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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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23 luglio 2009

A CHI E A COSA SERVONO LE CONSULENZE ESTERNE?

Il ministero per la Funzione Pubblica ha reso noto che nel 2008 sono state circa 11.608 le amministrazioni pubbliche che si sono avvalse di consulenze e collaborazioni esterne per complessivi 285.466 incarichi. Il tutto ha portato ad un esborso totale di compensi pari a 1,449 miliardi di euro.
Il Ministero dopo aver informato che i dati sono consultabili sul proprio sito, ha precisato che, rispetto al 2007, le comunicazioni sono aumentate di circa il 18% e che quindi bisogna parlare di successo dell’Operazione Trasparenza avviata dal Ministro Renato Brunetta che avrebbe determinato un miglior comportamento delle pubbliche amministrazioni nel rispettare le scadenze di legge. Resta comunque un ma. Infatti emerge che un numero notevole di amministrazioni, più o meno la metà, o non hanno conferito alcun incarico oppure non hanno trasmesso i dati sulle consulenze nei tempi e con le modalità previste. Da questo bisogna concludere che le consulenze siano circa 500.000 per un ammontare di circa 2,5 miliardi di euro.
In ogni caso l’elenco delle amministrazioni che non hanno risposto è stato già inviato alla Corte dei Conti che potrà verificare la posizione di ciascuna. La legge prevede infatti che le amministrazioni che non hanno comunicato nulla al Ministero non possano conferire nuovi incarichi fino a quando non avranno rispettato l’obbligo. In molte amministrazioni pubbliche, comuni in testa, il ricorso a consulenze esterne, diventa molto spesso l’occasione per gratificare professionisti "amici" con la giustificazione che non si dispone di personale dipendente dotato di qualifiche specifiche. Molto spesso però gli pseudo professionisti o le società di servizi incaricate sono esperti in settori quanto mai discutibili o inutili come l’organizzazione di feste di piazza che però contribuiscono a sviluppare un non indifferente giro di soldi. Da rinascita.info

Sotto accusa, anche da parte della Corte dei Conti sono le amministrazioni pubbliche, nazionali e locali, per i loro sprechi, la scarsa capacità di rispettare i limiti di bilancio e soprattutto per l'eccessivo ricorso a costosissime consulenze esterne, a detrimento dello sviluppo delle professionalità interne all'ente. Le amministrazioni ricorrendo a troppe consulenze esterne provocano una sottoutilizzazione delle risorse umane interne.

Quella delle consulenze e delle collaborazioni esterne è una piaga incredibile di un sistema marcio alla radice. Dai ministeri alle amministrazioni comunali, sarebbe interessante capire con quale criterio vengano attribuite e quali professionisti e società di servizi vengano privilegiati. Degli incarichi attribuiti al livello di ministeri sono scrasamente informato. Farebbe bene il ministro Brunetta ad avviare un'indagine seria sui criteri di nomina di queste "figure", sulle competenze e sui compensi. Al livello degli enti locali, invece, risulta evidente che per qualsiasi progetto, per qualsiasi attività straordinaria (ma anche ordinaria) si ricorre alle cosiddette collaborazioni esterne, ben remunerate, a discapito delle figure professionali interne.

In altre parole, le amministrazioni spendono tantissimo in consulenze esterne mentre i loro funzionari si ritrovano con le mani in mano. E allora possiamo chiederci per quale motivo le amministrazioni tendano ad affidarsi a consulenti esterni lasciando "sottoutilizzati" i propri funzionari e dipendenti?
E' giusto e onesto che tanti impiegati e professionisti rimangano inoperosi all'interno dei propri uffici, con stipendi miserabili e con alcuna possibilità di progressione di carriera, mentre tanti giovani bellimbusti, piazzati da politici ormai fuori onda ma sempre attivi nel sistema delle clientele, spadroneggiano arroganti e forti dei loro compensi facendo cucù a dipendenti di ruolo dei quali si servono come supporto?
E' questo il modo di risanare la pubblica amministrazione?

Non sarebbe più ragionevole ed economico sottoporre i dipendenti pubblici, se del caso, a cicli di formazione e di riqualificazione incentivandoli economicamente sia per le attività ordinarie che per quelle extra?

A pensar male questo non si fa perchè una scelta di tal genere toglierebbe gli ultimi spazi di manovra a quei politici e amministratori di cui parlavo prima e ridurrebbe il voto di scambio e alcune forme di concussione.

21 luglio 2009

Ieri in via D'Amelio è rimasto un pezzettino del mio cuore!

Quella che riporto integralmente è l'appassionata e commossa testimonianza di Matilde, una ragazza che crede in ciò che fa e che, avendo partecipato alla commemorazione in onore di Paolo Borsellino, racconta così la propria esperienza:

Eravamo diverse centinaia. Certo pochi, pochissimi rispetto a quelli che avrebbero potuto esserci, rispetto alle centinaia di migliaia di persone che affollano le manifestazioni sindacali, ma vedere così tanta gente riunita nel nome di Paolo Borsellino, lì per dare sostegno a chi come lui si impegna e rischia concretamente per il proprio impegno, a me ha fatto effetto.
Purtroppo i Palermitani latitavano (forse erano al mare..), e vedere i palazzoni di via D'Amelio con pochissime lenzuola bianche appese (in segno di partecipazione) è stato triste, ma quelle tre o quattro lenzuola C'ERANO, ed è anche questo che va sottolineato, così come vanno ricordati l'unico lenzuolo appeso su un balcone della grande e lunga via che costeggia il porto: "Paolo vive", e l'energia della marcia delle agende rosse, che quando si è accorta di quel lenzuolo e delle persone che lo avevano appeso ha cominciato a salutare e urlare "Paolo vive!! Paolo vive!!".
Passare per le arterie semideserte e per le piccole stradine della Kalsa al grido di "PALERMO! PALERMO! SVE! GLIA! TI!!!" o di "FUORI! LA MAFIA! DAL!O! STATO!!!",
"MANCINO! RICORDA! CHI HAI VISTO IL PRIMO LUGLIO!!!" sventolando in alto le agende rosse che gridavano con noi “Dove'è finita l'agenda rossa di Paolo Borsellino?”, mi ha fatto sentire orgogliosa di essere Siciliana e Italiana per la splendida gente che ho incontrato e che ancora ha voglia di pulire il marcio che pure avanza.
Partecipare mi ha anche dato l'opportunità di accorgermi ancora una volta delle contraddizioni del nostro Paese. Ho visto i Palermitani che guardavano incuriositi, ma anche quelli annoiati o scocciati perchè passando li costringevamo a sostare col motorino e a “perdere tempo”... ho visto i turisti colti di sorpresa dalla manifestazione, che guardavano sorridenti e annuivano e ci salutavano... ho visto una vecchietta piena di acciacchi che camminava a passo spedito in mezzo alla marcia, con la sua agendina rossa in alto, con una forza emozionante, che ci ha raccontato di venire da Canicattì e che lei cascasse il mondo sarà sempre presente fin quando non troveranno i mandanti, perchè dobbiamo alzare la testa; ho parlato con persone venute da Venezia per motivi di lavoro, che hanno scelto la manifestazione come libera uscita; ho sentito accenti del nord gridare alle poche persone affacciate: “SCENDETE!! SCENDETE A RIPRENDERVI LA VOSTRA CITTA'!!!”; a piazza Magione (punto di arrivo della marcia) ho visto il degrado di una città troppo spesso abbandonata a se stessa, ma piena di gente pulita, pacifica e determinata.

Eravamo in pochi dicono, ma anche se fossimo state poche decine avrebbe avuto un senso partecipare, non lasciare solo chi è in prima linea, non lasciare soli noi stessi in fondo, perchè questa è una battaglia che dobbiamo fare soprattutto per noi e per i nostri figli.
A Trabia c'è chi si è fatto una marcia da solo il 18 luglio, perchè nessuno ha aderito, ma lui, zaino in spalla e panino, c'era. A Roma c'è chi doveva partire per l'Inghilterra e ha deciso di restare grazie alle parole di Salvatore Borsellino.

Paolo e la sua scorta sono eroi. Le istituzioni che vadano a mettere i fiori sulle tombe dei “loro” di eroi (tipo Mangano..), come proponeva uno striscione in via D'Amelio.

Adesso però non vogliamo più eroi, c'è gente ancora viva che si impegna quotidianamente anche per noi, per dare un futuro migliore a questa Terra, per scardinare quel patto viscido e schifoso tra mafia e stato, e noi che non abbiamo le competenze per colpire in modo efficace nei tribunali, possiamo farlo nella società civile, abbiamo una grande possibilità perchè la mafia ha paura anche delle parole che circolano libere, e soprattutto delle coscienze che si risvegliano.

Sicuramente dimenticherò qualcuno dei tanti che hanno parlato durante la manifestazione, ma non posso non citare Salvatore Borsellino, che ci ha dato questa bella opportunità di incontrarci, Gioacchino Genchi, Sonia Alfano, Pino Masciari, Francesco Saverio Alessio, Emiliano Morrone, De Magistris, e a tutti dico GRAZIE per l'esempio che date soprattutto a noi giovani, voi rappresentate dei modelli di riferimento sani e noi vi sosteniamo!! Matilde

20 luglio 2009

Quel pomeriggio di Domenica 19 luglio di 17 anni fa

Ero presidente di commissione per gli esami di maturità in un istituto di Verona, avevamo completato i colloqui e per i primi giorni della settimana successiva erano previsti gli scrutini finali. Quel pomeriggio di domenica ero andato per rilassarmi a Sirmione, bellissimo centro turistico sulla riva meridionale del Lago di Garda che conserva le vestigia del grande poeta latino Catullo. Simili a queste le immagini che un TG straordinario della RAI cominciò all'improvviso a farci vedere dai televisori di bar, locali pubblici e ristoranti lasciando ammutoliti e sgomenti quanti per caso si trovarono, come me, a ricevere l'informazione in un luogo pubblico. Sentivo frasi smozzicate di imprecazioni contro la mafia ma anche parole di sdegno contro una classe politica corrotta e collusa. Nell'estremo nord del paese, la gente sembrava informata e consapevole del significato di tanta violenza che eliminava, insieme agli uomini della scorta, l'ultimo protagonista di quella stagione straordinaria caratterizzata a Palermo dal pool antimafia, a meno di due mesi dalla strage di Capaci che aveva ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta. Le immagini che si susseguivano sullo schermo erano davvero scioccanti ma a me sembrarono come già impresse da tempo, da quando, cioè, le istituzioni avevano lasciato soli al loro destino questi uomini coraggiosi che avevano messo le mani nella melma vischiosa del sistema mafioso.



Quest'anno non ho potuto partecipare alla commemorazione presso la Facoltà di Giurisprudenza e alla veglia in Via D'Amelio in ricordo di Paolo Borsellino ma di ambedue le manifestazioni ho potuto seguire le fasi salienti grazie a internet. Sono rimasto profondamente toccato dall'intervento del fratello Salvatore per la passione civile e il coraggio che riesce ad infondere con le sue parole, e da quello del giudice Antonio Ingroia per la lucidità dell'analisi; questi interventi li riporto di seguito, rinviando i lettori a questo indirizzo per gli altri interventi.

Altro materiale di repertorio su Falcone e Borsellino può trovarsi nell'archivio RAI a questa pagina.

I Mandanti Impuniti - In ricordo di Paolo Borsellino - 18-07-2009 - part 1 from Gennaro Giugliano on Vimeo.



