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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 maggio 2011

L'esito dei ballottaggi come un rovescio irresistibile


Ha cercato con forza un referendum su se stesso, sul suo stile (?) pubblico e privato, sulle sue (non) scelte politiche ed economiche, sulla sua maggioranza sbrindellata e guascona, e l'ha avuto perfettamente rovesciato: i senza cervello ed ex coglioni gli hanno assestato una doppietta micidiale: un comunista gentile nella sua Milano e un pm che vede come fumo negli occhi a Napoli.
Le sue frasi celebri durante la campagna elettorale: Non è un voto ordinario per sindaci e presidenti di provincia: è un voto su di me e sul mio governo. È un voto su cui si gioca il futuro mio e della legislatura - Sono i nostri a essere andati in massa a votare. Ancora una volta la spunteremo e sarà tutto merito mio e dell’impronta che ho dato a questa campagna.

I suoi insulti e le sue bugie, le sue offese e le sue barzellette blasfeme finalmente gli si rivoltano contro perché i cittadini sono ormai stufi di vedere un ciarlatano a Palazzo Chigi che pensa e fa leggi per sè, annuncia riforme e lascia allo sbando il Paese; ridono, per non piangere, quando lo vedono inadeguato e fuori posto in consessi internazionali; fuggono quando compare in TV, a reti unificate, a ripetere le geremiadi di sempre, mai riconoscendo i propri errori.

Ma non solo da Napoli e Milano, la batosta gli è arrivata da comuni e capoluoghi piccoli e grandi, non ultima la sua Arcore.


Se avesse senso dello Stato e delle istituzioni, se avesse rispetto per il responso dei cittadini, se avesse a cuore la sua stessa parte politica, riconoscerebbe la grave sconfitta personale e farebbe un passo indietro per consentire una fase di decantazione e ripartenza. Ma non lo farà, ne sono certo, e galleggerà fino a quando la batosta non gli arriverà in testa. 

Lo attenderemo fino alla resa dei conti, allora sarà davvero un tripudio!

30 maggio 2011

Do conto del mio sondaggio sui referendum

... postato il 15 Aprile 2011 e chiuso alla data odierna.









Parteciperai al referendum del 12 giugno 2011?
Si   92% 146
No 8%  12 
Non so 0%  0
158 voti totali 

Vuoi abrogare il decreto sulla privatizzazione dell'Acqua?
Si 96% 121 
No 3%  4 
Non so 1%  1 
126 voti totali 

Vuoi abrogare il decreto del che sancisce il ritorno al nucleare?
Si 94% 116 
No 5%  6 
Non so 2%  2 
124 voti totali

Vuoi abolire il Legittimo impedimento?
Si 96% 120 
No 3%  4 
Non so 1%  1 
125 voti totali


Il risultato del sondaggio, che non ha alcun valore sul piano statistico, per me è lusinghiero. 
Su 158 lettori del blog che hanno risposto alla prima domanda: Parteciperai al referendum del 12 giugno 2011? - 146 hanno risposto Sì, solo 12 anno detto No. 
Relativamente ai quesiti specifici del referendum, la partecipazione e le risposte sono assai coerenti con il dato generale. 

Se il 12 e 13 giugno l'affluenza alle urne sarà paragonabile a quella del mio sondaggio, si raggiungerà il quorum richiesto e sarà uno tsunami di SI.

Un po' di buonumore mentre attendiamo l'esito dei ballottaggi (4 video)

 
con un esilarante Benigni che telefona a Obama al festival della felicità di Pesaro, che canta le proprietà di Berlusconi a Vieni via con me, nello show a Bolgheri e su Emilio Fede.









E’ un Benigni irresistibile: telefona a Obama, vuole spostare il Colosseo a Cuneo

29 maggio 2011

Ballottaggi - Referendum - Governo del Paese

Tutto sommato, i ballottaggi di Milano, Napoli, Cagliari, Trieste - e gli altri di piccoli centri meno alla ribalta - dovrebbero essere la coda appassionante di normali tornate amministrative per l'elezione di sindaci e consigli comunali delle città interessate. E non dovrebbero, di per sè, mettere in discussione il governo centrale e la sua maggioranza a cui, al massimo e solo indirettamente, dovrebbero fornire valutazioni politiche sulle tendenze emergenti nel Paese.
In questo clima, però, di fine regime e di caccia alle streghe, sono stati caricati di significati altri, più dall'una e che dall'altra parte, e al loro esito sembrano ormai affidati le sorti e il destino di questo governo e del suo sistema di potere. Il primo turno ha favorito nettamente le proposte e i programmi dei candidati di sinistra e i ballottaggi di oggi e domani sembrano confermare questa tendenza che appare irreversibile. In questo caso i cittadini tutti vivranno come un vero terremoto - liberatorio o catastrofico a seconda dei punti di vista - l'esito annunciato e pretenderanno che il cambiamento produca altre conseguenze.

Qualunque cosa abbiano detto e fatto in queste settimane il premier, i suoi uomini e le sue donne, è certo che il governo continuerà il suo percorso se manterrà in parlamento la sua maggioranza, se la sua compagine politica non si sfalderà, se la Lega sarà disposta a proseguire nell'alleanza.

Si assiste, tuttavia, già da ora ad uno sfaldamento preoccupante nelle fila della maggioranza - si è avviata la fase del si salvi chi può - e a scossoni pericolosi all'interno del partito del Nord che vede ridursi significativamente la propria rappresentanza nelle città padane dove il suo controllo è stato finora notevole.

