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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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30 ottobre 2009

Inneres Auge e alcune considerazioni di Franco Battiato

da un'intervista a Marco Travaglio su IL FATTO di oggi.



Lei, quando ha scritto “Inneres Auge”, aveva l’aura rossa.

“Vede, sto bene con me stesso. Vivo in questo posto meraviglioso sulle pendici del Mongibello. Dalla veranda del mio giardino osservo il cielo, il mare, i fumi dell’Etna, le nuvole, gli uccelli, le rose, i gelsomini, due grandi palme, un pozzo antico. Un’oasi. Poi purtroppo rientro nello studio e accendo la tv per il telegiornale: ogni volta è un trauma. Ho un chip elettronico interiore che va in tilt per le ingiustizie e le menzogne. Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli. C’è un mutamento antropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.
I “lupi che scendono dagli altipiani ululando”.
“Quello è un verso di Manlio Sgalambro che applico a questi individui ben infiocchettati in giacca e cravatta che dicono cose orrende, programmi spaventosi, ragionamenti folli e hanno ormai infettato la società civile. Quando li osservo muoversi circondati da guardie del corpo, li trovo ripugnanti e mi vien voglia di cambiare razza, di abdicare dal genere umano. C’è una gran quantità di personaggi di questa maggioranza che sento estranei a me ed è mio diritto di cittadino dirlo: non li stimo, non li rispetto per quel che dicono e sono. Non appartengono all’umanità a cui appartengo io. E, siccome faccio il cantante, ogni tanto uso il mio strumento per dire ciò che sento”.
“Non ci siamo capiti”, dice nella canzone.
“Non dev’essere molto in gamba un signore che si fa portare le donne a domicilio da un tizio che poi le paga, dice lui, a sua insaputa per dargli l’illusione di piacere tanto, di conquistarle col suo fascino irresistibile.
Quanto infantilismo patologico in quest’uomo attempato! Ma non c’è solo il premier”.
Chi altri non le piace?
“Tutta la banda. I cloni, i servi, i killer alla Borgia col veleno nell’anello. Li ho sempre detestati questi tipi umani. Per esempio il bassotto che dirige un ministero e fa il Savonarola predicando e tuonando solo in casa d’altri, senza mai applicare le stesse denunce ai suoi compagni di partito e di governo. Meritocrazia: ma stiamo scherzando?
Badi che, quando dico bassotto, non mi riferisco alla statura fisica, ma a quella intellettuale e morale: un occhio chiuso dalla sua parte e uno aperto da quell'altra ”.
“La Giustizia non è altro che una pubblica merce”, dice ancora.
“Penso al degrado della giustizia: ma i magistrati dovrebbero ribellarsi tutti insieme e appellarsi al mondo contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare. Non possono accettare, nell’èra dell’informatica, di scrivere ancora sentenze e verbali col pennino e il calamaio, mentre la prescrizione si mangia orrendi delitti e, in definitiva, la Giustizia”.

29 ottobre 2009

L'Italia alla deriva

Non è più tollerabile il modo spregiudicato, offensivo e provocatorio con cui in TV molti rappresentanti della maggioranza e del governo cercano di tappare la bocca a chiunque, argomentando garbatamente, esprima opinioni sgradite al potere. Il sistema usato è sempre  quello di aggredire sul piano personale l'interlocutore, alzando la voce, buttandola in caciara e screditandone le affermazioni ancor prima che il pensiero venga espresso in forma compiuta. L'obiettivo è duplice: non consentire all'interlocutore di seguire un filo logico nell'esposizione; impedire che giunga all'ascoltatore un punto di vista diverso.

Non è più tollerabile che il presidente del consiglio, che va in TV quando e come vuole, nelle condizioni che più gli aggradano, metta i piedi nel piatto di trasmissioni di approfondimento, talvolta a lui sgradite, con le solite telefonate offensive, denigratorie, distorsive della verità; con l'atteggiamento di chi vuole dire: qui comando io.

In ambedue le circostanze, importantissimo a me pare il ruolo del conduttore autorevole che non deve rinunciare a fare da moderatore energico.

