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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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29 dicembre 2010

La mia lista dei desideri impossibili per il 2011

Nel 2011 vorrei che:

  • Gasparri e Capezzone smettessero di apparire in TV 
  • la Lega acquistasse un forte sentimento di italianità 
  • Berlusconi chiudesse con il bunga bunga 
  • Libero e il Giornale venissero acquistati da Il Fatto Quotidiano 
  • finisse il circo mediatico su Sara e Yara
  • il fango mediatico venisse bandito definitivamente 
  • si risolvesse il problema spazzatura (di tutti i tipi) 
  • L'Aquila venisse ricostruita 
  • si affacciasse la normalità all'orizzonte della politica 
  • Berlusconi andasse in pensione (per il bene della nazione) 
  • Napolitano acquistasse forza e vigore giovanile 
  • si riducesse il divario tra nord e sud del mondo, tra nord e sud d'Italia, tra ricchi e poveri a tutte le latitudini 
  • gli immigrati che vivono e lavorano in Italia ottenessero la cittadinanza
  • la scuola pubblica venisse sostenuta adeguatamente; lo stesso per gli ospedali
  • la scuola privata venisse finanziata da coloro che ne usufruiscono; lo stesso per le cliniche private
  • operai, studenti, cassintegrati, ricercatori e precari non fossero costretti a salire sui tetti per farsi sentire
  • i giovani laureati avessero un futuro in Italia
  • le cricche del malaffare venissero bandite definitivamente
  • l'acqua fosse e rimanesse un bene pubblico
  • la mafia venisse sconfitta 

e poi e poi e poi  ................... 


Mi fermo qui perchè mi manca lo spazio ma tu puoi aggiungere i tuoi desideri ....

27 dicembre 2010

CON GLI AUGURI PER IL 2011, IL MIO DODECALOGO POLITICO

1° OGNI POPOLO HA IL GOVERNO CHE SI MERITA 

2° RICONOSCI COME LEGITTIMO IL POTERE DELL'ATTUALE PREMIER, VOLUTO DAGLI ITALIANI CHE LO ADORANO E LO VOTANO, E DA QUANTI GLI HANNO CONSENTITO IL CONTROLLO DELL'ETERE E POI LA DISCESA IN CAMPO 

3° ADERISCI SENZA SE E SENZA MA AL PARTITO DELL'AMORE PER EVITARE DI RIMANERE MARGINALE, ACCECATO DALL'ODIO E FUORI DALLA STORIA 

4° ATTENDI QUIETAMENTE CHE IL GOVERNO COMPIA FINO IN FONDO LA PROPRIA MISSIONE RIFORMATRICE NELL'INTERESSE SUPREMO DELL'ITALIA 

5° ASCOLTA DEVOTAMENTE I COMUNICATI A RETI UNIFICATE CHE INFORMANO LA POPOLAZIONE DEI RISULTATI RAGGIUNTI 

6° IMPEGNATI A STRONCARE SUL NASCERE OGNI CRITICA E OPPOSIZIONE, DETTATE SOLTANTO DA ODIO E INVIDIA INGUARIBILI 

7° RICONOSCI FINALMENTE CHE LA MAGISTRATURA NON DEVE INTERFERIRE CON LA SACRALITÀ E INVIOLABILITÀ DEL POTERE POLITICO SOVRANO, LIMITANDOSI A PERSEGUIRE I REATI COMUNI DEI CITTADINI COMUNI 

8° CHIEDI CHE LE CAMERE IN SEDUTA CONGIUNTA SI LIMITINO A VOTARE SÌ (SENZA SE E SENZA MA) A TUTTI I DECRETI-LEGGE DEL GOVERNO, AL FINE DI VELOCIZZARE L'OPERA MERITORIA DI RINNOVAMENTO AVVIATA 

9° CHIEDI CON FORZA CHE VENGANO ELIMINATE TUTTE LE PASTOIE, LACCI E LACCIUOLI CHE DEPOTENZIANO LA LUNGIMIRANTE E DINAMICA AZIONE DI GOVERNO DEL PAESE 

10° NON GIUDICARE MAI L'AZIONE DEL GOVERNO IN CORSO D'OPERA MA A RISULTATI RAGGIUNTI 

11° ABBI E MOSTRA SEMPRE GRANDE FIDUCIA NELL'EQUANIME, EQUILIBRATO E IMPARZIALE OPERATO DEL GOVERNO 


12° AUGURA LUNGA VITA, SUCCESSI ILLIMITATI E IMMENSI ONORI A CHI SI E' ASSUNTO L'ONERE, PER VOLONTA' POPOLARE E SU INDICAZIONE DIVINA, DI GUIDARE E SALVARE LA PATRIA IN UNA FASE CRITICA, DEDICANDO ALL'ALTO COMPITO IL TEMPO E LA VITA E TRALASCIANDO I SUOI COSPICUI PERSONALI INTERESSI. 


A LUI OGNI ONORE E GLORIA, 
A TUTTI VOI BUON ANNO E BUONA FORTUNA. 
AMEN

26 dicembre 2010

Le COINCIDENZE di Sebastano Gulisano



Un racconto natalizio per pochi amici, di un autore che voglio far conoscere ad altri amici. Spero che non se l'abbia a male. Grazie Seba!

"Com’è andata venerdi?" Me l’ha chiesto più d’uno, magari scusandosi di non potere (prima) o di non avere potuto (dopo) esserci, ché la bambina malata, un impegno improvviso, la neve, il ghiaccio, il freddo, la pioggia a dirotto, il traffico impazzito… Nessuno me l’ha scritto, ma era come se in ogni messaggio, in ogni mail ci fosse un non detto… Ma che t’è saltato in mente di scegliere venerdì 17?! ’A Sebastià, vabbè non essere superstiziosi, ma cosa ti costava scegliere un altro giorno?!

Mica avevo chissà quali opzioni: potevo scegliere fra giovedì e venerdì. Ho scelto quest’ultimo perché, magari, non tutti l’indomani dovevano alzarsi presto per andare a lavorare, ché al Baffo della Gioconda avremmo fatto tardi. Dunque meglio venerdì. 17. Ma, appunto, io non sono superstizioso e venerdì 17 non mi fa né caldo né freddo. E poi è un pregiudizio solo italiano, fuori dai nostri confini il giorno da evitare è venerdì 13 e nell’era della “realizzazione” del villaggio globale, nell’epoca di internet, le superstizioni locali sono destinate a sparire, a essere soppiantate da quelle globali, a diventare segni identitari di sparute sette segrete antiglobalizzazione come i seguaci di Baal, gli adoratori di Massimo Ciancimino, gli adepti di Marco Pannella o i fan di Umberto Balsamo.
Se Halloween è riuscito a soppiantare persino la festa dei Morti, che dalle mie parti (Sicilia), prima dell’avvento delle televisione a colori, portavano i regali alle bambine e ai bambini (altro che Santa Claus e la Befana!), volete che stia lì a preoccuparmi di una stupida superstizione che serve a far soldi (allo Stato) col gioco del lotto?
Suvvia!
E poi, alzi la mano chi ha più di cinquant’anni e non ricorda Tranks God, it’s friday. Vabbè, io non sono credente, non mi è mai piaciuta la disco music e quel film non l’ho manco visto. Però  - direbbe  Guccini - "è venerdì, perdio!" È l’antipasto della Febbre del sabato sera. L’anticamera del fine settimana. Il preludio di Sex and drug and rock’n’roll. È il massimo della trasgressione.

In realtà, i segni premonitori del Venerdì Nero c’erano tutti. Occorreva saperli cogliere. Sarebbe bastato andare oltre le apparenze e non sottovalutare le coincidenze. Anche se quella domenica l’autobus non passava e alla metro ci sono dovuto andare a piedi.
Che c’entra la domenica? C’entra. Era domenica pomeriggio e avevo deciso di andare a trovare Riccardo, Gisella e Nicoletta, così ho attraversato quella discarica a cielo aperto che una tabella indica come «Parco Pettazzoni» per arrivare su via di Porta Furba e prendere il 409 fino all’Arco di Travertino. Però non avevo biglietti e il bar tabacchi di fronte alla fermata era chiuso, così m’è toccato dirigermi verso la fermata precedente, su via di Torpignattara, e provare in un altro bar tabacchi che, però, i biglietti li aveva terminati. A quello successivo, su via Rovetti, praticamente a due passi da casa – ma avevo percorso un paio di chilometri per arrivarci – ho trovato gli agognati «titoli di viaggio» e mi sono diretto alla fermata. Il tratto di via di Torpignattara tra la Casilina e via Rovetti era chiuso per feste natalizie, con le bancarelle in mezzo alla strada, le persone a fare compere e le luminarie viola a invogliare lo shopping. Per farla breve, era evidente che da lì il 409 non sarebbe passato e quindi sarebbe stato inutile aspettarlo su via di Torpignattara, ma dovevo tornare alla fermata di Porta Furba, dove prima c’era un sacco di gente in attesa.
Arrivo che non c’è più nessuno. Penso che l’autobus sia appena passato e mi dispongo psicologicamente all’attesa. Poi noto un cartello bianco affisso sotto la tabella gialla: «Fermata soppressa. Il servizio riprenderà dopo le ore 22». Ma come?! – dico fra me e me – Nel periodo in cui facevano i lavori il 409 che veniva dall’Acqua Bulicante deviava sulla Casilina, poi imboccava via Filerete, girava per via Aicardi e arrivava a Porta Furba. Non potevano far così anche ora? "Ma chi sono quegli intelligentoni che, all’Atac, organizzano le modifiche dei percorsi?!" Mi ritrovo a esclamare a voce alta. «Ha proprio ragione a definirli “intelligentoni”, me lo lasci dire: io all’Atac ci lavoro» mi fa eco una voce, alle mie spalle. Mi volto. La «voce» ha una faccia cordiale e un fisico asciutto da trentacinquenne infilato in una divisa da autista d’autobus. Facciamo la strada insieme e, come spesso capita fra sconosciuti, si finisce col discutere del tempo (sul calcio non potevo interloquire, non essendo tifoso di Roma o Lazio. Anzi: non essendo tifoso). Così vengo a sapere, strada facendo, che "è prevista una settimana di freddo intenso, con le temperature che, di notte, potrebbero arrivare anche a meno sei". Azz!
La cosa, a pensarci, non mi dispiace nemmeno, ché prima del meno sei c’è lo zero e – chissà – potrebbe anche nevicare e ci potrebbe scappare qualche scatto interessante. Male che vada, qualche scatto per documentare l’evento.
Incosciente. A cinque giorni dall’unica presentazione pubblica di  Porcilandia, mi metto a sperare che nevichi. Incosciente. Smidollato.
Senza contare che non ci voleva molto a capire che quello non era un semplice autista d’autobus, ma lo sciamano meteorologico dell’azienda dei trasporti che, per ripagarmi del mio senso civico (quando mai s’è visto uno col biglietto su una tratta di tre fermate fuori dalle rotte dei controllori?!), mi avvisava che sarebbe stato il caso di rinviare la presentazione del libro verso giornate meno infauste. Però, non potendo dirmi: «Salve, sono lo sciamano dell’Atac, farebbe bene a spostare l’appuntamento di venerdì 17 a un giorno meno sfigato», s’è vestito da autista e m’ha regalato le previsioni meteorologiche. A buon intenditor…
Ma non ho inteso. Pensavo alle foto. Così come non ho colto nemmeno il successivo segno premonitore.
Mercoledì, fra le mail, ne ho trovato una di Daniela che mi annunciava una delle cene a sorpresa delle Irregolari proprio per Venerdì 17. Ero dispiaciuto, ché erano fra il pubblico potenziale del Baffo e, invece, era possibile che con le loro leccornie mi sottraessero altri potenziali “porcilandesi”.
Anche lì, mi sarebbe bastato riflettere sul fatto che, da quando sono venute a stare a «Torpigna», le due volte che sono stato alle loro cene è piovuto a dirotto. Ed erano giorni normali, di quelli con date anonime di cui non gliene frega niente a nessuno, non soggetti a «disgrazie» o «disastri», giorni sui quali non grava alcuna «maledizione». Figurarsi cosa sarebbe potuto succedere di Venerdì 17. Quando, senza bisogno di essere credenti, chiunque sa che il diluvio universale si scatenò «il 17 del secondo mese»: mica c’è bisogno di avere letto la Bibbia, basta cercare su Wikipedia.
Non occorreva essere Einstein o Nostradamus per sommare la profezia dello sciamano dell’Atac con le precedenti piogge “Irregolari” e prevedere l’inevitabile catastrofe del Venerdì 17. Invece niente. Nisba. Sordo come una campana e cieco come Simone Martini, il protagonista di Almost blue.
Che c’entra Almost blue? C’entra, eccome! Dovete sapere che quando, nel 2000, ho iniziato a bazzicare la rete, quello era il mio nick, con l’aggiunta dell’anno di nascita: almostblue58. Amo quella canzone. Specie la versione live a Tokio di Chet. E mi piaceva la descrizione, in apertura del romanzo che l’ha reso famoso, con cui Lucarelli ne raccontava la percezione da parte di Simone. Anche se quella è la versione in studio, quella di Let’s get lost. 
 