Io auguro a Pisapia, a De Magistris, a Zedda, a Cosolini - e a tutti gli altri candidati della sinistra al ballottaggio - di vincere in modo chiaro e indiscutibile e di dedicarsi immediatamente a costruire la svolta nei loro comuni con una gestione sana e pulita del cambiamento.
Auguro all'opposizione in parlamento e nel Paese di valutare seriamente le ragioni e le condizioni in cui sarà maturata la vittoria e di tenerne conto per il futuro. Auguro al governo e alla maggioranza di governare, se ne sono capaci, fino alla fine della legislatura (sebbene, nell'ipotesi suaccennata, considerata l'ossessiva e violenta politicizzazione impressa al voto, come si trattasse di un referendum sul governo e la sua maggioranza, il premier farebbe bene a togliere le tende)

Vogliamo, infatti, che vengano battuti politicamente - non da Pisapia, non da De Magistris, non dalla procura di Milano - ma con il voto responsabile di milioni e milioni di cittadini consapevoli che vogliono chiudere definitivamente questa fase vergognosa della gestione politica del Paese che dura, ormai, da 17 anni.

Dopo questa abbuffata elettorale, andremo il 12 e il 13 giugno a dire i nostri ai referendum contro il nucleare, contro la privatizzazione dell'acqua, contro il legittimo impedimento.

28 maggio 2011

Il vento della protesta è giunto anche in Italia

Sono stanco di essere il futuro o il passato, io sono il presente!

 
I movimenti giovanili del Nord Africa hanno fatto scuola. Il 15 Maggio a Madrid ha preso il via la rivolta giovanile nel cuore dell'Europa.
Non li ha fermati la polizia. Non ci è riuscita. Ormai a Porta del Sol, nel centro di Madrid, c’è una comune, una città auto-organizzata che rivendica diritti e che porta le ribellioni mediterranee dei mesi scorsi nel bel mezzo della Fortezza Europa. È l’ulteriore dimostrazione che quella fortezza è tutt’altro che inespugnabile, e che le idee insieme agli uomini e alle donne e alle storie che vivono, sono più forti delle frontiere.

La Comune di Madrid






Il vento della protesta è giunto anche in Italia


  • Luogo: piazza San Giovanni sotto la statua di San Francesco   
  • Giorno: 29 maggio 2011 dalle ore 17.00 in poi   
  • Forma: PRESIDIO STATICO di INDIGNAZIONE. Nessun corteo, ognuno scenda in piazza con cartelloni, pentole, tamburi, musica, slogan, e quanto più gli venga in mente per manifestare LA PROPRIA INDIGNAZIONE. Ma sopratutto, ognuno porti la PROPRIA PERSONA!
IMPORTANTE: nessuna bandiera di nessun partito. Se vedete una bandiera chiedete a chi la porta di abbassarla. Chi vuole può vestirsi di bianco (colore neutro), ma qui non è importante la forma, sono importanti i contenuti.  
ASSEMBLEA PUBBLICA E DEMOCRATICA nella forma in cui si sta svolgendo in questi giorni: tutti seduti a terra, tuti allo stesso piano, interventi brevi, concisi e senza interrompere chi sta parlando, ognuno con la propria esperienza e le proprie proposte per costruire un sistema di DEMOCRAZIA REALE.
ATTEGGIAMENTO NONVIOLENTO. NONVIOLENZA come strumento di lotta. A eventuale violenza (non ci sarà) REAGIRE CON LA NONVIOLENZA.

 
È una RIVOLUZIONE ETICA, quella che rimette l'uomo e i valori universali condivisi dall'umanità al centro del sistema. Valori quali libertà, uguaglianza, fratellanza, solidarietà, ascolto, rispetto reciproco, rispetto per l'ambiente e per le diversità, valori che l'attuale sistema in cui viviamo non ci permette di conseguire.
Italian Revolution Roma


Questo lo statuto che i giovani romani si sono dati per il presidio di domani a Piazza San Giovanni. Ma la protesta sembra destinata a dilagare a macchia d'olio per le città italiane.

Italian Revolution Bologna - Partecipazione


Italian Revolution - Democrazia reale ora - su Facebook

27 maggio 2011

Un consiglio al Presidente Obama per capire l'uscita di Berlusconi a Deauville

Caro Presidente Obama, per capire il senso di quella sceneggiata tutta berlusconiana a Deauville, mentre gli altri partners parlano di primavera araba e di atomo, Le consiglio di guardare il monologo di Silvio Berlusconi a Porta a porta.
Qui, assistito e spalleggiato da un giornalista di fiducia, parla e straparla delle riforme che da 17 anni dice di voler fare per il bene del Paese.
Forse Lei lo sa, ma è il presidente del Consiglio che, in un'Italia estenuata dalla crisi - che avrebbe bisogno di un governo autorevole che prenda a cuore i problemi concreti delle persone - cambia le leggi per non farsi processare e indica la magistratura come un cancro da estirpare.
Noi La ringraziamo per aver finto di dargli retta senza dargli alcuna risposta. Anche noi vorremmo fare finta e non rispondere. Ma non sempre è possibile!

Berlusconi ad un Obama sbigottito: "In Italia dittatura dei giudici di sinistra"


Silvio Berlusconi a Porta a porta - 25/05/2011


P.S.: Non vorrei che dopo aver monopolizzato per vent'anni molti sentimenti  pubblici (ira, vergogna, e quella forma di avvilimento che è la noia), il nostro premier riuscisse a strapparci anche qualche stilla di commiserazione. Quello che è andato a disturbare Obama per metterlo a parte di certe sue manie (i giudici cattivi, eccetera) non è il Caimano, è un signore anziano, stanco, preoccupato, che riceve in cambio solo lo sguardo assente di chi ha ben altro per la testa. Il Berlusconi di Deauville, per la prima volta, fa più pena che rabbia, ed è anche questo il segno dei tempi che cambiano. D'improvviso ci sembra un caratterista, una figura marginale che si intrufola in un vertice mondiale per rubare all'ordine del giorno uno spicchio di attenzione, e per chiedere udienza (non concessa) al più potente tra i potenti. Non avendo altra misura delle cose che se medesimo, è un uomo in balia del proprio umore e dei propri casi privati. Quando era allegro il suo contributo alla politica mondiale erano le barzellette e le pose spiritose per i fotografi. Oggi che è triste lo si vede vagare attorno al tavolo del mondo, indifferente all'ordine del giorno, al protocollo, al suo ruolo pubblico, e attaccare la solita pippa della persecuzione giudiziaria al povero Obama. In parole povere, è uno che non sa fare il proprio lavoro. Quando perderà, è solo per questo che avrà perso. Da L'AMACA di Michele Serra. 