In proposito voglio offrire il link ad una pagina di Concita De Gregorio, dal suo blog sull'Unità,  Comunisti fate silenzio  
"I giudici e i giornalisti lo fanno impazzire. Quelli che fanno il loro mestiere naturalmente, certo. Quelli che non può comprare. Li chiama comunisti, termine che usa come insulto dunque non è possibile rispondergli con ragionevolezza ferma che il comunismo non c'entra con l'esercizio di una funzione di controllo o meglio c'entra, ma sarebbe un discorso inaffrontabile con uno che considera «una vecchia storia» quella degli anni Novanta (le stragi di mafia, Mangano lo stalliere di Arcore, la trattativa, avete presente?). Le origini della storia politica contemporanea di questo paese non sono un tema di cui dibattere con Berlusconi. Non gli interessa. Gli interessa solo la sua personale vicenda e difatti è solo sui suoi processi che perde il controllo. La conferma della sentenza Mills, l'avvocato che ha mentito per salvare il premier ed è per questo stato ricompensato con 600 mila euro. Ricompensato, corrotto. Che se ne parli: non lo tollera. Chiama in diretta in tv per urlare che l'emergenza del paese sono i magistrati comunisti di Milano. Non, per restare solo ai temi trattati in quel programma, l'imprenditore che dice «sono un disoccupato che lavora». Non l'eventuale abolizione di una tassa che serve a finanziare il servizio sanitario, quel che ne resta. Non i suoi legami con Putin (tecnicamente, lui sì, un comunista) e con Gheddafi, un dittatore, gli unici due capi di stato mondiali con cui intrattenga rapporti: di affari, certo. No, nessuno di questi punti toccati a Ballarò è per il premier un problema degno di replica. Lo è la sentenza che lo riguarda. I giudici comunisti e chi ne parla. Dunque un attacco a Giovanni Floris di incredibile violenza con il consueto corollario - il refrain di tutti gli editti - sul servizio pubblico occupato - da chi? - dai comunisti. Preoccupa. Ogni volta che Berlusconi ha additato un giornalista come nemico costui è stato rimosso tempo sei mesi. Nei giornali e in tv. O è preveggente o c'entra qualcosa. Era imbarazzante l'altra sera assistere allo spettacolo di due ministri maggiordomi: prego prego presidente le cediamo il nostro tempo e le nostre parole. Le nostre opinioni, il posto, il cappotto, quello che vuole. Era mortificante non poter ribattere alle risposte del premier. Non c'è replica, quando risponde: ha sempre l'ultima parola. Quel che è chiaro è che certi "comunisti" - noi dell'Unità, Floris, Rosy Bindi allieva di Vittorio Bachelet - devono sparire. Deve sparire la libertà di parola. La museruola è pronta, Susanna Turco e Claudia Fusani raccontano quello che ci aspetta. La vendetta contro i pm e i giornalisti comunisti si consumerà tra poche settimane: a fine novembre le nuove norme sulle intercettazioni potrebbero essere legge dello stato. Un testo che sarebbe un certificato di morte per centinaia di indagini comprese quelle su mafia e terrorismo. Leggete, riascoltate on line che cosa ha detto al nostro giornale Armando Spataro solo alcuni giorni fa. Chiunque abbia a cuore l'Italia deve reagire adesso. Prima che la struttura dello Stato venga giù come un palazzo durante un terremoto. Dopo si potrà solo piangere. I comunisti e tutti gli altri: il danno sarà uguale per tutti. Non aspettiamo le macerie, coraggio."

Il video della telefonata di Berlusconi a Ballarò



Il video del forum de l'Unità con i magistrati: "Riforme per i cittadini, non contro i giudici"

26 ottobre 2009

IL MIO AUGURIO AL PD E ALL'ITALIA DEMOCRATICA


Al di là dei risultati, che incoronano Pierluigi Bersani segretario del PD, ciò che mi conforta è la grande partecipazione popolare al voto. Tre milioni di democratici si sono mossi da casa dimenticando la brutta storia di Marrazzo, offrendo l'obolo di almeno 2 euro per dare una lezione di democrazia a chi ci governa, per dire al PD e all'Italia che c'è ancora voglia e bisogno di vera e forte opposizione democratica e di governo al servizio del paese e dei suoi cittadini, di futuro e di normalità, di giustizia e di rispetto della legge, di solidarietà e di laicità. Un popolo consapevole e avvertito si è attivato, qualche volta turandosi il naso, per chiedere rinnovamento, coerenza tra le parole e i fatti e difesa dell'istituto democratico oggi in grande pericolo.
Occorre che Bersani prenda atto di questo, riscopra il valore dell'unità e accetti il generoso contributo di idee e di passione democratica offerto da Franceschini e Marino per fare del PD la forza capace di aggregare attorno a sè l'Italia smarrita e frustrata dalle smargiassate di un grande imbonitore.

Qualunque cosa oggi diranno i giornali e le TV padronali per minimizzare l'evento, questa è la grande verità: l'Italia democratica non piega la schiena davanti all'eversione pericolosa rappresentata dalla maggioranza al governo e intende dare voce e partecipare alla costruzione di un futuro civile, ancora possibile.

