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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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28 gennaio 2010

A proposito dell'interrogazione dell'on. Giuseppe Marinello al Ministro dell'Istruzione

              Fonte foto: L’AltraSciacca
On. Marinello, io c'ero nell'Aula Magna del Liceo Classico "Tommaso Fazello" di Sciacca (il mio e il suo onorato Liceo anche se Lei ne ha storpiato il nome) e c'erano tanti altri cittadini e studenti ad ascoltare le testimonianze appassionate e coraggiose di quanti (giornalisti, piccoli imprenditori, parenti di vittime) hanno raccontato episodi più o meno noti di quella violenza mafiosa che offende la nostra terra e ne condiziona il futuro.
Approfitto, anzi, di questa riflessione, per ringraziare l'AltraSciacca dell'iniziativa di alto valore pedagogico e sociale che ha avuto il merito di aprire un dibattito costruttivo su un tema di scottante attualità, smuovendo le acque stagnanti intorno ad un problema che ci riguarda da vicino.

Caro onorevole, la nostra gente ha bisgno di sapere e di non essere lasciata sola ad affrontare questo "mostro" che cerca di opprimerla e di bloccarne ogni reazione; ha bisogno di un'informazione senza censure e non manipolata per capire che c'è ancora spazio per un vero riscatto dal contropotere mafioso.
Al Preside Brancato, che ha aperto le porte della scuola a questi incontri, inserendoli in un progetto di educazione alla legalità, va l'apprezzamento senza riserve di tutti i cittadini liberi e consapevoli, (al di là di qualsiasi appartenenza politica) e la solidarietà per il tentativo maldestro e inaudito di censurarne l'operato, da Lei messo in atto nella veste di parlamentare eletto nella nostra circoscrizione.

Lei non crede, on. Marinello, che siano altre le interrogazioni da presentare all'on. ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca al fine di stigmatizzare le condizioni in cui versa la scuola pubblica di ogni ordine e grado nel nostro territorio?
Se poi volesse ampliare il raggio dei suoi interventi, non potrebbe chiedere all'on. ministro quali motivazioni di ordine didattico e culturale l'abbiano indotta al forte ridimensionamento dell'insegnamento della geografia nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali? Firma l'appello
O quelle relative alla riduzione dell'obbligo scolastico, equiparato all'apprendistato? 

P.S.: sarei curioso, infine, di sapere, on. Marinello, come ha risposto l'on. ministro alla sua interrogazione e se Lei si è dichiarato soddisfatto

25 gennaio 2010

Complimenti a Nichi Vendola e alla Puglia democratica ...

... che hanno dato al PD due suggerimenti chiari:

  • liberarsi delle vecchie cariatidi che rappresentano una palla al piede di un partito nascente (che non può diventare un aborto);
  • riconnettersi fortemente alla gente e ai territori e interpretarne correttamente i bisogni e le attese.




Se il PD saprà fare questo senza infingimenti e senza riserve, allora avrà la possibilità di sperare di scrivere nuove pagine per una politica rinnovata. Ma urge che si liberi definitivamente di tanti "portatori d'acqua" verso una destra impresentabile che comincia ad annaspare anche al livello nazionale per quello che fa e rappresenta.

Si torni, per favore, a dare un senso positivo e propulsivo alle primarie perchè non diventino lo strumento utile solo a sanare conflitti interni al centro-sinistra e riconquistino quella funzione, tanto cara agli elettori dell'area democratica, di strumento utile per la scelta del candidato e del programma migliori.

Si facciano i leader una ragione del fatto che i cittadini rifiutano gli accordi e i nomi costruiti nelle segrete stanze e intendono partecipare attivamente alla vita politica anche attraverso il superamento (non più procrastinabile) della legge elettorale 'porcata'.

L'augurio per Nichi adesso è quello di riuscire, dopo questa bella affermazione personale, a convogliare l'elettorato pugliese democratico, riformatore e progressista per una risposta consapevole, forte e vincente sulla politica del malaffare e dei bassi interessi che in Puglia vorrebbe tornare ad imporsi.

23 gennaio 2010

In qualsiasi altro paese democratico e civile del mondo ...

... una persona responsabile, chiamata a decidere i destini di una nazione ma oppressa contemporaneamente dal peso schiacciante delle proprie personali, private responsabilità, richiederebbe un salvacondotto speciale e raggiungerebbe un'isola accogliente dove trascorrere il più serenamente possibile gli anni che ancora gli è dato da vivere.

Otterrebbe alcuni risultati importanti:
  • Libererebbe il Paese da una stretta insopportabile che lo sta asfissiando;
  • Consentirebbe anche agli avversari di valutare e riconoscere gli aspetti positivi del suo operato (se ce ne fossero);
  • Accelererebbe il ritorno del paese alla normalità costituzionale;
  • Consentirebbe allo stesso interessato di valutare quanti di coloro che adesso lo servono e lo sostengono, usano di lui per strumentale opportunismo;
  • Otterrebbe, finalmente, l'onore delle armi come riconoscimento per non aver condotto con sè anche il paese nel baratro più profondo.

Ma queste sono considerazioni prodotte dalla mente normale di un cittadino normale. Ci sono, purtroppo, personalità complesse, dotate di uno smisurato senso di sè fino alla totale svalutazione degli altri, disposte a bluffare fino a toccare il fondo.
Finchè a rovinarsi sono soltanto loro, poco male; quando, invece, nel loro crollo intendono trascinare un paese intero, allora occorre che chi ne ha ancora la capacità e la forza, rifletta seriamente e faccia qualcosa.
E questo discorso non è rivolto soltanto a chi dice di fare opposizione, ma al diretto interessato in primis, ai cittadini consapevoli, a quanti hanno a cuore l'Italia e il suo futuro fra le nazioni civili.