"Il suono del disco che cade sul piatto è un sospiro veloce, che sa appena un po’ di polvere. Quello del braccio che si stacca dalla forcella è un singhiozzo trattenuto, come uno schioccare di lingua, ma non umido, secco. Una lingua di plastica. La puntina, strisciando nel solco, sibila pianissimo e scricchiola, una o due volte. Poi arriva il piano e sembrano le gocce di un rubinetto chiuso male e il contrabbasso, come il ronzio di un moscone contro il vetro di una finestra, e dopo la voce velata di Chet Baker, che inizia a cantare Almost blue.
A starci attenti, molto attenti, si può sentire anche quando prende fiato e stacca le labbra sulla prima a di almost, così chiusa e modulata da sembrare una lunga o. Al-most-blue… con due pause in mezzo, due respiri sospesi da cui si capisce, si sente che sta tenendo gli occhi chiusi.
Per questo mi piace Almost blue. Perché è una canzone che si canta a occhi chiusi."

Occhi chiusi, appunto. Solo uno con gli occhi chiusi poteva infilare nel suo romanzo i poliziotti protagonisti di quello di Lucarelli. Senza tenere conto che era Venerdì 17 anche quando è arrivato nelle sale cinematografiche il film di Alex Infascelli tratto dal romanzo: Venerdì 17 Novembre 2000. Anche di novembre, il mese dei defunti. Un cult della sfiga. Infatti il film è stato un mezzo flop, al botteghino, anche se ha collezionato un bel po’ di premi.
Con un simile precedente – altro che segni premonitori! – vai a sceglierti Venerdì 17??? Ebbene sì. Eppoi era dicembre, mica novembre. Sebbene i due mesi siano pericolosamente confinanti. Ma, appunto, non ho pregiudizi e, dunque, non ho nulla da temere.
Da quando Sua Innocenza è trapassato e lei è rimasta disoccupata, Vera Storia mi si è appiccicata come un francobollo su una cartolina. Dice che, per redimersi, vuole diventare la Vera Storia di Sebastiano Gulisano. Le ho spiegato che non mi serve una biografa, ché con la scrittura me la cavo discretamente, ma non c’è stato verso di scollarmela di dosso. Peggio dell’edera col palo della luce davanti a casa di Emiliano e Antonella. Con la differenza che né i francobolli né l’edera stanno li a rinfacciarti nulla: Ti sei divertito a fare nevicare a Roma dopo 25 anni, nel tuo romanzetto? Ti sei sentito profetico quando, venerdì 12 febbraio, è nevicato davvero? Pensavi di essertela cavata, eh?! Be’, beccati la neve a Roma venerdì 17 dicembre, così impari!
Perfida.

A me le superstizioni fanno un baffo, mi scivolano addosso come gocce di pioggia su un’incerata; gli vado incontro col sorriso beffardo e le braccia aperte al “nemico” come la giovane manifestante immortalata il 14 dicembre di fronte a un celerino incazzato e pronto a manganellarla. O come lo studente cinese davanti ai carrarmati a Tian An Men. E le “piglio” di santa ragione. Come quella volta che il motore della 127 decise di spirare sull’A1, poco prima del casello di Chiusi-Chianciano. Gianfranco e Riccardo, quando seppero, stettero a sghignazzare e a sfottermi ferocemente, per settimane.
Qualche era geologica fa, in una delle redazioni che ho frequentato, c’era un nome che non si poteva pronunciare. I superstiziosi, quando proprio dovevano nominarlo, lo chiamavano «L’Innominabile». Non era parente dell’Innominato del Manzoni, né apparteneva alla stessa categoria di persone. Era un collega, anzi un amico. Aveva trovato posto in un quotidiano nazionale dopo che un neoassunto era morto in seguito a un tumore fulminante. Dicevano. E si toccavano scaramanticamente. Se ne raccontavano anche altre, ma questa le oscurava tutte. Ricordo, però, che – coincidenze, solo coincidenze – quando telefonava in redazione c’era qualche quadro che si stancava di stare appeso alla parete, piegandosi alla legge di Newton. Ricordo anche quella volta che venne a trovarci, in redazione, e ci fu il black out. Solo da noi. Altrove la luce c’era. Solo da noi mancava. Era giorno di chiusura, nel senso che il giornale – un mensile – doveva andare in tipografia. Ma i materiali erano tutti nei computer. E senza energia elettrica erano diventati inviolabili.
Ricordo anche quella volta che, con Gianfranco, pubblicammo per la prima volta un’inchiesta su un settimanale nazionale. Per un errore redazionale, le firme diventarono tre. La terza era la sua, dell’Innominabile. Beccammo due querele. Il giorno dell’udienza preliminare arrivammo a Roma, da Catania, di prima mattina e, prima di prendere la coincidenza che ci avrebbe portato in tempo nella città in cui aveva sede il tribunale competente a giudicare i nostri “reati”, comprammo un settimanale nazionale, ché c’era da dimostrare un dettaglio legato alla data d’uscita in edicola dei settimanali. Durante il viaggio ci mettemmo a sfogliarlo e a leggere qualche articolo. Finché non arrivammo alle pagine di scienze. C’era un pezzo sul ritorno del colera. Firmato dall’Innominabile. Gianfranco ebbe un sussulto. Io ridevo. Alla fine, a malincuore, acconsentii a disfarci della pubblicazione, che lasciammo sul sedile del treno regionale; all’arrivo comprammo un altro settimanale da esibire al magistrato. Manco a dirlo, ci rinviarono a giudizio. Me e Gianfranco, ché L’Innominabile aveva immediatamente scritto al giornale per segnalare l’errore e all’udienza produsse la copia della rivista in cui veniva riportata la rettifica.
Il giorno appresso, sul Messaggero, leggemmo una notizia che ci lasciò basiti: quel treno regionale era deragliato lungo la via del ritorno. Né vittime, né feriti, per fortuna. Abbiamo rischiato di provocare una strage? Ma no! Davvero credete a ’ste cose?! Lo sanno tutti quanto siano obsoleti treni e rete ferroviaria. Mica c’entra l’articolo sul ritorno del colera scritto dall’Innominabile.
Io, infatti, non ci credo. Così, anni dopo, quando alla Festa dell’Unità di Modena trovai un Suo libro (“Suo” di Lui, sì) che m’interessava, non esitai nemmeno un attimo a comprarlo. Coincidenza volle che, sull’A1, mentre tornavamo a Roma, poco prima dello svincolo di Chiusi-Chianciano la fedele 127 decise di fondere il motore, dopo dieci anni di onorato servizio. Quando arrivò il carro attrezzi, il meccanico fu così gentile da prenderci a bordo, la mia compagna e me. C’era da decidere dove farci lasciare: lei voleva andare in stazione (era domenica sera e c’era sciopero dei treni), io preferivo l’albergo proprio all’uscita dello svincolo. Passò la mia opzione. Non intendevo correre il rischio di restare in una sperduta stazioncina appenninica, ché il tipo ce ne aveva proposta una che stava lungo il suo percorso, una dove fermavano solo i treni locali, che di domenica sono ridotti e, in più, c’era lo sciopero. E poi avevo il “piano di riserva”. Gabriele era andato a Parma, a vedere Parma-Lazio. Gli telefonai dall’hotel, lo ragguagliai sinteticamente della disavventura e gli chiesi se, tornando, potesse passare a recuperarci. Bien, siamo salvi.
Poco prima di mezzanotte squillò il telefono in camera. Una persona chiedeva di me. Al telefono. E chi poteva chiedere di me, se nessuno sapeva che stavo in quell’albergo? Era Gabriele. Gli era rimasto il numero sul cellulare, fra le telefonate in arrivo. Che fortuna! Chiamava per avvertirmi che non sarebbe potuto passare quella sera, ma l’indomani mattina. Aveva fuso il motore. Anche lui. La macchina nuova del padre. Nuova. Aveva fuso il motore.
L’indomani, in redazione, si discuteva di disavventure e coincidenze (due motori fusi e una delle due macchine era nuova!), quando, candidamente confessai il mio ultimo acquisto cartaceo. Noooooooo!!! – gridò Gianfranco – Ma tu sei pazzo! Te le vai proprio a cercare! E, non contento, coinvolgi altri nella tua follia!!! E giù a ridere. A sputtanarmi con altri amici e colleghi ai quali era nota la nomea dell’Innominabile e anche con coloro che nulla sapevano, ma che furono lestamente edotti, con dovizia di dettagli. Vidi la mia autorevolezza di vice caposervizio interni evaporare come l’acqua del radiatore della 127 prima di esalare l’ultimo sferragliamento.
Lauretta, che in passato ci aveva sempre guardati con la faccia seria e l’espressione di rimprovero, ogni qual volta balenava qualche avvisaglia di superstizione, quella volta sbiancò: Il libro era quello così e cosà? Non citò l’autore né il titolo, cercò di farmi capire limitandosi all’argomento, cruento. Assai cruento. L’aveva acquistato anche lei. Ed era rimasto sulla nostra macchina dove, dunque, c’erano ben due copie di quella pubblicazione. Non lo rivoglio, gettalo via, sussurrò in un fil di voce. Da quel giorno smise lo sguardo di rimprovero di fronte a certi argomenti.
Coincidenze, cara Lauretta, solo coincidenze. Spero che a distanza di così tanti anni te ne sia convinta anche tu. Io ne sono certo. Infatti l’unica “presentazione” di Porcilandia è stata Venerdì 17. È nevicato. È piovuto a dirotto fino a notte inoltrata. Le strade erano ghiacciate e il traffico romano impazzito. Ed eravamo così pochi che ricordo tutte le eroiche e gli eroici partecipanti che hanno osato sfidare la bufera e la “maledizione” pur di esserci: Claudio (che “presentava” il mio libro); Marcello, Lorenza e Monica (compagna del Baffo della Gioconda); Riccardo, Gisella e Nicoletta (amici siciliani che vivono anche loro a Roma); Francesco, Silvia e Veronica (amici “nuovomondisti”); Annapaola e Lavinia (amiche e colleghe con le quali, fra l’altro, ho condiviso esperienze lavorative e la sessione d’esami per “diventare” giornalisti). Poi c’erano Felice (insegnante precario, amico di Gisella) e Daniela (collega che conosco da poco tempo). E, last but not least, Luigina, con la quale convivo da ormai sedici anni (anticamera di diciassette).
Una serata fra amici. Una serata con persone che mi vogliono bene. E che sono ricambiate. Però sono stato un pessimo “padrone di casa” e me ne scuso: ero l’elemento di congiunzione tra i presenti ma non vi ho presentati. Ho visto, comunque, che malgrado il mio stare con la testa fra le nuvole fino a rasentare la maleducazione, vi siete mischiati come se vi conosceste da sempre.
Grazie. Mi avete regalato una bella serata. Venerdì 17 dicembre 2010!
Chet Baker - Almost blue