I Mandanti Impuniti - In ricordo di Paolo Borsellino - 18-07-2009 - part 2 from Gennaro Giugliano on Vimeo.


In seguito alle ultime confessioni di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, e alle dichiarazioni dal carcere di Totò Riina, è probabile che finalmente la procura di Caltanissetta faccia piena luce sui "mandanti impuniti" della strage di Via D'Amelio. E forse scopriremo anche il contenuto scottante dell' "agenda rossa" scomparsa dalla borsa del giudice subito dopo l'attentato.

18 luglio 2009

SPLENDIDA CORNICE NAPOLETANA PER CONCERTO VERDIANO

Magnifico evento quello prodotto ieri sera in Piazza Plebiscito a Napoli. Sfatando la superstizione della data - venerdì 17 - parecchie migliaia di napoletani hanno gremito la suggestiva Piazza Plebiscito per assistere ad un memorabile concerto verdiano. Sul palco quasi 400 musicisti: le due orchestre e i due cori dell'Accademia di Santa Cecilia e del San Carlo di Napoli.
Grazie al 3° canale della RAI l'evento è stato amplificato e fruito al livello nazionale e la grande musica, per una volta, è riuscita a vincere sui miseri calcoli di carattere commerciale. Le note di Giuseppe Verdi si sono levate alte e solenni ad indicare un destino comune di nazione ad un popolo martoriato da una criminalità devastante e da una volgare ideologia che lo vorrebbe ricacciare egoisticamente in piccole patrie. Il "Va' pensiero" che la Lega padana ha tentato di far proprio, dimentica del potente anelito patriottico che lo caratterizza e dell'entità culturale che lo rende patrimonio indivisibile delle genti d'Italia, ha riecheggiato maestoso nella splendida cornice di una grande capitale del Sud, ricca di storia e di cultura.

Si dice che la buona musica è universale e, perciò, accomuna; ma qualche volta (Verdi docet) produce l'effetto straordinario di mostrarci tutta la miseria, la debolezza e l'arroganza delle tirannidi. A me, e non so a quanti altri italiani, ieri sera ha mostrato quanto incolta, infelice e meschina sia stata l'uscita del leghista Castelli che pochi giorni fa ha sostenuto "Basta con il romanesco nei film e alla TV"

15 luglio 2009

La realtà rovesciata

Ancor prima della conclusione degli esami, la ministra all'Istruzione ha annunciato con soddisfazione l'aumentato numero di alunni non ammessi e bocciati nella scuola dell'obbligo e alla maturità, traendone vanto per sè e per il "governo del fare". Dopo aver ridotto drasticamente il numero degli insegnanti, tagliato gli insegnanti di sostegno per i portatori di handicap, aumentato il numero di alunni per classe, gode per l'aumento delle bocciature considerandole frutto di una scuola divenuta più seria. Non so cosa ne pensano i docenti e le famiglie degli studenti. Ai tempi non proprio remoti del mio insegnamento nella scuola pubblica, si considerava quasi un fallimento da parte degli insegnanti la necessità di bocciare che faceva spesso ricadere sull'alunno, fruitore e utente del servizio, errori di programmazione scolastica e inadempienze professionali. La ministra invece gode e ci invita a godere, come se il ministro del ramo dovesse menar vanto quando, riducendo il personale, le attrezzature e la professionalità dei medici in ospedale, ci invitasse a godere dell'accresciuta mortalità nei vari reparti.
Risale a poche settimane fa l'annuncio festoso del ministro agli Interni, il leghista Maroni, sul numero di barconi di "clandestini" respinti in mare aperto verso le coste della Libia e lo svuotamento del Cpa di Lampedusa. Mai che ci dica, però, se e cosa facciano per l'integrazione di intere famiglie d'immigrati con figli e con un lavoro in Italia.

Questo è il governo del cosiddetto "popolo della libertà", quello che intende approvare una legge sul testamento biologico che nega la libertà di decidere della propria morte a chi, in grado di intendere e di volere, volesse rifiutare l'accanimento terapeutico e, contemporaneamente, intende ridurre alla magistratura e alla stampa una parte importante delle loro prerogative finalizzate a colpire i reati e ad informare; quello che, in nome della sicurezza, taglia pesantemente i finanziamenti alle forze dell'ordine e istituisce le ronde volontarie.

13 luglio 2009

14 Luglio 2009: SCIOPERO DEI BLOGGER

Blogger e giornalisti-blogger, attraverso uno scambio di telefonate ed e-mail, hanno deciso di agire. Per dare un segnale forte attraverso la Rete. Gli Usa hanno eletto la prima volta un presidente di colore grazie alla libera condivisione delle informazioni in Internet. Barack Obama ha creduto nella Rete e sta facendo la differenza con un messaggio forte di cambiamento.
In Italia, al contrario, una politica "vecchia" vuole impedire la libertà d'informazione attraverso giornali, siti internet e blog. Con leggi ad personam che sono un attacco alla democrazia.

L'Italia è solo al 46° posto al mondo per libertà d'informazione ed è passata negli ultimi mesi da paese "libero" a "semi libero". In pochi controllano la maggior parte dei media e la TV di stato è soggetta al volere del parlamento.
Con la nuova legge sulle intercettazioni, vietandone la loro pubblicazione anche quando i fatti sono pubblici ed appurati, non si fa altro che ridurre ancor più il diritto di cronaca; con l'obbligo di rettifica della notizia entro 48 ore dalla segnalazione del presunto danneggiato e con le pesanti sanzioni ai trasgressori, si pone di fatto un bavaglio alla rete e alla libera informazione.



A tutto questo, anche Le mie idee si oppone e partecipa al primo sciopero di Internet proclamato per 24 ore nella giornata di martedì 14 Luglio 2009.

10 luglio 2009

Ragazzi, sveglia! Due libri per l'estate.