P.S.: Quello cui oggi assistiamo nel nostro paese ci fa pensare soltanto alla situazione socio-politica dell'Iran!

21 gennaio 2010

L'ULTIMA SCONCEZZA (in ordine di tempo)


Visito di tanto in tanto il Blog di Concita De Gregorio sull'Unità e oggi voglio riportare la pagina Indecenza al governo
 
Un'amnistia penale e contabile. Una legge cucita come un abito su misura per salvare il presidente del Consiglio che nega giustizia a tutti quei cittadini che vedranno dichiarati morti processi non ancora conclusi. Una norma che salva la casta dal dovere di pagare per i reati contabili: un danno erariale enorme per lo Stato per mano di un governo che non è in grado di abbassare le tasse come promesso ma che rinuncia a 500 milioni di euro da politici e società che abbiamo commesso reati contabili e amministrativi. La lista dei fortunati è lunghissima. Comprende tra gli altri l'estensore del testo senatore Giuseppe Valentino, che visto l'andazzo generale non ha avuto problemi a contribuire a scrivere una legge che andasse bene anche per sé. Valentino ha un giudizio pendente davanti alla Corte dei Conti del Lazio per una storia di sprechi e consulenze quando era sottosegretario alla Giustizia con il Guardasigilli Roberto Castelli (anche lui beneficiario della legge, come vi avevamo annunciato, e anche lui suo autore, in quanto membro della commissione Giustizia del Senato).
Moltiplicandosi per metastasi ieri nell'aula del Senato il cancro del conflitto d'interessi, e la volontà della maggioranza di aggirare la Costituzione, ha prodotto un mostro. Pur di risolvere il problema personale di Silvio Berlusconi e, nello stesso tempo, per evitare di andare a sbattere contro la violazione dell'articolo 3 della nostra Carta fondamentale (quella che sancisce il principio di uguaglianza) è stata allargata a dismisura, ben oltre il campo del diritto penale, la norma salvapremier chiamata "processo breve". Con questo brillante risultato: non solo decine di migliaia di cittadini, vittime di reati, non avranno più giustizia, ma lo Stato perderà una cifra che si aggira attorno al mezzo miliardo di euro. Per dare un'idea a chi non avesse dimistichezza con questi ordini di grandezza: sono 100 milioni in più di quanto il governo ha racimolato con l'ultima Finanziaria per le università. Sono cinque volte la cifre stanziata per l'agricoltura. Sono il doppio dei fondi destinati all'adeguamento antisismico delle scuole dell'intero Paese. I ricercatori dell'Ispra che si occupano con grande competenza di compiere analisi ambientali sul nostro territorio sono nel frattempo ancora sui tetti, senza lavoro: a uno di loro, specialista in mare e coste, il ministro ha proposto di occuparsi di marmotte. Come se a un ginecologo chiedessero visto che è medico di fare trapianti di cuore. «Senza vergogna», abbiamo titolato qualche tempo fa. Ieri oltre al limite del pudore si è superato anche quello della decenza. Di questo parla oggi Anna Finocchiaro in un'intervista raccolta da Ninni Andriolo. Delle origini di tutto questo racconta la seconda puntata dell'inchiesta «processo breve memoria lunga», in cui Claudia Fusani e Luigi De Magistris ripercorrono in quattordici puntate per tre giorni alla settimana tutti i processi che nel corso degli ultimi vent'anni hanno visto imputato il premier, con conseguente modifica del nostro sistema giustizia. Oggi si parla delle tangenti Guardia di Finanza, correva il 1994.

Colpisce l'analisi attenta dei fatti della malapolitica e l'accostamento stridente di questi con i problemi  quotidiani delle persone normali, oscurati totalmente dai media.
Impressionante è poi il numero di commenti (centinaia) che si possono dividere in 3 categorie:
1) Quelli che condividono (la grande maggioranza) il punto di vista della giornalista e la incitano a continuare l'impegno anche in nome e per conto loro che sono senza voce
2) Quelli che appaiono delusi e spesso offesi da un'opposizione, in particolare il PD (o una parte di esso), che appare prona e inerme di fronte alla carica forsennata di una destra indecente
3) La minoranza, infine, dei soliti provocatori che, in modo spesso osceno, fanno l'elogio acritico del manovratore, accusano gli altri di tutti i misfatti, consigliano di attendere il compimento dell'opera.

Tra i frequentatori del sito c'è Antonella che in una mail mi scrive:
Concita riesce ancora a scrivere, a parlare. Io no. Tutto questo parlare a cosa serve?  Dentro ho ormai solo il vuoto. Tempo fa l'avevo detto: non è più tempo di parole. Ma nessuno fa niente. Parliamo, parliamo... parliamo, parliamo...
Cosa importa quanti soldi lo Stato perde con questo cosiddetto processo breve? Li perde anche con lo scudo fiscale, con le norme pro evasori, con il ponte sullo Stretto, con la Tav, le centrali nucleari, le tangenti, i mega stipendi e le mega pensioni, eterni, a quella che ormai è una moltitudine, con i carrozzoni che servono a rubare e a far sì che amici degli amici guadagnino stipendi da favola, altri con il risparmio ottenuto non pagando la contingenza... con le proprietà pubbliche vendute, con mille sconci di ogni giorno.
E noi parliamo, parliamo. Ci arrabbiamo, non riusciamo più a vivere dignitosamente da molto tempo. Molti giovani sono rovinati e gli abbiamo scippato il futuro, li abbiamo spenti, traditi, uccisi a volte, per far guadagnare bar, pizzerie, discoteche e spacciatori. Li abbiamo resi egoisti, insensibili. Abbiamo tradito ogni ideale, ogni principio. Siamo tutti Caino. Lasciamo che la violenza, la disonestà, l'arroganza, l'illegalità imperino. E parliamo, parliamo. Non è finita qui, e già siamo nel baratro. Ma parliamo.
Basta, non ho più voglia di parlare.