Grazie Seba, leggerti è sempre un piacere, è come se ci fossi stato, venerdì 17 dicembre 2010. Ma la prossima non vorrò assolutamente mancare, se la data sarà meno coincidente!

23 dicembre 2010

Bravi ragazzi. Grazie!

Grazie, figli, di questa lezione memorabile che avete dato a noi che solo per voi lavoriamo e viviamo e che per voi avevamo paura, dicevamo va bene vai ma stai attento, come sempre avremmo voluto essere al posto vostro per aiutarvi e proteggervi e chissenefrega oggi di destra sinistra e centro, l'unica cosa che conta è il vostro futuro e il futuro è di tutti, anche – avete visto – di quei poliziotti e di quei finanzieri che vi applaudivano al passaggio, ce n'era un gruppo sotto al ministero Gelmini che si è messo a scherzare vi ha detto “non vi fate fregare che dipende solo da voi”, sono gli stessi agenti che manifestano davanti a Montecitorio e ad Arcore, gli stessi che vi hanno scritto, sono ragazzi anche loro, ce ne sono tanti come voi anche fra loro. Non tutti, ma tanti. Avevamo paura per voi e insieme speranza, come sempre, e come sempre non potevamo esserci perché il tempo è vostro, adesso, e da voi dipende il nostro. Grazie di aver sconfitto con l'unica arma possibile, l'intelligenza e l'ironia, la minaccia grande e reale di chi ha cercato e ancora cercherà di farvi passare per estremisti, ignoranti, provocatori, di aver sconfitto la torva arroganza del fascismo di ritorno spiazzandolo, come vi avevamo suggerito e certo sappiamo bene che non è successo perché ve l'abbiamo detto noi però lasciateci la gioia di vedere incarnato un pensiero, un testimone che passa di mano, un'idea che si muove e da qualche parte, del resto, verrà. Grazie di aver reso ridicoli semplicemente ignorandoli quelli che chiedevano il sangue sull'asfalto, quelli che vi volevano arrestare prima, che volevano trattarvi da ultras, che vi temono e vi odiano perché non vi ascoltano, non sanno quanto sia difficile stare nei vostri panni perché non ci stanno mai, stanno nei loro. Grazie per aver pensato l’idea di libertà che lascia le trincee a chi le ha costruite. Così, a Roma, vi abbiamo visti in periferia, lontano dalla zona rossa. Vestiti da Babbo Natale, coi pacchi regalo su cui avete scritto “Lotta all’evasione fiscale”, “Riconoscimento delle coppie di fatto”, “Acqua pubblica”. Diritto allo studio, avete detto al Presidente della Repubblica. Avete visto, Napolitano ha aperto la porta. I nonni e i nipoti, sono anni che lo andiamo dicendo: è questa l’alleanza che salverà l'Italia. La saggezza dei nonni, la forza dei nipoti. Scriveva Luigi Manconi, ieri, che siete un vero movimento politico. Jolanda Bufalini Claudia Fusani e Maria Grazia Gerina sono state con voi e raccontano per esempio di Alessandro, che aveva al collo una poesia di Franco Fortini. Istruitevi, abbiamo bisogno della vostra intelligenza. Non fermatevi, la battaglia è appena cominciata. L'Italia siete voi. Restituiteci la dignità che abbiamo cercato in questi tempi di fango di tenere in salvo come i libri ai tempi delle alluvioni, le mani in alto. Bianche, le mani, come le vostre. È un Paese bello e onesto e dignitoso, il nostro, avete ragione. È un Paese migliore di quella gentaglia. Prendetelo, figli. Restituitecelo. Vi guarderemo portarlo lontano, dove merita e dove meritate. Fonte: l'Unità

Li volevano arrestare “preventivamente”; li hanno definiti violenti, invitando le famiglie a non farli uscire di casa; hanno detto che Roma li detestava, perché - ed è vero - martedì della scorsa settimana una minoranza di scalmanati ha messo a ferro e fuoco il centro della capitale; la “zona rossa”, in occasione della odierna manifestazione, era stata ampliata a dismisura. Tutto questo, nei giorni scorsi, lo avevamo saputo dai giornali, ma soprattutto dai telegiornali. Lo spettacolo entusiasmante andato in onda oggi a Roma, con più di ventimila studenti che sfilano pacificamente in ben tre cortei, che snobbano la “zona rossa”, che strappano applausi dai cittadini, anche da quelli bloccati nel traffico; questa splendida manifestazione pacifica, “santificata” dall’incontro al Quirinale nel tardo pomeriggio: tutto ciò avrebbe meritato uno spazio analogo a quello elargito agli sciacalli che istigavano alla violenza. da: Articolo21

Gli slogan cantati: 
Portace, portace, portace
a mignotte, o Silvio 
portace a mignotte

Guarda che succede a votà Silvio,
guarda che succede,
guarda che succede
a votà Silvio

Tutta nostra la città,
questa notte Silvio piangerà

19 dicembre 2010

Il 2010 sta per lasciarci ...

il mondo cerca di dimenticare un anno drammatico e si attrezza alla meglio per affrontare il futuro ma da noi niente cambia  ... 
se le immagini che rimangono nella mente di questo Paese sfortunato sono sostanzialmente due:
  • quella di Berlusconi che in un incontro a Bruxelles con i giovani del Ppe racconta per l'ennesima volta che la società anagrammatica italiana gli ha mandato l'anagramma del suo nome: l'unico boss virile. Tra parentesi - chissà che ne pensa il vero boss, quello del Ce l'ho duro
  • E l'ultima, quella dell'Italia rovesciata della cartolina di auguri di Calderoli con la richiesta  esplicita "Caro Gesù Bambino, per Natale vorrei in regalo l’approvazione del federalismo fiscale e per l’anno nuovo vorrei vedere tanti ministeri in Padania. Grazie". 
AUGURI E BUONA FORTUNA CON QUESTI POLITICI
 
Di fronte a tanta sconcezza, plarealmente esibita, mi permetto di rinviare alla mia cartolina di auguri per il prossimo Natale

17 dicembre 2010

Il potere corrotto, le manifestazioni di massa e i cattivi maestri

"Siamo ad una fase veramente cruciale e chi ha a cuore il futuro di questo paese disgraziato, sia che faccia parte di organismi politici, sia che si trovi a vivere i problemi da cittadino pensante, deve sentire l'imperativo morale ancor prima che politico di unire tutte le forze positive disponibili per fermare la deriva morale, politica e culturale cui assistiamo da troppo tempo. L'imperativo categorico di cui parlo è: liberare il paese dalla cancrena prima che diventi metastasi avanzata e, poi, disfacimento totale. Per fare tutto questo è indispensabile informare e chiamare i cittadini ad un'azione attiva e partecipata, di là dalle appartenenze politiche di parte. Per evitare la deriva verso la quale stiamo correndo è urgente vincere ogni remora, i ma e i distinguo e capire che per la salvezza del Paese non c'è da attendere altro tempo. Domani può essere troppo tardi. Saremo capaci di capire il pericolo che si sta correndo? Il mondo politico riuscirà a farsi interprete della posta in gioco e dell'urgenza di operare il cambiamento? Io temo che non agendo tempestivamente la guerra civile è alle porte"
Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.
Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia.
I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.
Così inizia la Lettera ai ragazzi del movimento di Roberto Saviano. Leggendola attentamente l'ho trovata di molto buonsenso, quasi troppo. Mi ha fatto pensare alla famosa riflessione che Alessandro Manzoni fa fare a Renzo durante l'assalto ai forni:  
Questa poi non è una bella cosa, se concian così tutti i forni, dove voglion fare il pane? Ne' pozzi? 
Che appare il giudizio di buonsenso dello scrittore conservatore illuminato più che il pensiero del modesto contadino di paese capitato a Milano nel bel mezzo del tumulto.