 

A me, chissà perché, ha fatto venire in mente Mazzarò, il personaggio della bella novella del Verga, La roba:  Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all'anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: - Roba mia, vientene con me! 

26 maggio 2011

L'Italia è pronta: Milano e Napoli certificheranno la svolta

Anche nei piccoli centri di questo Paese martoriato si assiste ad una fioritura di iniziative per stimolare i cittadini a partecipare ai referendum di giugno; aumenta inesorabilmente l'elenco dei giornalisti che non vogliono prestare la faccia ai TG targati Minzolini: ultima della serie è Elisa Anzaldo che segue la scelta di Busi e Ferrario (per Minzolini rimane a disposizione il posto di Fede che lascerà per raggiunti limiti di età o di decenza); continuerà ancora per due giorni l'attacco forsennato e controproducente di una destra impazzita nei confronti di Pisapia e De Magistris assieme all'offerta di saldi per tutte le stagioni, come al mercatino dell'usato. 
Ma la dice lunga la scelta di Pisapia da parte della buona borghesia milanese con Piero Bassetti e da una fetta importante del mondo vicino alla curia, mentre Antonio D'Amato, l'ex di Confindustria, a Napoli vota e fa votare De Magistris.

A detta del premier, la Moratti e Lettieri sono persone che hanno gestito aziende, sono capaci di prendere delle decisioni, mentre gli altri sono amministratori improvvisati. Io credo che Pisapia e De Magistris non riusciranno a vincere, se a Milano e Napoli la gente andrà a votare senza lasciare a casa il cervello.
Io dico che per i due candidati del PDL l'avere gestito aziende li rende molto simili a lui e i cittadini di Milano e Napoli hanno davanti agli occhi l'uso che da oltre un decennio fa della cosa pubblica. Proprio perché useranno il cervello, non facendosi abbindolare dalle televendite e dalle barzellette, i cittadini di Milano e Napoli decreteranno con il loro voto la vittoria di Pisapia e De Magistris producendo una svolta epocale di cui tutta l'Italia ha un estremo bisogno. 
Lasciamo a casa il cervello di Pietro Spataro
Ebbene sì, confessiamo di voler lasciare a casa il cervello. Lasciarlo tranquillo di pensare a quel che sta accadendo attorno a noi, di valutare i danni che un premier-padrone ha fatto al Paese, di ricordare i vergognosi colpi bassi di Letizia Moratti contro Pisapia, gli allucinanti manifesti di tal Lassini contro le Br in Procura, le incredibili aggressioni a De Magistris a colpi di ruspe in garage. E ancora: libero, il nostro cervello, di ripassare gli attacchi continui ai pm, ai giudici, ai comunisti, ai cittadini che rispettano le regole, alla Corte Costituzionale e al Capo dello Stato, di rileggersi gli atti dei processi e le accuse di prostituzione minorile e soprattutto di ricordare l'elenco dei cassintegrati, dei licenziati, le fabbriche chiuse, i dati drammatici della crisi, la povertà che si diffonde. Sì, lasciamolo a casa il nostro cervello, come suggerisce Berlusconi. Facciamoci una bella passeggiata al sole. Poi torniamo a riprenderlo e portiamolo con noi alle urne. Si sarà fatto l'idea giusta.
L'Italia è pronta alla svolta!
Occorre che se ne renda presto conto anche questa opposizione parlamentare.

Leggi anche:
Per chi ha cervello di Concita De Gregorio
Don Virginio Colmegna: Votare Moratti è contro il Vangelo
L’appello di don Farinella ai cattolici: Votiamo Pisapia e De Magistris
Don Gallo infiamma la piazza di Pisapia

E per chiudere, l'ultima delle migliaia di battute indecenti di un personaggio indecente:
Il presidente Mubarak è stato trattato in modo indecente. Adesso telefonerò al nuovo governo egiziano e ne chiederò la scarcerazione assumendo che è lo zio di Ruby!

23 maggio 2011

L'Italia s'è desta?

Sono in fase di rientro da un giro per l'Italia, che mi ha messo in contatto con un'umanità senz'altro migliore della poltica che ci rappresenta. A Malcesine, la bella cittadina sul lago di Garda, meta turistica di grande fascino, ho avuto la ventura di incontrare l'arte di Luciano Bonacini, il fotografo che rimodella con la sua macchina fotografica il corpo femminile nella cura specialissima del piccolo dettaglio e nel gioco di luci ed ombre che ne mettono in risalto i tratti più delicati. 
A Merano ho subito l'incanto di una cittadina luminosa, a misura di essere vivente, immersa nel verde, nei colori dei suoi fiori e nella gioia di vivere dei suoi abitanti. 
 