Questo di Antonella è uno stato d'animo assai diffuso dinanzi allo sconcio, agli esempi e alle parole (l'ultima dell'uomo dell'amore 'giudici = plotoni di esecuzione') che vengono dagli uomini alla guida di questo sventurato paese.

Cosa vedremo e sentiremo ancora? 

19 gennaio 2010

HAITI: STERMINATA CATASTROFE!

Le parole e le immagini 
non sono bastevoli 
a mostrare il dramma 
di milioni di persone e di un paese, 
devastati in pochi attimi  
dalla  furia 'innaturale' del sisma.


Da Port-au-Prince la cronaca di Alberto Flores d'Arcais, inviato di Repubblica
I bambini senza nome di Haiti





Forse i versi ci aiutano a capire


Da Racconti e poesie di Costantino Posa






HAITI, sto male

Pendii di lunghe attese che la mente percorre a cercare quel che ero.

Mani che invocano tra polveri e lamenti.

Corpi stesi senza voglia. Occhi che non vedono.

La terra trema. La terra vendica. La terra ordina.

Ed io ancora in balia delle tante ilusioni, non mi basta più neanche morire.

Mi chiedo, perchè prima? I miei malumori. I miei capricci. I miei rancori.

Ora che non ho più, come posso ritrovarli?

Ora che non sogno più, solo affamato, ferito, svuotato, come posso più sperare.

La mia vita di mancanze, ora non ho neanche quelle.

Ora sono a terra, mi guardo intorno, la terra trema e si lamenta,

non riesco più ad immaginare come sarà il mio domani.

Se ci sarà per me un domani!

Dal blog di Phlox

Furia assassina 
dolore sconfinato
mondo finito

natura si ribella
grida, urli e lacrime!

Disperazione
di color rosso sangue
boccioli stinti.

Fiori recisi morti
all'alba nuova vita!


Dal blog di Annalisa Fracasso

Avevo due fratelli e una sorella, 
non li rivedrò

avevo una madre
non rivedrò più nemmeno quella

avevo un padre
ma non lo vedevo spesso
se chiedevo
'dov’è adesso?’
per mare, mi dicevano
ora mi cercherà
non c’era quando questo é successo

Ho bevuto latte di cocco
e respirato vento di scirocco
avevo collane di conchiglie
e il mio piccolo mondo pieno di meraviglie
ma la Tua casa è più bella della mia
non lasciarmi andare via!

Ero troppo piccolo per conoscere la paura
quando sei arrivato a riprendermi
Semplicemente
Ti ho dato la mano
E mi hai preso con Te

Credo che avrei preferito continuare a giocare
con la spuma del mare
credo anche che avrei voluto imparare ad amare
Ma non ho avuto paura quando mi sei venuto a chiamare

Promettimi solo
Che anche qui
Io crescerò
E che tutti coloro che amo
Un giorno rivedrò

La Tua casa è più bella della mia
Non lasciarmi andare via!