All'analisi di Saviano si oppone in modo radicale il punto di vista di Bifo Berardi,  Dopo Roma sarà un decennio di conflitti dal blog di Dario Fo.
Quello che sta accadendo a Roma e in molte altre città italiane, mentre un Parlamento di corrotti festeggia la vittoria del Mammasantissima, quel che è accaduto a Londra giovedì scorso mentre un Parlamento di traditori votava la distruzione della scuola pubblica, è l’inizio del nuovo decennio. Sarà un decennio di conflitto e di autodifesa da parte della società, contro una classe dominante violenta, corrotta, assassina, contro il capitalismo finanziario che affama letteralmente la società, contro la mafia che occupa i posti di potere per spartirsi le risorse prodotte dal lavoro. L’enorme massa di studenti, ricercatori, cittadini lavoratori che si sono dati appuntamento a Roma non aveva l’obiettivo di abbattere un governo di mafiosi per istaurare un governo di sfruttatori e di assassini. L’obiettivo dei movimenti è distruggere il potere nei suoi fondamenti, portare il conflitto in ogni luogo, destabilizzare continuamente l’ordine dello sfruttamento e dell’ignoranza, restituire autonomia alla società, conquistare reddito.
Ora sappiamo che nel pozzo nero di Montecitorio siede una maggioranza di venduti, di corrotti. Il Mammasantissima che governo a Palazzo Chigi li ha comprati con i soldi depredati ai lavoratori, alla scuola, alla società intera. Non rispetteremo la legge dei mafiosi e dei venduti. Dovunque porteremo la rivolta, organizzeremo il bisogno di autonomia dal capitale.
Gli studenti di Roma hanno risposto come avevano fatto gli studenti di Londra qualche giorno prima: occupando la città, difendendo il loro diritto di manifestare, dichiarando che l’insurrezione europea è iniziata, e durerà per tutto il tempo necessario.
Durerà. Non è una breve esplosione, è il levarsi in piedi di una generazione, è la dichiarazione di autonomia dell’intelligenza collettiva dalla putredine di un sistema corrotto, violento, ignorante e moribondo. E’ il cambio di clima culturale che annuncia un decennio di conflitto e di costruzione di un mondo libero dallo sfruttamento.

Non mi pare che gli studenti, i precari, i ricercatori, i lavoratori, gli abitanti di Terzigno e dell'Aquila che hanno manifestato a Roma nel giorno in cui il parlamento offriva quello spettacolo indecente e ignobile, avessero in mente di distruggere il potere nei suoi fondamenti e di dare il via all' insurrezione europea decennale. Credo volessero reagire con forza ad un governo che produce conflitti invece che risolverli, che non intende ascoltare le voci che si levano dai settori più disparati della società, trincerandosi ottusamente dietro slogan abusati e insulsi come non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani o facciamo ricorso al popolo sovrano. Credo volessero far conoscere al Paese le condizioni di difficoltà e disagio in cui si trovano a vivere ed operare mentre i mezzi di comunicazione di massa diventano cassa di risonanza per la propaganda di un potere corrotto e intrattenimento volgare su fatti di cronaca nera.

Le posizioni estremiste di Bifo Berardi e le violenze gratuite di piazza di pochi provocatori sembrano voler ottenere l'effetto contrario a quello per cui si intende manifestare e lottare.

Vorrei aggiungere, a questi spunti di riflessione forniti, che non è il tempo e l'ora di disquisire fra destra, sinistra, centro-destra, centro-sinistra. Siamo ad una fase veramente cruciale e chi ha a cuore il futuro di questo paese disgraziato, sia che faccia parte di organismi politici, sia che si trovi a vivere i problemi da cittadino pensante, deve sentire l'imperativo morale ancor prima che politico di unire tutte le forze positive disponibili per fermare la deriva morale, politica e culturale cui assistiamo da troppo tempo. L'imperativo categorico di cui parlo è: liberare il paese dalla cancrena prima che diventi metastasi avanzata e, poi, disfacimento totale. Berlusconi deve essere sradicato dal potere e messo nelle condizioni di non più nuocere. Per questo occorre subito unire le forze per
  • richiedere e votare una legge elettorale che elimini lo scandaloso premio di maggioranza e dia ai cittadini elettori la possibilità di esprimere la preferenza
  • riordinare il sistema televisivo (pubblico e privato) eliminando ogni forma monopolistica di controllo sull'informazione
  • legiferare sul conflitto di interessi per evitare finalmente le commistioni scandalose fra attività pubblica e interessi privati
  • rafforzare e tutelare le istituzioni di garanzia e controllo.
Per fare tutto questo è indispensabile informare e chiamare i cittadini ad un'azione attiva e partecipata, di là dalle appartenenze politiche di parte. Per evitare la deriva verso la quale stiamo correndo è urgente vincere ogni remora, i ma e i distinguo e capire che per la salvezza del Paese non c'è da attendere altro tempo. Domani può essere troppo tardi.
Saremo capaci di capire il pericolo che si sta correndo? Il mondo politico riuscirà a farsi interprete della posta in gioco e dell'urgenza di operare il cambiamento?
Io temo che non agendo tempestivamente la guerra civile è alle porte.

15 dicembre 2010

14 Dicembre - La brutta giornata romana (in foto e video)

Tra serio ... e faceto
Il governo ottiene la maggioranza alla Camera per tre voti - 311 a 314 - e da qualunque parte la si guardi, la giornata campale di ieri, da qualunque fotogramma si decida di partire è una giornata cupa, grottesca, ridicola, misera, a tratti tragica: in strada tragica. È la giornata della sconfitta: la giornata che segna la sconfitta della politica intesa come confronto di idee e di progetti, l’unico modo lecito di intenderla, la sconfitta di un paese che esibisce al mondo intero come successo la tenuta di un governo che compra col denaro e col ricatto i parlamentari che gli servono e una piazza che dice che la sfiducia è nelle strade, che siamo a un passo dall’irreparabile, che basterebbe niente, ma proprio niente, per trasformare la guerriglia urbana in guerra civile e a poco varrebbe dopo cercare i colpevoli. Dopo è sempre troppo tardi. La tensione sociale è altissima, la distanza tra le scene vissute per strada e quelle viste a Palazzo enorme: per uno Scilipoti o una Polidori che si garantiscono i favori del premier, accolti in saletta riservata per i ringraziamenti, ci sono - fuori - migliaia di manifestanti, i campani travolti dall’immondizia e gli aquilani dalle macerie, giovani esasperati a cui nessuno farà altrettanti favori, che siano o non siano strangolati dai tassi d’interesse delle banche come il deputato messinese eroe d’un giorno, o di quel giorno lapide. Da Un paese sconfitto

Fiducia per 3 voti - Sfiorata la rissa alla Camera

Black block: Roma messa a ferro e fuoco



Maurizio Crozza - La teoria degli Scilipoti


Sergio Corbucci aveva previsto tutto 
e Scilipoti ha eseguito alla lettera

14 dicembre 2010

Una lunga catena umana intorno ai luoghi istituzionali

Una lunga catena umana intorno ai luoghi istituzionali, fatta di liberi cittadini, studenti, precari, operai, ricercatori, terremotati  e popolo viola contro gli attacchi furibondi che questo governo lancia, giorno dopo giorno, alle istituzioni, facendole sgretolare.
Nel giorno del voto di sfiducia alla camera, mentre alcuni deputati-prostituti si accingono a votare la fiducia ad un governo indegno in cambio di benefici economici e prebende, tanti uomini e donne che non fanno notizia perché non hanno nulla né da comperare né da vendere, che forse non avranno un alto indice di ascolto, ma sicuramente hanno un altissimo indice di dignità, scendono in piazza per far sentire la loro voce indignata contro lo scempio di valori e di democrazia in atto da molto tempo e ormai giunto al suo culmine. 

Ecco un modo di dire NO al mercato delle vacche che svilisce il parlamento e ad un governo che ha chiuso il suo ciclo nella vergogna: una lunga catena, anche ideale, che accomuni tanti cittadini oggi non presenti a Roma ai manifestanti che, partendo da Piazza Venezia, stanno circondando i Palazzi delle istituzioni.




Sono nato sotto il fascismo. Desidererei tanto non dover morire sotto Berlusconi
Questo il messaggio di Umberto Eco nell’intervista, pubblicata dai quotidiani Berliner Zeitung e Frankfurter Rundschau:  "Sono nato sotto il fascismo. Desidererei tanto non dover morire sotto Berlusconi": è quanto si augura Umberto Eco in un’intervista pubblicata dalla stampa tedesca. Di questo sono sicuro - sottolinea lo scrittore - Non sono felice della situazione in Italia e non si tratta più tanto di me stesso, per questo sono troppo vecchio. Ma dei miei figli e dei miei nipoti, per i quali desidererei qualcos’altro”.  Eco paragona il presidente del Consiglio a Napoleone III e aggiunge che, anche se Berlusconi morisse domani, il sistema Berlusconi continuerebbe ad avere un influsso fuori dai confini dell’Italia.

Dal Popolo Viola
Da articolo21: La dignità delle piazze libere contro le piazze della compravendita

13 dicembre 2010

VIVERE E SOPRAVVIVERE

C'è chi conta le monete che rimangono per vivere e chi, dopo aver fatto shopping, conta le ore per dimostrare di essere ancora vivo !



Non ricordo, della famigerata prima repubblica, un presidente del consiglio che rimanesse così abbarbicato alla poltrona, drammatizzando una crisi in modo così plateale e sperando di risolverla con l'acquisto di alcuni deputati-prostituti. 

La ragione vera che lo costringe a rimanere, costi quel che costi, è la stessa che lo ha costretto a scendere in campo 16 anni fa!  