 Ciò che mi ha particolarmente colpito, però, è stata l'inattesa opportunità di partecipare alla prima  giornata di Poiesis nel piccolo centro storico di Fabriano. La cittadina medioevale, curate le ferite del terremoto del 1997, vive ogni anno la tre giorni di Poiesis da un'idea di Francesca Merloni, giovane rampollo di una famiglia di industriali che ha trovato nell'arte e nella poesia la sua migliore espressione. Quest'anno il festival è stato dedicato al 150° dell'Unità. Peciò mi è stato possibile ascoltare Giuliano Amato parlare con acume e intelligenza di identità nazionale italiana, non di tipo etnico ma culturale; seguire la performance affabulatoria, appassionata e insieme ironica, di Alessandro Bergonzoni che conquista a cominciare dal titolo, W l’Italia se è desta; ascoltare l’inedito duetto Toni Servillo-Massimo Cacciari, impegnati in una lettura filosofico-teatrale dedicata ai Patroni d’Italia, San Francesco, Giotto e Dante (un passato di cultura e spiritualità italiana che stride fortemente con il buio di questi nostri anni in cui siamo immersi); e poi ascoltare, sul fronte dell'attualità, don Ciotti, fondatore di Libera, che invita ad avere coraggio nel denunciare l'ingiustizia e l'egoismo, che spinge alla responsabilità per costruire un mondo più giusto e umano, che mostra tutta la sua rabbia di prete nel mondo condannando l'indifferenza di fronte ad un'umanità reietta e offesa e dichiarando di avere come riferimento nella sua azione il Vangelo e la Costituzione.
Tutto questo riconcilia con la vita, con il nostro passato, con la nostra identità più profonda,  umana e culturale, mentre una destra sconfitta, battuta nella sua gretta prospettiva politica, si avvia all'ultimo scontro nei ballottaggi con un atteggiamento corrivo e  violento, volto a sovvertire la volontà di cambiamento chiaramente espressa dagli elettori nel primo turno. Come tanti milioni di connazionali, mi auguro che la maggioranza dei milanesi, anche domenica prossima, premi la proposta gentile di Pisapia resistendo all'ultimo tentativo di carpirne il voto attraverso la vergognosa offerta di condoni.
Passando da Roma, ho potuto ammirare la città eterna in una splendida, luminosa domenica di maggio. Le sue bellezze artistiche e monumentali resistono ancora, per fortuna, agli assalti sconsiderati dei nuovi barbari e sembrano testimoniare ancora la possibilità del riscatto. 
Per Napoli e per il suo futuro mantengo i miei dubbi e le mie incertezze: la bella capitale del sud, oppressa da cumuli di spazzatura ma soprattutto dalla cappa criminale in cui affoga, senza vere prospettive di rinascita e sviluppo, dovrà affidarsi al coraggio di De Magistris per un ultimo tentativo (ancora possibile?) di cambiamento.
So soltanto che domani attraverserò le sue strade per raggiungere il porto ed imbarcarmi, e mi vengono i brividi!

17 maggio 2011

L'è cont el cu per tèrra

Parto da questa immagine icastica di Dario Fo che rappresenta emblematicamente la situazione. 
Dopo aver personalizzato all'inverosimile lo scontro di Milano facendone un test pro o contro di lui, dopo avere utilizzato tutto l'armamentario possibile degli insulti e delle ingiurie contro l'avversario politico, dopo aver cercato il plebiscito: o con me o con i giudici criminali, -  si ritrova con il culo per terra per la sberla che ha preso le mosse dalla sua Milano e si allarga a macchia d'olio in tutto il Paese. 
La più colpita dall'esito di questo voto è la Lega di Bossi: la sua base, prima dei vertici, ha preso in modo irreversibile le distanze dal sultano di Arcore.  Tocca ora al Senatur trovare i tempi e i modi, prima che sia troppo tardi, per certificare la fine di un sodalizio durato troppo a lungo.
Il nostro grazie va ai milanesi, ai torinesi, ai bolognesi, ai napoletani e a quegli abitanti di tanti piccoli e grandi centri che ci hanno aiutato ad uscire da un incubo. Finalmente si comincia a respirare un'aria nuova e più pulita e il riscatto del Paese sembra ormai a portata di mano.
Il boss sembra, infatti, aver toccato il fondo dal quale nè i milioni nè l'arroganza nella gestione del potere riusciranno a salvarlo. Presto i sudditi asserviti e i dipendenti prezzolati cercheranno nuovi approdi per la lor
o sopravvivenza.

11 maggio 2011

Da Palermo a Londra in gommone

Ritenteranno l'impresa compiuta nel 1953 da Di Napoli e Oliver, in un raid che metterà a dura prova la resistenza psico-fisica dell'equipaggio comandato da Mimmo Giardina, plurititolato Campione della Motonautica. 
La partenza è fissata per il 21 maggio da Palermo puntando via mare su Marsiglia. Qui lasceranno il mare e affronteranno la navigazione fluviale sul Rodano per poi entrare nella Senna sino al canale della Manica. Infine, attraversata la Manica e navigando sul Tamigi, raggiungeranno Londra.
Il gommone utilizzato sarà questo 11 metri della Colbac Marine, debitamente equipaggiato, che vediamo anche sotto nella prova effettuata da Mimmo Giardina durante la presentazione del Raid Palermo - Parigi - Londra. Riprese e montaggio dl Francesco Piras.



 

Da Palermo a Londra sul gommone (la Repubblica)
Comprarono una spadara usata da dei pescatori di Isola delle Femmine. La sistemarono con cura, decorandola secondo tradizione, e la ribattezzarono "Sole di Sicilia". In testa, lo scultore palermitano Quintino Di Napoli e l'ex ufficiale dell' Intelligence britannico George Arthur Oliver, cognati ed entrambi provenienti da famiglie nobili, che avevano un sogno ai limiti della follia: salpare da Mondello, sfidare le intemperie attraverso il Tirreno, infrattarsi tra i fiumi e i canali di Francia per sbucare nello stretto della Manica e da lì, via Tamigi, raggiungere Londra portando un pupo siciliano allo corte della regina d' Inghilterra. Era il giugno del 1953. Sei mesi dopo, i due arrivarono nella capitale. A distanza di quasi 58 anni da quell' impresa, un'altra imbarcazione proverà a compiere lo stesso percorso. Oggi come allora, la barca, un gommone di 11 metri con due motori, si chiama "Sole di Sicilia" e a bordo ospiterà un equipaggio di sette "lupi di mare" guidati dal campione del mondo di Endurance off-shore, il palermitano Mimmo Giardina. La barca verrà inaugurata domenica alla Cala dei Normanni. La partenza è fissata per il 21 maggio. Si salpa da Mondello. Arrivo previsto a Londra tra il 4 e il 5 giugno. L' idea di ripercorrere il viaggio di Di Napoli e Oliver - racconta Giardina, che è anche presidente del Sea Club, che ha promosso l' iniziativa - è nata grazie alla ricerca dello storico Gaetano Basile, che ha riportato alla luce la straordinaria avventura di questi due appassionati di vela. La nostra sarà una sorta di rievocazione, con mezzi più sicuri e veloci. Ma lo spirito con cui salperemo sarà lo stesso di allora. Ad affiancare Giardina ci saranno la figlia Giuliana, anche lei campionessa di Endurance, Gianni Saitta, Alberto Cancelliere, Pippo La Mendola, Luca Tagliapietra e il giornalista Francesco Piras. Il percorso è lo stesso di 58 anni fa: tredici tappe con approdi a Ischia, Ostia, Piombino, Monaco, isole Hyeres, foce del Rodano, Arles, Avignone, Valenza, Lione, Parigi, Le Havre, foce del Tamigi e Londra. In tutto 2700 miglia di navigazione. Da un punto di vista nautico - continua Giardina - la parte più difficile è quella nel Tirreno, dove le tappe sono più lunghe e in mare aperto. Ma ciò che mi preoccupa di più è l'umore del gruppo, perché condividere una piccola barca per più di due settimane in sette rischia di trasformarsi in una sorta di "Isola dei Famosi". Un rischio che Giardina, 25 anni di esperienza in mare, sa come affrontare: Se vedo uno che comincia ad alterarsi - racconta ridendo - prendo una bella bottiglia di vino e ce la scoliamo. Funziona sempre. - Dario Prestigiacomo
Raid Palermo-Londra in gommone


