dallo stesso usata in privato con uno dei suoi servitori a pagamento per definire l'Italia. La stessa sensazione abbiamo provato quando ha definito - allora pubblicamente -  'coglioni' e 'senza cervello' quanti non lo amano e non lo votano. 

Questa volta, però, ha superato ogni limite se definisce quella che era l'Italia che amava, per cui era sceso in politica dedicandole tutte le sue cure, Paese di m....! E questo dopo averne fatto il suo cesso per 17 lunghi anni!
La riflessione che ho trovato nel blog di Massimo Fini sul Fatto Quotidiano - e che di seguito riporto - non mostra alcuna reticenza nel descrivere il livello di degrado raggiunto da un personaggio che la storia si incaricherà di collocare fra i peggiori esponenti che l'Italia abbia espresso nella sua millenaria vicenda storico-politica. Degrado che lo stesso ha saputo magistralmente trasmettere all'intero Paese. 

Paese di m.? Per forza, c’è B.  di Massimo Fini 
“L’Italia è un Paese di merda”. Capisco che il presidente della Repubblica, che pur ogni giorno ci rompe i timpani con la retorica dell’Unità d’Italia, abbia le mani legate perché quell’espressione Berlusconi l’ha usata in una conversazione privata, peraltro con uno di quegli avanzi di galera di cui il premier italiano ama circondarsi. Capisco, per gli stessi motivi, il silenzio del presidente della Camera e del Parlamento oltre che la dovuta inerzia della Magistratura.
Ma mi aspettavo un sussulto, un soprassalto di dignità da parte degli italiani, che a differenza delle cariche istituzionali non hanno obblighi di forma. Non per un malinteso senso di orgoglio nazionale, ma perché quella frase, privata o meno, offende tutti noi, uomini e donne, singolarmente presi, dandoci dei ‘pezzi di merda’. 
Mi aspettavo quindi che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inutile sciopero politico alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoni, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall’energumeno per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l’esercito di guardie private da cui è difeso, e dirgli il fatto suo. Invece la cosa è passata come se nulla fosse. Encefalogramma piatto. A parte un articolo sul Fatto del solito Travaglio, che ha trattato l’argomento, se così vogliamo chiamarlo, con la consueta, magistrale ironia. Ma non è più il tempo dell’ironia, che depotenzia la gravità dei fatti.
Sono 17 anni che costui delegittima, di volta in volta, impunemente tutte le Istituzioni dello Stato: il presidente della Repubblica, il presidente della Camera, la magistratura ordinaria, la Corte costituzionale, la Cassazione, la magistratura civile, la Corte dei conti, il Tar, il governo (quando non c’è lui), il Parlamento (quando non ne ha il controllo) e adesso, in blocco, il popolo italiano.
Sono 17 anni che costui insulta tutti impunemente: “Pm eversivi”, “Pm sovversivi”, “Pm peggio della criminalità”, “i magistrati milanesi come la mafia”, “magistratura metastasi”, “magistratura cancro della società”, “i giudici sono antropologicamente dei pazzi”, “l’opposizione è criminale”, “i giornali sono criminali”. E non è che un florilegio minimo di un repertorio che va avanti da 17 anni. Fino a quando tollereremo che questo mitomane schizoide, questa faccia di bronzo, questa faccia di palta, questo corruttore di magistrati (nessuno crederà, sul serio, che Previti abbia pagato in nome proprio il giudice Metta perché ‘aggiustasse’ il Lodo Mondadori a favore della Fininvest), corruttore di testimoni (Mills), corruttore della Guardia di Finanza, concussore della polizia (caso Ruby), creatore di colossali ‘fondi neri’, campione, attraverso decine di società ‘offshore’, di quell’evasione fiscale che oggi dice di voler combattere (proprio lui che incitò gli italiani a ‘eludere’ le tasse)? 
Democraticamente non c’è difesa quando esiste una maggioranza parlamentare che, in spregio a ogni principio di uguaglianza, sforna a raffica leggi ‘ad personam’ ed è persino disposta ad avallare la tesi che la marocchina Ruby fosse creduta nipote del presidente egiziano Mubarak. E se oggi “l’Italia è un Paese di merda” è perché abbiamo permesso a questo inqualificabile individuo, con la complicità dei suoi sgherri e ‘servi liberi’, di cacarci sopra per 17 anni.

06 settembre 2011

Lo Sciopero Generale coinvolge una Cittadinanza esausta ma non annientata


Quella di oggi è la prima manifestazione nazionale indetta dalla CGIL contro una manovra inadeguata e iniqua, che scarica il costo della crisi sui più deboli (dipendenti pubblici, lavoratori, famiglie, pensionati) salvaguardando i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. 