In quest'epoca dell'apparenza, dell'apparire in TV come misura, per molti, della propria esistenza in vita; della corsa sfrenata e compulsiva di molti giovani verso il mondo luccicante e apparentemente felice delle veline e dei calciatori, sostenuta spesso da genitori superficiali e irresponsabili che misurano il successo, per lo più chimerico, con il sogno di far denaro facilmente attraverso le comparsate ed i provini in TV, sui set fotografici o sui campi di calcio; del consumismo isterico, indotto da una pubblicità martellante e spesso ingannevole, che presenta come elemento distintivo e caratteristico il possesso di beni voluttuari, prodotti e venduti in milioni di copie standardizzate e omologanti - mi permetto di consigliare a tutti gli amici, giovani e meno giovani, la lettura o la rilettura di due saggi del secolo scorso che sono stati best-sellers mondiali negli anni della loro apparizione e che, come tutti i prodotti che non rientrano nella categoria dell' "usa e getta", hanno ancora molto da dire anche alle nuove generazioni, in particolar modo a quei ragazzi che sognano una selezione per il "Grande Fratello" o una partecipazione ad "Amici" di Maria De Filippi.

Ragazzi, sveglia!
La vita vera sta altrove, riconquistatela!


Come viatico per le prossime ferie propongo, dunque, la lettura di "AVERE O ESSERE" di Erich Fromm e "ENTROPIA" di Jeremy Rifkin. Questi due libri hanno le caratteristiche di tutti i classici: possono essere letti tutto d'un fiato per la loro chiarezza e scorrevolezza che spingono il lettore a giungere velocemente all'ultima pagina; ma anche meditati e considerati, nel tentativo di cogliere quanto delle loro analisi, spesso profetiche, sono attuali ai giorni nostri.

Considerazioni sul libro di Jeremy Rifkin "Entropia" pubblicato in Italia nel 1982.
Risorse rinnovabili e risorse non rinnovabili

Nel nostro pianeta avvengono processi fisici a diversi livelli (chimico, biologico, geologico etc..) nei quali viene trasformata la forma in cui si manifesta sia la materia che l'energia. Ad esempio il corpo di un animale morto o il tronco di un albero vengono trasformati in carbon fossile o in petrolio attraverso un processo che vede coinvolti un tipo particolare di batterio e fattori fisici come pressione e temperatura. Questo processo avviene in un tempo di milioni di anni. Un altro esempio è costituito da un chicco di grano posto sotto qualche centimetro di terra. Esso si trasforma in una spiga attraverso un processo nel quale è richiesta la presenza di acqua, la luce solare, sostanze come l'azoto nella terra e l'anidrite carbonica nell'atmosfera. Questo processo dura qualche mese.
I prodotti finali di questi processi naturali costituiscono delle risorse per l'umanità e per qualsiasi altra forma di vita sul pianeta. Abbiamo bisogno dell'energia in forma chimica contenuta nel carbon fossile o nel petrolio per riscaldarci (trasformandola in energia termica) oppure per far muovere le nostre macchine (trasformandola in energia meccanica) oppure per dar luce alle nostre città (trasformandola in energia elettrica). Trasformando il grano in farina e quindi in pasta e in pane otteniamo l'energia necessaria ai nostri muscoli e al nostro cervello.
In tali processi naturali è possibile riscontrare una periodicità. Ad esempio l'alternarsi delle stagioni o l'alternarsi delle ere glaciali. In alcuni processi il periodo è a misura d'uomo nel senso che possiamo aspettare che il ciclo si ripeta perché il tempo tra una fase di produzione della risorsa (raccolta del grano) e la fase successiva non è troppo lungo. Si dice che le risorse ottenute da tali processi naturali sono risorse rinnovabili.
Risulta chiaro che risorse come il carbon fossile e il petrolio costituiscono risorse non rinnovabili. Infatti quando avremo esaurito (nell'arco di qualche centinaio di anni) le risorse attualmente presenti nel pianeta, non potremo permetterci di aspettare qualche milione di anni, il tempo necessario alla natura per ripetere il processo. Saremo costretti a trovare altre risorse naturali dalle quali ottenere l'energia necessaria per vivere. A tutti gli effetti pratici possiamo considerare queste risorse definitivamente esaurite. Ciò implica che un uso sostenibile (nel tempo) delle risorse energetiche naturali non può essere fondato su risorse non rinnovabili.
In questo contesto è importante prendere coscienza di un limite in noi esseri umani. Infatti, se è vero che attraverso i mezzi tecnici che abbiamo sviluppato durante tutta la nostra storia, siamo capaci di ottenere l'energia di cui abbiamo bisogno dalle risorse che la natura ci offre, sembra altrettanto vero che nulla possiamo fare per alterare i processi naturali dai quali si ottengono tali risorse. Come possiamo cambiare la periodicità delle stagioni se questa dipende strettamente dal periodo di rotazione della terra intorno al sole? Quale tecnologia può rallentare la terra nel suo moto di rotazione? E anche se ciò fosse possibile, come potremmo prevedere, in tutti i minimi particolari, gli effetti secondari che ciò causerebbe? Il clima sulla terra verrebbe certamente sconvolto in una maniera difficilmente controllabile.
Nella storia dell'umanità il progresso tecnologico ha semplicemente reso possibile lo sfruttamento di risorse energetiche naturali via via sempre meno accessibili cioè più difficili da trattare: usare dei tronchi d'albero presi da un bosco per riscaldare la propria abitazione o per cucinare è una operazione quasi immediata; l'unico lavoro da compiere è tagliare il tronco, il trasporto e bisogna saper accendere un fuoco. L'uso del carbone è già più complesso; bisogna scavare miniere profonde e una volta estratto bisogna saperlo trattare prima che sia pronto per l'uso. E così via per il petrolio (estrazione, trasporto,raffinamento) fino ad arrivare alla fissione nucleare, energia che la natura ci mette a disposizione ma che richiede una tecnologia raffinatissima. Per finire, consideriamo la fusione nucleare; l'energia c'è ma è così difficile da catturare che la tecnologia attuale non è ancora sufficiente.
In nessun modo le capacità tecnologiche umane hanno potuto cambiare una virgola dei processi naturali che, in ultima analisi, ci forniscono da sole le risorse. Tali processi dipendono solamente dalle leggi della natura e l'uomo non ha il potere di cambiare tali leggi ma può solamente conoscerle (forse) e usarle.
Il cosa fare per salvare il mondo.