Palermo-Londra in gommone 2011


Il sole di Sicilia - Palermo-Londra in gommone su riberaonline
La pagina di Facebook: Palermo - Parigi - Londra (in gommone!)

10 maggio 2011

La storia di Emma La Spina e il dramma dei minori abbandonati

Il suono di mille silenzi è molto altro, vorrei che tutti ci guardassimo intorno per vedere le sofferenze a noi vicine, senza bisogno di andare a migliaia chilometri di distanza. La società non è quella di facciata: vicino a noi, senza che ce ne rendiamo conto, molta gente soffre, prevaricata e violentata, chiudendosi nel proprio silenzio!

Con queste parole Emma La Spina spiega nella sua biografia le ragioni che l'hanno spinta a scrivere un libro sui suoi trascorsi di bambina di famiglia siciliana numerosa, abbandonata in un orfanotrofio fino alla matura età.
Poi immessa in un mondo ostile, priva degli strumenti necessari per decodificarlo.

Nel suo secondo libro - Mille volte niente - Emma racconta: dopo gli anni trascorsi da reclusa in collegio, affrontai la vita esterna senza la benché minima preparazione. Fu l’inizio di un percorso irto di soprusi e prevaricazioni.
Dopo due giorni, seduta su una panchina in una piazza della mia città, senza mangiare, bere e dormire, il bisogno mi impose di prendere una decisione.
Mi diedi letteralmente al primo venuto, ad un ragazzo che avevo visto solo poche volte, semplicemente perché era l’unica persona di cui conoscevo nome e cognome e che mi fu possibile rintracciare.

Nella nota che accompagna il testo, la scrittrice precisa:
Al di là di tutto ciò che verrà detto su Mille volte niente, mi preme chiarire quale è stata l’esigenza che mi ha spinta a scriverlo.
Vorrei che tutti si rendessero conto che i danni subiti dai bambini maltrattati in orfanotrofio non cessano al momento delle dimissioni dall’istituto, ma durano per sempre.
Le persone che affollano questo libro sono in fondo semplici comparse. I fratelli, gli assistenti sociali, le persone influenti che ruotano intorno a me nel racconto, ancorché persone realmente vissute, sono fantasmi, marionette guidate dai fili di un destino già segnato.
Non è la loro presenza, infatti, la cosa più importante nella mia storia. I fatti si succedono l’uno dopo l’altro, indipendentemente dai personaggi. Anche se le persone fossero state altre, la mia vita avrebbe avuto la stessa evoluzione. La dimostrazione è nella vita delle mie compagne, le cui storie, anche se diverse dalla mia, sono intrise delle stesse sofferenze e costellate dagli stessi errori.

Leggi l'intervista  sul portale internet sololibri
E quella sul settimanale Tu Style a cura di Valeria Chierichetti. Sono cresciuta in orfanotrofio perché mia madre non mi voleva.

La storia di Emma La Spina è paradigmatica di quella di tante persone - uomini e donne - che, nate nel disagio o nell'irresponsabilità di genitori (tali solo in quanto hanno generato ma che non possono dirsi padre e madre autentici) hanno trascorso gli anni preziosi della formazione, recluse in orfanotrofi senza amore, comprensione e pietà. Hanno dovuto, poi, strutturare la loro esistenza a contatto con un mondo ostile e perverso.
Emma forse ce l'ha fatta, ne è la prova lampante il suo impegno come madre, come educatrice nella scuola e come scrittrice di successo.
Ma quanti sono quelli che, dopo un'esperienza come la sua, vengono travolti dalla vita in modo irreversibile!

Il tema della procreazione irresponsabile e dell'infanzia abbandonata rimane tra i più scottanti e dissimulati in questa falsa età del benessere e dell'edonismo sfrenato.

Ho avuto modo di conoscere questa storia umana quasi per caso, in un programma di intrattenimento in TV, ospite Emma. Le sue parole mi hanno incuriosito e commosso. Adesso mi propongo di leggere i suoi libri che consiglio anche ai frequentatori del mio blog.

Il sito ufficiale di Emma La Spina

09 maggio 2011

Da 17 anni intossica il Paese. Fermiamolo!


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Per quanti non avessero ancora capito in che mani siamo! (3 video + 1)


Guardatelo questo buffone di corte, sbracato non solo in senso fisico, pagato con i soldi nostri, attaccare platealmente Grillo e il suo movimento dal 1° canale della TV pubblica.


Questo è un purpuri di scenette disgustose aventi come protagonista l'attuale ministro La Russa.


Per finire, la reazione alla contestazione di Vincenzo Michelini, che chiedeva al liberale di Arcore cosa avesse fatto per tutelare le pensioni. Da notare l'ordine perentorio: Prego gli uomini di provvedere!


