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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 luglio 2010

ERA ORA: LA SEPARAZIONE IN CASA DIVENTA DIVORZIO DEFINITIVO

Il gallo cedrone si sente finalmente liberato, come dopo il divorzio da Veronica. Quello gli è costato € 300.000 mensili + Villa Belvedere, quest'ultimo da Fini è tutto da calcolare. Risulta evidente a tutti, però, che la coabitazione nella stessa gabbia, con un gallo-padrone e tante gallinelle sempre pronte a piegarsi ai capricci del signore del pollaio, non poteva durare più a lungo. 
C'è un galletto più giovane ma molto esperto in fatto di pollai che ha alzato la cresta e rintuzza il vecchio che ha approfittato anche di molti suoi giovani sodali trasformandoli in capponi disponibili. 
Fuor di metafora, il conflitto radicale ai vertici della casa delle libertà - libertà di soggiacere al capo - non poteva risolversi che in un modo: chi governa il pollaio più numeroso scaccia fuori dalla gabbia il rivale e i suoi compagni per alto tradimento costringendo i reietti a fare a meno degli agi della prigionia dorata e a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte
Ma l'abile galletto ha calcolato tempi e modi dello strappo, lasciando al vecchio rivale la mossa risolutiva ma su un terreno a lui sfavorevole: quello della legalità offesa, delle istituzioni e delle regole tradite, dei problemi sociali non risolti. 

Il Paese entra in una fase nuova di instabilità, segnata dal fallimento definitivo del progetto berlusconiano di unire attorno al suo partito-azienda la maggioranza degli Italiani. Occorre adesso che la situazione confusa decanti per vedere come si muoveranno nel panorama politico del parlamento italiano i finiani che si costituiscono in gruppi autonomi.  
Auguri, comunque, ai reprobi per il coraggio finora dimostrato.

21 luglio 2010

TORNARE A PALERMO ...

per ricordare due veri eroi del nostro tempo, di  Adriana Castellucci.
Ormai da diciotto anni tornare a Palermo per me significa non mancare all'appuntamento del 19 luglio: una sorta di rito che sigilla un patto con la memoria collettiva del nostro disgraziato Paese. Rivedo vecchie facce del passato, ne conosco di nuove, recrimino sul numero dei partecipanti, mi entusiasmo comunque nel cogliere gli elementi di discontinuità col passato. Sono stati tre giorni intensi quelli dedicati alla strage di via D'Amelio.
Sabato sera nell'atrio seicentesco di Giurisprudenza c'era una gran ressa, moltissimi seduti per terra: tutti a stringerci attorno a magistrati e giornalisti coraggiosi, ad Antonio Ingroia e Scarpinato, a Sandra Rizza, per fare alcuni nomi. Di nuovo a sperare, di nuovo a voler  sapere di più sulle grandi stragi da cui è stata partorita la nostra cosiddetta seconda repubblica, di nuovo a cercare di capire la forza eversiva dei depistaggi. Lo stravolgimento delle Istituzioni.
Oggi pomeriggio c'era tanta gente in corteo a gridare: "Ho un sogno nel cuore: Dell'Utri all'Ucciardone!" Molti giovani del movimento delle Agende rosse venuti da diverse parti d'Italia a scandire: Resistenza! Resistenza! L'Italia è nostra e non di Cosa nostra! A sostare sui luoghi simbolo della più grande lacerazione che il nostro Paese ha subito nella sua storia repubblicana: via D'Amelio, l'albero Falcone di via Notarbartolo. Molta rabbia e commozione che tutti questi anni in attesa della verità e della giustizia non hanno attenuato.
Al termine di un lungo corteo che ha attraversato mezza città c'è stato un momento di sorprendente coinvolgimento: proprio sulla panchina di marmo, dove erano state collocate e poi abbattute due statue raffiguranti Falcone e Borsellino, due attori hanno ridato vita e voce ai due giudici in un serrato e struggente dialogo in cui rabbia, rimpianto, tenerezza si intrecciavano convulsamente a restituirci il senso profondo delle loro vite sacrificate. Per un momento i presenti abbiamo avuto l'illusione di averli lì tra noi. Vivi. Abbiamo lasciato che la forza travolgente della finzione scenica ce li restituisse nella loro fisicità, che violenza e morte almeno per quell'ora potessero esser sconfitte. E che il tempo sospeso fosse ancora fermo a prima del '92 quando ancora era tutto possibile e la guerra dichiarata alla mafia potesse essere vincente.
Sempre più mi convinco della forza visionaria del teatro, della sua capacità eversiva di riportare l'ordine morale.
Ad accompagnarmi in questi giorni c'era un pezzetto di Nuovo Mondo: Alina, Rita, Claudia e Laura. Un germoglio gentile di un'umanità nuova.
Un caro abbraccio per tutti voi. Adriana

Grazie Adriana, per il tuo resoconto toccante. 
Speriamo tutti che presto la verità venga alla luce intera!