Auguri di buon lavoro alla nuova dirigenza del PD con l'invito a non deludere i milioni di cittadini che attendono il cambiamento e non sopportano le furberie e le ambiguità.

25 ottobre 2009

Cosa devono vedere e sentire ancora gli Italiani desiderosi di integrità e pulizia?

Oggi è domenica 25 ottobre e, ancora una volta (ma fino a quando?) andrò, come altri cittadini delusi ma desiderosi di respirare un'aria più pulita, ad esprimere un voto per il cambiamento, mentre penso a quanto si assiste da qualche tempo in quest'Italia tradita e offesa.

Abbiamo visto chi ci governa muoversi fra orge e festini perfettamente a suo agio, mentre il paese affonda in una crisi di proporzioni gigantesche; promettere la costruzione del ponte sullo stretto mentre le popolazioni interessate chiedono a gran voce le infrastrutture non più rinviabili; procurare in cambio di prestazioni sessuali (o altro) candidature politiche, ministeri, carriere artistiche (o altro ancora); giornali e TV che da mezzi d'informazione al servizio del cittadino si trasformano in cani a difesa del potere di cui nascondono le magagne per cercarle o costruirle di sana pianta tra i presunti nemici; un'opposizione parlamentare incapace di una concreta e forte iniziativa per impedire la deriva in cui siamo trascinati; il PD, maggior partito dell'opposizione, che si dilania da mesi in una guerriglia intestina in cui vorrebbe coinvolgere iscritti, elettori e simpatizzanti (e magari qualche aderente ad altre formazioni) per eleggere il proprio segretario e, soprattutto, per poter dire "vedete quanti siamo?"; forze e gruppuscoli di sinistra, fuori dal parlamento anche per gli errori commessi, che invece di trovare una piattaforma comune intorno a cui aggregarsi, operano in formazione sparsa "fedeli ai principi" ma privi di voce e di credibilità.

Ultimo, lo scandalo che ha travolto il governatore del Lazio, Piero Marrazzo, scoperto in un incontro clandestino transex, ricattato, costretto a pagare per nascondere la verità e, infine, capace, a suo merito, di una deposizione veritiera ai magistrati e dell'autosospensione dall'incarico.
Nello sfondo, un paese che affonda negli scandali, nella corruzione, nella regressione sociale, economica e morale come si trattase di un destino ineluttabile.


Andremo, tuttavia, ancora una volta a votare perchè, al di là degli errori e delle debolezze umane, crediamo ancora in un'idea di paese, di politica, di democrazia e cerchiamo gli uomini che quest'idea sappiano e vogliano finalmente interpretarla.
Sarà vero?

23 ottobre 2009

DOMENICA 25 OTTOBRE FAI PESARE ANCHE IL TUO VOTO

 PER LA SCELTA DEL SEGRETARIO DEL PD


Domenica 25 Ottobre alle primarie del PD anche il tuo voto conta! 
Usalo al meglio!




Leggi le mozioni dei tre candidati alla segreteria del PD:

Per il PD e per l'Italia, mozione di Pier Luigi Bersani

Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito, Qualità, mozione di Dario Franceschini

Vivi il PD, cambia l'Italia, mozione di Ignazio Marino

Perché la mia preferenza va a Ignazio Marino 
Leggi i miei precedenti post:

POTREBBE ESSERE IGNAZIO MARINO IL RIFONDATORE DEL PD?

16 ottobre 2009

I progetti vacui qualche volta ritornano. Perchè? A vantaggio di chi?


Sull'inutile azzardo del ponte sullo stretto è stato detto tutto, proprio tutto; sulla necessità urgente di destinare somme rilevanti per le infrastrutture carenti in Sicilia e in Calabria (e non solo) è stato detto altrettanto. Eppure il governo è pronto a varare l'opera faraonica che completerà il dissesto di quelle aree martoriate, rappresenterà un tributo esoso alla megalomania dell'uomo solo al comando, foraggerà l'imprenditoria mafiosa in attesa smaniosa della posa della prima pietra, fagociterà un mare di denaro pubblico e privato che potrebbe essere finalizzato a opere non più procrastinabili nel Mezzogiorno d'Italia. Molte, infatti, sono le aree del Sud che hanno visto sorgere incredibili cattedrali nel deserto senza una seria valutazione della loro  utilità, con costi esorbitanti rispetto alle cifre iniziali, con scarse o nulle ricadute economiche sul territorio interessato, per consentire che passi sotto silenzio la più inutile e folle tra queste.



