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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 marzo 2010

BERSANI? MEGLIO, MOLTO MEGLIO SAMUELE!

Bersani e la dirigenza PD sembrano soddisfatti del risultato elettorale: guadagniamo un punto sul PDL, l'astensionismo non ha colpito solo noi ma anche il PDL, abbiamo ottenuto una regione in più rispetto al centro-destra, la Lega è cresciuta ma Berlusconi è sceso.
 
Cosa vogliamo di più dalla vita? Ma si può? A chi la raccontano?

La 'letterina' da mandare a Berlusconi è diventata telegramma alla dirigenza del PD che non ha saputo sostenere adeguatamente la Bonino nel Lazio; ha voluto perdere, consapevolmente, Campania e Calabria con due candidature impresentabili; ha sottovalutato la contestazione montante con le liste dei grillini; ha risposto in modo blando a un Berlusconi lanciato a tutto campo sulle piazze e nei media nel tentativo, parzialmente riuscito, di ridurre il danno al suo 'partito dell'amore'; ha ottenuto l'unico risultato convincente nella Puglia di Vendola, dove il popolo del centro-sinistra le ha imposto il candidato. 
La 'letterina' non poteva che tornare al mittente!
Molto più onesta e credibile l'analisi di Di Pietro: abbiamo perso, punto. Si riparte da qui.

MEGLIO, MOLTO MEGLIO SAMUELE, ALMENO CI FA SOGNARE !

30 marzo 2010

IL 7 A 6 BRUCIA, COME UN CALCIO IN BOCCA

Sì, perchè due regioni importanti come Piemonte e Lazio, passano per qualche migliaio di voti alla destra dopo uno snervante testa a testa in attesa che si sbloccasse il risultato. La prima, il Piemonte, ben governata da una giunta di centro-sinistra guidata da Mercedes Bresso, cede il passo all'avanzata trionfale del carroccio nel Nord con l'aiuto determinante delle 5 stelle di Beppe Grillo; la seconda, il Lazio, dopo lo scandalo Marrazzo di cui la destra si avvale e la strumentalizzazione dell'esclusione della lista PDL, concede la vittoria ad una Renata, quasi incredula, sulla meglio attrezzata Emma (qui l'aiutino è venuto anche dalla presa di posizione davvero ingiustificata della CEI).
Certo, se il risultato definitivo avesse mantenuto al centro-sinistra le due importanti regioni in bilico, il PDL avrebbe avuto poco di cui vantarsi. In ogni caso, a cantare vittoria, e a ragione, è la Lega Nord che ormai detiene il controllo assoluto delle ricche e popolose regioni dell'arco alpino, escluse Liguria e Trentino Alto Adige, estendendo la sua influenza in tutta l'area del centro-nord. Un vento del Nord soffierà sempre più forte sulla politica italiana e c'è da giurare che Bossi e i suoi, da qui in avanti, detteranno l'agenda di governo e faranno sentire la loro forza su una destra guidata da una leadership indebolita. Non per nulla, a risultati non ancora acquisiti, il leader del Carroccio ha dichiarato che "Il PdL è l'unico partito che è riuscito a resistere allo tsunami della Lega" - ma anche  "Io sono l'arbitro della situazione".
Vedremo, dunque, quali riforme verranno messe in cantiere per il triennio restante, se quelle imposte dalla Lega o quelle che stanno a cuore a Berlusconi. Forse andremo verso una diarchia difficile da conciliare e gestire.
Ma il dato che emerge prepotente da questo turno elettorale è l'aumento significativo dell'astensionismo (di 40,8 milioni di potenziali elettori, circa 26 milioni hanno votato, 14 milioni non si sono presentati alle urne). Se a questo dato si aggiunge il numero delle schede bianche e nulle, appare chiaro che il risultato di queste votazioni è stato determinato da circa il 60/100 degli aventi diritto al voto. Il dato mostra con evidenza che la fascia dei delusi dalle forze politiche in campo e degli insofferenti della malapolitica è in costante aumento e diventa il maggiore non-partito nazionale; un dato questo confermato anche dal risultato importante conseguito dal Movimento 5 stelle, capitanato da Beppe Grillo, che ottiene un successo insperato in Piemonte e in Emilia Romagna.
C'è di che riflettere per le forze del centro-sinistra che devono cambiare marcia, personale e progetti se vogliono attrezzarsi contro lo "tsunami"; ma anche il cosiddetto popolo della libertà deve capire dove vuole andare, con chi e per fare cosa. All'UDC occorre fare scelte meno opportunistiche e strumentali se vuole avere ancora un ruolo nella politica italiana.

Ci rimane, come unica consolazione, la sconfitta del cancro entro il prossimo triennio, annunciata da Berlusconi in campagna elettorale. 
Allora il Nobel non glielo toglierà nessuno!

28 marzo 2010

AL VOTO COME ALLA GUERRA

Le mie riflessioni di oggi sono rivolte a tutti quei cittadini che, stanchi, delusi, amareggiati, sfiduciati, hanno deciso di non andare a votare; a quelli che da sempre disertano le urne perchè non hanno qualcuno che li convochi o perchè hanno deciso che, comunque, non cambia nulla. Dico a tutti costoro, e sono milioni, che oggi e domani è bene che facciano pesare anche il loro voto dentro l'urna.
Qualcuno ha voluto deliberatamente "intorbidare l'acqua" per trasformare questo turno elettorale amministrativo in un'ennesima prova di forza: pro o contro. Ha occupato 'militarmente' tutti gli spazi disponibili nel servizio pubblico e ha trasformato i suoi media privati in macchine da guerra con lo scopo di lanciare messaggi eversivi contro le istituzioni dello Stato repubblicano nato dalla Resistenza e trasformare gli avversari politici in nemici del "buon governo". E poi ha avuto l'ardire di dire che non gli hanno permesso di parlare dei suoi 'grandi successi' ottenuti. Ha impedito, deliberatamente, che la campagna elettorale venisse mantenuta nei normali limiti di una democratica competizione fra partiti, gruppi, e programmi che si confrontano per garantire una corretta gestione di comuni, province, regioni. E tutto questo per la paura che il risultato complessivo potesse risultare deludente per il "partito del fare" al governo. Ha approfittato della sua particolare condizione di forza per agitare le acque e spingere i suoi elettori delusi ad andare al voto come alla guerra.

Ecco perchè oggi, come non mai, conta il voto dei delusi di sempre, il voto degli onesti, di quelli che rispettano le leggi anche quando non sembrano fatte nel loro interesse, di quelli che pagano le tasse perchè è un dovere e non solo perchè non hanno il modo di evaderle, di quelli che non parcheggiano in seconda e in terza fila e cercano un parcheggio regolare dentro le strisce, di quelli che col rosso si fermano al semaforo e aspettano il loro turno, di quelli che il turno lo fanno sempre, dovunque, senza cercare comode scorciatoie, di quanti sperano che possa tornare presto nel nostro Paese un "clima più normale"; ma specialmente di quanti non sperano più che questo possa avvenire e non credono di potersi attendere più nulla di buono. 
A tutti questi cittadini nauseati e annichiliti mi rivolgo, perchè facciano lo sforzo di infilare la loro scheda nell'urna e farla pesare.
Non andare a votare significherebbe rinunciare ad ogni e qualsiasi possibilità di cambiamento, significherebbe consentire a qualcuno di appropriarsi anche del nostro nonvoto, significherebbe avallare questo stato di cose diventato insopportabile. Non è impossibile cercare di esprimere un voto utile per una politica più sana, non è impossibile individuare i candidati che possano portare nelle amministrazioni locali una ventata di pulizia nel rispetto delle regole. E non si abbia paura di dare un voto a chi apparentemente sembra destinato ad uscire sconfitto dalle urne: è a posteriori, dalla somma dei voti, che si costruisce il risultato e non dai sondaggi.
Non credo che si sia nella situazione diffusa di non potere scegliere l'uomo o il partito cui affidare un voto positivo; al limite, dopo aver fatto lo sforzo di recarsi al seggio, meglio contare le schede bianche e nulle che un numero crescente di non votanti per dispetto.

