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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

Benvenuto nel mio blog

Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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31 maggio 2009

L'ULTIMO GRUGNITO DI BOSSI SENIOR ...
















... in attesa di sentire quelli del figlio Renzo.
Torna il linguaggio becero e stomachevole del capo della Lega, del grande leader della Padania Libera, quello il cui figlio, bocciato tre volte alla maturità, va "a imparare a Roma la politica e le leggi", pronto a scendere in campo se e quando il capo glielo chiederà; quello che conosce il linguaggio dei gesti volgari e dei grugniti meglio dell'italiano che vuole insegnare agli immigrati.
Questa volta ha dato del "pirla" a Casini che si era permesso di sostenere che "Berlusconi chiacchiera e la Lega comanda". E invita a non votare quelli dell'altra parte che "merita solo legnate".
Casini e tutta l'altra parte, cioè l'Italia, ringraziano il grande riformatore del c....!


29 maggio 2009

IL FONDO MELMOSO LO ABBIAMO RAGGIUNTO!

Prometto, prima a me e poi ai pochi lettori del mio blog: non scriverò più nulla su Berlusconi per i prossimi 10 giorni, fino all'esito delle elezioni europee. E, poi, devo aggiungere, rovistare nelle magagne di questo personaggio imbarazzante comincia a darmi il voltastomaco. La cosa, tuttavia, di cui non rieco a capacitarmi è come rieca ancora a carpire la buona fede di tanti italiani, di tante persone per bene che ancora vedono in lui il salvatore della patria, il riformatore della politica e delle istituzioni. Posso capire il sostegno pieno e senza condizioni che riceve dai beneficiati a vario titolo. Ma gli Italiani, in genere, come fanno a non accorgersi degli effetti deleteri che le sue parole, i suoi atti pubblici e privati, i suoi provvedimenti di governo producono nell'economia, nella società, nei rapporti con gli organismi di controllo e con gli altri poteri dello Stato? L'impressione che gli stranieri hanno, guardando alla realtà del nostro paese, è quella di un'allucinata infatuazione collettiva.

Per chiudere, dunque, questa fase, voglio offrire all'attenzione dei pochi lettori che mi seguono questi elementi di valutazione:

ALCUNE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SUI GIUDICI CHE LO ACCUSANO, LO PORTANO IN GIUDIZIO O LO CONDANNANO E SUI GIORNALISTI NON ASSERVITI:
"Grumi eversivi tra le toghe".
"Una cosa scandalosa! La realtà è esattamente il contrario di quello che questi giudici hanno scritto, perché si tratta di giudici che sono degli estremisti di sinistra"
"Pensate che qualcuno dice a me - fatti processare - ma io sono il campione degli imputati. La Guardia di Finanza ha compiuto 587 visite alle mie aziende".
"Io non lascerò la politica fino a che non ci sarà la separazione delle carriera tra pm e giudici"
"Fare i giudici è da disturbati mentali, altrimenti non potrebbero fare quel lavoro"
"I giornalisti? Mi attaccano perché vorrebbero essere me".
"Non ho mai guadagnato un soldo nella mia vita dalla politica, ho messo i miei soldi nella politica, sì, per finanziare Forza Italia".
"Enzo Biagi, Indro Montanelli erano più anziani di me, e credevano di essere loro quelli importanti nel nostro rapporto. Poi il rapporto si è capovolto e io sono diventato quello che loro stessi volevano essere. Dunque, dato che loro non mi sono politicamente affini, si è sviluppato un sentimento irrazionale tra giornalisti italiani molto famosi".
"Ho sempre detto che per me ci sono tre categorie che fanno male: i delinquenti, i pubblici ministeri e i dentisti. I dentisti però ora usano una punturina per l'anestesia. Ma siccome a me piace il numero tre al loro posto dico i giornalisti, certi giornalisti, guardate in questi giorni...".

Articolo21, sulla scia delle 10 domande poste da Repubblica al premier, relativamente alla questione-Noemi, ha ripescato gli 11 quesiti che 11 anni fa gli aveva posto la Padania, quotidiano della Lega Nord (partito alleato di governo) e lo invita a rispondere almeno a quelli.

In un forum dell'Unità con diversi inviati della stampa estera, viene fuori la considerazione comune sulla "anomalia" Italia: "In nessun paese europeo sarebbe successo, un premier anche solo sospettato di corruzione si sarebbe dimesso".