Considerazioni sul libro di Erich Fromm "Avere o essere?", pubblicato in Italia nel 1977
"Dicendo essere o avere non mi riferisco a certe qualità a sé stanti di un soggetto... Mi riferisco, al contrario, a due fondamentali modalità di esistenza, a due diverse maniere di atteggiarsi nei propri confronti e in quelli del mondo, a due diversi tipi di struttura caratteriale, la rispettiva preminenza dei quali determina la totalità dei pensieri, sentimenti e azioni di una persona." Ed è la prevalenza della modalità esistenziale dell'avere che per Fromm ha determinato la situazione dell'uomo contemporaneo, ridotto a ingranaggio della macchina burocratica, manipolato nei gusti, nelle opinioni, nei sentimenti dai governi, dall'industria, dai mass media, costretto a vivere in un ambiente degradato con lo spettro incombente del conflitto nucleare. Fromm delinea quindi le caratteristiche di un'esistenza incentrata sulla modalità dell'essere, in quanto attività autenticamente produttiva e creativa, che offra all'individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più autentico umanesimo.

Nella società capitalista il consumo diventa fine a se stesso, fa nascere nuovi bisogni e costringe all'acquisto di nuove cose, si perde di vista l'uso delle cose e l'uomo è schiavo del possesso. Si può uscire dall'alienazione solo costituendo un tipo di società organizzata secondo il "socialismo comunitario" con la partecipazione di tutti i lavoratori alla gestione del mondo del lavoro. Il socialismo comunitario prospettato da Fromm è vicino alle posizioni dei socialisti utopistici ed è influenzato dal sindacalismo e dal socialismo corporativista. In "Avere o Essere" Fromm propone all'uomo contemporaneo la scelta netta tra due categorie, due progetti di uomo: o quello dell'avere, dominante nella società capitalistica dei consumi, o quello dell'essere, della realizzazione dei bisogni più profondi dell'uomo. Il modello dell'avere, tipico della società industrializzata, costruita sulla proprietà privata e sul profitto, porta all'identificazione dell'esistenza umana con la categoria del possesso. Io sono le cose che possiedo, se non possiedo nulla la mia esistenza viene negata. In tale condizione l'uomo possiede le cose ma è vera anche la situazione inversa e cioè le cose possiedono l'uomo. L'identità personale, l'equilibrio mentale si fonda sull' avere le cose.

Fromm ritiene necessario attuare una nuova società, fondata sull'essere, liberata dalla categoria dell'avere, che garantisca, a livello politico e nell'ambito del lavoro, la partecipazione democratica di tutti gli uomini. Questa società ipotizzata da Fromm ha come presupposto la libertà e l'autonomia che finalizza gli sforzi alla crescita e all'arricchimento della propria interiorità. L'uomo che si riconosce nel modello esistenziale dell'essere non è più alienato, è protagonista della propria vita e stabilisce rapporti di pace e di solidarietà con gli altri.
Due classici del pensiero, ancora estremamente attuali!

07 luglio 2009

G8: LA PENOSA PRESENTAZIONE DELL'ITALIA












  • Un capo di governo che ha negato sempre la crisi definendola "psicologica" e attribuendola al catastrofismo della sinistra e della stampa comunista; che dichiara che l'Italia, comunque, ne è già fuori.
  • un paese reale con un rapporto deficit/Pil al 9,3% e un tasso di disoccupazione all'8% nel 1° trimestre, che viaggia verso il 10% nelle previsioni per il 2009; un export previsto intorno al -20% nell'anno corrente.
  • un sostegno ai paesi poveri drasticamente ridimensionato e una legge sulla sicurezza sostanzialmente razzista che introduce il reato di clandestinità e punisce con il carcere gli irregolari presenti nel paese, anche quelli che hanno un lavoro ai quali viene negata ogni forma di integrazione.
  • una legge che intende mettere il bavaglio alla stampa e alla rete e limitare gli strumenti d'investigazione alla magistratura, rinviata solo grazie all'intervento tempestivo del Capo dello Stato.
  • una televisione, per metà di proprietà del capo del governo e per l'altra pesantemente controllata dallo stesso, che fa strame dei fatti e della verità; unica agenzia d'informazione per oltre il 70% degli italiani.
  • un capo del governo fortemente indebolito in Italia e screditato all'estero per una serie di scandali fatti di veline, incontri con escort e con minorenni, megafeste notturne in villa, cene al di sotto di ogni sospetto con emeriti alti magistrati che a breve dovranno esprimersi sulla costituzionalità dell'ultima legge "ad personam", quella che ha impedito alla magistratura ordinaria di condannare il corruttore in un processo in cui si è accertato il reato di corruzione e condannato il corrotto.
  • un paese soffocato da un gigantesco conflitto d'interessi in cui il rispetto della legge e della decenza è diventato un optional per ricchi e potenti e un ferreo imperativo categorico per i "poveri cristi".
Crescono le pressioni per espellere l'Italia dal G8 dal blog "Che dicono di noi" che cita The Guardian

Per concludere, infine, questo è il G8 in cui i grandi della terra, prima di sedersi a discutere di qualsiasi argomento, dovrebbero in piedi chiedere scusa alla "Rete No Global Forum" per gli attacchi duri e irrazionali cui è stata sottoposta per avere intravisto con largo anticipo e con lungimiranza il disastro cui ha condotto la politica miope delle potenze mondiali nell'ultimo decennio.