TERREMOTO AD HAITI – COME AIUTARE
CROCE ROSSA
Numero verde: 800.166.666
Donazione online: Causale “ Pro emergenza Haiti “ www.cri.it
Bonifico bancario: causale “ Pro emergenza Haiti” IBAN IT66 C0100503 3820 0000 0218020
SMS 48540 donazione 2 Euro da “WIND” e “3”
UCODEP
Ucodep, l'associazione italiana della coalizione internazionale di Oxfam, presente in 20 paesi del mondo, lancia una sottoscrizione.
Si può donare attraverso il sito http://www.ucodep.org/ con carta di credito o telefonando al numero verde 800.99.13.99,
in alternativa il c/c postale 14301527 intestato a Ucodep, con causale Emergenza Haiti
PROGRAMMA ALIMENTARE MONDIALE ONU
Posta : c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM
IBAN IT45TO76 0103 200 0000 6155 9688
Banca: c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848
ABI 03069 CAB 05196
IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383
Donazioni online: http://www.wfp.org/it
CARITAS ITALIANA:
C/C POSTALE N. 347013 - Causale: "Emergenza terremoto Haiti"
Oppure tramite bonifico:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma - Iban: IT50 H030 0205 2060 0001 1063 119
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - Iban: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - Iban: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113
CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)
MEDICI SENZA FRONTIERE
Con carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25
Con bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000
CC postale 87486007, intestato a Medici senza Frontiere inlus, causale: Terremoto Haiti
UNICEF
Donazioni online: www.unicef.it/haiti
Con c/c postale 745.000, causale: ‘Emergenza Haiti’
Con carta di credito online su questo sito oppure chiamando il Numero Verde UNICEF 800 745 000
Con c/c bancario Banca Popolare Etica IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051
PROGETTO MONDO MLAL
Per chi volesse parteciparre alla ricostruzione di Haiti versamenti su: Banca Popolare Etica IBAN IT 07 J 05018 12101 000000511320
ONG AGIRE
Agenzia Italiana Risposta alle Emergenze (Onlus)
Network che riunisce 11 Organizzazioni Non Governative Italiane ed Internazionali
Sms: Una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim o Vadafone o chiamando da rete fissa Telecom. Numerazione attiva da oggi fino al 31 gennaio 2010.
Oppure:
Donazioni con carta di credito al numero verde 800.132870
Posta: cc postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti.
Banca: cc BPM - IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti.
Donazioni online: www.agire.it
FONDAZIONE FRANCESCA RAVA N.P.H. ITALIA ONLUS
Tel 0254122917 bollettino postale su C/C postale 17775230
bonifico su c/c bancario BANCA MEDIOLANUM SpA,
Ag. 1 di Basiglio (MI) IT 39 G 03062 34210 000000760000 causale: terremoto Haiti
carta di credito on line su www.nphitalia.org o chiamando lo 02 54122917
FONDAZIONE AVSI – ong onlus
20158 Milano via legnone 4
cell +39 3357101896 tel.+39 026749881
Per chi volesse fare una donazione indicare nella causale “terremoto Haiti”
Credito Artigiano-Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000 IBAN IT 68 Z0351201614000000005000 BIC (Swift code) ARTIITM2 Conto corrente postale n° 522474, intestato AVSI
EMERGENZA HAITI
Gli amici di "ABC solidarietà e pace - onlus" da anni sono presenti ad Haiti con progetti di sostegno scolastico aiutiamoli a far fronte all'emergenza.
"A,B,C Solidarietà e Pace"
Banca Popolare di Milano
IBAN IT 97 T 05584 03245 000000000512
causale: "G-aiuti umanitari Haiti"
per ulteriori informazioni sul progetto: http://www.abconlus.it/haiti.asp
RACCOLTA FONDI PRO HAITI
conto corrente postale: 13688205 intestato a:
Movimento Lotta Fame nel Mondo, Via Cavour, 73 – 26900 Lodi
causale: terremoto Haiti
oppure:
Banca Popolare Etica – Ag. Milano
IBAN: IT91 R 05018 01600 000000 540540
intestato a Movimento Lotta Fame nel Mondo, Via Cavour, 73 – 26900 Lodi
causale: terremoto Haiti
APPELLO PER HAITI
AVSI è già operativa nella capitale nei quartieri poveri di Cité Soleil e Martissant, con un punto di prima accoglienza per le persone senza tetto, in particolare bambini e mamme, distribuendo generi di prima necessità.
DONA ORA IL TUO CONTRIBUTO - indicando nella causale “terremoto Haiti”:
- Credito Artigiano - Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000
Per bonifici dall'estero:
IBAN IT 68 Z0351201614000000005000
BIC (Swift code) ARTIITM2
- Conto corrente postale n° 522474, intestato AVSI
- Donazioni online dalla home page del sito
Maggiori info sul sito: www.avsi.org – leggi la cronaca e scarica il progetto da sostenere.

17 gennaio 2010

Se fossi un insegnante di religione ...


... un vescovo o il segretario di Stato vaticano farei di tutto per dimostrare al ministro Tremonti, anche in nome dei principi cristiani, che gli scatti stipendiali solo per gli insegnanti di religione rappresentano un privilegio intollerabile e una palese sperequazione rispetto agli altri docenti precari.


Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi.
Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l'immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all'anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.

Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati l'aumento potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane.
Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito. Vedi: Aumenti ai prof di religione

Siccome non sono un insegnante di religione né un vescovo o il segretario di Stato vaticano ma solo un cittadino di questa repubblica, visto che gli insegnanti sono troppi, mi chiedo se non sia ora di togliere gli insegnanti di religione cattolica dalla scuola pubblica. In nome della laicità dello Stato e del rispetto delle altre confessioni non concordatarie.

UNA MAIL PER DIRE "NO AL RAZZISMO"


Sono giorni, settimane, mesi, che la cultura razzista sta dilagando nel nostro paese, come se i diritti avessero una cittadinanza e non fossero patrimonio imprescindibile di ogni essere umano.
I fatti di Rosarno non sono che la dimostrazione che la misura è colma, per poterersi continuare a chiamare “popolo civile”. Gli italiani sono ORA chiamati a decidere da che parte schierarsi. Don Lorenzo Milani diceva:
"Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri."

Allo scopo di mostrare il proprio dissenso verso una politica sempre più discriminatoria che troppo spesso parteggia per i più forti opprimendo oltre misura i deboli, è partita dal gruppo web “non sono bianco, non sono nero, voglio essere a colori” l’iniziativa di inviare una mail di protesta alla Presidenza della Repubblica.

Se anche voi condividete la necessità di non essere complici del degrado morale verso il quale ci sta portando questa politica discriminatoria, copia/incollate il testo che segue ed inviatelo tramite questo link al Presidente Giorgio Napolitano.


Alla Presidenza della Repubblica.