12 dicembre 2010

Perchè non voterà più Berlusconi

Lettera aperta di un elettore di destra a Silvio Berlusconi
Spett. Presidente Silvio Berlusconi, chi scrive è un convinto elettore di destra 52enne che ha sempre votato a destra, prima il MSI-DN, poi Alleanza Nazionale e, infine, per il Popolo delle Libertà dopo la fusione tra AN e Forza Italia. Ci avevo creduto moltissimo alla fusione tra AN e FI voluta in primo luogo da lei e, seppur con una certa reticenza, da Gianfranco Fini. L’avevo perorata in ogni forum di discussione di AN scontrandomi spesso anche con chi era contrario a questa fusione. Avevo soprattutto creduto in lei e alle sue promesse di una Italia diversa e migliore, una Italia non in mano alla sinistra e con una classe politica nuova e sana. Avevo creduto alla promessa di una classe dirigenziale lontana dalla vecchia politica del malaffare, delle tangenti e della corruzione, avevo creduto alla promessa che avrebbe riformato in meglio questo nostro disgraziato Paese. Mi sono sbagliato. Per la prima volta in vita mia mi sono pentito di aver contribuito con il mio voto a creare l’Italia che lei, sig. Presidente, ci ha donato in cambio della nostra fiducia nelle sue promesse. Badi bene, non mi sono pentito di aver votato a destra, non potrei mai rinnegare le mie granitiche convinzioni. No, mi sono pentito di aver votato.
Lei, nel suo programma elettorale, aveva fissato sette missioni per il futuro del Paese, quelle che ha chiamato, con il suo solito piglio da pubblicista, l’equazione del benessere, cioè: meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese = più consumi, più produzione, più posti di lavoro = più entrate nelle casse dello Stato per aiutare chi ha bisogno, per realizzare le infrastrutture, per diminuire il debito pubblico.
Per fare questo aveva indicato sette missioni: 
  • più sviluppo, più infrastrutture; 
  • più aiuti alla famiglia; 
  • più sicurezza, più giustizia; 
  • più servizi ai cittadini; 
  • più sostegno al Sud; 
  • più federalismo; 
  • un piano straordinario di finanza pubblica con la riorganizzazione dello Stato.
Belle idee ma, soprattutto, belle parole. Il problema è che quelle parole sono rimaste tali.
  1. L’Italia è il Paese in Europa con lo sviluppo più basso e, in particolare, il Paese europeo  che si è sviluppato di meno negli ultimi 10 anni dei quali otto passati sotto la sua guida. Le infrastrutture sono solo un miraggio.
  2. La famiglia italiana è sempre la prima a pagare e l’ultima a ricevere. Di aiuti alla famiglia non se ne sono visti e intanto nel nostro Paese ci sono quattro milioni di nuovi poveri dove per poveri si intende persone che vivono sotto la soglia di povertà assoluta. Nemmeno nell’Africa sub-sahariana c’è un trend così negativo. 
  3. Se la percezione di sicurezza è aumentata grazie all’ottimo lavoro delle forze di polizia, dei carabinieri e della magistratura, di certo non si può dire che questo Governo abbia fatto qualcosa in tal senso. Il suo Governo ha tagliato all’inverosimile le risorse alle forze di polizia, voleva mettere un limite alle intercettazioni, quelle stesse che hanno permesso la cattura di tanti latitanti di cui il suo Governo si vanta immeritatamente. Ha permesso il rientro in Italia di fondi neri frutto di azioni illegali innescando il più colossale “sistema legale” di riciclaggio di denaro sporco della storia. In compenso si è fatto bello per aver bloccato il flusso di disperati dall’Africa i quali sembrava che fossero (insieme ai Rom) l’unico problema per la sicurezza italiana, per di più lo ha fatto delegando il controllo delle frontiere a Gheddafi, il quale chiaramente non lo fa gratis, né in termini di denaro né in termini di vite umane.
  4. Quali servizi ai cittadini ha garantito? La Sanità, uno dei servizi fondamentali, è al collasso. Per fare una ecografia ci vogliono sei mesi, per una operazione tra i sei e i nove mesi  ecc. ecc. Che dire poi dell’amministrazione pubblica? Ma lei o uno dei suoi ministri, c’è mai andato in un ufficio della pubblica amministrazione?
  5. Se il sostegno che ha promesso al sud è quello che abbiamo visto a Napoli oppure quello non dato alle piccole imprese del Meridione, allora forse farebbe bene a rivedere il suo concetto di “sostegno”.
  6. L’unico federalismo che al momento le sembra essere riuscito è quello relativo al federalismo fiscale, per altro non ancora partito. Per il resto nemmeno se ne parla più.
  7. Il punto sicuramente più ambizioso e che in qualche modo si lega al punto 4 perché una riorganizzazione dello Stato e una migliore finanza pubblica vorrebbe dire anche dare più servizi al cittadino. Stendiamo un velo pietoso. Il suo Governo non ha fatto niente in tal senso se non tagliare a man bassa.
Oggettivamente, sig. Presidente, lei non ha fatto niente di quanto promesso. Ma quello che più mi fa rabbia è vedere le sue televisioni che descrivono un Paese che non c’è. Posso accettare che un Governo non mantenga le promesse fatte in campagna elettorale, noi italiani siamo avvezzi a queste storie, ma che si tenti di prenderci per i fondelli mostrando una realtà del tutto virtuale non lo posso sopportare. Guardi i suoi TG (se così li vogliamo chiamare), da mesi mostrano solo il lato bello del Paese, gente che fa shopping per le feste, sciatori felici sulle piste innevate, luoghi da sogno dove gli italiani passeranno le vacanze di fine anno. Peccato che quelle immagini rispecchino solo il 5% degli italiani. Il restante 95% fatica ad arrivare a fine mese (altro che shopping), non riesce a pagare i mutui delle case, i piccoli artigiani chiudono le aziende, non manda i figli a scuola perché non ha i soldi per i libri, mantiene i figli ben oltre i 30 anni e spesso lo fa grazie alle pensioni dei nonni. Perché qualche volta non fa vedere questa Italia che rappresenta la stragrande maggioranza?
Vede, Presidente Berlusconi, a me non interessa se lei ogni tanto si prende una piccola pausa e fa un po’ di bunga bunga, anzi, la ammiro e la invidio per questo, mi creda. Chi non vorrebbe portarsi a letto quel fior fiore di ragazze? Quello che invece mi interessa è il bene di questa nostra povera Nazione. Lei in questi 16 anni che ha governato l’Italia (inframezzati da piccole pause) ha pensato moltissimo per lei e pochissimo per l’Italia. Ora me ne rendo conto. Lei ha tradito gli italiani, Presidente Berlusconi, e continua a tradirli e a raccontare balle, a mostrare un paese che non c’è (un po’ come la crisi che secondo lei e i suoi Ministri non c’era) continuando imperterrito a fare gli affari suoi. Lei mi ha deluso, Presidente Berlusconi, e come me ha deluso milioni di italiani che avevano creduto nel suo sogno. Invece che in un sogno ci siamo ritrovati in un incubo dal quale non riusciamo a venirne fuori. Tragga lei le sue conclusioni. So che non le interesserà niente ma il mio voto non lo avrà più. Mi ha preso in giro per troppo tempo.
Alfredo Bressan

Come si fa a non dare ragione al Signor Bressan? Scrive ciò che pensa, ormai, la maggioranza degli italiani. L'ultima parte della lettera mi ha fatto pensare, addirittura, alla Lettera-denuncia di Maria Luisa Busi a Minzolini

Una moralità nuova, ah ah ah!

Noi, ha detto il Premier, abbiamo portato in politica una moralità nuova, con un programma definito, con alleanze certe e il nome certo del presidente del Consiglio.

Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere a crepapelle!
Ma di cosa parla il premier? Cos'é moralità nella sua bocca? Gli incontri clandestini sul lettone di Putin? I festini a Villa Certosa? I bunga-bunga ad Arcore? I loschi affari di tutte le cricche all'ombra di Palazzo Chigi? L'uso della più prestigiosa delle funzioni pubbliche per i suoi interessi personali e privati? L'incetta delle vacche in un parlamento diventato foro boario? 0 cos'altro?
Con la sua bocca può dire ciò che vuole finchè gli italiani saranno disposti a dargli credito!


Bersani, sai tu dire frasi così incisive e toccanti? Frasi che toccano il cuore e la mente degli elettori? La moralità nuova di berlusconi! Intendi?
Le parole sono vere, toccanti e appassionate, degne di un vero leader democratico. Ma ad esse devono seguire fatti, fatti veri e non inciuci! Caccia anche tu i mercanti dal tempio e avvia un vero rinnovamento. Questo ti chiede l'Italia degli onesti che vuole ancora credere per non morire berlusconizzata.

 
Venisse pure sfiduciato martedì (ovvio auspicio di ogni cittadino decente), il Putin di Arcore non sarà affatto finito fino a che il potere abnorme di cui gode non gli verrà tolto. Potere che si chiama proprietà bulgara sul sistema televisivo, proliferazione metastatica di giganteschi affari economici propiziati dalle attività politiche, intrecci con criminalità organizzata e finanza grigia all’ombra delle post-P2, leggi “ad personam”.

Fino a che questo mostruoso e composito bubbone non verrà drasticamente inciso non avrà senso parlare di dopo-Berlusconi. Non sarà l'attuale parlamento, secondo Paolo Flores d’Arcais a realizzare la deberlusconizzazione di cui il paese ha estremo bisogno. La liberazione dell’Italia dal fantasma putiniano è perciò affidata all’impegno dei cittadini, ai movimenti di opinione e alle lotte sociali. Solo se ci sarà una mobilitazione crescente e sempre più consapevole della società civile, forse (forse) accadrà qualcosa di positivo anche in parlamento. Ma per Paolo Flores d’Arcais non sarà sufficiente a costruire il nuovo.






P.S. Il bell'editoriale di Scalfari su Repubblica di oggi Il governo galleggiante dei consensi comprati si chiude così: A questo punto credo davvero indispensabile un dibattito sulla questione morale; relatori Verdini, Dell'Utri e Bondi, moderatore il cardinale Bertone. Magari a casa di Vespa dove pare si mangi benissimo. Mi piacerebbe essere invitato. 
Anche a me piacerebbe esserci.

11 dicembre 2010

PER 30 SPORCHI DENARI

Questo governo affonda nella melma 
mentre il Paese assiste attonito e sgomento allo scempio della democrazia. 
Ma finirà assieme al suo capocomico nel fango dal quale è nato.


Siatene certi: faremo piazza pulita di loro col voto!


10 dicembre 2010

Quanno ce vo' ce vo'


a Fabbrì ... tie' 


Quanno ce vo' ce vo' !!!