06 luglio 2009

Sosteniamo Ignazio Marino

A quanti hanno preso le distanze dal mio post POTREBBE ESSERE IGNAZIO MARINO IL RIFONDATORE DEL PD? dico che, per quanto schifo abbia fatto il PD in questo suo anno di vita, io personalmente non vedo alternativa allo strapotere della destra al governo se non quella di partecipare attivamente alla rifondazione dell'unico partito d'opposizione che può veramente rappresentare la forza di sinistra attorno a cui raccogliere tutti gli altri soggetti attivi nell'area di centro-sinistra.
“Il Pd non puo’ essere abbandonato ai suoi attuali leader” Ecco il manifesto congressuale del terzo uomo, parla Ignazio Marino Testamento biologico, diritti civili, meritocrazia e laicità. Una requisitoria che vale come una candidatura (da Il Foglio.it)

Trovo importante e condivido l'opposizione condotta dall'IdV, specialmente nell'ambito dei temi relativi alla legalità; ma temo che quello di Di Pietro sia un altro partito personale che sfrutta opportunisticamente l'antiberlusconismo diffuso nel paese traendone vantaggi sul piano elettorale, senza una visione d'insieme dei grandi problemi sociali, economici del paese che questa destra ha maledettamente aggravato.
Dal mio punto di vista, occorre che forze sane e attive entrino massicciamente nel PD, sfondino e sgretolino gli apparati che lo tengono imbalsamato, specialmente nelle sue strutture meridionali, "caccino i mercanti dal tempio" e avviino un'opera di profondo risanamento.

Con questo sistema bipolare che ormai mi sembra difficile mettere in discussione, con l'uscita di scena dal panorama politico italiano delle forze di estrema sinistra, dovuta specialmente a gravissimi errori di calcolo e all'ottuso frazionamento di cui sono responsabili, l'unico spazio alternativo per organizzare un'opposizione forte e consapevole rimane quello di un PD rinnovato alle radici.

05 luglio 2009

POTREBBE ESSERE IGNAZIO MARINO IL RIFONDATORE DEL PD?

Dalle prime avvisaglie e dall'analisi delle candidature in lizza è prevedibile che il Congresso di ottobre porti alla rifondazione del PD. Molto dipenderà dalla partecipazione massiccia al dibattito precongressuale, dalle tematiche presenti nei programmi dei candidati alla segreteria, dall'onestà con cui gli stessi metteranno in evidenza gli errori commessi dalla fase fondativa ad oggi.
Non vi è dubbio che il PD è nato mettendo insieme, oltre ai gruppuscoli minori, i due grandi filoni della sinistra democratica, laica e cattolica, con l'intento di costituire un unico soggetto riformatore a vocazione maggioritaria. Il tentativo è riuscito solo in parte perchè i vertici sono rimasti tendenzialmente legati alle ideologie e alle metodologie dei vecchi gruppi di appartenenza mentre la base, specialmente quella giovanile, si è sentita tradita nel suo tentativo di reale cambiamento e delusa nel suo bisogno di far valere dentro il nuovo partito le istanze presenti e urgenti nella società.




Mentre l'apparato, costituito dalle vecchie classi dirigenti, si chiudeva a riccio nella difesa immobilistica e paralizzante di piccole o grandi posizioni di potere, quella che doveva diventare la linfa vitale del partito è rimasta all'esterno, inascoltata; e quando le si è aperto qualche varco, non solo ha saputo prospettare idee di reale rinnovamento cogliendo le aspettative dell'elettorato di riferimento, ma è riuscita anche a raccogliere consensi e voti oltre ogni più ottimistica aspettativa.
Le cose che sono mancate al partito sono facilmente intuibili e non più rinviabili o eludibili, pena il totale fallimento del progetto iniziale:
  • un passo indietro coraggioso da parte dei "padri nobili" che avranno sicuramente molto ancora da dire e da fare, ma da posizioni di retrovia;
  • una forte e coraggiosa presa di possesso del partito da parte delle giovani generazioni che, sole, possono rifondarlo perchè portatrici sane e consapevoli delle attese, delle speranze, dei bisogni di un paese stanco, incerto e deluso.
I candidati che hanno ufficializzato la loro disponibilità a guidare il partito (Bersani, Franceschini, Marino) hanno dato prova, in ambiti e con compiti diversi, di sapere interpretare questo bisogno di cambiamento; sta sicuramente agli iscritti scegliere quello che meglio saprà realizzare la svolta coraggiosa tanto attesa. Occorre ribadire, comunque, che un nuovo modo di gestione va applicato senza remore. Occorre sempre un dibattito ampio e approfondito sui temi sociali, economici ed etici più scottanti, in modo da consentire che tutti i punti di vista possano trovare nel partito corretta espressione; ma alla fine, come ben dice Ignazio Marino nel suo manifesto, occorre un voto che consenta alla maggioranza di operare concretamente senza gli intralci deleteri e paralizzanti di quanti non si trovassero d'accordo.

Per quanto mi riguarda, io personalmente, che mi professo agnostico, scommetto sul cattolico Ignazio Marino, un professionista giunto alla politica per gli alti meriti conseguiti nel suo specifico settore professionale; perchè è rimasto estraneo, durante la sua militanza nel PD, alle logiche correntizie di appartenenza e ai rituali verticistici; perchè ha saputo affrontare, lui cattolico, generosamente con spirito laico e in prima persona, le battaglie su temi etici e sociali di grande attualità; battaglie che tutto il partito unito avrebbe dovuto far proprie, animato dallo stesso spirito laico e rispettoso delle leggi fondamentali dello Stato e dei diritti della persona umana.