Anche Le Figaro, il giornale moderato francese accusa Berlusconi

Interessante la telefonata tra Evelina Manna e Berlusconi dopo la pubblicazione sui giornali dell'indagine sulle telefonate in cui raccomandava alcune attrici ad Agostino Saccà.

Voglio, infine, citare il blog "Che dicono di noi" alle cui traduzioni degli articoli di giornali stranieri che parlano dei fatti nostri attingo, data la mia scarsa conoscenza delle lingue. Nell'ultimo post ci fornisce la traduzione di un articolo di Peter Popham su The Independent del 27.5.09 "Puó una teenager spodestare Berlusconi?"


Qualche considerazione sugli ultimi sviluppi del Caso-Noemi:

Ieri il premier ha dichiarato:

Minorenni? "Non ho detto niente"

Come non ha detto niente! E' andato persino a "Porta a Porta" in uno spettacolo allestito tutto per lui "Adesso parlo io". E le sue affermazioni sono state smentite dall'ex-fidanzato di Noemi e successivamente dall'intervista di Repubblica alla zia della ragazza. Precedentemente Bobo Craxi aveva smentito quanto affermato dal cavaliere riguardo al papà di Noemi precisando che Elio Letizia non era stato l'autista del padre e che non era all'epoca fra i frequentatori dell'Hotel Raphael. Come non sente il bisogno di dire la verità?

Sesso con le minorenni? "Assolutamente no, ho giurato sulla testa dei miei figli e sono consapevole che se fossi uno spergiuro mi dovrei dimettere, un minuto dopo averlo detto"

Altre volte il cavaliere ha giurato il falso sulla testa dei figli. Come non si rende conto che le bugie hanno sempre le gambe corte e che quelle pronunciate pubblicamente da un uomo politico, capo di governo, sono di una gravità unica, perchè mettono in discussione la sua credibilità anche negli ambiti dell'attività politica e di governo?

Come non si accorge che l'improntitudine servile dei suoi portavoce e pseudogiornalisti li fa riconoscere immediatamente per quello che sono: cortigiani in livrea senza pudore.

Perchè si affanna tanto a difendersi, arrampincandosi sugli specchi, quando sa bene che la maggioranza degli Italiani gli perdona tutto e lo ama per quello che è, così com'è?
Lo fa per l'opinione pubblica straniera? Se è per questo, lasci perdere, è inutile: all'estero lo conoscono bene e non riuscirà certo a cambiare l'opinione che da troppo tempo ormai si ha di lui.

E proprio in chiusura una carrellata di video illuminanti sulla personalità dell'uomo che ci governa.













MI CHIEDO QUALE ABISSO DOBBIAMO TOCCARE PER CAPIRE CHE IL FONDO MELMOSO LO ABBIAMO RAGGIUNTO!

27 maggio 2009

Il Pericolo più grave rappresentato da Berlusconi!

Citando il Financial Times, che indica il pericolo rappresentato da Silvio Berlusconi per l'Italia, Repubblica sembra condividere la proposizione che non si tratti di un altro Mussolini. Anch'io sono dello stesso parere. Non ha la stoffa dell'uomo di Stato e di governo, per quanto discutibile e condannato dalla storia, è solo un parvenu eccessivamente ricco cui il potere ha dato alla testa, togliendogli completamente il senso della misura e del limite, fino al punto di credere, o immaginare, di potere comprare tutto col denaro; anche la coscienza e il decoro, che sono beni indisponibili sul mercato, assolutamente inalienabili. Temo, invece, che col beneplacito degli italiani, ai pericoli paventati dal'importante quotidiano inglese se ne debba aggiungere un altro, assai grave: che il premier italiano, in presenza di un'opposizione incerta e di istituzioni deboli, forte di una maggioranza piegata ai suoi voleri, possa portare il paese al tracollo finanziario e alla bancarotta (i segnali già presenti sono allarmanti). Allora (non voglio pensarci) dalle viscere del paese devastato potrebbe apparire l'"uomo forte", l'"agente della provvidenza", in grado di riportare "ordine e legalità".

Perché degli esseri umani si riducono in questo stato?

Chi ha seguito ieri sera Ballarò ha potuto vedere l'onorevole ministro Bondi e il direttore di Panorama Maurizio Belpietro perdere (o fingere di perdere) letteralmente la testa e lanciare insulti e invettive irripetibili alla volta di Franceschini e di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, colpevoli soltanto di volere spegare pacatamente il loro punto di vista sulla questione Noemi-papi. Il tentativo evidente dei due supporter del signore di Arcore era quello di coprire con le ingiurie le parole degli altri perchè non arrivassero ai telespettatori.