E per chiudere con un sorriso, finché ne saremo ancora capaci, uno splendido Benigni con Celentano nella famosa Lettera a Silvio Berlusconi da RockPolitik 2005.

08 maggio 2011

LAMPEDUSA: tra sbarchi e spot della Brambilla

Si provi ad immaginare l'effetto che possono avere gli spot della Brambilla sui Lampedusani e sugli stessi immigrati che quotidianamente sbarcano sulle coste dell'isola.
A chi si rivolge questo ministro del c....? Lampedusa non ha bisogno di essere scoperta dal turismo nazionale ed internazionale. Le sue bellezze naturali, il suo mare con i suoi fondali, la semplicità e generostà degli abitanti sono noti ai visitatori da sempre.

Basta guardare questi video, che si rincorrono tra un TG e l'altro, per cogliere lo stridente contrasto tra la realtà il velleitario tentativo di nasconderla.

LAMPEDUSA secondo Brambilla: fare caso anche al suo italiano!














Lampedusa è l'isola più lontana dalla Sicilia e l'isolamento ha sempre reso particolarmente drammatici i problemi sanitari. A Lampedusa sono state condotte battaglie storiche sulla sanità, manifestazioni popolari partecipatissime, in tempi in cui non si aveva praticamente nulla, se non i medici di base.
Il comportamento dei lampedusani, si dice, è avanti di cinquant'anni rispetto al resto dell'Italia. Tutti gli operatori di Lampedusa, politici, turistici, alberghieri, commercianti, i semplici cittadini, accolgono gli immigrati facendo il possibile per manifestare la loro solidarietà e una accoglienza calda e civile.
Vedi:
Lampedusa 35°
Punta Sottile

È la politica italiana che deve scoprire la sua punta più avanzata nel Mediterraneo o, se si vuole, la porta dell'Europa. E dovrebbe ricordarsene nei lunghi mesi invernali, quando l'isola e i suoi abitanti rimangono per intere settimane isolati dal resto del mondo, privati dei servizi urgenti come l'approviggionamento di acqua e dei prodotti di prima necessità.

Oggi le cose cominciano a cambiare ma non con gli spot della Brambilla o con la politica del governo sugli immigrati.

07 maggio 2011

L'Italia allo specchio di "Viva l'Italia" di Aldo Cazzullo

Chissà cosa direbbe dell’Italia di oggi Garibaldi, che conquistò un regno ma con sé a Caprera non portò i quadri di Caravaggio e l’oro dei Borboni, bensì un sacco di fave e uno scatolone di merluzzo secco. Cosa direbbero i volontari della Grande Guerra, che scrivevano alle madri: "Forse tu non potrai capire come non essendo io costretto sia andato a morire sui campi di battaglia, ma credilo mi riesce le mille volte più dolce il morire in faccia al mio paese natale, per la mia Patria".

Sono parole che trovo nel risvolto di copertina in Viva L'Italia di Aldo Cazzullo, prefazione di Francezco De Gregori - Mondadori. E aiutano a farci riflettere sullo sfacelo socio-politico dei nostri giorni.

Tornavo ieri sera tardi dallo spettacolo con cui Cazzullo sta portando in giro per l'Italia la sua opera. La storia dell’Italia, raccontata dalle letture di Marianna Dal Collo e Paolo Valerio, dalle musiche di Sabrina Reale, dai commenti dell'autore; la cornice multimediale della Grande Guerra e della Resistenza, i canti risorgimentali, le immagini paesaggistiche e i capolavori dei grandi pittori italiani – Antonello da Messina e Piero della Francesca, Michelangelo e Tiziano – conservati ora nei grandi musei del mondo, producono un effetto straordinario, suggestivo. 
L'uditorio viene trasferito in un'atmosfera diversa da quella del nostro miserevole quotidiano a cui mai si fa esplicitamente cenno. 
Tutti ci siamo sentiti figli, eredi di quei personaggi normali, uomini tra gli altri, che hanno nutrito la loro vita di alti ideali e l'hanno impegnata in un'azione di riscatto di cui dovremmo sentirci fieri.

Tornavo a casa, dicevo, con la mente ancora occupata dalla bella esperienza; e cosa mi trovo sulle prime pagine dei giornali online?

Sottosegretari, lo stop del Quirinale  
Maggioranza cambiata, parlino le Camere

Napolitano:  Maggioranza modificata 
Ora serve il parere delle due Camere

L'alt di Napolitano sui sottosegretari: 
maggioranza modificata, si esprima il Parlamento

Napolitano, il garante supremo e impareggiabile delle nostre istituzioni in crisi, ha invitato il presidente del Consiglio e i presidenti delle Camere a investire il Parlamento dell'avvenuto cambiamento nella composizione della maggioranza, all'indomani dell'ingresso dei Responsabili.
E non si è limitato a questo il Capo dello Stato, che ha chiesto formalmemente ai vertici Rai di informare i cittadini sui referendum di giugno e ha detto che investire sulla cultura è una priorità in base alla quale dovrebbero essere rivisti i criteri di spesa.

Un governo di gente comprata e pagata sull’unghia è uno spettacolo indecente. La moltiplicazione delle poltrone per saldare il conto (pagandolo coi soldi di tutti) è intollerabile in un paese piegato dalla crisi, attraversato da tensioni sociali, un paese che vede in piazza milioni di persone per uno sciopero generale che reclama legalità e lavoro.

Sacrosanta la presa di posizione di Napolitano ma mi è bastata per capire che stavo rientrando nel nostro miserevole quotidiano in cui, da troppo tempo ormai, gli strappi continui e logoranti alle regole democratiche vogliono far apparire normale ciò che normale non è.
 
C'è da aspettarsi adesso una grande levata di scudi contro il Presidente garante da parte di questa maggioranza che appare sempre più blasfemo definire di destra. Si tratta, infatti, di un gruppo di potere che sta stravolgendo le regole basilari della convivenza civile con l'unico scopo evidente e dichiarato di rimanere attaccato alle poltrone.