Il nostro Paese oggi non è quello immaginato né dagli Italiani del Risorgimento, né dai Partigiani della Resistenza, specialmente quando esso si macchia di gravissime colpe come quella di essere diventato terra di discriminazioni razziali.
La Storia italica ha nelle sue stesse radici, più che in ogni altro angolo del mondo, una componente: la risultante millenaria dell’incontro tra grandi civiltà diverse, che hanno fatto sì che nel nostro stesso patrimonio genetico di abitanti di questa penisola siano inevitabilmente presenti elementi di multietnicità. Persino i nostri stessi caratteri somatici testimoniano questa verità. Si provi ad entrare in una qualsiasi aula scolastica frequentata anche da soli cittadini italiani, in qualunque regione italiana, e si noterà che, a differenza che in paesi anglosassoni, scandinavi, slavi, qui troviamo volti i più diversi: mori, biondi, rossi, castani; occhi neri, occhi azzurri, pelle scura, pelle olivastra, pelle chiara: sono proprio loro, i nostri figli!
I Padri Costituenti vollero solennemente sancire nella Costituzione i principi fondamentali che all’art. 3 ci ricordano la pari dignità sociale e l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.  Ma oggi appare così lontana l’osservanza di tali principi che, in quelli come noi che ne hanno fatto la loro base etica di vita, l’indignazione ha raggiunto un livello di non più sopportazione. Nel ricordare che l’Italia ha aderito alle più importanti convenzioni internazionali in tema di diritti umani, i cittadini, che si sono raccolti intorno al gruppo titolato, presente tra le pagine del social network “Facebook”, si rivolgono ad Ella, Signor Presidente della Repubblica, affinchè ci sia un Suo intervento chiaro, nelle vesti di Garate della Carta Costituzionale, inteso a far valere quei principi, a richiamare il governo di questo Paese all’osservanza di quei principi, a sanzionare senza esitazione quelle formazioni partitiche che si sono distinte per atteggiamenti e propositi xenofobi e razzisti.
Noi Le inviamo questa nostra richiesta fiduciosi.
Ci auguriamo quanto prima che vengano presi provvedimenti chiari, intesi a porre un freno a quest’ondata di razzismo nel nostro Paese.
Il nostro gruppo, che non è il solo, ha però anche una precisa posizione che è quella, nel caso di insensibilità a questa nostra richiesta, di procedere a manifestazioni e proteste senza fermarci, intenzionati a condurre un’azione di civile lotta contro ogni forma di discriminazione razziale e ingiustizia sociale nei confronti dei deboli di qualsiasi etnia.
La ringraziamo per l’attenzione.


IL GRUPPO CONTRO IL RAZZISMO: “NON SONO BIANCO, NON SONO NERO VOGLIO ESSERE A COLORI”
Indirizzo mail : fratellicolorati@gmail.com

Fonte:
Il blog di Susanna Ambivero

15 gennaio 2010

CHIUSI I MIEI SONDAGGI DI FINE ANNO: TABULAZIONE E ANALISI

Vota il tuo politico preferito (con tante scuse per i fuori elenco)

Di Pietro Antonio
27
24%
Bindi Rosy
17
15%
Bersani Pierluigi
15
13%
Fini Gianfranco
9
8%
Ventola Nicola
6
5%
Marino Salvatore
5
4%
Altro (non in elenco)
5
4%
Berlusconi Silvio
5
4%
Franceschini Dario
4
4%
Tabacci Bruno
4
4%
Fassino Piero
2
2%
Orlando Leoluca
2
2%
D'Alema Massimo
2
2%
Casini Pierferdinando
2
2%
Mussolini Alessandra
1
1%
Maroni Roberto
1
1%
Brunetta Renato
1
1%
Capezzone Daniele
1
1%
Quagliariello Gaetano
1
1%
Bossi Umberto
1
1%
Lupi Maurizio
1
1%
Concia Anna Paola
1
1%
Bocchino Italo
0
0%
Brambilla Michela
0
0%
Prestigiacomo Stefania
0
0%
Ghedini Niccolò
0
0%
Carfagna Mara
0
0%
Alfano Angelino
0
0%
Cota Roberto
0
0%
Calderoli Roberto
0
0%
Gasparri Maurizio
0
0%
Cicchitto Fabrizio
0
0%
Gelmini Mariastella
0
0%
La Russa Ignazio
0
0%

Total Votes: 113

Il sondaggio ha raccolto 113 voti e, considerata la posizione politica dei miei lettori, era scontato che i voti si orientassero verso politici dell'opposizione. Meno scontato che fosse Di Pietro con 27 voti a guidare la classifica, seguito a distanza dai due esponenti di primopiano nel PD. Rilevante la 4° posizione di Fini con 9 voti (4 più di Berlusconi) e la 5° di Vendola (6 voti) cui non ha giovato l'errore nella scrittura del nome.

Condividi l'accordo tra maggioranza e opposizione per le riforme?

No
95
84%

18
16%

Total Votes: 113

Significativa l'indisponibilità dei miei lettori a considerare positivamente un'eventuale intesa tra maggioranza e opposizione per le riforme. La stragrande maggioranza di loro (95/113) vota NO al quesito, forse perchè consapevole del fatto che un'intesa sarebbe possibile solo come  approvazione e ripiegamento sulle posizioni della maggioranza.

La tua prima riforma del 2010

Legge elettorale
83
75%
Altro
18
16%
Sistema previdenziale
6
5%
Giustizia
2
2%
Forma di governo
1
1%
Federalismo
1
1%

Total Votes: 111

Interessante il voto sulla I riforma da mettere all'O.d.G.: 83/111 scelgono la legge elettorale (la famosa porcata). Notevole il 2° posto di chi (18/111) vota "altro".