"L'intervento della procura di Roma é gravissimo e apre una questione istituzionale molto rilevante perchè costituisce una gravissima intromissione nella libera dialettica parlamentare". 

Lo ha detto il capogruppo del pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, a proposito dell'indagine della magistratura sul mercato delle vacche.   

POLITICA, MASSONERIA E AFFARI secondo Gioele Magaldi

Lettera Aperta N°2 al Fratello Silvio Berlusconi di Gioele Magaldi (9 dicembre 2010)
 
Caro Fratello Silvio,

mi obblighi a scriverti di nuovo, come del resto era prevedibile. Amici comuni mi confidano che, proprio in questi giorni di dicembre, attendi con angoscia questa mia letterina, soprattutto visti gli esiti devastanti della prima epistola che ti inviai. Esiti devastanti anzitutto per la stabilità della tua condizione interiore e la lucidità (scarsa) delle tue iniziative immediatamente successive.
Ti ricordi?
Correva il mese di luglio 2010, giorno 26: come uno schiaffone immateriale, ricevesti la Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010, messa on-line sul frequentatissimo Sito di Grande Oriente Democratico, subito rilanciata da Dagospia, commentata dal Fatto Quotidiano (IL FATTO QUOTIDIANO del 27 luglio 2010 by Gianni Barbacetto: “E il maestro scrisse al ‘fratello Silvio’”) e recitata per circa due mesi (agosto e settembre) di giorno in giorno, su CURRENT TV, Canale n.130 di SKY.
Rilanciata sul web, su You Tube e su innumerevoli blog e siti, stampata e diffusa in uffici, esercizi commerciali, ospedali, fabbriche, studi professionali, sedi di partiti e associazioni, sono pochi gli italiani che non ne abbiano letto almeno una parte o che non ne abbiano avuto nozione, diretta o indiretta. Nonostante i tentativi di censura tuoi e dei tuoi scagnozzi. In effetti, essendo “aperta”, la Lettera era indirizzata non solo a te, ma anche ai nostri concittadini, confratelli massoni e non, donne e uomini. Però era rivolta prima di tutto a te.
Nonostante ciò, non hai saputo far tesoro degli ammonimenti, delle diffide e dei fraterni consigli in essa contenuti. Anzi, come ebbero a confidarmi persone a te molto vicine (sappi che sei circondato da innumerevoli triplo-giochisti), non appena leggesti quella fraterna epistola, preso dal panico, decidesti di giocare il tutto per tutto e attaccare a testa bassa coloro che - a torto - ritenevi potenziali “collaboratori” della tua imminente defenestrazione, da noi profeticamente annunciata.
Si trattava, invece, nel caso dei finiani (rei di dissenso interno, il diritto al quale è il pane quotidiano dei partiti liberi e democratici), di collaboratori e potenziali alleati nell’opera di salvaguardia della democrazia e della legalità per cui Grande Oriente Democratico sta da tempo lavorando.
Ricordi?  Appena poche ore dopo la pubblicazione della Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010, e in conseguenza della sua lettura da parte tua e dei tuoi collaboratori (fraterni e non), hai preso due decisioni assai poco lucide e lungimiranti.
La prima è stata quella di ordinare l’assoluto silenzio sulla lettera e su quanto rivelava a proposito del tuo cursus massonico. Un silenzio puntualmente rispettato da parte di tutti gli operatori mediatici che sono al tuo servizio e libro paga, quasi come camerieri e maggiordomi di regime. E si tratta di tanta gente, non soltanto del direttore del TG1 o di quelli di TG5, Studio Aperto e TG4. Persino nei media teoricamente di area “oppositiva” al tuo governo, nel centro-sinistra, ci sono giornalisti che si comportano come soldati di ventura in cerca di ingaggio. Pronti a sfumare, attutire, omettere, mistificare, in cambio di qualche inconfessabile prebenda.
Complimenti a te, caro Fratello, che ti alleggerisci volentieri di qualche “metallo” (in gergo massonico, come sai, alludo ai “piccioli”…) in cambio dell’omertà di professionisti senza morale; e complimenti a voi, cari pennivendoli italioti, sempre in cerca di padroni e committenti generosi, in barba a qualunque ideale o deontologia professionale.

Caro Fratello Silvio,
ovviamente non è per noi una novità la tua capacità di utilizzare e ammansire esponenti sinistrorsi del giornalismo e della politica. Sappiamo tutto, noi. Anche quanto è lunga la lista. Solo in politica potremmo ricordarti una lunga sfilza di nomi, situazioni e inciuci, che parte dal comunista Cossutta (per qualche affaruccio con l’Unione Sovietica, giacché la Russia è sempre stata nel tuo cuore…), passa per il Veltroni degli anni ’80 (questioni pubblicitarie e conferma del tuo monopolio delle tv private…), i D’Alema, Bargone (Antonio) e Latorre (Nicola) degli anni ’90 (qui è meglio stendere un velo pietoso, perché altrimenti parecchi si farebbero male, tra commercialisti romano-pugliesi, banche inglesi e società off-shore destinatarie di ingenti fondi…). Per non parlare dell’ultima bischerata del sedicente rottamatore fiorentino, Matteo Renzi, che va ad ambientarsi e a confabulare ad Arcore, invece di mantenere un rigoroso profilo istituzionale.
Intendiamoci: per il futuro, personalmente, vorrei che Veltroni, D’Alema, Latorre e Renzi collaborassero tutti e ciascuno alla creazione (ex nihilo, perché attualmente non esiste) di un autentico e originale centro-sinistra: riformista, laico, libertario, con un progetto culturale, economico-industriale e sociale all’altezza delle sfide (impegnative) del XXI° secolo. Tuttavia, per poter lavorare al presente e al futuro, occorre ripensare il passato e trarne utili insegnamenti.

Quindi, cari compagni Veltroni, D’Alema, Latorre e Renzi: basta con gli inciuci vecchi e nuovi. Cercate di non farci venire voglia di aprire armadi pieni di scheletri pericolosi, e lavorate con rigore e armonia alla rigenerazione civile del Paese.

Ma torniamo a noi, diletto Fratello Silvio. E all’ordine del silenzio che hai impartito – un diktat capillare, dal giornalismo alla politica -  col risultato che non un solo esponente del PDL si è azzardato a misurarsi con i contenuti della prima lettera, anche solo per smentirla o criticare l’attendibilità di certe imbarazzanti rivelazioni sulla tua poco onorabile carriera di massone.
Ma verrà il giorno in cui sarai costretto a dire almeno due paroline sulla tua identità di Maestro Massone (auto) Illuminato e sulla vera natura della Loggia di Arcore, operativa sin dal 1991. Pesale bene quelle due paroline, allora. Perché tutto ciò che dirai o non dirai, te lo dico da fratello, potrà essere usato contro di te.
Ecco, io aspetto quel momento.

Poi c’è la seconda decisione poco lucida, e molto poco lungimirante, lasciatelo dire, che hai preso a causa della pubblicazione della Lettera Aperta n.1 : scatenare la caccia al presunto traditore.
Hai fatto deferire ai probiviri della PDL gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, censurando anche Gianfranco Fini e, di fatto, mettendo odiosamente alla porta sia il co-fondatore del “Popolo della Libertà” (quale libertà, quella di obbedire ciecamente alla tua dispotica, anti-democratica e illiberale persona?), sia altri rappresentanti del popolo sovrano eletti senza vincolo di sudditanza/vassallaggio a te, ma obbligati a rispondere del loro operato solo agli italiani che li hanno votati.
Con perfetta coerenza da contro-iniziato, poi, a chi pensavi di far presiedere la corte inquisitoria dei Probiviri del PDL che doveva infliggere il rogo agli eretici finiani?
Ovviamente al Fratello Maestro Illuminato (ritenuto in passato vicino all’ Opus Dei) Vittorio Mathieu, già molto intimo del Fratello Salvatore Spinello, Gran Maestro della C.A.M.E.A. (Centro Attività Massoniche Esoteriche Accettate) e infine approdato all’Accademia degli Illuminati fondata nel 2002 dal Fratello Giuliano Di Bernardo, ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e della Gran Loggia Regolare d’Italia.
E sarà un caso?
Chiariamo, una volta per tutte, che tu e i tuoi degni compari piduisti e post-piduisti appartenete a quel tipo di massoneria (con la “m” minuscola) reazionaria, conservatrice, illiberale, elitaria, gerarchica, anti-democratica, che da secoli prende sonori schiaffoni dalla vera Libera Muratoria: quella laica, liberale, libertaria, anti-clericale, pluralista, democratica, talora anche socialista.
Eppure, più prendete sonore bastonate, più tentate di risorgere in nome di una presunta Tradizione e del vostro presunto diritto di Illuminati, presuntivamente predestinati al governo elitario del mondo.

Non scherzare con la storia, caro Fratello Silvio. E non scherzare con noi di Grande Oriente Democratico. Noi siamo gli eredi di quelli che vi hanno sconfitto tra 1776 e 1783 in America del Nord, quando logge repubblicane, democratiche e patriote (poi statunitensi) sconfissero logge monarchiche filo-inglesi. Siamo gli eredi di quei Fratelli (soprattutto girondini) che affermarono la Rivoluzione francese nella sua fase democratica e liberale (1789-1792), anche contro le logge legittimiste e contro-rivoluzionarie, il cui pensiero fu ben riassunto dal massone clericale e reazionario (proprio come te, caro Silvio) Joseph de Maistre (1753-1821). Noi siamo i diretti continuatori del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Giuseppe Garibaldi, e di tutti quei massoni garibaldini, mazziniani e cavouriani che hanno fatto il Risorgimento e l’Unità d’Italia. Quel Risorgimento e quell’Unità nazionale che tu e i tuoi beceri alleati leghisti vorreste demolire nella memoria e nella percezione generale degli italiani contemporanei. Non te lo permetteremo, caro Fratello.

Ti abbiamo avvertito. Non hai saputo o voluto capire.
E adesso non vedi in che cul de sac ti sei andato a mettere? Da bravo massone, una volta ricevuto un “richiamo” e diversi “ammonimenti e diffide” da parte del sottoscritto, che ti è Fratello (“maggiore”) e che massonicamente ti chiamava ad un “lavoro a specchio”, avresti dovuto iniziare un serio processo di introspezione e auto-critica, volto ad emendare anni e anni di condotte contro-iniziatiche e assai nocive rispetto alla collettività nazionale di cui ti ostini a voler manipolare il consenso.
Purtroppo, la tua sciamannata reazione era anche sin troppo prevedibile. Ecco perché, profeticamente, la prima lettera ti aveva avvertito di un prossimo redde rationem. Quanto amaro dovrà essere il calice che ti accingi a dover assaporare, però, solo tu potrai determinarlo, con il tuo libero arbitrio.
Mi spiego meglio.