Leggi: Garante di tutti di Concita De Gregorio

06 maggio 2011

Apologia del padre e schizzi di fango nell'intervista di Marina Berlusconi al Corriere

Faccio mio questo commento trovato sotto il servizio riportato dal Fatto Quotidiano: la Signora ci dovrebbe parlare un po’ di cos’era la banca Rasini, dovrebbe raccontare da dove venivano i miliardi serviti per fondare la fininvest o chi era Mangano che lei ha avuto in casa per un paio di anni. Di come ci si sente ad essere presidente di una società ottenuta con la corruzione. Ci dovrebbe parlare del conto All Iberian e dei miliardi a Craxi. Della P2 e dei finanziamenti del MPS. Di chi è Frank Farouk Agrama e cosa rappresenta per loro. Lei non prova imbarazzo per i festini del padre ma ci dovrebbe spiegare cosa pensa di un vecchietto di 74 anni che paga una quarantina di ragazzine per ballare mezze nude, se non peggio, di fronte a lui e a quell’altra lenza di Emilio Fede.

E siccome la Signora è una donna intelligente e parla di una quasi ventennale anomalia, potrebbe porsi la domanda su ciò che rappresenta una vera anomalia da 17 anni nella politica italiana, e perché.
Capisco che è difficile schierarsi contro i padri, specialmente quando si deve loro tutto quanto si possiede. Quando, grazie alle loro spericolate operazioni, si può sedere sopra una montagna di denaro accumulato con modalità a dir poco discutibili.
Ma provi la signora Marina a mettere da parte, per un attimo, la sua filiale devozione e, utilizzando gli efficaci strumenti di ricerca e d'indagine a sua disposizione, si domandi:
  • perché Berlusconi è sceso in politica nel 1994?
  • come ha gestito la cosa pubblica durante i suoi governi?
  • quante leggi da lui volute sono figlie di urgenze personali, aziendali e lobbistiche?
  • quante soddisfano realmente il programma elettorale?
  • quante rispondono ai reali bisogni di liberalizzazione, sviluppo e crescita del sistema socio-economico italiano?
  • in quale altro Paese democratico è presente una concentrazione di potere economico e politico così smisurata?
  • in quale altro Paese democratico un uomo pubblico, solo sospettato di crimini tanto gravi e infamanti, rimarrebbe un minuto di più al governo?
  • in quale altro Paese democratico un uomo pubblico, accusato di gravi reati, utilizzerebbe la propria carica istituzionale per vilipendere tutte le istituzioni che considera a lui avverse?
Dopo avere risposto a tali domande, la Signora Marina comprenderà da sola quello che ha provato a spiegarle Ezio Mauro, direttore di Repubblica: che una cosa è pensare e fare leggi nel proprio interesse, piegando spudoratamente la cosa pubblica alle proprie personali esigenze; un'altra, invece, l'utilizzazione di una norma dello Stato da parte di un cittadino o di un gruppo.

O vorrebbe addirittura che le leggi ad personam e ad aziendam valessero esclusivamente per chi le confeziona?
Non ci siamo ancora ma, di questo passo, forse ci arriveremo! Elettori permettendo.

Vai all'intervista sul Corriere della Sera

05 maggio 2011

Osama Bin Laden ucciso, più vivo di prima?

Non vedremo, dunque, le foto e il video dell'uccisione del principe del terrore. A detta dello stesso Obama le immagini risulterebbero orribili, raccapriccianti, troppo cruente, potenzialmente incendiarie. È stato precisato, inoltre, dal capo della Cia che Bin Laden non era armato nel momento in cui è stato ucciso e che le forze speciali Usa avevano il compito di tentare di prenderlo vivo. La figlia dello sceicco, da parte sua, afferma che sarebbe stato preso vivo e ucciso successivamente.

Lasciano perplessi anche la sepoltura in mare, dopo l'avvolgimento del cadavere in un sudario sulla portaerei Carl Vinson, e le grandi manifestazioni di giubilo succedutesi in tutte le città americane.

La mia impressione è che, forse senza volerlo, si sia riportato in vita un uomo morto; si sia riesumato un personaggio che, a 10 anni dal terribile attentato alle Torri gemelle, appariva ormai fuori gioco in un mondo arabo che ne aveva preso le distanze e sembrava orientato verso nuovi orizzonti di democrazia reale e laica. Con il risultato paradossale di averne fatto un mito, un simbolo utile a frange islamiche estremiste e intransigenti, orientate ad acuire lo scontro con un Occidente privo di valori di riferimento.

L'uccisione di un uomo disarmato, l'immediata sepoltura in mare, le manifestazioni di esultanza e la dichiarazione di Obama - ora il mondo è più sicuro - mostrano la grande debolezza e la fragilità di un'America in crisi di leadership e di valori.
Una cattura del criminale, il processo e la conseguente condanna avrebbero, viceversa, rappresentato per il Paese e per il Mondo offesi la giusta e legale riparazione.

Le forme in democrazia sono sostanza: fuori da esse c'è solo la legge della giungla.

Leggi anche: BIN LADEN UCCISO DUE VOLTE di Giulietto Chiesa


PS: Dall'America interpretata da Obama, giunto al potere come campione della democrazia, in questa circostanza emblematica ci saremmo aspettati un'operazione guidata più da un'urgenza di giustizia che da un bisogno di vendetta.  
Uno Stato democratico che si rispetti non può essere animato da sentimenti di vendetta ma da propositi di legalità e giustizia.  
Purtroppo il ruolo di sceriffo con la pistola, gendarme del mondo, è duro a morire! 

03 maggio 2011

La morte di Osama Bin Laden e la Beatificazione di Karol Voityla

Il nostro Occidente nello stesso giorno ha esultato per due grandi eventi: la beatificazione di Karol Voityla, che ha richiamato a Roma centinaia di migliaia di fedeli osannanti da tutte le parti del mondo, e l'uccisione di Osama Bin Laden, in un blitz in Pakistan, che ha portato in strada migliaia di americani esultanti di gioia e soddisfazione assieme al loro Presidente. 
Il primo, assunto come simbolo del Bene, si è guadagnato l'onore degli altari; l'altro, indicato come il Male assoluto, è finito negli abissi dell'oceano.