La Sicilia è una grande isola ed è bene che resti tale, migliorandene però i collegamenti marittimi con la terra ferma. Per rispondere al premier che sostiene l'utilità del ponte al fine di "rendere la Sicilia italiana al 100/100", vorrei ricordare che la Sicilia non ha bisogno del ponte per essere e sentirsi italiana. La sua italianità risale a tempi remoti. Non volendo ricordare il suo forte legame con l'antica Roma, richiamo soltanto l'attiva partecipazione dell'isola alla lotta risorgimentale per l'unificazione del Paese, quella che qualche lombardo-veneto a lui tanto vicino ha in animo di buttare alle ortiche.

Capisco che la mia opinione può apparire noiosamente ripetitiva, ma mi ripeto volentieri perchè lorsignori capiscano bene che la Sicilia, la Calabria e le altre regioni del Sud considerano velleitario e fuorviante il progetto per la costruzione del ponte sullo stretto in quanto hanno bisogno urgente di ben altro:
  • costruzione e manutenzione di strade, ferrovie, porti ed aeroporti;
  • costruzione e manutenzione di scuole, ospedali e altri servizi di pubblica utilità;
  • opere di risanamento paesaggistico e ambientale e loro manutenzione;
  • impegno serio e fattivo nella lotta alla mafia e forte sostegno alle imprese che operano e producono nella legalità.

Sono certo che i Siciliani e i Calabresi che amano veramente la loro terra e vogliono essere artefici del loro destino, non si faranno passare il ponte sulla testa assecondando le mire velleitarie di un capopopolo screditato e in declino irreversibile. Sono certo che sapranno fare muro contro un'opera improvvida e proporranno, quantomeno, un referendum in proposito.

Leggi anche: Siamo sicuri che il Ponte sullo Stretto sia una priorità?

Ponte sullo stretto. Ne vale la pena?

12 ottobre 2009

Intervista immaginaria (ma non tanto) al piccolo Cesare


D. Presidente, vedo che è ancora molto agitato per la decisione della Consulta sul lodo - Alfano? Perchè solo Lei, delle quattro cariche dello Stato, ha reagito in modo così eccessivo?

R. Andiamo con ordine, Lei dice che sono molto agitato ma io posso affermare, senza tema di smentita, che sono fuori di testa. La decisione è stata incomprensibile per me, per i miei avvocati, per i miei ministri e parlamentari. Lei sa che già, in quella famosa cena con due giudici della corte, miei amici, avevamo deciso la linea da seguire. Essi stessi mi avevano consigliato di fare pressione sul comunista Napolitano perchè convincesse i giudici comunisti, suoi amici, a sostenere l'approvazione della legge che potrebbe tornare utile anche a lui. Io questo ho fatto e lui, perfido, mi ha assicurato che avrebbe fatto quanto era nelle sue possibilità. Per questo sono fuori di testa, perchè sono convinto che egli non si sia mosso adeguatamente. 
Perchè reagisco solo io? Ma lo sa lei quanti processi mi scaricheranno addosso da Milano, Palermo, Caltanissetta e chissà da quante altre procure? Dovrò correre di qua e di là col povero Ghedini che non ce la fa più. (L'ha visto com'è ridotto il poveretto? Pelle e ossa, non ha più la forza di parlare! I suoi compiti sono ingrati: deve proporre in parlamento le leggi che mi occorrono per scansare i processi, quelle per punire i giudici che mi ostacolano, poi deve partecipare alle udienze in tribunale per difendermi; deve correre anche da Santoro per dimostrare che io con la mafia non ho alcun rapporto. Dovrò farlo affiancare da una schiera di avvocati - forzitalioti che, per fortuna, non mi mancano - questo non lo scriva, lo metta tra parentesi). Come faccio in queste condizioni a governare il paese? Per fortuna le riforme non si fanno e dimostrerò, con prove alla mano, che non si fanno per colpa dell'opposizione. Ma le leggi ordinarie, meglio i decreti, vanno pensati e scritti. Ogni giorno ne assegno uno ad ogni ministro e l'indomani è pronto per la firma e per l'invio alle camere. Lì ho fatto tanto ricorso al voto di fiducia per snellire l'iter. Ma ha visto sullo scudo fiscale? Poco è mancato che cadesse insieme al mio governo per colpa dei soliti fascisti di Fini. Meno male che l'opposizione ogni tanto mi dà una mano e mi toglie le castagne dal fuoco. Ma al voto di fiducia non posso più ricorrere ad ogni pie' sospinto perchè non mi fido più della mia maggioranza. Qualche volta penso come un incubo che sullo scudo fiscale abbiano solo voluto fare una prova per contare le forze disponibili per abbattermi e che aspettino solo il momento più opportuno per farlo.