La parola, la locuzione abusata che a fine anno butterai dalla finestra

le mani nelle tasche degli italiani
19
17%
colpa della sinistra
18
16%
piuttosto che
17
15%
volontà popolare
11
10%
clandestino
11
10%
assolutamente sì
7
6%
bipartisan
6
5%
fannullone
5
4%
nelle more
5
4%
irricevibile
3
3%
come dire
3
3%
trans
2
2%
aiutino
1
1%
al limite
1
1%
ci sta
1
1%
(altro non in elenco)
1
1%
a prescindere
1
1%
sdoganare
0
0%
ma anche no
0
0%
a tutto tondo
0
0%

Total Votes: 112

Meritevole di un'attenta analisi questo sondaggio sulle parole abusate che spesso confondono la grammatica ma anche le idee.
1) "Non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani" è una vera 'chicca' di cui la destra al governo continua a servirsi per convincere i cittadini che essa non abusa del prelievo fiscale. La verità è che le tasse aumentano invece che diminuire e l'espressione, che suona piuttosto volgare, lascia il tempo che trova per 19/112 che l'hanno votata.
2) "Colpa della sinistra" altra espressione abusata per attribuire alla sinistra ogni responsabilità per tutto ciò che non va, votata da 18/112.
3) L'abominevole "piuttosto che" in voga in TV e sui giornali in una accezione impropria e scorretta come disgiuntiva (o) è stato opportunamente scelto da 17/112.
4) La "volontà popolare" in nome della quale chi governa fa i propri comodi viene indicata da 11/112, come "clandestino" al posto del più corretto immigrato irregolare.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al sondaggio e attendo considerazioni e commenti.

14 gennaio 2010

LE MINZOLINATE SUL TG1

Ieri sera Minzolini, nel suo editoriale sul TG1 delle 20 ha esaltato la figura di Bettino Craxi, affermando, tra l'altro, che l'ex segretario socialista "non ha bisogno di nessuna riabilitazione, per la storia va già ricordato oggi come uno statista". Quindi ha aggiunto che in quegli anni "si alterò l'equilibrio nel rapporto tra politica e magistratura che per quasi un ventennio ha fatto cadere governi per inchieste che spesso non hanno portato da nessuna parte e che ha lanciato nell'agone politico i magistrati che ne erano stati protagonisti".
"Querelerò Augusto Minzolini e lo denuncerò alle Camere e al Paese per le sue affermazioni fatte nel suo editoriale", ha commentato Antonio Di Pietro che ha aggiunto: "Sarà la storia a giudicare Bettino Craxi come statista. Io l'ho indagato come magistrato e non spetta a me stabilire se era uno statista. È stato condannato perchè aveva tre conti correnti non per il partito ma per se stesso, era un corrotto e ha fatto il latitante".
Il leader di Idv ha concluso dicendo "a questo punto il problema non è Craxi ma Minzolini che ha raccontato bugie sul servizio pubblico pagato dagli utenti. È inaccettabile che abbia paragonato Craxi al Papa".

In questo video, l'editoriale di Minzolini e la presa di posizione di Di Pietro:


Io vorrei chiedere a Minzolini se qualcuno gli ha passato la velina che ha letto ieri sera e se il suo obiettivo primario è togliere spettatori al TG1. 
Mi piacerebbe sapere, inoltre, se i giornalisti della redazione non hanno nulla da obiettare ai suoi pseudo-editoriali.
Mi piacerebbe conoscere, infine, i termini del contratto che ha firmato con la RAI e quelli dell'accordo non scritto, definito con il 'suo padrone'.

Al padrone delle TV italiane, nonchè capo del governo (spesso si lamenta di programmi come Annozero, Ballarò, Report ecc, che raccontano fatti e li documentano e che milioni di italiani seguono per questo e non si lamentano di pagare il canone) vorrei chiedere se considera decente pagare il canone per ascoltare le minzolinate sul TG1 in prima serata.

P.S.: per i suoi cosiddetti editoriali, che definire mistificatori della verità è un eufemismo, lo condannerei a leggere i volumi, tutti, della Treccani che ha alle spalle, e a fornircene un sommario decente.

13 gennaio 2010

PROCESSO BREVE, LEGITTIMO IMPEDIMENTO, SCUDO GIUDIZIARIO, IMMUNITÀ PARLAMENTARE: le leggi a cui gli Italiani non possono rinunciare!

Come ben spiega Giuseppe D'Avanzo sulla Repubblica di ieri, il capo del partito dell'amore di sè,  cioè il presidente del consiglio voluto dalla maggioranza relativa degli italiani che hanno votato, dimentico di aver ricercato e proposto nei giorni della convalescenza un confronto costruttivo con l'opposizione sulle riforme costituzionali, presenta il suo pacchetto:
  • decreto legge che imporrebbe una sospensione di tre mesi ai processi in cui il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto "contestazioni suppletive", Leggi Caso Mills (1 imputato per corruzione) e compravendita dei diritti televisivi Mediaset (1 imputato di frode fiscale).
  • "processo breve" che prevede la durata complessiva di sei anni per i tre gradi di giudizio. Cancellerebbe d'un colpo i processi che lo vedono imputato, ma anche i reati commessi da manager nell'interesse delle loro aziende per effetto dell'emendamento che estende la norma anche alle persone giuridiche, quindi alle società che devono rispondere di reati contabili, danni erariali, ecc.
Processo breve, legittimo impedimento, scudo giudiziario, immunità parlamentare, ecco gli argomenti all'O.d.G nell'agenda del governo che si cerca di imporre al voto del parlamento.

Tutto questo è presentato come improcrastinabile e richiesto con procedura d'urgenza e tutti sanno, non solo in parlamento ma anche nel paese e all'estero, a cosa e a chi serva tutto questo.