Il 14 dicembre prossimo, quale che sia l’esito della doppia votazione al Senato e alla Camera dei Deputati, qualunque sia il conteggio finale,  cambierà ben poco: la tua stella si è ormai oscurata. Basta leggere le cosiddette indiscrezioni di Wikileaks, caro Fratello, su cui ora è necessario dire un po’ di verità ai nostri concittadini.
Tu e lo pseudo-Fratello Franco Frattini (anch’egli sciaguratamente approdato, da posizioni liberal-socialiste e laiche, a strumentali velleità neo-clericali e conservatrici da ateo devoto) sapete bene come stiano le cose, perciò non continuate a menare il can per l’aia.
Davvero vogliamo continuare a raccontare che le attuali indiscrezioni provenienti da qualche gola profonda del Dipartimento di Stato USA nuocerebbero all’amministrazione Obama?
Se una nazione volesse fare sapere ai nemici (vedi ad esempio le notizie relative all’Iran e al fatto che, in caso di attacco americano, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania ed altri paesi islamici sarebbero in prima fila tra i co-belligeranti), ma soprattutto agli alleati cosa pensa di loro, fuori dai denti e senza il paludamento del minuetto e dell’ipocrisia diplomatica, cosa dovrebbe fare?
Magari favorire la diffusione di gole profonde e di portavoce telematici come Julian Assange. O no? Bene. Qual è l’inequivocabile messaggio che lo Zio Sam consegna, tramite Wikileaks, all’alleato italico?
Quale messaggio ha provocato reazioni rabbiose e risentite del povero indignato Frattini, pronto ormai a bruciare sul rogo l’indiscreto Julian Assange?
Il messaggio è forte e chiaro: Berlusconi è un alleato infido e inaffidabile, lingua in bocca con l’altrettanto infido Gheddafi, con l’anti-israeliano Erdogan, con Putin (cui consegna un pericoloso controllo sull’approvvigionamento energetico italiano, al di fuori dell’alleanza atlantica).
E non solo Berlusconi è infido e inaffidabile, ma anche incapace di governare, poco lucido, in cattive condizioni psico-fisiche e giunto ormai al capolinea. Perciò prima gli italiani lo mandano a casa, meglio è.
Non serve a niente cercare di attutire il tremendo knock-out statunitense per mezzo delle insignificanti, leziose, tardive e niente affatto spontanee attestazioni di stima offerte da Hillary Clinton. Fratello, è solo un uso postumo di vaselina. Postumo e, quindi, a bassissimo costo per chi lo fa e inutile per chi lo riceve.
Ma tutto questo, caro Silvio, tu lo sai molto bene. Ed è per questo che mastichi amaro, molto amaro, nel constatare che ormai “il re è nudo”. Sei nudo, Silvio, e non basta qualche friabile foglia di fico per coprire la tua definitiva delegittimazione e l’invito dello Zio Sam ad andartene presto in malora, se vuoi evitare conseguenze ancor più spiacevoli delle presenti.

Vorrei perciò, alla luce di tutto quanto precede, darti alcuni fraterni consigli che spero - stavolta - vorrai seguire alla lettera o giù di lì.

   1. Quando a luglio ti sono arrivati i nostri primi ammonimenti, invece di ascoltarli hai pensato di poter soffocare ogni libero confronto critico all’interno del PDL e di poter eludere la vigilanza di Grande Oriente Democratico & Company sul tuo operato. I variegati (e per te infausti) eventi di questi ultimi mesi (da luglio ad oggi) dovrebbero averti dimostrato che questa è una via sbagliata e senza uscita. Ergo, accetta di fare un paio di passi indietro e favorisci la nascita di un nuovo esecutivo che possa affrontare i problemi che tu non sei stato in grado nemmeno di sfiorare. Piantala di frignare che vuoi andare a nuove elezioni e lascia che venga approvata una nuova legge elettorale, meno truffaldina di quella che ti fa tanto comodo per governare con maggioranze indebite e gonfiate, a fronte di un consenso, il tuo, che è largamente minoritario nel Paese. Accetta una nuova legge sul conflitto d’interessi che stabilisca, ad esempio, che un detentore di grandi mezzi mediatici possa, al massimo, essere il leader di un partito, ma giammai assumere il ruolo governativo di ministro e men che mai di Presidente del Consiglio o di Presidente della Repubblica. In questa prospettiva, visto che i canali tradizionali da te detenuti (Retequattro, Canale 5 e Italia Uno) sono tuttora più importanti - per introiti pubblicitari e per audience - dei recenti canali digitali o satellitari, accetta di privarti di uno dei tre canali generalisti (anche il meno importante: Retequattro), in nome di quella “rivoluzione liberale e liberista” di cui ti sei riempito vanamente la bocca per anni. E in nome dei principi anti-trust tipici di ogni democrazia occidentale. Altro che quella truffa della legge Gasparri.
   2. Licenzia tutti i tuoi cortigiani/collaboratori servili e sciocchi. Se non ti sbrighi a liberartene, ti condurranno a rovina certa e, un momento prima del tuo crollo totale, saranno i primi ad accoltellarti alle spalle. Scusati con gli italiani (magari proprio a Porta a Porta di Bruno Vespa, dove pronunciasti le tue vane promesse) per non aver onorato i vari “contratti elettorali” con loro. Scusati con gli omosessuali per le tue battute discriminatorie degne di un bauscia brianzolo che ha alzato un po’ il gomito. Scusati con quelle donne italiane e straniere che si sentono umiliate dalle tue battute misogine e maschiliste e che ne hanno le scatole piene della tua bava senescente di satiro improbabile e grottesco. Non starò a farti la morale, perché non sono un moralista. Se ti piace scopare, scopa con chi ti pare e traine tutto il piacere che vuoi, ma non ti azzardare a riempire il Parlamento (italiano ed europeo) di mezze calzette il cui unico merito è quello di aver soddisfatto le tue bramosie senili.  
   3. In questi giorni corre voce che Virginia Sanjust (te la ricordi, Virginia, in relazione ai tuoi riti di magia sessuale?) sarebbe in procinto di fare approfondite confessioni sugli aspetti esoterico-magici dei suoi rapporti erotici con te e con il tuo ambiente. Subito si è sparsa anche la voce che qualcuno dei tuoi scagnozzi vorrebbe farle chiudere la bocca per sempre, seppellendola in qualche ospedale psichiatrico senza via di uscita o facendole anche di peggio… Affrettati a smentire queste gravissime voci - alle quali io mi rifiuto di credere - che ti vorrebbero come mandante di qualche odioso crimine verso una creatura indifesa e già parecchio segnata dal suo incontro (nefasto) con te.  
   4. Tieni al guinzaglio i tuoi cortigiani più screanzati. In particolare, fai presente allo pseudo-Fratello Denis Verdini che “me ne frego” lo va a dire a sua nonna o a qualcuna delle sue/tue puttane, non certo al Presidente della Repubblica, al cui rispetto istituzionale e personale (trattandosi per di più di un autentico galantuomo) è doverosamente tenuto. Altrimenti gliela insegniamo noi l’educazione, a suon di scheletri danzanti che uscendo dagli armadi allieteranno le sue già impegnative vicende processuali.  
   5. Astieniti, almeno fintanto che ricoprirai la carica di Presidente del Consiglio dell’Italia Unita, dal metterti a sponsorizzare acriticamente i libri di Angela Pellicciari (da Risorgimento da riscrivere a L’altro Risorgimento a I Papi e la Massoneria, eccetera). Questa operazione ci offende particolarmente, in quanto massoni, ed è per questo che le dedichiamo qualche riga. Vedi, coloro a cui rivolgi i tuoi consigli editoriali, come i giovani alla festa del PDL in presenza della ministra Giorgia Meloni, non sanno che “sporca” operazione di revisionismo storico-culturale si nasconde dietro i tuoi subdoli suggerimenti. Cantando le lodi di “Risorgimento da riscrivere: liberali e massoni contro la Chiesa”, hai dato un chiaro saggio della tua nauseabonda ipocrisia. Come massone hai disonorato il tuo status e tradito i tuoi Fratelli (lo fai a cuor leggero, perché per te la massoneria è una scuola per Eletti/Illuminati riuniti in Elites che devono manipolare e guidare il popolo bue. E della Massoneria illuminista e risorgimentale, democratica, laica, socialista e libertaria non sai che fartene). Ma hai anche confermato che prendi costantemente per il c… i tuoi elettori. Non eri tu a parlare di “rivoluzione liberale” o “partito liberale di massa”? Certo che eri tu. E poi, per compiacere le gerarchie vaticane che puntellano il tuo potere reazionario, ti accodi adesso, belando, alle esecrazioni anti-liberali della Pellicciari? L’operazione di costei è chiara e si muove a cavallo del mondo leghista e degli ambienti più clericali e retrivi della Chiesa. Lo scopo è semplice. Delegittimare il Risorgimento, demonizzare i massoni e i liberali; celebrare i valori “vandeani” contro-rivoluzionari, esaltare l’alto magistero (si fa per dire) di Papa Pio IX, l’uomo che nel 1864, con l’Enciclica Quanta Cura e il famigerato Sillabo annesso, condannò la modernità, la democrazia, il liberalismo, il socialismo, la libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Sì, anche quella libertà di religione di cui adesso il Magistero curiale si riempie la bocca, rivendicandola per sé in taluni contesti ostili.  E tu, caro Fratello Silvio, Principe degli Ipocriti, di giorno fiancheggi l’operazione anti-risorgimentale, anti-liberale e anti-massonica della Pellicciari, chinandoti a baciare le sacre pantofole dei tuoi amici di Curia e titillando la vanagloria leghista; di notte, poi, bestemmi, ti scateni e celebri i tuoi privati e occulti riti massonici. Per tacere dei riti di raffinata magia sessuale pagana, alternati a più prosaiche ritualità pecorecce del tipo Bunga-Bunga. Bene, bravo, bis !  E complimenti per la coerenza.  
   6. Visto che ti spacci per uno statista autorevole, caro Fratello, inizia a far sentire la tua voce in Europa, specie in Germania, relativamente alla crisi che ha colpito Grecia e Irlanda. Fatti valere e dichiara che sai benissimo chi c’è dietro le manovre macro-economiche che hanno messo in ginocchio alcuni paesi europei. Dichiaralo anche ai cittadini italiani, che non sono dei minorati e hanno diritto di sapere. A chi giova, in funzione delle esportazioni, una svalutazione dell’euro? E chi ha guadagnato dalle operazioni che hanno coinvolto Irlanda e Grecia? Chi continuerà a guadagnarci? C’è un nesso tra tutto ciò e l’incazzatura che Barack Obama si è preso recentemente con Angela Merkel? Se sei uno statista, hai capito di che parlo e agirai conseguentemente. Anche appoggiando l’ipotesi Tremonti di lanciare degli euro-bond: finalmente dal tuo Super-Ministro una proposta condivisibile e lungimirante, invece della solita politica grigia di tagli, lacrime e sangue, senza alcun rilancio del sistema produttivo.
Allora, caro Fratello, se stavolta sarai meno insipiente dell’altra sarà meglio per tutti. E soprattutto per te.
Ci sono però buone ragioni per farci credere che rimarrai fermo in una posizione di gelosa conservazione della massima poltrona di Palazzo Chigi. Cercherai di comprarti qualche parlamentare con lo stesso spirito con cui, nella tua vita, hai sempre usato in modo assai spregiudicato il denaro. E te ne andrai alla conta del 14 dicembre, in Parlamento.
Ecco, ti annuncio ufficialmente una cosa: se noi di Grande Oriente Democratico volessimo farti prendere la sfiducia, la prenderesti sicuramente - anche al Senato - e saresti costretto un minuto dopo ad andare al Quirinale con la coda fra le gambe.
Ma questo mi dicono che già lo sai, anche a partire da alcune notizie contenute nella sezione Comunicazioni dei lettori/visitatori sul sito
Grande Oriente Democratico  e riprese da Dagospia il 6 dicembre.
Però. Però, caro Fratello, perché farti “cadere” adesso e de-responsabilizzarti dal dovere di governare?
E’ importante che tu prenda atto della debolezza della tua maggioranza e ne tragga le conseguenze, facendo due passi indietro e, dopo vari atti di contrizione, attrizione e penitenza, guadagnarti almeno una semi-assoluzione, magari ritirandoti a vita privata o, al massimo, restando il Padre Nobile (si fa per dire) del PDL (riformato in senso democratico), senza più aspirare a ruoli “monarchici” all’interno e istituzionali all’esterno (finché avrai tutte le tv, i giornali e le case editrici che hai attualmente, non mi sembra il caso).
Ma se continuerai a recitare il ruolo della vittima, pronto a denunciare immaginari ribaltoni e a pretendere l’equiparazione tra un eventuale voto di sfiducia e il reato di Lesa Maestà, ecco: in questo caso, a chi mi chiedesse consiglio, suggerirei: dategli la fiducia, fatelo continuare nella sua opera di (mal) governo. E’ il miglior modo per aprire definitivamente gli occhi di chi ti ha votato, spesso in buona fede.
Fai. Cimentati,  fra qualche tempo, con l’avanzare di una preoccupante, ulteriore crisi macro-economica incombente sull’Europa.
Vuoi governare? Mostra che cosa sai fare, in presenza di turbolenze speculative dagli esiti imponderabili. Metti mano a vere riforme, ad populum e non ad personam.
Oppure, se non sei in grado, levati dalle scatole!
In definitiva, comunque, sei destinato a stare sulle spine sino all’ultimo minuto prima delle votazioni del 14 dicembre.
Noi Massoni, lo sai meglio di me, siamo imprevedibili. Magari all’ultimo momento potremmo concludere che sia bene che tu esca sfiduciato comunque.
Perciò, caro Fratello Silvio, nei prossimi giorni passerai inevitabilmente diverse notti insonni…