Capisce adesso perchè ho regito in quel modo? Devo governare, devo presenziare a tante cerimonie, devo tagliare nastri, devo inaugurare nuove case a L'aquila e, adesso, devo anche presentarmi in tribunale perchè un c. di giudice mi convoca conoscendo perfettamente i miei impegni politici e la mia assoluta innocenza.
Cosa vuole che interessi a Fini del Lodo? Lui aveva solo un procedimento aperto, ha concordato bellamente la sua rinuncia al lodo col suo accusatore e quello ha ritirato la querela. E tutt'e due ci hanno fatto una bella figura. Pensa che questo possa essere possibile a me con i miei accusatori. Certo, a Schifani il lodo potrebbe servire mentre Napolitano dall'alto della sua età e della sua carica pensa di poterne fare a meno.

10 ottobre 2009

Josè Saramago: BERLUSCONI, LA MALATTIA DEL PAESE


da Intervista a Saramago, di Oreste Pivetta - L'Unità


Il suo nuovo libro è "Il Quaderno", pubblicato da Bollati Boringhieri. È la raccolta di quanto comparso nel giro di un anno e mezzo, tra il 2008 e il 2009, nel blog di Saramago, un articolo, un pensiero, una breve nota di carattere politico o un ricordo letterario: dalla sua Lisbona alla poesia di Machado, da Ratzinger a Gaza. Einaudi lo bocciò per quel ritrattino impietoso di Silvio Berlusconi e del popolo italiano, che sta alle prime pagine: "Nel paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?".

Lei ha dedicato molte pagine del suo blog al nuovo presidente degli Stati Uniti, dopo essersi dedicato con feroce lucidità al predecessore, George Bush, "bugiardo compulsivo", "bugiardo emerito", un cow boy che credeva d’aver ereditato il mondo e lo aveva confuso con una mandria di buoi.

Adesso c’è Obama, quasi una rivoluzione, certo una speranza. Che cosa pensa di questo premio?
"Mi rallegra moltissimo. Attendo il suo discorso con curiosità. Qualcuno in giro dirà che è prematuro, che in fondo non si sono ancora visti i risultati di una eventuale politica di pace di Obama. Io penso prima di tutto che si tratti di un buon investimento: la dimostrazione che vale per i mondo intero di quanto abbiamo bisogno di un uomo come Obama. Almeno dei pensieri, degli intendimenti che finora ha espresso. Bene. Certo che il presidente degli Stati Uniti si ritrova sulle spalle una responsabilità enorme. Come ho scritto, un uomo che ci sorprende in questo mondo cinico, senza speranza, terribile, che ci sorprende perché ha voluto alzare la voce per parlare di valori, di responsabilità personale e collettiva, di rispetto per il lavoro e anche per la memoria di chi ci ha preceduto...".

08 ottobre 2009

CON INFAMIA E SENZA LODO


"La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione".
Con questo stringato comunicato la Consulta ha sepolto l'ultima scandalosa legge ad personam, figlia della protervia di un governo e di una maggioranza senza principi e senza regole.
In sostanza la Corte ha sancito che il cosiddetto lodo - Alfano viola gli art.3 e 138 della Costituzione
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"
"Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione"

06 ottobre 2009

ENTI LOCALI E SERVIZI AI CITTADINI

 Qui in Sicilia succedono cose che hanno dell'incredibile!

Solo due esempi che attendono un commento e un'energica presa di posizione.


Dopo lunghe lotte, durate qualche volta anni, da parte di gruppi di cittadini sensibili alla pubblica igiene, da decenni anche i piccoli comuni si erano dotati di cassonetti per lo smaltimento dei rifiuti. Cassonetti che da qualche tempo hanno assunto colori diversi per assicurare la cosiddetta raccolta differenziata. Adesso si parla di raccolta differenziata porta a porta e sembra (a vedere) una buona cosa perchè dovrebbe spingere i cittadini a differenziare davvero i rifiuti, che dovrebbero venire regolarmente ritirati dal personale addetto. Bene! Purtroppo i cassonetti - sia grigi che colorati - sono scomparsi da molti piccoli centri ma la raccolta della spazzatura non parte. Con il risultato che molte persone che avevano cominciato a differenziare i rifiuti, si ritrovano nella condizione di abbandonare l'idea e di raggiungere un cassonetto posto alla periferia del paese per versarvi tutto. C'è anche chi, dovendosi spostare per lavoro o per altri motivi da un paese all'altro, porta con sè la spazzatura, più o meno differenziata, per intasare i cassonetti del comune vicino che ancora li mantiene. Senza parlare delle persone anziane e inabili che, se non vogliono mangiarsi la spazzatura prodotta, sono costrette ad ammassarla nel posto più vicino a casa con il risultato di tornare alla situazione quo ante.
Guarda questa bella guida didattica sulla Raccolta differenziata dei rifiuti
Come si organizzano i Comuni dell'Alto Garda e Ledro