Perciò faccio mio l'invito di Ignazio Marino, che estendo ai lettori del mio blog, a iscriversi al PD per poter votare il prossimo segretario, per potere tutti partecipare attivamente a quella che io chiamo "Rifondazione del PD", perchè il sogno obamiano di Veltroni possa finalmente trovare concreta realizzazione; per non rimanere sempre a giudicare e criticare dall'esterno ma per produrre dall'interno il cambiamento auspicato. Se lo dico io che ho i miei anni, mi auguro che i più giovani operino concretamente per realizzare l'ultima irrinunciabile speranza dei più autentici democratici.

03 luglio 2009

IN BOCCA AL LUPO A PIPPO POLLINA PER I SUOI CONCERTI ITINERANTI

Pubblico il commento entusiasta di Andrea che ha visto ieri il concerto di Pippo a San Giovanni Lupatoto. Anch'io sono d'accordo con Andrea che la musica e i testi di Pippo meritano di essere conosciuti di più anche in Italia. Purtoppo in questo paese per acquisire notorietà nei media nazionali occorre essere graditi a PAPI. Ma Pippo fa bene a starne alla larga e a farsi conoscere nei concerti che sono sempre seguiti da fan entusiasti e che lasciano un segno anche in quanti lo ascoltano per la prima volta.
Ciao a tutti
Ieri sera sono andato a vedere il concerto di Pippo Pollina a San Giovanni Lupatoto.
Per chi conosce Pippo non dirò cose nuove, per chi non lo conosce può essere uno stimolo per andarlo a sentire.

Il concerto era acustico. Pippo ha cantato con la sua voce sempre calda e potente, suonando di brano in brano pianoforte, tamburello siciliano, accompagnato dal bravissimo chitarrista svizzero Jean Pierre Von Dach che alternava bellissimi assoli con chitarra acustica ad altri con chitarra elettrica. Travolgenti alcuni pezzi anche senza il basso o la batteria.
Ha fatto una carrellata delle sue canzoni più belle raccontando per molte di esse gli aneddoti su cosa le avevano ispirate.
Più di una volta ho avuto i brividi sulla schiena e non per il freddo (anzi c'era una serata molto piacevole come temperatura) ma per l'intensità delle interpretazioni e per le splendide musiche.

Il concerto era gratuito in un bel parco. A parte un nutrito gruppo di persone che lo seguono, buona parte del pubblico non conosceva l'artista e molti erano lì per caso finché facevano una passeggiatina serale. L'apprezzamento di questo pubblico "di passaggio" e molto eterogeneo (si passava dai bambini di 4-5 anni agli anziani ultrasettantenni) è stato notevole: ben presto lo spazio davanti al palco, dietro e attorno alle sedie messe dagli organizzatori (tutte occupate), si è riempito e tutti hanno seguito il concerto fino in fondo.... con applausi a scena aperta.
Altro segnale di apprezzamento il fatto che Pippo ha venduto tutti i CD che si era portato, con una vera folla di persone davanti al banchetto che fino a quella sera non lo conoscevano.

Insomma... Un altro piccolo grande successo.

Cosa aggiungere che non abbia già detto altre volte.
I gusti sono gusti, ma ritengo che Pippo meriterebbe molto più successo in Italia.
Se non lo conoscete, fate un giretto su YouTube e ascoltate un po' di brani... così vi fate un'idea.

Inserisco anche il link con alcune foto che ho scattato.
Album di foto: Pippo Pollina - San Giovanni Lupatoto - 2 luglio 2009

http://tinyurl.com/m2l6du

Questa sera si replica al Museo Pagani a Castellanza (VA) vicino a Busto Arsizio.
Qui maggiori info
http://www3.varesenews.it/busto/articolo.php?id=145536

Prossimi appuntamenti in autunno con un'orchestra sinfonica...
Ma vi darò maggiori dettagli più avanti.



L'OPPOSIZIONE BATTA UN COLPO!

Relativamente al mio post di ieri Non riesco più a meravigliarmi di nulla! non aggiungo altro di mio e non revoco l'impegno pubblicamente assunto di dare una svolta al mio blog non trattando più dei misfatti del signore di Arcore. Intendo soltanto rilanciare l'argomento ripubblicando il commento di Pippo Pollina in NUOVOMONDO

"Caro Vito e cari tutti,
la faccenda dell'incontro fra il giudice e il premier è di una gravità che va ben al di là del fatto in quanto tale. Siccome giunge in un momento nel quale c'è una saturazione di notizie scandalose di vario genere su B. a partire dalla sentenza di 1° grado sul caso Mills ai fatti dell'uso improprio dei voli di stato, alla faccenda " puttanopoli " etc... una cosa del genere vuole essere una sfida al buon senso. In sostanza, il tentativo non è quello di creare rapporti di favore fra i due, chè se sono amici come dichiara il giudice al giornale non c'è bisogno di ribadirli in pubblico, e quindi comunque l'atteggiamento del giudice sarebbe stato favorevole al lodo Alfano.
Il punto è che si vuole a tutti i costi normalizzare l'anormale. C'è il tentativo di cambiare la percezione delle cose nella testa e nei pensieri della gente.
Ovvero, se una cosa è sbagliata, o considerata tale fino ad ora, vorrà dire che lavoreranno affinchè essa da domani venga percepita come giusta e lecita, accettata e oggetto di alcuno scandalo.
Quindi da domani sarà normale che le squillo entrino nei palazzi di governo, che le medesime accompagnino il premier su voli di stato, che di fronte ad una condanna, preventivamente ci si faccia una legge ad hoc e via discorrendo.
Capito il gioco? Ci stanno riuscendo alla perfezione.
Il problema è l'opposizione. A parte Di Pietro, gli altri dove stanno? Dove?
Rinvio, inoltre, al post GIUDICE MAZZELLA: "LECCARE! LECCARE! LECCARE!" sul blog di Franca Rame e al bel commento I compagni di merende di Massimo Giannini su Repubblica.