ALLORA BUON VOTO A TUTTI COLORO CHE VOGLIONO IMPEGNARSI A COSTRUIRE UN FUTURO MIGLIORE

A loro dedico questi versi di Konstantinos Kavafis, tratti da Itaca


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

27 marzo 2010

USCIRE DAL TUNNEL

Finalmente si è conclusa, questa brutta campagna elettorale. Dopo avere abusato in modo 'criminoso' di tutti gli spazi disponibili nella TV del servizio pubblico lanciando invettive a destra e a manca, dopo avere utilizzato in modo osceno le sue TV e i suoi giornali, c'è da augurarsi che l'unto, il "detentore dell'ius primae noctis" si rilassi un poco.
Si lascino i cittadini elettori riflettere serenamente su quanto è stato detto, su quanto è stato fatto e su ciò che è stato promesso perchè il loro sia un voto libero, maturo, autonomo.
Mi rendo conto che nella temperie in cui siamo sprofondati questo sembra un miraggio irraggiungibile, per questo rubo le parole a Concita De Gregorio da "Il buon esempio", su l'Unità.
L'ora legale scatta stanotte, bisogna rimettere a posto l'orologio e il destino che ci aspetta: dipende da noi, da noi che andiamo a votare. Ostinatamente, con rabbia e con pazienza, con la certezza che sono le piccole azioni quotidiane quelle che cambiano il mondo, le azioni e le parole insieme, il loro senso. Legalità, onestà, democrazia, libertà. Le sentite suonare? Riuscite a ricordarne il senso? C'è bisogno di questo. Di restituire un senso a quel che abbiamo ereditato dalla fatica dei padri per consegnarlo intatto ai figli: quando ci diranno, fra molti anni, "dov'eravate mentre accadeva tutto questo" noi dovremo poter dire eravamo lì, è stato difficile e faticosissimo, sembrava una fatica inutile a volte, ci dicevano che stavamo perdendo ma non ci siamo lasciati incantare, non li abbiamo ascoltati ed è stato così, come in certe favole, è stato non ascoltando e andando diritti lungo quella strada lastricata di nomi che hanno fatto la storia che abbiamo, invece, alla fine, vinto quel maleficio che stava per portarci in rovina.
Forse sarà così, come dice Concita, che torneremo presto alla realtà, non più abbagliati dagli 'effetti speciali' e forse l'uscita dal tunnel inizierà domani.  Dipende solo da noi.

26 marzo 2010

RAIPERUNANOTTE: GRANDE SUCCESSO (qui il video integrale)


Un successo. Il programma che hanno voluto cancellare dalla programmazione RAI torna e s'impone a furor di popolo. Grazie al web, a Current TV, a Rainews 24 e alle tante piazze e teatri che hanno potuto collegarsi al Paladozza di Bologna, i cittadini hanno potuto fruire dell'informazione su fatti scottanti di attualità, conditi anche dalla satira e dalla musica; quelli che la RAI (servizio pubblico) ha voluto mantenere nascosti perchè il responsabile - protagonista potesse fare di quel servizio l'uso che gli abbiamo visto fare in questi giorni. 
Ma la novità assoluta, quella di cui occorrerà tenere conto, è stata la presenza di tanti cittadini che hanno partecipato coralmente dalle varie piazze d'Italia, nei gruppi d’ascolto e non solo dal salotto di casa.  
E come si legge sul sito di Articolo 21 in E ORA LICENZIATECI TUTTI!, la manifestazione di Bologna è stata "un vero e proprio atto d’amore di chi ancora paga un canone per essere insultato, vilipeso, cancellato, censurato. Per la prima volta gli esclusi e gli escludendi manifestano non contro il servizio pubblico, come pure facevano i leghisti e i forzisti prima di occuparlo, ma per il servizio pubblico. Può sembrare un paradosso, ma cosi è. Non si tratta dunque di un gesto  di disobbedienza civile, ma di una vera e propria campagna nazionale per reclamare l’obbedienza civile alla costituzione, alle leggi, all’articolo 21 della Costituzione. Gli unici veri disobbedienti civili sono quelli che adorano il conflitto di interesse, che  hanno sottomesso la Rai agli interessi di Mediaset, che concordano per telefono la espulsione di giornalisti e autori sgraditi, i veri disobbedienti, i veri felloni sono loro. E contro di loro bisognerà promuovere ogni iniziativa utile a facilitare la loro immediata rimozione".
A me non interessa sapere quanti siamo stati a seguire la serata-evento (qualcuno forse più avanti riuscirà a mettere insieme i numeri) ma per noi conta che sia stato squarciato il muro d'ombra e il velo di servilismo, che sia stata sconfitta l'ipocrisia, la falsità, la menzogna abietta. A me interessa che non possono trattarci più come minorati civili, come i "soliti comunisti". Ricordino lorsignori che siamo cittadini di pieno diritto in grado di intendere e di volere, che vogliono informarsi ed informare nonostante i ridicoli tentativi di censura che ancora tenteranno di mettere in campo.
LA RAI TORNI AD ESSERE SERVIZIO PUBBLICO

E qui, per chi non ha potuto accedere all'evento in diretta, grazie a Repubblica TV, ecco Raiperunanotte, la trasmissione di Michele Santoro con Travaglio, Iacona, Floris, il Trio Medusa, Vauro, Gabanelli, Luttazzi, Lerner, Elio, Benigni.

25 marzo 2010

LE FURIE DI MISTER B. RIVELATRICI DI SICURA SCONFITTA ?

Nell'articolo Il paradosso della sconfitta di Berlusconi, su Libertà e Giustizia, Patrizia Rettori si mostra molto preoccupata di un'eventuale sconfitta di Berlusconi e fa riferimento a Fini che "gela con puntiglio tutte le nuove trovate del Cavaliere" e a Bossi che "frena la corsa berlusconiana verso il presidenzialismo e, dato sorprendente e non abbastanza sottolineato, permette a Maroni di somministrargli un sonoro ceffone: quello di dar ragione alla questura nel ridimensionare a uno striminzito centocinquantamila il conto stellare delle presenze alla manifestazione romana di sabato scorso". Pertanto la Rettori immagina raddoppiate "le probabilità di sconfitta" del premier; ma anche la pericolosità "perché si sa che gli animali feriti sono i più pericolosi, e ipotizza che da una assai probabile sconfitta sul fronte interno più che su quello esterno, ci si possa "aspettare di tutto" dall'uomo, come la pretesa di "strappi sempre più devastanti alla legalità per salvare se stesso e le sue aziende".