Ricordo che da piccolo vedevo circolare in paese l'accalappiacani con un carrettino dotato di gabbiette in cui venivano trasportati al canile i cani randagi circolanti in paese. Era una scena barbarica quella della cattura del povero malcapitato animale che spesso noi ragazzi incitavamo alla fuga, indispettendo l'addetto al servizio che ci appariva come un boia.
Adesso, in nome del rispetto degli animali, non c'è più l'accalappiacani, non c'è più il canile comunale, i cani randagi imperversano nei comuni grandi e piccoli in branchi incontrollati e pericolosi, con le conseguenze spesso tragiche che tutti conosciamo.

Guarda come si organizza il Comune di Bologna

05 ottobre 2009

HO VISTO BAARIA



Ho visto Baarìa, il bel film di Tornatore che ci riporta indietro nella Sicilia contadina degli anni '40 - '60. Un film duro ma anche condito di un sorriso simpaticamente amaro, terribilmente realistico, aspro e un po' autoironico e cinico insieme. Bellissima l'ambientazione in un mondo cui, quanto meno per motivi anagrafici, mi sento più vicino dello stesso regista. Ho apprezzato la cura meticolosa nel recupero di espressioni e modi di dire dialattali, tipici del mondo pastorale e contadino; la ricostruzione attenta e accurata di un mondo povero e arcaico, pieno di conflitti e sofferenze in parte ancora presenti nella società siciliana, tuttora oppressa dai suoi antichi mali; la focalizzazione di uno spaccato tremendamente vero del nostro passato, che ho rivisitato con un pizzico di malinconica afflizione.

03 ottobre 2009

AL PRESIDENTE NAPOLITANO

da un cittadino che ne ha apprezzato sempre l'equilibrio e l'autorevolezza nel suo delicato Ufficio


Caro Presidente,
sono un cittadino che sa a mala pena leggere e scrivere e non conosce nei dettagli le specifiche della Sua funzione. Ritengo, tuttavia, che in relazione al decreto contenente lo scudo fiscale Ella avrebbe potuto valutarne saggiamente gli effetti e le conseguenze, come aveva affermato quando il provvedimento era stato licenziato dal Senato. A leggere il decreto, quella parte sembra fatta apposta per garantire l'impunità ai delinquenti più incalliti facendosi beffe dei cittadini che rispettano la legge. Tant'è, Ella ha deciso di promulgarlo, e ad un cittadino di Potenza che La implorava - "Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste" - ha risposto: "Nella Costituzione c'è scritto che il Presidente promulga le leggi. Se non firmo oggi il Parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente".
In questa risposta io, conoscendoLa, leggo tutta la Sua riprovazione - mi consenta - per quella "porcata" che non pochi giuristi considerano anticostituzionale.
Signor Presidente, mi permetta, ma crede davvero che di fronte ad una sua censura questo governo con la sua maggioranza Le avrebbe riproposto la stessa legge senza una profonda revisione?
Io ne dubito, ma questa è soltanto una mia modesta opinione.
Con i sensi della mia profonda stima

Articolo 13-bis legge di conversione dl 78/2009, volgarmente detto Scudo fiscale

Oggi a Roma - Piazza del Popolo - Ore 15









Leggi:



di EZIO MAURO


da La Stampa


Vedi:











SCUDO FISCALE: PORCATA FATTA !

Lo scudo fiscale è legge!

Leggi il testo



I cittadini che pagano regolarmente le tasse, quelli che le pagano con imposizione preventiva, con le trattenute alla fonte, tramite il sostituto d'imposta 

RINGRAZIANO



il ministro Tremonti, questo governo, questa maggioranza parlamentare.
Un grazie va anche ai 30 deputati dell'opposizione, assenti al momento del voto.
Il decreto è passato con 270 voti favorevoli contro 250 no.







Leggi: Scudo fiscale, il regalo di Tremonti
Guarda come si comportano le banche

Grazie di tutto, anche di questa porcata. CE NE RICORDEREMO!

01 ottobre 2009

POVERA ITALIA, SVEGLIATI !