Ambedue sono riusciti, con modalità diverse, a catalizzare l'attenzione dei media togliendo spazio e mettendo in un angolo le stesse celebrazioni del 1° Maggio, la guerra in Libia e i balletti di Berlusconi.

Ma la guerra in Libia finirà, i balletti di Berlusconi avranno presto termine mentre la Festa dei lavoratori e le figure di Obama, Osama e Karol avranno ancora a lungo spazio nei giornali e nelle TV perché avranno ancora molto da dire agli uomini del nostro tempo. Questa è la mia sensazione.


La fine dello sceicco del terrore in un ampio resoconto di Repubblica
Il dissenso di Noi Siamo Chiesa sulla beatificazione di papa Wojtyla

02 maggio 2011

Meno male che INTERNET c'è!

... che in tempo reale ci fa entrare in contatto con persone, informazioni, saperi, immagini e suoni, senza intermediazioni e senza censure. 
Non a caso le dittature più odiose, che non tollerano la libera circolazione delle idee, provano in tutti i modi ad imbavagliare il Web.
Meno male che c'è Google, che con il suo motore di ricerca e con tutti gli altri servizi offerti agli utenti, consente di ottenere tutte le informazioni che ci servono e di mettere online le nostre conoscenze; che c'è YouTube che ci aiuta a ricercare e trovare i video che avevavamo perso di vista e tutti i documenti video-sonori che ci permettono di ricostruire momenti importanti della nostra storia politica, artistica  e culturale; che c'è Google Earth che ci spiattella tutti gli angoli di questo nostro mondo, dal nostro quartiere alle più lontane plaghe dell'Australia o dell'America latina; che c'è skype per vedere e parlare gratis con amici, conoscenti e parenti, in ogni landa sperduta del pianeta; che c'è Facebook che ci permette di contattare amici e tanti conoscenti che condividono i nostri interessi, con i quali comunicare idee, opinioni e scambiare informazioni; che c'è Wikipedia, enciclopedia online, collaborativa e gratuita, disponibile in oltre 270 lingue, liberamente editabile e utilizzabile.

So che Internet è il sistema di comunicazione più sfruttato dalle nuove generazioni che con il pc e i videogame sono nati. Ma io sono convinto che al pc e al web dovrebbero avvicinarsi con meno timore e senza pregiudizi anche i miei coetanei, quelli cioè che hanno visto la luce nel dopoguerra o all'inizio di questa nostra età repubblicana. Quelli che come unico mezzo d'informazione e formazione nella loro infanzia hanno avuto la radio in onde medie, neanche in FM, e una scuola povera ma assai autorevole e rispettata come agenzia educativa. Poi nell'adolescenza hanno avuto accesso ad una Tv, anch'essa povera, in bianco e nero, con l'effetto neve che deformava e sfumava le immagini; una Tv che ha avuto il merito di costruire e diffondere una lingua italiana comune, che ha fornito programmi culturali e d'intrattenimento degni di tal nome, che ha permesso l'accesso di larghe masse popolari al teatro  e al cinema d'autore. 
Era la TV in cui un maestro d'altri tempi insegnava a leggere e scrivere a gente del popolo.




Grazie a quella scuola, a quella TV, a quella radio e alle radio libere e popolari tante generazioni, oggi mature e anziane, hanno avuto modo di formarsi opinioni e di diventare persone autonome, capaci di esprimere idee e giudizi critici.

Oggi la TV ha raggiunto livelli di perfezione tecnologica un tempo inimmaginabili, ma è controllata e manipolata da un GF per niente occulto, che l'ha svuotata di contenuti significanti rendendola solo strumento di potere per la formazione del consenso. Basta vedere programmi come il Grande Fratello, Affari tuoi, L'isola dei Famosi per rendersi conto che milioni di teleutenti sono irretiti e trasformati in teleidioti. Per non parlare di programmi d'intrattenimento come Amici di Maria De Filippi o L'Arena di Giletti dove ha ragione chi grida di più sul nulla o sull'ultimo pettegolezzo discettando, per esempio, sul lato B di Filippa Middleton o sulla presunta sciatteria dell'abito da sposa di Kate.
RAI e Mediaset ormai si somigliano fino a confondersi, con lo scopo dichiarato di incitrullire la gente. E si può comprendere perché la scuola, l'impegno serio nello studio e nel lavoro siano diventati noiosi, insulsi e vecchi per tanti giovani che intendono bruciare le tappe utilizzando le nuove (si fa per dire) agenzie formative ed educative. Si può capire, allora, perché si sostenga che gli insegnanti inculcano..., e a loro si preferisca un Lele Mora, un Fabrizio Corona, un Emilio Fede, un concorso per Miss Itralia. Si può capire perché qualche piccola rete come La7 sia occultata e qualche programma serio d'informazione e approfondimento, sopravvissuto tra le pieghe di una TV svuotata di servizi e di valori, venga mal sopportato e disturbato nella sua gestione e programmazione.

Per questo sostengo Meno male che INTERNET c'è e mi piacerebbe che ci fosse anche per i miei coetanei e per i più anziani di me; quelli, cioè, che hanno conosciuto un'altra scuola, un'altra TV, un'altra radio, altre agenzie d'informazione, più povere sicuramente ma più libere e più autentiche. 

Potrà apparire nostalgica la mia posizione ma non lo è.
Sappiate che INTERNET fa paura, come la scuola, a chi vuole continuare a controllare i nostri cervelli e riempirli di nulla. 

Lui è vecchio, i mezzi a sua disposizione sono vecchi!


Se sapremo fare questo salto di qualità e sapremo far funzionare le nostre capacità intellettive, non l'avrà vinta, non ci metterà il bavaglio; la scuola e l'informazione vivranno stagioni migliori e più feconde.

Ciò che mi piace rivedere della programmazione TV di ieri


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