Le considerazioni di Patrizia Rettori non sono per niente peregrine, anzi trovo che abbiano una buona dose di attendibilità; del resto analisti e politologi di tutte le tendenze prevedono che all'indomani delle imminenti elezioni "le cose non saranno più come prima" e occorrerà "arginare la prevedibile furia berlusconiana". 
Ma io vorrei aggiungere che l'Italia nella sua storia antica e recente è riuscita a superare momenti veramente tragici, e ha saputo risollevarsi. Non credo proprio che un vecchio disperato, nelle cui mani, inopinatamente, abbiamo consegnato la nostra giovane e fragile democrazia,  possa abbatterne le energie portandola alla rovina. Sono certo che il nostro Paese saprà reagire con orgoglio alla bieca sfrontatezza di un personaggio simile.

24 marzo 2010

SANTORO TRASFORMA IL NEWS BLACKOUT SU ANNOZERO IN BOOMERANG CONTRO LA RAI

Quello che appare sorprendente e paradossale è che domani seguiranno la trasmissione censurata, non solo i telespettatori affezionati di Annozero, ma anche i censori e tutti coloro che hanno contribuito in vario modo ad allontanare per un mese tutti i programmi di approfondimento dal servizio pubblico, con lo scopo dichiarato di colpirne uno, questo. L'effetto che hanno prodotto assomiglia ad un vero e proprio boomerang perchè anche i telespettatori che odiano Santoro, domani saranno in prima fila davanti alle tv libere e nelle piazze per non perdersi una virgola del programma, diventato per l'occasione un vero spettacolo, un evento che sarà seguito anche all'estero.
Mentre questa RAI, che si regge anche sul canone di quanti (e siamo in tanti) non reggono i Minzolini, non si appassionano all''Isola degli sfigati', dovrà registrare l'annunciato default, sia in termini di ascolti che di inserzioni pubblicitarie.
L'unica cosa che la RAI potrà fare e farà per ridurre il danno è di invitare, in tutte le sue trasmissioni, anche da Simona Ventura, il principe delle balle e delle barzellette perchè provi lui a fermare i telespettatori in fuga.
Quando si dice rispettare le leggi del mercato e della concorrenza!

Con: Roberto Benigni, Antonio Cornacchione, Teresa De Sio, Gillo Dorfles, Elio e le Storie Tese, Emilio Fede, Giovanni Floris, Milena Gabanelli, Sabina Guzzanti, Riccardo Iacona, Giulia Innocenzi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi, Trio Medusa, Mario Monicelli, Morgan, Nicola Piovani, Norma Rangeri, Filippo Rossi, Michele Santoro, Barbara Serra, Marco Travaglio, Vauro e Antonello Venditti.

L’informazione non si può interrompere, la stampa deve essere libera. Per questo la Fnsi - Federazione Nazionale della Stampa Italiana - ha deciso di organizzare “Rai per una notte, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione che si terrà Giovedì 25 marzo, dalle ore 20 alle 24, al Paladozza di Bologna.
Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo.
La Fnsi e l’Usigrai – Organismo sindacale di base dei giornalisti Rai - metteranno a disposizione su Internet le riprese video e audio della manifestazione e consentiranno a tutti coloro che vorranno di riprendere e trasmettere in Tv o per radio l’intero evento.

Il TG3 annuncia RAIPERUNANOTTE

23 marzo 2010

BERLUSCONI E LA SUA "DEMOCRAZIA ASSOLUTA"

"Non sono un monarca, ma esattamente il contrario, nel partito vige una democrazia assoluta". "Qualcuno dice che si può migliorare - aggiunge il premier intervenendo a 'Uno Mattina' - Certamente tutto si può migliorare, ma io sono soddisfatto degli organismi che ci siamo dati".

Solo dai libri di storia, per nostra fortuna, ci siamo fatti un'idea precisa di cosa sia stata la monarchia assoluta ma non riusciamo a capire cosa sia la 'democrazia assoluta' di cui va blaterando il premier. Si può parlare di democrazia diretta, rappresentativa, cosmopolita ecc. Ma 'democrazia assoluta' è una contraddizione in termini come dittatura democratica o democrazia dittatoriale. Potrebbe far pensare all'anarchia assoluta, la condizione in cui ognuno fa quello che gli pare o a una forma di 'democrazia' in cui uno solo, il capo riconosciuto, ha il diritto di interpretare e attuare la volontà dei più in modo indiscusso e indiscutibile. Credo sia proprio quest'ultimo il modello di 'democrazia' che ha in mente di realizzare il nostro premier. Del resto, si può immaginare come si svolgano i consigli dei ministri e le riunioni degli organismi del 'partito dell'amore': Il capo detta l'O.d.G., i membri sono invitati ad esprimere il loro punto di vista, il capo comunica la propria decisione, cioè quella che aveva in mente ancor prima di iniziare la riunione.
Quando, ad esempio, dice di voler fare decidere al 'popolo della libertà' se preferisce l'elezione diretta del presidente della repubblica o del presidente del consiglio (tertium non datur), si va verso un'investitura plebiscitaria (l'una e l'altra carica 'per me pari sono'; (l'importante che poi possa fare ciò che mi pare, svincolato da ogni controllo da parte di organismi veramente democratici). Come quando, dopo la svolta del 'predellino' si riservò di far decidere al 'popolo dell'amore' se chiamare la nuova formazione 'partito del popolo della libertà' o 'popolo della libertà'. Sulle decisioni importanti e problematiche, si affida sempre alla volontà collettiva. Non sia mai che a qualcuno venga in mente di confonderlo con un monarca assoluto!
Lasci perdere, dunque, di parlare di democrazia: con qualsiasi aggettivo lo condisca, questo termine nella sua bocca assume un significato ingannevole e oscuro.  Parli piuttosto di libertà, di amore, di monarchia assoluta non ereditaria. Anzi, indìca un referendum per vedere se il popolo dell'amore è d'accordo a passare da una repubblica costituzionale e democratica ad una monarchia assoluta non ereditaria; poi si allevi un delfino a cui lasciarla in eredità.

BERLUSCONI SUL PRESIDENZIALISMO - UNOMATTINA


Le contraddizioni della democrazia (da wikipedia)
"La prima critica che si fa alla democrazia è il paradosso insito in se stessa, ovvero se la maggioranza delle persone desiderasse un governo antidemocratico, la democrazia cesserebbe di esistere. Tuttavia se si opponesse cesserebbe di essere democrazia in quanto andrebbe contro alla volontà della maggioranza. Un esempio di questo tipo è quello di un Paese con una forte maggioranza di una religione nel quale un partito porta i leader religiosi al potere, disconosce la laicità dello Stato, e desidera instaurare una teocrazia; oppure di un orientamento politico che rifiuta la Costituzione e voglia indire nuove elezioni democratiche".

"In secondo luogo si puntualizza un fattore semantico troppo spesso volutamente frainteso: le parole "democrazia" e "libertà" non sono sinonimi. Ogni sistema politico può essere democratico o non democratico. In ogni sistema politico può esserci libertà oppure non esserci. Ma queste due parole non necessariamente vanno di pari passo. In un sistema può esserci democrazia senza libertà, e può esserci libertà senza democrazia".

"Un fattore chiave in una democrazia è la presenza, all'interno di una nazione, di una cultura democratica (una "democrazia politica" senza cultura democratica diffusa nei cittadini non è una vera democrazia)".