Tra le adesioni eccellenti Umberto Bossi, suo figlio Renzo e il capogruppo alla Camera Roberto Cota. Ma a far discutere sono soprattutto le amicizie illustri. Alla pagina dei leghisti della sezione veneta, infatti, hanno aderito anche il leader del Carroccio Umberto Bossi, suo figlio Renzo, e parlamentari come Erminio Boso. Nei giorni scorsi il gioco sul social network "Rimbalza il Clandestino" aveva suscitato aspre discussioni, spingendo i responsabili di Facebook ad eliminarlo dopo pochi giorni. Ma sul social network in poche ore è nato un gruppo di risposta, che si chiama "Cancelliamo la pagina della Lega Nord di Mirano" e che in poche ore ha raggiunto centinaia di adesioni.Nuova bufera in casa Lega. Come era già accaduto nella vicenda del gioco "rimbalza il clandestino" alcuni esponenti del Carroccio finiscono sotto accusa su Facebook. Tutta colpa del gruppo "Lega Nord Mirano" (paese in provincia di Venezia) che, con i suoi 400 amici, utilizza come immagine un appello chocSTOP AGLI IMMIGRATI CLANDESTINI.

Mentre Berlusconi va a mignotte l'Italia va a puttane.

Giuseppe D’Avanzo qualche mese fa su Repubblica: "Berlusconi non è una delle cause del collasso politico in Italia, bensì uno dei prodotti. E allora sorge, legittima e pungente, la domanda: di quanto altro è, il prodotto? Non condividere l’operato e le scelte berlusconiane non significa necessariamente allinearsi alla schiera degli anti-berlusconiani in toto: possiamo giudicare la sua politica e i suoi contesti secondo categorie critiche, senza votarci per forza al disprezzo disgustato della sua figura. Detto questo, eccoci l’Italia di oggi ventiquattro giugno duemilanove: non fa troppo caldo, e reduci da consultazioni sbiadite da astensionismi e quorum mancati si lavora, e si va al mare. Il premier è sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, non su quelli italiani: un silenzio (sbigottito?) avvolge un’opinione pubblica che non è mai stata tanto vessata e accusata. Noemi che compie diciott’anni, frequentazioni dubbie, escort e colorati giardini sardi, foto scattate e pubblicate nella non troppo lontana Spagna, intercettazioni, ammissioni, dati di fatto: Silvio Berlusconi, forse, non è mai stato tanto vicino alla definitiva caduta, personale e politica. Che, parlando di lui, non possono che coincidere. Ciò che raccapriccia il cittadino pensante e libero sono, essenzialmente, due cose. Primo: forse si è davvero arrivati a un punto di non ritorno, e ben venga, forse finalmente la fanghiglia esplosiva in cui si dibatte il Paese detonerà una volta per tutte e si potrà tornare a respirare aria pulita; però come, ci siamo arrivati. Siamo un’Italia che ingoia comportamenti anti-costituzionali, soppressioni di libertà di stampa, delegittimazioni dei poteri legislativi, leggi ad personam e corruzione? Sì. Siamo capaci di chiudere gli occhi allo stesso modo davanti a variopinti scenari che ci mostrano un Presidente del Consiglio che s’intrattiene allegramente con minorenni e prostitute? No. Per cui: di cosa c’importa davvero? Qual è la decenza cui teniamo? Non, a quanto pare, la decenza del senso dello Stato. Sì, invece, quella del privato che si fa indecenza pubblica, e disgusta trasversalmente una società intera. La seconda cosa che sgomenta il cittadino pensante è il disarmante comportamento di Berlusconi davanti a tutto questo. In un altro Paese europeo, il premier avrebbe già dato le dimissioni. E invece Silvio Berlusconi s’indigna e accusa stampa e magistratura e avversari politici di un fantomatico complotto, mortificando (perché sì, questa è una mortificazione) l’intelligenza dei suoi concittadini, ritenendoli – a quanto pare – troppo stupidi per capire ciò che è accaduto. Non da ultimo, ritiene che basti una patinatissima intervista concessa a un giornale di gossip, Chi, per ripulire immagine e autorità. Ora. Ora guarderemo le evoluzioni di questo groviglio, pefettamente italiano, di cattiva politica, soldi e sesso, aspetteremo di vedere fino a che punto l’Italia potrà crogiolarsi in questa melma. Perché melma è, e bisogna dirlo ad alta voce. In questo giugno fresco di vento e abbozzi d’estate, nessuno vorrebbe vederci così: ma siamo, ormai, così. Le colpe esistono, e dovranno essere assegnate, senza buonismo gratuito, e l’Italia forse dovrà implodere davvero, per lavare via le tracce di ciò che le è stato fatto. Abbiamo perso il senso dello Stato, abbiamo distorto la vera natura della politica, della partecipazione civica: siamo diventati un popolo stanco e pessimista, e Silvio Berlusconi dovrebbe avere l’intelligenza umana e civile di ritirarsi prima che davvero l’Italia perda ogni barlume di credibilità. Intanto, se vogliamo, facciamo tutti una bella cosa: facciamoci tatuare sulla faccia cinquantasei stelline, come quella ragazza belga, Kimberly Vlaemink, e poi accusiamo il tatuatore di avercene fatte ben cinquantatrè in più. Poi ammettiamo di aver mentito, e tutto per paura della reazione dei nostri genitori. Vedremo se qualcuno, tra i vari Berlusconi e soci, avrà mai paura della nostra reazione, una volta ammesso di aver macchiato così tanto l’Italia per volontà propria, e non per pessimi scherzi di qualche capro espiatorio scelto con cura e cinismo. La battuta che gira in questi giorni, amarissima, è questa: mentre il premier va a mignotte, l’Italia continua ad andare a puttane. Mai senso dell’umorismo fu più tristemente realista".