Da questi articoli e dai commenti di approvazione che sono giunti al mio post devo dedurre che ad essere antropologicamente diversi dal cavaliere e dai suoi accoliti siamo in tanti e non rischiamo di rimanere una razza in estinzione.
Cogliendo il pensiero di Pippo, invito l'opposizione, se c'è ancora l'opposizione in questo paese, a battere un colpo e a farsi sentire con una voce unica, chiara e forte su temi di tale gravità che intaccano profondamente le regole scritte e non scritte alla base dello Stato di diritto.

02 luglio 2009

Non riesco più a meravigliarmi di nulla!

Ormai non riesco più a meravigliarmi di nulla. Aspetto solo che si chiuda presto questa brutta pagina del nostro paese, aperta ormai da 15 anni. Non posso prevedere come e quando si chiuderà, mi auguro solo di poterne vedere con i miei occhi la conclusione, qualunque essa sia. Ogni giorno ci riserva da tempo una novità incredibile e sembra che abbiamo fatto l'abitudine a tutto. Ma non è così. Se c'è stato un tempo in cui qualsiasi cosa uscisse dalla bocca del signore di Arcore e dei suoi accoliti veniva accettata e riconosciuta come la verità indiscutibile, oggi i suoi comportamenti stridono pesantemente con le sue parole, e i più cominciano a rendersene conto, anche fra persone che gli sono state vicine. Si può immaginare quanto pesino su un personaggio di tal fatta le contestazioni che lo accompagnano ovunque vada e che vanno diventando di massa.
C'è solo da sperare che si formi presto un fronte di opposizione serio ed unito a questa destra, portatrice di una doppia morale, che è diventata nemica del paese e del suo futuro; e che le persone per bene che ancora in essa militano, sappiano trarre le più opportune coclusioni.

Dichiaro solennemente che questo è l'ultimo post che dedico sul mio blog ai misfatti di questo personaggio, e lo dico perchè ormai il mio sacco è pieno e qualsiasi altro elemento non aggiungerebbe alcunché di nuovo. L'ultima delle sue (in ordine di conoscenza) che voglio commentare è la cena con due giudici della consulta, quelli che devono decidere sul Lodo-Alfano. Hanno tentato di farla passare come una cena conviviale tra vecchi amici e vogliono farcelo credere. In quella riunione, il premier, Gianni Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), Angelino Alfano (Ministro della Giustizia ed estensore del cosiddetto Lodo-Alfano) e Carlo Vizzini (Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato) avrebbero parlato con il giudice Mazzella e il collega Paolo Maria Napolitano solo di calcio e di donnine, lasciando deliberatamente fuori i temi caldi relativi al suddetto Lodo.
Questi giudici che sembrano volersi prostituire al potere politico, ma dalla successiva dichiarazione di Mazzella ("Caro Silvio, siamo oggetto di barbarie ma ti inviterò ancora a cena") lo sembrano di fatto; questi giudici, dicevo, vanno bene al cavaliere.

Ma ciò che fa inorridire è la puntualizzazione non richiesta dell'emerito giudice Mazzella con la seguente lettera:
"Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché sto cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo". "Ho sempre intrattenuto con te rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili 'spioni', come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile".
"Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico".
"Caro presidente, l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto" (sic)
Un plauso al giudice che ama la libertà e si dichiara amico del leader del Pdl, che teme l'OVRA ancora attiva, che parla "della barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni" con passione e tanta devozione al grande commensale. A differenza dei giudici che fanno il proprio dovere e amministrano la giustizia "uguale per tutti" anche quando devono agire contro di lui, questi sono i giudici che vanno bene al cavaliere, questi non sono mentalmente disturbati, non hanno turbe psichiche, non sono antropologicamente diversi; questi sono tanto simili a lui come altri negli anni passati ne abbiamo conosciuti.

P.S.: Negli anni passati, quando mi toccò di fare in diverse occasioni il presidente di commissione agli esami di maturità, ho cercato di svolgere il mio compito, che consideravo oltre che giudicante anche pedagogico, nel modo più equilibrato e sereno possibile, mantenendomi intenzionalmente lontano da ogni possibile forma di condizionamento. Ad un ministro allora in carica, che mi aveva fatto pervenire, tramite un suo uomo mio conoscente, la richiesta del 60/60 per una candidata, feci rispondere che la commissione avrebbe valutato tutti gli elementi in suo possesso per formulare anche quel giudizio e attribuire il relativo voto.
Quando qualche genitore, (per onestà devo dire succedeva solo al sud) si presentava con il portabagli pieno di primizie o altro, perorando la causa del figlio candidato, lo pregavo di andare via rifiutandomi di conoscerne il nome e lasciandolo quasi sconcertato. Se insisteva, diventavo irremovibile e per addolcire l'effetto che producevo, lo invitavo ad attendere serenamente la conclusione dell'esame ed, eventualmente, se lo riteneva opportuno, di ringraziarmi solo allora. Mai nessuno lo fece. Non invitai mai a cena, in presenza o meno di altri commissari, i genitori più influenti di candidati agli esami che avrebbero potuto favorire la mia carriera!
Ma erano altri tempi, sembrano trascorsi secoli! O forse ero io ed altri pochi ad essere antropologicamente diversi dai più.

In ogni caso, i modelli diffusi e vincenti oggi sono altri, sono quelli che senza pudore vengono offerti da uomini di governo e taluni giudici costituzionali.
Chissà cosa deciderà la Consulta sul Lodo-Alfano nell'udienza fissata per il 6 ottobre! Staremo a vedere ma c'è poco da sperare.

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