Forse è così che piacciono al loro signore! Pronti a tutto, fino al ridicolo, per difenderlo sempre e comunque anche quando la difesa appare dissennata.















E dunque abbiamo visto il mite Bondi, (quello dell'ode A Silvio - Vita assaporata; vita preceduta; vita inseguita; vita amata; vita vitale; vita ritrovata; vita splendente; vita disvelata; vita nova. "la cosa che mi ha sempre colpito di più in lui: il suo amore sconfinato per la vita") e il simpatico Belpietro uscire in attacchi sconsiderati come se fossero stati gravemente offesi nella loro dignità personale.

Mi viene in mente una nota di Francesco Piccolo "Adattarsi al Capo", letta qualche giorno fa su l'Unità, che voglio riprodurre:

"Una vera e propria pietà cristiana provo per gli uomini e le donne fedeli a Berlusconi. Quelli che fanno dichiarazioni caustiche, violente e volgari. Quelli che vanno nei dibattiti e urlano più degli interlocutori e li aggrediscono. Quelli che sono costretti in questi giorni difficili a parlare di Noemi e dei genitori di Noemi, quelli che un po' devono insultare Veronica Lario e un po' devono premettere un elogio in quanto moglie di Berlusconi. Quelli che devono spiegare i rapporti con Mills, il criterio delle nomine Rai, cosa vuole dire Berlusconi quando sostiene che il Parlamento è un ingombro.
Tutte le volte che li vedo e li ascolto, danno l'impressione di essere proprio così: arroganti, violenti, sprezzanti delle regole e convinti delle ragioni del Capo. Come se il Capo li avesse scelti dopo una lunga selezione di aggressività. Ma poi ho capito che c'è un'altra possibilità, più terribile: non sono affatto così. Non sarebbero così. Non sono così nella loro vita quotidiana. Ma essendo il loro Capo arrogante violento e sprezzante delle regole, devono adattarsi, essere alla pari o addirittura sopravanzarlo. È l'unico modo per compiacerlo, è l'unico modo per non perdere il posto conquistato. Quindi, lo sforzo che devono produrre ogni volta è sovraumano, oltre i limiti delle possibilità. La violenza che fanno a se stessi per essere così violenti, mi fa davvero stringere il cuore.
Perché degli esseri umani, a prescindere dalla loro capacità, vengono costretti a ridursi in questo stato?"

26 maggio 2009

DUE VIDEO PER RIFLETTERE ...

... ormai non ci sono più parole per commentare la volgarità del nostro tempo; le immagini e i suoni riescono più efficaci.

"Devo, dobbiamo occuparci di tv per ridarci dignità, perché è una pena infinita vedere mie simili a carponi, o quasi nude, labbra che scoppiano, già dalle 9 del mattino, umiliate da ruoli perennemente subalterni"
(leggi anche Rotto l'incantesimo del nuovo Don Rodrigo, di Gad Lerner)




  • L'indimenticabile Povera Patria, di Franco Battiato, una poesia universale ma di un'attualità sorprendente.

25 maggio 2009

Alle Spett.li Direzioni di LIBERO, IL GIORNALE, PANORAMA

... che hanno insudiciato, infangato, non sempre a ragione, chiunque sia venuto sotto il loro tiro; che hanno sproloquiato su tutto e su tutti con una virulenza che ha intossicato il paese ...


Chiediamo:

"a quando un bel dossier sugli affari di Silvio Berlusconi ante e post il suo ingresso in politica?"

Stando ai suoi supporters, più le sue magagne vengono messe in piazza, più aumentano i suoi voti.
Allora, che aspettate? Perchè non assicurargli un plebiscito?

Solo allora (Suonno Catarì) potranno acquisire una qualche credibilità ai nostri occhi e agli occhi dei tanti Italiani che non hanno portato il cervello all'ammasso!

Rimaniamo in fiduciosa attesa, certi di un positivo riscontro!

24 maggio 2009

Le ultime in libertà di Silvietto nostro ...

... che non fanno ridere ma riflettere!

"Chi è malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra". "Le persone che amano la libertà e vogliono restare liberi penso votino per il Popolo della libertà".
(In un'intervista all'emittente radiofonica 'Rtl 102.5')

Per questo signore, dunque, noi che contestiamo i suoi atti pubblici e privati saremmo malati di invidia personale e di odio politico. Se amassimo la libertà (di quale libertà parla? quella di farsi i cazzi suoi come meglio gli aggrada?) saremmo tutti nel suo popolo della libertà! E' assurdo e, fino a qualche tempo fa impensabile, che il dibattito politico debba essere condotto a questi livelli da un personaggio di tal fatta!