Il segreto che l'Italia non dice: è pericoloso sostituire Berlusconi?
di Alessio Altichieri
E' passato ormai un mese da quando il vero volto di Silvio Berlusconi è stato rivelato da due fonti diverse, quanto credibili. La sua pretesa d'innocenza è stata smentita dalla sentenza che, condannando l'avvocato David Mills come corrotto non ha potuto condannare come corruttore l'altro imputato, perché protetto da una legge apposita. E il comportamento privato è stato dichiarato a tutti dalla fonte più prossima, quella di una moglie che chiede il divorzio da un marito che “frequenta minorenni” e “ha bisogno d'aiuto” per la sua salute. Che siano accuse che provocano il divorzio, oppure accuse usate per il divorzio, conta poco: il caso Noemi, com'è chiamato, parla da solo.
Da allora le rivelazioni sono state torrenziali: le feste affollate da giovani compiacenti in Sardegna, le foto nascoste dalla difesa di Berlusconi, persino l'uso dell'aereo di Stato per servizi privati. Se gl'italiani alzano le spalle, forse cinicamente pensando che tutti i potenti fanno così, la stampa internazionale si sbalordisce: un uomo con la reputazione di Berlusconi non resterebbe un'altra settimana alla guida di un grande Paese occidentale, che non sia l'Italia. Ma l'opinione più sconcertante è venuta da Tim Parks, il raffinato scrittore inglese che vive in Italia, il quale ha dichiarato al “New York Times” che Berlusconi, anche se “chiunque capisce che s'è comportato male”, è al momento insostituibile: “E' troppo pericoloso e troppo faticoso sostituirlo. Perciò conta poco quanto lo scandalo sia grave”.
Pericoloso? E quale pericolo ci sarà mai, in democrazia, a sostituire un leader impresentabile? Bettino Craxi, quando perse la credibilità per essere presidente del Consiglio, fu rimpiazzato da Giuliano Amato. E Giulio Andreotti, per storie di mafia neppure portate in giudizio, non poté salire al Quirinale. Che ci sarà mai che rende Berlusconi diverso da Craxi e da Andreotti? A che cosa allude Tim Parks, che non si possa dire pubblicamente. Che c'è, qui, di pericoloso?
Qualche giorno fa John Banville, il grande scrittore irlandese, ha pubblicato sullo “Herald Tribune” un articolo di commento allo scandalo, durato quasi un secolo, delle violenze psicologiche, fisiche e sessuali su migliaia di bambini, orfani o sottratti ai genitori, nelle istituzioni cattoliche (collegi e riformatori) del Paese. La storia è nota, un recente rapporto l'ha confermata in tutta la sua mostruosa ampiezza e stematicità, ma Banville, nell'articolo intitolato “Quando gli occhi degli irlandesi erano chiusi”, insiste non sui colpevoli, preti ed educatori, ma sulla grande maggioranza dei suoi compatrioti, che sapevano ma non denunciavano. Come sapevano? Il destino che infieriva sul suo compagno di scuola Duffy, dice Banville, era evidente. Ma c'era un patto omertoso: “Mai dire, mai ammettere, era la parola d'ordine non detta”. E poi: “Tutti sapevano, ma nessuno parlava”. Perché ci sono verità, note a tutta una collettività, che sono troppo aspre per essere ammesse: si sanno, ma si tacciono, per pudore.

Per ridere o per piangere?

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