E’ tutto, o quasi. Come Massone del Grande Oriente d’Italia e come leader di Grande Oriente Democratico (un movimento interno al Goi, come tu sai, che è composto da persone posizionate a destra, a sinistra e al centro), posso solo auspicare che tu esca presto di scena e che i futuri spazi politici siano occupati da nuovi e più democratici schieramenti: un centro-destra de-berlusconizzato, moderno e pluralista con Fini, Casini e Rutelli; un centro-sinistra totalmente inedito e orgoglioso della propria nuova identità: laica, libertaria, riformista, liberal-socialista, se possibile.
Anzi, per l’Italia, l’obiettivo di un centro-sinistra così è non solo possibile, ma assolutamente necessario e urgente.
Ti invio nel frattempo il mio Triplice Fraterno Abbraccio e Ti saluto, caro Fratello Silvio.
GOOD NIGHT AND GOOD LUCK!

P. S. Come individuo che personalmente ha deciso di impegnarsi ad aiutare il centro-sinistra, insieme ad altri (numerosi) liberi muratori di G.O.D. (cioè del G.O.I.) e di altre comunioni massoniche italiane, nonché insieme ad altre/i concittadine e concittadini non-massoni, ho provveduto a costituire il Movimento Democrazia Radical Popolare. Di esso si parlerà un bel po’ nei prossimi giorni.
Non si tratta di un partito che voglia presentarsi alle prossime elezioni. Non si tratta affatto di un partito. Esso tenterà di proporsi come il filo conduttore e il trait d’union tra tutti i diversi partiti e le diverse anime del centro-sinistra, per “riunire ciò che è sparso”, come diciamo noi Fratelli, e per traghettare, da ambienti una volta gravitanti nel centro-destra, nuovi e decisivi consensi a beneficio di chi intende candidarsi a governare il Paese con ben altri presupposti dal velleitarismo parolaio di marca berlusconiana.

A questo proposito, in chiusura di questa Lettera N°2,  ho il piacere di annunciare che sarà presto pubblicata una Lettera Aperta n.1 ai Dirigenti e alla Base del Centro-Sinistra italiano, che avrà i connotati di una vera e propria scossa elettrica.
Con questa anticipazione: non si possono concepire alleanze con i “terzi poli”, con tizio o con caio, se non si sono tracciati i confini della propria identità progettuale.
Prima di ogni altra cosa, il Partito Democratico deve guadagnare coraggio e capacità di iniziativa, tessendo attorno a sé le fila di una serie di alleanze alla sua sinistra e al suo fianco.
Prima ancora di dialogare verso il centro, e sempre ammesso che questo “dialogo centrista” abbia un senso anche oltre l’ipotesi di un governo contingente di solidarietà nazionale in questa legislatura, nel dopo-Berlusconi. Occorre attirare di nuovo a sinistra tutti quei socialisti costretti alla diaspora (verso Berlusconi o verso l’astensione dal voto, soprattutto) dopo tangentopoli e la fine del PSI e che masticano amaro quando gli si prospetta un’alleanza con Di Pietro.
A costoro andrà spiegato che Di Pietro agì comunque (da PM) contro un sistema corrotto e troppo costoso per la collettività, che non avrebbe in ogni caso potuto durare a lungo. A Di Pietro bisognerà far notare che la tradizione del socialismo democratico italiano si è sentita perseguitata e devastata da inchieste che, talora, è potuto sembrare non separassero bene il grano dal loglio. Come se si volesse gettare via il bambino insieme all’ acqua sporca.
Agli ex-democristiani del PD bisognerà parlare chiaro: o stanno dentro per realizzare un grande partito di centro-sinistra laico, libertario e moderno, altrimenti seguano la scia di Paola Binetti e vadano a pascolare le proprie fisime confessionali altrove. Si possono mettere in politica molti valori di base del cattolicesimo e del cristianesimo (capacità di integrazione dei diversi, altruismo, generosità, compassione verso gli “ultimi”, integrità morale, eccetera) ma questi valori sono tipici di chi ha una fede adulta. Coloro che sono ancora spiritualmente bambini e sentono di dover obbedire ciecamente e acriticamente a Mamma Curia, raggiungano la Binetti, Volonté e Buttiglione o addirittura i vari Roccella, Quagliarello, Lupi e altri della lobby clericale italiota.
Ma non stiano a rompere l’anima nel PD, sempre un po’ dentro e un po’ fuori, sempre in procinto di varcare il Rubicone per ricongiungersi agli altri amati lacerti della tradizione democristiana.
Il PD non deve essere né socialista, né radicale, né democristiano, né liberale: piuttosto una nuova sintesi di tutte queste importanti storie politiche. L’attuale, maggiore partito di opposizione, dovrebbe anche aiutare la rigenerazione di tutte le realtà politiche alla sua sinistra; dialogare con i più vivaci movimenti della società civile: popolo viola, movimento a 5 stelle, etc. Inoltre, dovrebbe essere lo stesso PD a calendarizzare al più presto le primarie. Invece di rimandarle. Per paura di che?
Così come dovrebbe essere lo stesso Bersani a lanciare Nichi Vendola come candidato del PD per l’intera coalizione. Vendola è un candidato pulito, colto, capace, onesto e carismatico: una risorsa per tutto il centro-sinistra, ma soprattutto per un PD che voglia recuperare l’entusiasmo di chi non va più a votare, ma un tempo votava PDS e poi DS. Bersani ha l’occasione di rafforzarsi come segretario del principale partito del futuro governo del Paese, una carica/funzione che va distinta da quella del leader di coalizione.
Ma su ciò avremo modo di tornare molto presto, con dovizia di analisi, ragionamenti, proposte, prospettive e progetti concreti. Per convincere gli italiani. E vincere, naturalmente.

Per chiudere,  vale quanto già detto nel P.S. della Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010: sarà meglio per qualunque scagnozzo al soldo del Fratello Gustavo Raffi o del Fratello Silvio Berlusconi tenersi a debita distanza da ciascuno di noi e dei nostri cari. Com’è noto, mordiamo…
GIOELE MAGALDI.

LETTERA APERTA AL FRATELLO SILVIO BERLUSCONI
del 26/07/2010 di GIOELE MAGALDI


CRUCIANI INTERVISTA IL MASSONE G. MAGALDI


Gioele Magaldi su Berlusconi, P2, P3, massoneria, Pd


A parte il tono apertamente minaccioso e ricattatorio - come di chi vuol fare intendere di sapere molto di più di quanto non dica - le considerazioni, le valutazioni e i giudizi presenti nel testo sembrerebbero condivisibili anche da chi si professa democratico e antimassonico. NdR

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