L'UOMO DI STATO, L'UOMO DI POPOLO, L'UOMO DI DIO



Qualcuno, da qualche parte nel mondo, lo dice sempre meglio che qui da noi. Qualcuno che sa cosa vuol dire essere classe dirigente di un paese e che per il bene comune è pronto a sacrificare anche pezzi consistenti del suo potere. 
Ieri lo ha detto Obama, parlando ai deputati democratici prima dello storico voto sulla sanità. "Solo ogni tanto, ognuno di noi ha l’occasione di vendicare tutte le speranze che aveva nutrito su se stesso e sul nostro Paese, di mantenere tutte quelle promesse fatte in centinaia di comizi o guardando negli occhi un elettore. Questo è uno di quei momenti. Forse pagheremo un prezzo, ma come diceva Lincoln "non sono costretto a vincere, sono costretto a fare la cosa giusta".
Obama, Lincoln e la cosa giusta su Libertà e Giustizia.
Lo ha fatto a costo di pagare un prezzo elettorale altissimo. Siamo agli antipodi del calcolo, della personale convenienza. Un gesto, secondo Ignazio Marino, che può farlo perdere fra due anni e vincere fra duecento. Per dare a trentadue milioni di persone in più l'assistenza sanitaria ci sarà una tassa sui redditi più alti che scontenta i potenti. Ma come diceva Lincoln "non sono costretto a vincere, sono costretto a fare la cosa giusta" ripete Obama.
Obama’s Remarks on House Health Bill Passage
E noi diciamo: Auguri Presidente, la scelta di fare la cosa giusta, costi quel che costi, fa di te un uomo pubblico, proiettato verso altre conquiste civili e sociali e destinato ad avere un posto importante nella storia del tuo paese e del mondo!

Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si congratula con Obama "La riforma della Sanità approvata questa notte grazie alla ferma volontà e alla nobile decisione del Presidente Obama, rappresenta un successo della democrazia e il valore di una politica che mantiene gli impegni assunti con gli elettori. Si tratta di una forte testimonianza anche per noi che lavoriamo per un progresso e un ampliamento della libertà che non lasci nessuno ai margini della società. Complimenti di cuore al Presidente Obama e al Parlamento Americano".
La sua risposta politica è: promessa elettorale di vincere il cancro nei prossimi tre anni, accompagnata da una drastica riduzione dei finanziamenti pubblici alla ricerca e dai tagli alla sanità pubblica.
Anche Obama presto si congratulerà con Berlusconi, quando questi saprà, con una decisione epocale, distinguere fra i suoi privati interessi e il ruolo pubblico di capo del governo di tutti gli italiani; ad esempio, rendendo esecutiva la sentenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea del 31 gennaio 2008 che boccia Rete 4 a favore di Europa 7. Quando ridarà alla parola "libertà" presente nel nome stesso del suo partito il suo autentico significato che non può essere "arbitrio del più forte"; ad esempio, togliendo il bavaglio ai programmi TV "scomodi" e riabilitandoli per il ruolo che svolgono nel panorama della libera informazione.

In relazione alla vicenda dei casi di pedofilia nella Chiesa e alla pubblica ma tardiva presa di posizione della Santa Sede, Berlusconi esprime "a Benedetto XVI tutto l'affetto, la vicinanza e la solidarietà che ha verso di lui il nostro popolo. La nostra gente, infatti, sa distinguere tra gli errori umani, di cui la storia è piena e gli enormi frutti di bene che sono nati e continuano a nascere dalla radice cristiana".
Anche Benedetto XVI presto si congratulerà con Berlusconi e lo accoglierà fra le sue braccia paterne, quando lo stesso, contrito e col capo coperto di cenere, riuscirà a fare pubblicamente ammenda per le pubbliche colpe e  per i peccati privati.
Leggi: L’immondo travestito da agnellodi Paolo Farinella, prete

22 marzo 2010

QUANDO IL POPOLO SOVRANO SI FA SENTIRE!

Oggi prende il via a Nairobi la "Giornata mondiale dell'acqua", a due giorni dalla grande manifestazione di Roma per l'acqua pubblica che ha visto la partecipazione pacifica e gioiosa di 200.000 cittadini decisi a rivendicare un sacrosanto diritto: "l’acqua è un bene prezioso che deve essere garantito a tutti, e in quanto tale non può essere mercificato e fatto oggetto di scambio nel mercato economico". Fra  aprile e luglio 2010 verrnno raccolte le firme necessarie a proporre il referendum per l’abrogazione della legge Ronchi. E sarà una grande vittoria del Popolo sovrano
Salva l'acqua: le immagini del corteo
A Milano nello stesso giorno si è svolta un'altra grande manifestazione, la XV Giornata della Memoria e dell'impegno in ricordo delle Vittime delle mafie. "Ieri a Milano camminare nel corteo di Libera, in mezzo a un mare di ragazzi, e ritrovarsi in piazza Duomo con i parenti dei caduti di mafia, dava la sensazione consolante di vivere in un Paese ancora in piedi". (Michele Serra su Republica - 21 marzo 2010)
Intervento di don Luigi Ciotti

Il discorso di don Luigi Ciotti "Più rispetto delle regole da parte di tutti" rivolto a oltre 150.000 mila cittadini venuti da ogni parte d'Italia, alla presenza di cinquecento parenti di persone morte ammazzate dalla mafia, richiamava anch'esso il desiderio del Popolo sovrano di liberarsi una volta per tutte di questa terribile piaga che affligge il nostro paese, ne controlla con attività illecite una parte rilevante dell'economia e colpisce gli onesti in tutti i modi, fino all'eliminazione fisica.

A queste due grandi manifestazioni, da molto tempo programmate, un'altra se ne è sovrapposta, quasi ad oscurarle, quella di un premier, diventato per l'occasione capopolo, che ha portato in piazza i suoi fan per chiedere in sostanza di avere mano libera e realizzare il suo sogno: appropriarsi delle funzioni che sono prerogativa del parlamento (cosa che sta già facendo), liberarsi di tutti gli organismi di garanzia e controllo insultando la magistratura, attaccando la presidenza della repubblica, la corte costituzionale, l'opposizione, la libera stampa e tutte le altre istituzioni democratiche che considera impedimenti inaccettabili all'estrinsecazione della propria funzione (cosa che tenta regolarmente ma non sempre gli riesce), prefigurare un ribaltamento del sistema costituzionale in cui il voto popolare da solo suggelli il diritto a governare senza  intralci di sorta. E tutto questo lo fa in mome della libertà e della volontà del Popolo sovrano.  
Tra le altre cose che ha detto all'indomani della manifestazione di piazza San Giovanni (pare non l'abbia soddisfatto per il numero dei partecipanti inferiore alle attese) in cui demagogicamente aveva posto una serie di domande retoriche al suo popolo, le cui risposte sì e no servivano a domostrare la "totale aderenza" fra la volontà del popolo e quella del capo che se ne faceva "esecutore"; tra le altre cose, dicevo, oltre all'indisponibilità a confrontarsi con il leader del maggior partito dell'opposizione, ha dichiarato "Io non ravviso la necessità di cambiare la legge elettorale attuale che ha funzionato molto bene".
Certo, "ha funzionato molto bene" nel senso che ha tolto al Popolo sovrano la facoltà di scegliere i candidati, attribuendo di fatto ai vertici dei partiti il potere di nominarli.  Sono consapevole, come lo sono tutti gli Italiani, che soltanto una minoranza di quanti, grazie alla legge in vigore siedono in Parlamento, sarebbe disposta a rivederla.
Ma questa non è una buona ragione per non parlare di una LEGGE-VERGOGNA che mortifica la dignità dei cittadini elettori e degli stessi eletti, per non chiederne la cancellazione.