18 luglio 2010

CHI SALVERÀ QUESTO PAESE?

Una cricca segreta e ampiamente rappresentata, fatta di magistrati (per fortuna non rossi comunisti), politicanti smaniosi di affermazione, affaristi senza scrupoli, si è insediata all'ombra di questo governo del malaffare. Un grumo di potere che opera fuori dalle leggi e contro ogni criterio di convivenza democratica. Quattro pensionati sfigati li ha definiti il piccolo Cesare; dozzine di mascalzoni e farabutti, delinquenti e criminali se risultasse vero quanto si evince dalle intercettazioni.
Adesso si può capire meglio la fregola del padrone del vapore a fare approvare al più presto la legge-bavaglio. Quello che emerge col nome P3 è l'ultimo scandalo in ordine di tempo. Ma chissà cos'altro hanno da nascondere questi impuniti che ancora osano chiamare in causa il popolo sovrano per giustificare il malaffare nella cui brodaglia sguazzano mentre taglieggiano senza pudore il mondo operaio e i ceti più deboli per far quadrare i conti di uno Stato dissanguato dalla loro ingordigia! 
Non lasceremo indietro nessuno, predicava il nuovo monarca; viene salvato, infatti, anche Geronzi e si buttano a mare 10 milioni di poveri e tutti gli altri che la crisi ha portato sulla soglia della povertà. I miei complimenti più sentiti vanno, però, al D'alema che con questi uomini corrotti, protervi e impuniti sarebbe pronto a fare le larghe intese

Quale meraviglia, allora, se in questo clima di assalto alla diligenza, di capovolgimento della verità e della realtà dei fatti, un senatore della Repubblica, condannato in appello a 7 anni per mafia, siede ancora sul suo scranno e ribadisce che il mafioso Vittorio Mangano rimane il suo eroe mentre a Palermo, in Viale della Libertà, qualche altro criminale oltraggia la memoria di due veri eroi caduti in nome della legalità e della giustizia sfregiandone le statue!
O tempora o mores!

Leggi anche La macchina del fango targata Cosentino, di Roberto Saviano

09 luglio 2010

I KRUMIRI DELLA STAMPA ASSERVITA

Mentre tutte le testate giornalistica sono in sciopero contro la legge bavaglio, Il Giornale e Libero, i quotidiani del padrone del vapore, sono in edicola per farci conoscere, qualora ce ne fosse bisogno, il loro status di fogli al servizio della libertà del loro dominus di fare ciò che vuole.
 
 
 

06 luglio 2010

LA MAGGIORANZA TRABALLA, IL PAESE GALLEGGIA ALLA DERIVA E SUPERMAN: GHE PENSI MI!


Quando dichiara in un'intervista pilotata che si sente come un giovanotto di 35 anni, mi vengono in mente i famosi versi che Alessandro Manzoni dedicò a Napoleone morto a Sant'Elena.

Dall'Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
seguìa dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? ...