Al diavolo la riforma fiscale, la riforma della giustizia nell'interesse dei cittadini e del paese, gli interventi legislativi attesi dai cittadini e dalle imprese alle prese con gli effetti di una crisi a lungo negati o minimizzati!
Tutto questo mentre la FIAT va via da Termini Imerese, mentre le piccole e medie imprese chiudono dopo avere a lungo boccheggiato, mentre continua inesorabile la piaga degi infortuni mortali sul lavoro, mentre i fatti di Rosarno appaiono come la punta di un iceberg che nasconde una polveriera esplosiva.
Come si può chiamare tutto questo?
Irresponsabilità? Insipienza? Arroganza? Insolenza?

Come si fa a non capire che questa situazione di un parlamento tenuto in scacco sulle urgenze più o meno legittime di un imprenditore, politico anomalo, è anche figlia di una legge elettorale che ha tolto ogni possibilità ai cittadini di scegliere e votare il proprio candidato (neanche durante il fascismo si vide una simile porcata!) e ha reciso ogni rapporto tra gli elettori e gli elletti legando questi ultimi a filo doppio con chi, di fatto, li ha nominati?

Occorre che i cittadini richiedano a gran voce che si elimini al più presto questa vergogna, che torni al Popolo la prerogativa espressa nella Costituzione (intendo la sovranità), che si impedisca a chi manipola leggi e regole nel proprio personale interesse di dire di farlo in nome e nell'interesse del Popolo sovrano!

12 gennaio 2010

ANCORA SU ROSARNO: la rivolta africana


La rivolta africana - Perché gli africani hanno distrutto tutto, due articoli di Damiano Zito sulla rivolta di Rosarno tratti dal sito la Voce di Fiore a cura di Francesco Saverio Alessio. Di quest'ultimo consiglio la lettura di LA SOCIETÀ SPARENTE scritto in collaborazione con Emiliano Morrone
Misteriosamente scomparso dalle librerie, il volume, con prefazione di Gianni Vattimo e Angela Napoli, racconta la vicenda dell’ex pm Luigi De Magistris, la Calabria della corruzione, l’impegno dei movimenti civili a favore del magistrato, le indagini a carico dei consiglieri regionali, la sparizione della società calabrese, delitti e omicidi impuniti alla punta dello Stivale italiano.

La rivolta africana

Le intimidazioni e le violenze, in Calabria, avvengono con una certa frequenza, ma difficilmente si vede la gente per strada che manifesta contro le prevaricazioni, per questo motivo quello che sta succedendo a Rosarno è significativo per una terra difficile come la Calabria.
Gli africani della piana di Gioia Tauro si sono ribellati dopo che alcuni di loro sono stati colpiti con un’arma ad aria compressa. Lo scorso anno due ivoriani vennero feriti con un’arma da fuoco, anche in quell’occasione l’indignazione sfociò in una manifestazione ma senza tafferugli. Gli africani vivono come bestie, ammassati in edifici abbandonati, lavorano nei campi, raccolgono arance e mandarini. Una situazione da “terzo mondo”. La loro condizione disperata li ha portati a non aver cura di niente dopo la violenza subita e accecati dalla rabbia hanno distrutto tutto ciò che gli veniva a portata di mano per le strade di Rosarno. La gente è spaventata, i giornali riportano le notizie di qualche ferito anche tra i cittadini rosarnesi e, mentre scrivo, leggo che circa sette extracomunitari sono stati arrestati.
Citando Roberto Saviano viene da chiedersi: “come abbiamo fatto a diventare così ciechi, asserviti, rassegnati e piegati, mentre gli ultimi degli ultimi, gli africani, sono riusciti a tirar fuori più rabbia che paura e rassegnazione?”. Le comunità africane di Rosarno e di Castel Volturno, non bisogna dimenticarlo, sono le uniche due comunità che si sono ribellate alle mafie. A settembre del 2008 per mano dei casalesi venivano uccisi sei africani e nella cittadina casertana si scatenò un clima di guerriglia urbana simile a quello che in queste ore ha avvolto Rosarno. Gli africani si sono sostituiti a noi, ai calabresi, ai campani, agli italiani. Loro si ribellano alle umiliazioni subite. In Calabria dove la presenza dello Stato si avverte come il vento in una giornata calda ed afosa d’estate, gli africani si sono integrati solo grazie all’impegno di alcuni volontari. Altrimenti per il resto della popolazione sono come dei porci in un porcile, lasciati a sé stessi, per servirsene quando ce n’è bisogno.
Dopo quest’ultima protesta è probabile che in tanti chiedano di mandarli via, alcuni lo stanno già facendo, perché questo è il destino di chi in Calabria non vuole piegare la testa. O viene cacciato, o se ne va spontaneamente. Chi rimane, invece, è destinato ad essere isolato e a subire. Quasi come nei racconti di James Joyce che in “Gente di Dublino” analizza il tema dalla paralisi morale e della fuga, a differenza che mentre nei racconti dello scrittore irlandese la fuga non viene mai intrapresa, in Calabria avviene spesso.
Il desiderio di una vita tranquilla, lontana dalle ribellioni ha un prezzo da pagare: il silenzio e quindi la rabbia da tenere rinchiusa nel petto anche quando si è l’oggetto diretto di un sopruso.
Gli africani ci stanno insegnando che agendo insieme, si può cancellare la paura e il senso di frustrazione, ci stanno insegnando il sano principio dell’inviolabilità della persona umana. La degenerazione della loro protesta non deve indurci nell’errore di scambiare i ruoli, di considerare loro come i criminali e gli altri come dei benefattori che vogliono pulire il territorio. È facile etichettare. Il loro gesto è l’ultimo stadio di una sofferenza covata nel tempo e dovuta all’ostilità mostrata da un’Italia che considera criminale chi è senza casa, senza soldi e viaggia su un barcone, rischiando la vita in cerca di un futuro migliore da dare a sé stesso e alla propria famiglia. Mi chiedo come facciamo noi, che abbiamo avuto antenati morti per la mancanza di cibo mentre andavano in giro a chiedere l’elemosina, a non capire la loro situazione. Come facciamo a restare inermi davanti allo sfruttamento delle loro braccia, dei loro corpi magri, nutriti da arance e mandarini.
Davvero non riusciamo a capire che quella degli africani di Rosarno e di Castel Volturno è una vera e propria denuncia? Non vogliono sottostare, non vogliono rassegnarsi. Stanno chiedendo rispetto e libertà. Noi cosa siamo in grado di dargli? Sarebbe meglio non prendere in considerazione le dichiarazioni di alcuni politici, sempre se non vogliamo credere alla favola di alcuni disperati senza tetto e senza dignità che hanno deciso di sfondare vetrine poiché criminali, magari trafficanti di cocaina e che vengono a rubarci il lavoro.
Gli africani pagheranno la loro violenza. Ma si assuma la propria responsabilità chi ha alimentato il razzismo verso chi ha un colore della pelle diverso dal nostro o non professa la nostra stessa religione, si assumano responsabilità coloro che alimentano l’odio verso questa gente, facendo credere agli italiani che il male di questo Paese sia la diversità culturale e non le mafie che rappresentano invece il cancro incurabile di una Repubblica fondata sul sangue dei giudici Falcone e Borsellino.