Un governo ottuso e irresponsabile, oltre che arrogante, sembra non voler cogliere i gravi rischi di uno scontro sociale già in atto.



Molte altre manifestazioni seguiranno fino a quando questa classe dirigente indegna e incapace non sarà messa spalle a muro di fronte alle proprie gravi responsabilità dalla protesta popolare.

Manovra: Camusso, un governo che si regge sui privilegi non riesce a tagliare i costi della politica
Sciopero generale: le manifestazioni in programma il 6 settembre
Il Paese da salvare

04 settembre 2011

Onovevole Ministvo Tvemonti, mi ascolti!

Alcuni milioni di italiani avebbevo avuto un gvan bisogno di alleggevive le tasche che già scoppiano! Se si fosse vivolto a quelli - Lei li conosce bene - avebbevo potuto essevgliene gvati!
Ievi, al convegno delle Acli a Castelgandolfo, Lei ha mostvato di condivideve il cavtello con la scvitta "Anche i ricchi paghino". Puvtvoppo, signor Ministvo, Lei è famoso come il fiscalista che ha saputo tvovave nelle pieghe delle leggi i mavchingegni idonei per consentive ai suoi clienti di aggivave onovevolmente il fisco. Per queste sue stvaordinavie doti è diventato ministvo del Tesovo nei govevni Bevlusconi, il pvemiev che ha più volte sostenuto che pagave oltre il 30% di imposte allo Stato è movalmente inaccettabile giustificando, così, ogni fovma di evasione ed elusione.


Lei, signor Ministvo, si è distinto per avev infavcito il più alto numevo di condoni e sanatovie, fino all'ultimo che ha consentito il rientvo e la vipulituva del denavo spovco povtato all'estevo con una tassa vidicola del 5% e pvoteggendo l'anonimato degli evasovi. Anche il pvemiev le deve molto; adesso a Lei che vuole metteve in cavceve gli evasovi, ingvato non viconosce i suoi meviti.
Onovevole Ministvo, ovmai il Suo pvofilo è chiavo e definito ma se, per ventuva, dovesse capitavLe di reggeve il ministevo che tanti guai Le sta pvocuvando - magavi con una compagine politica divevsa - si ricovdi di quegli Italiani che pagano le tasse, che ossevvano la Legge, che non hanno più le tasche dove potev metteve le mani. Si vicovdi di quelli dalle cui tasche il pizzo è stato tvattenuto fuvtivamente pvima che si costituisse il veddito, di quelli che non ricevevanno più i servizi che avevano già pagato con le imposte. Si vicovdi di lovo e, oltve alla tvacciabilità dei movimenti di denavo, pvoponga una legge che consenta a tutti di scavicave almeno una pavte dell'IVA pagata, in modo da rendeve conveniente pev tutti - anche senza i contvolli della finanza - richiedeve la fattuva o lo scontvino fiscale.



Solo i fuvbi e i pvofittatovi finova hanno motivo di vingvaziavLa. 
Vovvebbevo potevlo fave anche i fessi e le pevsone dabbene! Gvazie!

03 settembre 2011

La manovra bastarda del governo infoiato nel 'Paese di merda'

Le ferie sono finite, siamo ormai a settembre, a 20 giorni dal mio ultimo post di agosto intitolato Il cuore gli gronda sangue e quasi ad un mese da quello intitolato Chi pagherà i costi di questa crisi? E la manovra è ancora in alto mare. I rimaneggiamenti che ha subito in queste settimane hanno dell'incredibile. Se non fosse una cosa drammaticamente seria, sarebbe una barzelletta tutta da ridere. 
I giornali hanno faticato enormemente nel dare conto quotidianamente del balletto delle cifre e dei provvedimenti continuamente rivisti e modificati. L'unica cosa che sembra stare a cuore a questo governo e alla sua maggioranza è di salvaguardare - a saldi invariati - gli interessi dei ricchi e dei potenti, degli amici e degli amici degli amici, scaricando i costi della crisi sui lavoratori, sulle famiglie, sui pensionati, sui servizi che gli enti locali saranno costretti a tagliare.
Dopo 17 anni dalla sua discesa in campo, quello che era il Paese che amo per il premier è diventato un Paese di merda. La vignetta di ElleKappa su Repubblica commenta magistralmente la volgare uscita di Berlusconi.
Nella confusione generale c'è da augurarsi che sia lo sciopero generale, indetto dalla CGIL, a dire qualche parola di verità e a fischiare la fine della partita per un governo inconsistente e, perciò, estremamente pericoloso.

Vadano a casa presto, subito! 
Ci evitino, per carità, la protesta generalizzata di massa e un nuovo e probabile lancio di monetine.
Abbiano pietà di un Paese che hanno portato nella fogna!

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