Io sono convinto assieme, penso, a milioni di cittadini, che sulla legge elettorale occorrerebbe sentire il Popolo sovrano. Con sondaggi, con un referendum, con una raccolta di firme occorrerebbe chiedere ai cittadini-elettori se sono contenti di una legge elettorale che toglie al cittadino la possibilità di scegliere e votare il proprio candidato all'interno della lista e se non sarebbero contenti di avere, oltre alle preferenze, una fase istituzionalizzata di votazioni primarie attraverso la quale selezionare i candidati da inserire nelle liste.

Fino a quando quello che qualcuno si ostina a chiamare Popolo sovrano non si sarà impegnato a modificare questa sconcezza che il ceto politico difficilmente si acconcerà a rivedere, il degrado del sistema politico e parlamentare non potrà che aumentare, fino al disfacimento completo. Allora sarà giocoforza affidarsi all'"uomo del destino" che salvi il Paese dalla rovina.
Speriamo vivamente che quanto sopra prefigurato non debba accadere e che gli uomini di buona volontà - cittadini qualunque e politici - sappiano accogliere questo monito condiviso da una larga parte della popolazione.

NON SI PUO' E NON SI DEVE TORNARE A VOTARE CON UNA LEGGE ELETTORALE CHE MORTIFICA LA DIGNITA' DEI CITTADINI ELETTORI E DEGLI STESSI ELETTI!
VIGENTE QUESTA LEGGE SONO CERTO CHE MILIONI DI CITTADINI DISERTERANNO LE URNE!

Vedi anche i miei post:
LEGGE ELETTORALE 'PORCATA'? CAMBIAMOLA!
SE FOSSE L'UOMO DI STATO E DI GOVERNO...

P.S.: Intervista a Mauro Anetrini sul ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo riguardante la legge elettorale italiana

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo discuterà il ricorso dell'avv. Anetrini
Il ricorso predisposto dall'avv. Mauro Anetrini contro la legge elettorale e sottoposto alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo verrà presto discusso.

21 marzo 2010

LO SLOGAN DELL"AMORE" NEGLI OCCHI E LE INGIURIE SPREZZANTI DELL'"UNTO" NELLE ORECCHIE

"Un comizio da capopopolo, non da leader politico e men che meno da premier"

 Io ci ho trovato:
  • L'amore annunciato ma tradito e negato dalle parole e dai toni usati. 
  • I soliti slogan senza nulla di costruttivo, gli insulti e le bugie di sempre. 
  • L'impegno corale dei candidati alla presidenza delle regioni nelle mani dell'"unto" che richiamano il "contratto con gli italiani" sottoscritto 15 anni fa sulla scrivania di Vespa. 
  • Le parole d'ordine demagogiche, banali e insulse, rivolte con enfasi verso cittadini trattati come sudditi o bambini al catechismo, adeguatamente distinte perchè i "sì" non si confondessero con i "no". Scena disgustosa, sgradevole, regressiva che non avremmo voluto vedere in un Paese democratico, repubblicano, moderno e avanzato che ha conosciuto e sconfitto il fascismo attraverso la lotta di liberazione. 
  • E fra le carte dei tarocchi, esibite come trofei dal "popolo dell'amore", non avremmo voluto vedere l'immagine di Paolo Borsellino, il giudice soppresso dalla mafia insieme a Falcone. E questo mentre a Milano, nella Giornata in ricordo delle vittime delle mafie, si leggevano i nomi di altre 900 pesone cadute sotto i colpi micidiali dell'antistato. 
VERGOGNA!
Non aggiungo altro, lascio solo il video del gran demagogo alle vostre libere considerazioni.

18 marzo 2010

IMPERDONABILE RESTARE NEUTRALI SE IL PARTITO DELL'AMORE OGNI GIORNO VA ALLA GUERRA !

FERMIAMOLO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !
Il cosiddetto "partito dell'amore", quello che, per intenderci, usa comunemente espressioni quali "I comunisti controllano tutto… sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente" - "Liberatevi da questo abbraccio mortale... Abbandonate al destino suo schifoso questa élite di merda e ritornate alla politica... E lo dico alla sinistra... per bene. A quella per male vadano pure a morire ammazzati" - "Che cosa facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto" - "Ora i farabutti vanno in piazza" - "Debbo affermare che, qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila per assistere soddisfatto all’esecuzione"- "Io sono del parere che se toccano un mio familiare applico la legge delle SS, uno a dieci", e definisce chi gli si oppone, di volta in volta "nemico", "terrorista", "coglione", "miserabile", "illiberale", "mentecatto" - solo per citare qualche esempio - il resto, di meglio e di più, si può trovare in IL PARTITO DELL'AMORE di Mario Portanova; questo "partito dell'amore", dicevo, di chiara ispirazione "evangelica" sabato 20 marzo scende in piazza a predicare la sua "buona novella" in preparazione dell'avvento del "messia" che viene a liberarci dai mali del mondo. Lui in persona, "il verbo incarnato", guiderà il suo popolo verso la vittoria sul "male" con le sue solite parole d'ordine che ben conosciamo. Peccato, però, che i seguaci non si siano ancora accorti (o se ne sono accorti?) che il loro "messia" ha tratti personali molto simili a quelli di un altro "uomo del destino" che la storia ha già condannato.
[...] durante la sua carriera si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbero meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo. Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l'aggressione all'Abissinia, consocia alla Società delle Nazioni, società cui l'Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).
Tutti questi delitti furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.
Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).
Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosiffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l'autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po' ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo.
Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine. Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così lui con le masse.
Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti, anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena e la musica patetica. Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.
Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti, i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com'è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s'immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.
Pagina di diario, pubblicata su "Paragone Letteratura", n. 456, n.s., n.7, febbraio 1988, poi in Opere (Meridiani), Milano 1988, vol. I, pp. L-LII; e anche in Alfonso Berardinelli, Autoritratto italiano, Donzelli, 1998, pp. 29-31. Elsa Morante, Ritratto di un capo, da Golem l'indispensabile.
 Il popolo dell'amore: pensieri, parole, opere

Se il partito dell'amore che fomenta l'odio, va in piazza ad esacerbare gli animi per annichilire un popolo come fa da anni, i cittadini che hanno ancora a cuore le sorti di questo sfortunato Paese, in mano al più ribaldo degli avventurieri e demagoghi tra quelli che la storia ci ha fatto conoscere,
Sabato 20 marzo potranno partecipare alla Manifestazione nazionale a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa, oppure a Milano alla XV GIORNATA DELLA MEMORIA E DELL'IMPEGNO IN RICORDO DELLE VITTIME DELLE MAFIE

Giovedì 25 marzo potranno tenere spente le TV del piccolo cesare e della RAI a lui asservita e collegarsi con i siti, i blogger e le libere tv che trasmetteranno rai per una notte.
Per ascoltare un approfondimento sull'attualità che il capopopolo della libertà non vuole sentire e far sentire.