Perché gli africani hanno distrutto tutto
Appare difficile in questo momento far capire i motivi di una protesta così violenta e inaspettata(?). Provo lo stesso a spiegare in poche righe, se ci riesco, un concetto che spero sia chiaro. Cerco di fare ragionamenti semplici: in che modo ci porgiamo verso gli africani che incontriamo per strada, piuttosto che sulle spiagge in estate o durante qualche festa quando ci affacciamo a guardare i loro oggetti messi in vendita sulle bancarelle? Nella maggior parte dei casi, ci rivolgiamo dicendo “ehi cugggino!” o “ciao cugggino, quanto vendere questo?”. Insomma, se stiamo interloquendo con un africano stiamo pensando con la nostra testa che lui è diverso, è più povero, non parla bene l’italiano. Quindi iniziamo ad utilizzare un italiano maccheronico, mischiato al dialetto locale, il tutto nella più totale convinzione che se parliamo la nostra lingua con i verbi sbagliati loro, che a differenza nostra consocono almeno due lingue, capiscono meglio. Sembriamo degli stupidi, è come se io volere iniziare scrivere questo sito cu na lingua differenti, pecchì il blog potere essere leggere pure da negro puzzolenti africano di merda, e siccome lui non sapere italiano io scrivere e parlare come uno scemo.
Quando gli africani non ce li abbiamo propriamente davanti a noi, ma stiamo parlando di loro, non li distinguiamo col loro nome, ma iniziamo a dire “i neri” o meglio “i nigri (o nìguri) i rosarnu”, “no! chidi chi abitannu a Collina a Rizziconi”. Per noi non hanno nome, sono tutti salammallik (espressione dialettale che tradotta vuol dire: salame mi lecchi. A voi i doppi sensi). Se un africano lavora con me, lui mi deve considerare suo padrone, perché siamo bianchi e abbiamo quindi tutto il diritto di essere considerati loro padroni. Anche se facciamo lo stesso mestiere. Io sopra lui sotto. Sempre.
Noi li consideriamo tutti uguali, ma solo a loro stessi, hanno le stesse labbra gonfie, lo stesso attributo esagerato, gli stessi denti bianchi, unico segnale di riconoscimento al buio quando percorriamo la statale 18. “Sti nìgri! Se non sorridono rischiamo di metterli sotto con la macchina!”.
Per noi, loro sono solo loro. Kwame è u nìgru, poi u nìgru è Lumumba che è uguale a Gebre, lo stesso di Oba e Ayubu, sì quelli lì i nìgri, proprio loro, quelli uguali a Ekow, Salehe, Thembi, Zuru, Dume, Kojo, Toure, Rudo, Anwar, Gyasi, Muniyka, Okwui, Diara, Wambua e tutti gli altri nìgri.
Per concludere: noi abbiamo sempre considerato la comunità africana, e continuiamo a farlo, una comunità con la quale non ci può essere interazione, culturalmente li poniamo sotto il nostro livello, alcuni di noi li deride, li umilia, gli fa versi. Li trattiamo come i maiali, gli buttiamo il cibo nella mangiatoia, diciamo che puzzano, gli rifacciamo il verso col naso e quando arriva dicembre siamo pronti ad appenderli per la gola, insalsicciarli e gustarceli, fumanti. Per noi sono uguali, puzzolenti ma uguali, a se stessi, come i maiali che riusciamo a distinguere solo per la fisionomia o qualche segno particolare.
Loro hanno fatto lo stesso con noi. Non hanno avuto limiti, hanno riversato su di noi quello che loro subiscono da sempre, lo hanno fatto con lo stesso spirito che noi usiamo nei loro confronti, in quel momento per loro non esisteva pasquale, mario, luigi, giuseppe, rocco, damiano, francesco o andrea, eravamo solo gli italiani razzisti che ce l’hanno con loro! Tutti uguali, indistintamente.
È chiaro il concetto?

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