"La televisione pubblica che abbiamo oggi è l'unica televisione pubblica che attacca il governo, con una pluralità di trasmissioni infinita, tant'è vero che sono sempre di più gli italiani che non pagano il canone, perchè non sono d'accordo che con i loro soldi si paghino Annozero, Ballarò, Report e tutte queste trasmissioni di contrasto con la politica del governo e con il leader del governo"

(dichiarazione fatta da Berlusconi ai microfoni di Canale Italia)

Comprensibile che una persona come lui che non sa cosa sia DEMOCRAZIA, ami una TV perennemente prostrata ai suoi piedi come quella di Fede e di Vespa. Ma mente sapendo di mentire quando afferma che molti italiani non pagano il canone perchè non apprezzano gli unici programmi di vero approfondimento che gli danno fastidio. C'è ancora in Italia qualche giornalista che ha il coraggio di fare programmi liberi e documentati, ad uso di alcuni milioni di italiani che non hanno portato il cervello all'ammasso e che pagano il canone anche per questo.

"L'opposizione non è necessaria, non è indispensabile per fare le riforme: c'è da riformare i regolamenti parlamentari, da fare la riforma della giustizia penale per separare gli ordini". Franceschini? "E'il commissario liquidatore del Pd". La sentenza Mills? "Un boomerang che rafforzerà la mia parte politica e indebolirà la sinistra e i suoi giudici". Noemi? "Il comportamento di molti giornali è veramente indegno, ignobile e direi sconcio. Riferire in Parlamento sui miei rapporti con Noemi Letizia? Ci sto pensando".
(dichiarazione all'emittente Radio Montecarlo)


Con il senso che ha dello Stato e dell'equilibrio dei poteri in una sana democrazia, il caudillo può fare tutto da solo con il devoto sostegno di una manica di servi prezzolati. Ma si ricordi e stampi bene in mente che lo Stato è una cosa ben diversa da un'azienda privata, gestita da un amministratore unico.
Per quanto riguarda la sentenza Mills, si liberi dal lodo Alfano che lo intralcia, e vada a dirlo ai giudici quello che va blaterando su TV e giornali compiacenti.
Sul caso Noemi, parla di comportamento indegno, ignobile, sconcio di alcuni giornali. Si riferisce per caso a quelli della sua scuderia come Libero e il Giornale?

23 maggio 2009

Per non dimenticare Giovanni ....

... e quanti hanno operato per salvare il buon nome dell'Italia!

"Occorre sbarazzarsi una volta per tutte delle equivoche teorie della mafia figlia del sottosviluppo, quando in realtà essa rappresenta la sintesi di tutte le forme di illecito sfruttamento della ricchezza. Non attardiamoci, quindi, con rassegnazione, in attesa di una lontana, molto lontana crescita culturale, economica e sociale che dovrebbe creare le condizioni per la lotta contro la mafia. Sarebbe un comodo alibi offerto a coloro che cercano di persuaderci che non ci sia niente da fare."
Giovanni Falcone, “Cose di Cosa Nostra”

“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.”
(J. F. Kennedy; citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)


Il mio pensiero grato va a Giovanni Falcone e a tutti quelli che lo hanno preceduto, che lo hanno accompagnato e che, purtroppo, lo seguiranno nel tentativo di estirpare la mala pianta che tuttora alligna come la gramigna, anche in luoghi insospettabili dai più.
Grazie Giovanni, i Siciliani onesti sono certi che il tuo sacrificio non sia stato vano!

22 maggio 2009

Continua l'avanspettacolo del cavaliere senza macchia e senza paura ...

...quello che non soffriva il teatrino della politica!
Vorrei ricordargli che forse gli italiani che l'hanno votato si aspettano che affronti i gravi problemi del paese e non che faccia il pappagallo anche con le signore che non gradiscono.


"Ieri sera la presidente di Confindustria è venuta a trovarmi a Palazzo Chigi e un commesso mi ha detto: 'C'è di là una velina'. Era la presidente, era in gran forma, elegante, tutta vaporosa perché aveva una cena: sembrava volasse sui tappeti di Palazzo Chigi".