Domenica 28 e lunedì 29 marzo, poi, non si lasceranno prendere dal senso di nauesea e, anche turandosi il naso, andranno a votare, non solo per scegliere come amministratori di comuni, province e regioni cittadini competenti, responsabili e rispettosi del mandato ricevuto ma anche per dire BASTA all'arroganza e alla mistificazione al governo, per fargli intendere che c'è ancora gente in questo Paese che non ha portato il cervello all'ammasso e si accorge che c'è qualcuno che fingendo di governare, calpesta diritti e legalità, dimentica il mandato ricevuto e opera esclusivamente per il proprio tornaconto, non ancora sazio degli strumenti che il potere e la ricchezza gli mette a disposizione.

FERMIAMOLO PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI !

16 marzo 2010

IL RE DELLE TV, I TROMBONI ASSOLDATI E GLI ARBITRI VENDUTI

Quello che ha costruito il suo potere politico grazie agli strumenti mediatici che possiede, quello che da capo del governo impone anche l'organigramma RAI e riesce a rimaneggiarne - direttamente e non - i palinsesti, chiude le nicchie alternative d'informazione, attacca quelle d'intrattenimento e di satira per comunicare urbi et orbi la sua verità, senza contraddittorio e a reti unificate. Zittisce Santoro e Floris (ne fa le spese il povero Vespa che nulla c'entra), minaccia la Dandini e la Gabanelli perchè tutto deve essere adattato alla sua misura e ai suoi interessi.
E tutto questo mentre paradossalmente i suoi tromboni continuano a ripetere che la "TV faziosa", l'"opposizione dura", la "giustizia ad orologeria" non fanno altro che aumentare i consensi all'uomo dell'amore. E poi ci vengono a raccontare che non si deve aprire il sipario sulle verità nascoste e indecenti perchè la TV pubblica è pagata con i soldi dei cittadini. Anche a questo deve servire la TV pubblica e non ad inginocchiarsi davanti al potente di turno. D'altra parte c'è il telecomando per cambiare canale. Sapesse sua emittenza quante volte lo usiamo il telecomando, nauseati per le oscenità che ci tocca di sentire! E quante volte non accendo la TV per non ammalarmi il fegato e cerco un buon libro o ascolto un bel brano musicale!
Qualche volta, sentendo lui e i suoi venditori, ambulanti da un canale all'altro, mistificare senza pudore la realtà, mi viene voglia di aprire la finestra e buttare quella scatola infernale gridando "sono incazzato nero e tutto questo non l'accetterò più". Ma poi ragiono e capisco che questa pazzia collettiva, questa malìa dovrà pur finire. Allora tanti ciechi riacquisteranno la vista e tanti muti parleranno.  
Speriamo presto! 

ARBITRI VENDUTI

Minacce di regime


"Il sistema italiano presenta un'anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l'attuale presidente del consiglio dei ministri italiano, e al fatto che il governo italiano controlla, direttamente o indirettamente, tutti i canali televisivi nazionali". (Risoluzione del Parlamento Europeo, 22 aprile 2004).

P.S.: Chi ha la ventura di governare un paese in grave crisi socio-economica ed è oberato da un conflitto di interessi macroscopico (unico al mondo) dovrebbe sentire il dovere di avvicinarsi alla cosa pubblica con i guanti di velluto e avere il pudore di non interferire mai con gli altri poteri dello stato e con gli organismi di controllo e garanzia. Un uomo così chiamato per ventura al governo del paese, per far dimenticare la madornale anomalia che lo avviluppa, dovrebbe essere ed apparire integerrimo, mettere in un cassetto chiuso a chiave le sue personali urgenze e occuparsi esclusivamente del bene comune. Dovrebbe avere una segreteria non stop in cuffia che glielo ricordi 24 ore su 24.
Assieme a me lo pensano milioni di cittadini che (senza invidia) hanno visto entrare nel 2009 ben otto milioni e mezzo in più dell’anno precedente nelle tasche del presidente del consiglio, per un totale di € 23.057.981. 

14 marzo 2010

Quello che è successo nelle stanze ovattate del Quirinale

Quello che è successo nelle stanze ovattate del Quirinale, la notte del 5 marzo scorso, trova credibile riscontro nel ricordo personale di Eugenio Scalfari che oggi, nell'editoriale su Repubblica, racconta quanto appreso personalmente, dalla voce del Presidente emerito Ciampi, relativamente ai comportamenti con lo stesso tenuti in due occasioni dal presidente del consiglio e al modo istituzionale e intransigente con cui lo stesso Ciampi reagì alla protervia inaudita del padrone di Mediaset.
 
Riporto qui lo stralcio riguardante i due episodi di cui sopra e rinvio al testo online per la lettura completa. 
Peggio del McCarthy di sessanta anni fa di EUGENIO SCALFARI
Gli attriti con Ciampi furono, come ho ricordato, numerosi. Due di essi in particolare avvennero in circostanze di estrema tensione. Il primo in occasione della nomina di tre giudici della Corte costituzionale, il secondo nel momento della promulgazione della legge Gasparri sul sistema televisivo nazionale.
Ho avuto la ventura di esser legato a Ciampi da un'amicizia che dura ormai da quarant'anni, sicché ebbi da lui un lungo racconto di quei due episodi poco tempo dopo il loro svolgimento. Non ho mai rivelato quel racconto, del quale ho conservato gli appunti nel mio diario quotidiano. Spero che il presidente Ciampi mi perdonerà se oggi ne faccio cenno, poiché la riservatezza che finora ho rispettato non ha più ragion d'essere al punto in cui è arrivata la situazione politica italiana.

L'episodio concernente la nomina dei tre giudici della Consulta nella quota che la Costituzione riserva al Presidente della Repubblica, avvenne nella sala della Vetrata del Quirinale. Erano presenti il segretario generale del Quirinale, Gifuni e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. I temi da discutere erano due: i rapporti con la Commissione europea di Bruxelles dove il premier doveva recarsi per risolvere alcuni importanti problemi e la nomina dei tre giudici.
Esaurito il primo argomento Ciampi estrasse da una cartella i tre provvedimenti di nomina e comunicò a Berlusconi i nomi da lui prescelti. Berlusconi obiettò che voleva pensarci e chiese tempo per riflettere e formulare una rosa di nomi alternativa. Ciampi gli rispose che la scelta, a termini di Costituzione, era di sua esclusiva spettanza e che la firma del presidente del Consiglio era un atto dovuto che serviva semplicemente a certificare in forma notarile che la firma del Capo dello Stato era autentica e avvenuta in sua presenza. Ciò detto e senza ulteriori indugi Ciampi prese la penna e firmò passando i tre documenti a Berlusconi per la controfirma.
A quel punto il premier si alzò e con tono infuriato disse che non avrebbe mai firmato non perché avesse antipatia per i nomi dei giudici ma perché nessuno poteva obbligarlo a sottoporsi ad una scelta che non derivava da lui, fonte unica di sovranità perché derivante dal popolo sovrano.
La risposta di Ciampi fu gelida: "I documenti ti verranno trasmessi tra un'ora a Palazzo Chigi. Li ho firmati in tua presenza e in presenza di due testimoni qualificati. Se non li riavrò immediatamente indietro da te controfirmati sarò costretto a sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. "Ti saluto" rispose altrettanto gelidamente Berlusconi e uscì dalla Vetrata seguito da Letta. In serata i tre atti di nomina tornarono a Ciampi debitamente controfirmati.
Il secondo episodio avvenne nel corso di una colazione al Quirinale, sempre alla presenza di Gifuni e di Letta. Il Parlamento aveva votato la legge Gasparri e l'aveva trasmessa a Ciampi per la firma di promulgazione. Presentava, agli occhi del Capo dello Stato, svariati e seri motivi di incostituzionalità e mortificava quel pluralismo dell'informazione che è un requisito essenziale in una democrazia e sul quale, appena qualche mese prima, Ciampi aveva inviato al Parlamento un suo messaggio.
La colazione era da poco iniziata quando Ciampi informò il suo ospite del suo proposito di rinviare la legge alle Camere, come la Costituzione lo autorizza a fare motivando le ragioni del rinvio e i punti della legge da modificare. Berlusconi non si aspettava quel rinvio. Si alzò con impeto e alzò la voce dicendo che quella era una vera e propria pugnalata alla schiena. Ciampi (così il suo racconto) restò seduto continuando a mangiare ma ripeté che avrebbe rinviato la legge al Parlamento. L'altro gli gridò che la legge sarebbe stata comunque approvata tal quale e rinviata al Quirinale e aggiunse: "Ti rendi conto che tu stai danneggiando Mediaset e che Mediaset è una cosa mia? Tu stai danneggiando una cosa mia".
A quel punto si alzò anche Ciampi e gli disse: "Questo che hai appena detto è molto grave. Stai confessando che Mediaset è cosa tua, cioè stai sottolineando a me un conflitto di interessi plateale. Se avessi avuto un dubbio a rinviare la legge, adesso ne ho addirittura l'obbligo". "Allora tra noi sarà guerra e sei tu che l'hai voluta. Non metterò più piede in questo palazzo".
Uscì con il fido Letta. Ciampi rinviò la legge. Il premier per sei mesi non mise più piedi al Quirinale.