Il primo provvedimento del novello SuperMan, sicuramente per evitare lo scorno della sfiducia da parte dell'opposizione, è stato quello di mollare Brancher dopo averlo fatto ministro luisolosadichè ed avergli fatto sperare l'utilizzo del legittimo impedimento nei confronti del tribunale di Milano dove è pendente un suo processo. Il pover'uomo - si fa per dire - ha dichiarato davanti ai giudici di ricorrere al rito abbreviato rinunciando al ministero dove si era adoperato nei giorni successivi all'investitura per rispondere al meglio alle attese del Paese; ragion per cui aveva richiesto di utilizzare il legittimo impedimento. Il suo passerà alla storia come l'incarico ministeriale più breve e meno opportuno.
In campo rimangono, però, troppe mine per l'uomo del fare; non ultima quella accesa dal suo Ghedini mavalà che, in assenza del cavaliere in turnée nel Nuovo Mondo, ha ammonito il capo dello Stato a non mettere becco negli affari del governo, consigliandogli di farsi eleggere dal popolo sovrano prima si esprimere opinioni e giudizi sui provvedimenti politici. Ha ragione il Ghedini, nominato parlamentare della Repubblica al fine di elaborare i provvedimenti giuridici necessari all'uomo del fare e poi interpretarli, non sempre a dire il vero in maniera convincente, davanti ai giudici dei tribunali di mezza Italia presso i quali pendono i processi contro il suo datore di lavoro. Che ne sa Napolitano che se ne sta dentro i saloni ovattati del Quirinale, dell'importanza, per esempio, che ha la legge sulle intercettazioni per i cittadini che sono tutti in spasmodica attesa della sua approvazione definitiva? Non ne possono più di essere continuamente intercettati dai giudici che sembrano passare il loro tempo ad ascoltare le telefonate tra fidanzati! Il novello SuperMan ascolta, invece, il popolo sovrano col quale è in perfetta sintonia, sa che quella legge ha da farsi perchè il 95% dei cittadini da lui consultati la vuole. Sono solo piccole lobbies di magistrati, giornalisti, editori e qualche poliziotto fuori di testa che vogliono boicottarla.
C'è poi la mina piantata dal Tremonti creativo tra il governo centrale e le regioni che sono tutte sul piede di guerra, pronte a riconsegnare le competenze visto che i tagli decisi in finanziaria sui trasferimenti non consentiranno per i prossimi anni di assicurare i relativi servizi. Nel tentativo maldestro di dividerne il fronte, il ministro creativo si è scagliato contro le regioni meridionali, per lo più governate da uomini del centrodestra, accusandole di cialtroneria per l'incapacità di spendere i finanziamenti provenienti dall'Europa. Dopo averne saccheggiato i fondi aree sottoutilizzate (FAS), utilizzati per il soddisfacimento delle promesse elettorali del capo e a vantaggio delle regioni del nord, portate quelle economie all'osso, l'erede di Quintino Sella chiama cialtroni i governatori del Sud, (il bue dà del cornuto all'asino). E poi predicano, lui e il suo capo che "non mettono le mani nelle tasche degli italiani" mentre tentano di far fare il lavoro sporco ai comuni e alle regioni mantenendo invariate le entrate dello Stato e tagliando invece i trasferimenti agli enti locali che sono autorizzati, però, a raddoppiare e triplicare le loro imposizioni e tributi. Chi è più cialtrone di tutti?
Le scuole di ogni ordine e grado, l'università, gli enti di ricerca, gli istituti artistici e culturali languono sotto il peso di tagli radicali mentre il novello SuperMan si consente di affermare che l'Italia uscirà dalla crisi prima e meglio degli altri paesi industrializzati; fino a pochi mesi fa affermava che la crisi ci aveva appena lambiti ed era passata senza produrre guasti alla nostra economia. Ma adesso è rientrato, ritemprato dopo le notti brave brasiliane con ballerine di salsa e di merenghe, e "ghe pensa lu" a mettere le cose a posto.
Il nodo più impegnativo da affrontare è l'opposizione interna guidata da Fini. Su questo fronte l'estate si prevede caldissima. Il padrone delle TV metterà in campo tutte le arti nelle quali l'attività d'impresa lo ha reso maestro, non ultima quella di sfiancare l'avversario lanciando una straordinaria campagna acquisti nelle fila di quel che resta di AN. In quest'operazione si servirà certamente della collaborazione impagabile dei La Russa, Gasparri, Matteoli. Operazione rischiosa e non sicura negli esiti. Qualche volta, infatti, i conti non tornano: bisogna vedere quanti saranno disposti a lasciare Fini e quanti, invece, potrebbero raggiungerlo dall'altra sponda se il signore di Arcore vorrà davvero passare alla soluzione finale.
Meno male che Silvio c'è, cantano i suoi fans, ma il coro diventa sempre più stonato e meno convinto. Come più truculento appare l'eroismo di Mangano in bocca a Dell'Utri, condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

... Ai posteri
l'ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo (1)
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirto
più vasta orma stampar!


(1) Non penso a Dio ma ai D'alema e agli altri filosofi della politica che non hanno contrastato l'evento quando sarebbe stato ancora possibile evitarlo!

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