PIAZZA DEL POPOLO: IL GIORNO DOPO

La manifestazione del Popolo che non si piega ieri è stata un grande successo, checchè ne dicano e scrivano i tromboni del "padrone del vapore". Sulla partecipazione di quanti a Roma e nelle altre città hanno voluto dire BASTA allo stravolgimento delle regole e al malgoverno sono piene le pagine dei giornali di oggi e i siti web, perciò non mi dilungo; come non insisto sugli interventi dei leader, densi di preoccupazione per le macerie che il gruppo di potere ancora in sella lascia dietro di sè, ma già rivolti al futuro, all'opera di risanamento necessaria, urgente e indispensabile.

Voglio, invece, dare spazio a due voci della società civile: quella di Barbara Evola, docente precaria di Palermo, che ha parlato con toni di alta passione civile del mondo sommerso dei precari della scuola, e quella di Riccardo Iacona, giornalista RAI, conduttore su RAI3 di "Presadiretta", un bel programma d'inchiesta a tema, in rappresentanza del giornalismo libero che rifiuta il ruolo di megafono del potere.

Sono le voci di milioni di cittadini che ci fanno sperare in un'altra Italia possibile, in un paese più normale.

Barbara Evola: stanno massacrando la scuola in un silenzio colpevole!



Riccardo Iacona: noi un Paese così buio senza democrazia non lo vogliamo!

13 marzo 2010

OGNI GIORNO LA SUA PENA. MA CHE COLPA ABBIAMO NOI?

Quali gravi colpe abbiamo commesso noi, popolo italiano, per dover sopportare, da anni ormai, questo massacro di giustizia e di legalità? Questo insulto continuato alle regole del vivere civile? 

Oggi non trovo le parole, perciò mi affido ad una foto del notro Albertone, ad una scarna nota di Libertà e giustizia "Berlusconi, Minzolini e Innocenzi persino nello Zimbabwe dovrebbero dimettersi" e all'editoriale di Concita De Gregorio su l'Unità "Sgombriamo le macerie", che voglio pubblicare per intero.
Il Tar e l'inchiesta Si è alzato il sipario, la scena ora è evidente a tutti anche ai più refrattari. Per la prima volta dalla caduta del regime fascista l'Italia repubblicana è in piena crisi: viviamo oggi in un regime totalitario che sta cancellando ogni spazio di libertà. La situazione può degenerare ulteriormente con il rischio di tensioni politiche non controllabili.
Le rivelazioni del quotidiano il Fatto sull'indagine di Trani  che, attraverso le intercettazioni telefoniche, svela le pressioni fatte da Silvio Berlusconi per chiudere Annozero, raccontano solo l'ultimo capitolo: il controllo esercitato dal premier sul Tg1 è di puro stampo autoritario. Se le rivelazioni del Fatto saranno confermate in tutta la loro gravità e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini e Giancarlo Innocenzi dell'Agicom saranno indagati, persino nello Zimbabwe sarebbero automatiche le loro dimissioni.
Sgombriamo le macerie  di Concita De Gregorio
Sotto indagine Berlusconi e i suoi fidi scudieri Minzolini (Tg1) e Innocenzi (Agcom, organo pubblico di garanzia). Concussione. Per Innocenzi la procura di Trani chiede l'interdizione dai pubblici uffici e, sembra, non solo per lui. E' gente non in condizione di governare il bene comune: sono governati loro dal proprio interesse. La storia è questa, ed ha molto a che vedere con quella che raccontavamo ieri a proposito del progetto P2, punto primo zittire l'informazione. Si incrocia con l'incapacità dell'uomo che oggi incarna quel progetto di distinguere ciò che è suo dal quel che è di tutti. Dunque succede che Silvio Berlusconi non sopporti la libera informazione, di solito quando è libera racconta a suo carico una serie di vergogne. I suoi dipendenti non lo fanno, li stipendia. Alcuni giornali, alcuni giornalisti - dentro e fuori dalla Rai - non ha potuto invece comprarli. Prova dunque a spegnerli. Telefona ad uno dei commissari della Agcom, l'Autorità garante nelle telecomunicazioni, una sorta di arbitro che dovrebbe essere giusto e neutrale. Lo tratta, questo Giancarlo Innocenzi, come il suo maggiordomo. Gli dice che non gli piacciono i programmi di Santoro e Dandini, dunque deve chiuderli: se non è buono a chiuderli è meglio che si dimetta. Deferente Innocenzi, che non ha il potere di chiudere caso mai di accogliere le proteste e giudicarle, propone di fare così: scriverà lui gli esposti contro le trasmissioni sgradite al premier. Lui, l'arbitro. Poi cercherà un politico che le firmi, non sarà difficile trovarne tra i dipendenti in Parlamento. Quindi esaminerà gli esposti da lui stesso scritti e li accoglierà, certo. Santoro per Annozero di esposti in questa stagione ne ha ricevuti 5, solo in tema di giustizia. Ci ha detto, ieri: «L'Agcom deve chiudere». Non è l'unico pezzo di stato ridotto in macerie dal premier-padrone, certamente no. Però è un pezzo importante, come lo sarebbe il tg1 rimasto solo a informare milioni di italiani che non leggono i giornali e che dunque ignorano quasi tutto di ciò che accade. Al telefono Berlusconi chiama Minzolini «direttorissimo». Al Tg1 ce lo ha messo lui. Il direttorissimo gli risponde anticipandogli i suoi editoriali, gli dice «non preoccuparti, ci penso io». Nel frattempo Masi ha chiuso i programmi di approfondimento. Di politica parlano solo Fede e Minzolini: indovinate come. Ieri il Tar ha accolto il ricorso delle tv private contro lo stop al talk show. Vale per la Rai? Certo che no. Vedrete che lunedì la Rai confermerà la decisione di sospenderli, dirà che non estende la decisione del Tar alla tv pubblica.
Oggi in piazza del Popolo Santoro ha detto che non ci sarà. Ci saranno però migliaia e migliaia di persone pronte a sgomberare le macerie che il Ras del partito dell'Amore ci lascia sotto casa ogni giorno. Ciascuno ne porti via un po' con la sua carriola. Ripuliamo il Paese, che è nostro. Occhio ai tranelli: hanno evocato l'attentato, cercheranno l'incidente. Proveranno a rovesciare la frittata, come sempre mentiranno. Spegnete la tv, scendete in strada. Dovremo essere tanti, per una volta uniti. Non è più tempo di giocare a chi è più puro. Mettiamo a tacere chi ci vuole sudditi silenziosi. Siamo tutti quelli che non può comprare. Liberiamoci.
Con un invito finale:
Oggi 13 marzo tutti in piazza a Roma. "Adottiamo un articolo della Costituzione"

12 marzo 2010

PIGGHIA A LA 'N CAPU COMU LI BUTTANI:

vecchio modo di dire siciliano avente diverse varianti, ma ormai fuori corso da quando la vecchia tipologia femminile summenzionata ha fatto il salto di qualità verso la più attuale figura della escort.

Ma il trino in uno, più chiaramente "l'unto del Signore, il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni, l'incontrastato messia del popolo dell'amore", sembra in grado di applicare con successo quella arcaica espressione. Ogni volta che viene a trovarsi in grande difficoltà, quando i fatti sembrano dargli torto marcio e gli stessi suoi proseliti non possono che verificare l'errore, acquista una forza straordinaria (Carnera al confronto diventa un pivello) che gli fa ribaltare il tavolo e, novello Don Chisciotte lancia in resta, va a scovare i presunti nemici che continuano imperterriti ad intralciargli il luminoso cammino intrapreso.

Ieri, per esempio, dal palco del Pdl nel Lazio "l'uomo del fare e dell'amore", scatenato come non mai, ha attaccato giudici e sinistra accusandoli di complotto. Le espressioni usate: "Stanno tentando di fare una grande insopportabile porcheria" "Dietro c'è un disegno ben pensato, in piazza gli daremo una lezione" "La sinistra e la sua mano giudiziaria non hanno perso il vizio. Non ne possiamo più di certi giudici e di certa sinistra" "la magistratura di sinistra sta dettando i tempi di questa campagna elettorale, prima inventando una tangentopoli che non c'è, ora inventandosi questa situazione di rigetto delle nostre liste".
Riferendosi poi a Di Pietro, Bonino e Bersani, il Cavaliere senza macchia e senza paura: "E' un amalgama terrificante" "Sabato 20 saremo noi in piazza per dar una lezione alla sinistra. Se loro ritornassero al potere l'Italia sarebbe meno libera".
Ma poi con la simpatia che gli è innata: "Volevo venire qui con la camicia blu da combattimento ma è intervenuto Bonaiuti dicendomi che erano tutti vestiti eleganti... non che la camicia blu non sia elegante, io ritengo che quando si scende in campo bisogna liberarsi di ogni orpello" "Facendo il giro in mezzo a voi per salire qui, mi sono caricato così tanto che è come se mi avessero attaccato dietro la schiena la spina della corrente, ho tanta di quell'energia che se ci fosse il pugile Carnera lo batterei anche a braccio di ferro..."

Come se non bastasse, l'apostolo più fedele e ispirato del partito dell'amore (il ministro-poeta, per
indenterci) parla di clima che favorisce un attentato al Cavaliere, di "un clima infiammato, alimentato dalle parole e dalle dichiarazioni politiche più irresponsabili e violente". E si appella alla sinistra: "Se c'è ancora qualcuno a sinistra capace di intendere e di coltivare ancora la politica, batta un colpo e soprattutto faccia sentire la sua voce".

Per inciso, non siamo alla vigilia di elezioni politiche ma solo all'inizio di una campagna elettorale per le elezioni regionali che interessano tredici regioni a statuto ordinario, in una delle quali, il Lazio, gli errori commessi nella presentazione della lista PDL sono talmente gravi che neanche il famigerato decreto interpretativo ha potuto porvi rimedio. Ecco scattare allora l'impulso suaccennato e l'uomo dell'amore indossa i guantoni e si trasforma - ipso facto - in un boxer sul ring, tra gli applausi di fan e sostenitori eccitati.
Finora, va detto, la metamorfosi gli è riuscita ma il gioco ormai sembra troppo scoperto per ottenere risultati convincenti.

PER CONCLUDERE:
Nel post di due giorni addietro SE FOSSE L'UOMO DI STATO E DI GOVERNO cercavo di spiegare cosa ci si attende normalmente da un uomo di stato e di governo e perchè a lui risulta impossibile.

Ecco quello che scriveva ieri The Economist (autorevole settimanale inglese, apertamente a favore di una politica liberale in Berlusconi's burlesque
Nell'articolo il periodico inglese ricostruisce lo scenario in vista delle regionali del prossimo 28 marzo e definisce "tipica" la reazione di Berlusconi che in questi ultimi giorni "si presenta come una vittima, accusando l’opposizione  e i giudici di sinistra" di aver cospirato contro di lui.
Mentre sul Mattino di Padova, (un altro brutto giornale di sinistra) si può trovare uno spassoso ritratto ante litteram di Silvio Berlusconi, anticipato appunto da un personaggio del racconto "Morte a Venezia" di Thomas Mann

E per finire:
LE BUGIE DI BERLUSCONI...NON L'HO MAI DETTO!


P.S.: Ecco alcuni tratti dela figura di Massimo Carnera che ne fanno l'opposto del nostro.
Era grande e grosso. Per il fisico imponente e per il cuore d'oro fu definito "il gigante buono". Nato da famiglia poverissima, con il sudore della fronte, i sacrifici e l'immensa fatica si conquistò il suo posto al sole. La figlia del campione Giovanna Maria, circa la vita del padre ha avuto modo di raccontare: "...ci ha trasmesso la dedizione e la cura verso gli altri. Ci ha insegnato che nessuno rimane in cima per sempre e che il vero carattere di una persona si giudica da come affronta la discesa. Era un uomo dolcissimo e tenero. So che il regime fascista lo elesse a icona, ma la verità è che il regime usò mio padre, come usava ogni sportivo di quei tempi. Papà non è mai stato fascista e non apparteneva a nessun partito politico. Adoravo mio padre, ero rapita dal suo coraggio e dalla sua forza, sia fisica sia spirituale. Amava la letteratura classica, l'arte e l'opera. Cercava sempre di migliorarsi e ha voluto fortemente che mio fratello e io studiassimo. Quando mi sono diplomata a Los Angeles, si trovava in Australia e mi ha mandato un telegramma e un mazzo di rose rosse, scusandosi di non poter essere con me. Mentre ricevevo il mio diploma, ho cercato mia mamma seduta in prima fila e vicino a lei c'era mio padre. Aveva fatto il viaggio dall'Australia a Los Angeles per assistere alla cerimonia. Poi ripartì quella sera stessa".
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