"Non ho niente contro le veline e quando si hanno 40 anni fa anche piacere sentirsi dire di essere come una velina. Ma preferisco essere considerata come ha detto Bonanni, una persona seria, onesta e libera che sta portando avanti un lavoro concreto".






(ci tocca apprezzare la risposta onesta della Marcegaglia come dobbiamo spesso gradire quelle di Fini; siamo a questo, gente)


Ma come si permette? Ma non si accorge proprio che non fa ridere nessuno!
Si capisce che è gravemente disturbato: non si rende conto che non fa più ridere neanche i suoi polli! Possibile che nessuno del suo staff riesca a dirgli quant'è patetico? Ha ragione Veronica!
E poi ci lamentiamo che gli stranieri ci giudichino più ridicoli di lui e che tanti giovani italiani all'estero si vergognino di dirsi italiani!!!

20 maggio 2009

Al tormentato Fini che...



... piange lacrime di coccodrillo io dico che:
  • si è fatto sdoganare dal cavaliere;
  • di Bossi, con cui non avrebbe preso più un caffè, è stato compagno di merende;
  • dopo la svolta del predellino e la fondazione del Partito del Popolo della Libertà, ebbe a dichiarare testualmente "Berlusconi vuol fare l’asso pigliatutto. Ormai siamo alle comiche finali";
  • poi ha consegnato il partito, armi e bagagli, al cavaliere di Arcore;
  • ha accettato di fare il presidente della camera su mandato del papi;
  • ma i suoi ex-colonnelli si erano venduti ancor prima di lui e l'hanno mandato a quel paese.


Capisco bene che si senta come un generale disarcionato ma prendere ora le distanze non è credibile e non incanta nessuno.
L'unica cosa che gli rimane da fare, se è uomo d'onore, è dimettersi dalla presidenza della camera e cercare posto fra gli indipendenti, se proprio non può andare dall'altra parte della barricata. Solo allora le sue posizioni democratiche e rispettose della Costituzione (?) potrebbero avere qualche credito.

Sarà dura ma ne verremo a capo!

Per usare le parole di una bella canzone di Pippo Pollina “passerà, questo tempo passerà” e forse ci avvieremo a diventare un paese normale. Sarà dura, dicevo, perché il nostro eroe non verrà battuto in parlamento, non sarà sconfitto col voto degli italiani, non sarà messo all’angolo dall’opposizione e dalla stampa libera, non sarà costretto in una delle isole dei suoi paradisi fiscali per il modo in cui sta gestendo la crisi più grave dal 2° dopoguerra, non sarà annientato dalle sentenze che provano, per chi vuole aprire gli occhi, tutte le sue responsabilità e la sua incompatibilità con la gestione della cosa pubblica, no.
Strano paese il nostro! Un uomo pubblico, che più pubblico non si può, sarà messo in crisi irreversibile per vicende private delicatissime sulle quali si ostina a tacere dopo avere messo in circolazione, allo scopo di difendersi, una serie inimmaginabile di miserabili bugie.
Ma quando ciò succederà, gli italiani avranno fatto quella gran figura di m.... di cui non potranno andare fieri!
Intanto, nell'attesa, ascolta la bella canzone che ti propongo e grida No .



19 maggio 2009

Le 10 domande di Repubblica a Berlusconi ....

... in attesa di una risposta che non arriva.
Tanto agli italiani può bastare il suo monologo dal solito Vespa.

Intanto escono le motivazioni della sentenza sul caso Mills che "Mentì per salvare Berlusconi" ma agli italiani, per usare un'espressione cara al simpatico La Russa, non interessa "un fico secco". E domani, sotto elezioni, ci saranno le nomine RAI.
Evviva, abbiamo il premier più simpatico del mondo e il popolo più pirla!

L'Italia opulenta scaccia il Sud del mondo

Certo, stare qui, soddosfatti tutti i bisogni primari, a dare sfogo intellettuale alle proprie inquietudini, è cosa facile e relativamente soddisfacente. A pancia piena si può parlare di democrazia, elezioni, corruzione del potere e anche di migranti.

Ma io voglio tornare ancora sul problema perchè m'indigna enormemente l'atteggiamento del profondo nord del nostro paese nei confronti dei nuovi migranti. Un nord opulento, in calo demografico, che si serve di stranieri più o meno regolari per tanti lavori non più graditi agli autoctoni; fatto per lo più di persone che hanno conosciuto in faccia l'emigrazione, che si professano cristiane, che si agitano in modo scomposto per la morte di Eluana, che ricordano con orrore la persecuzione degli ebrei da parte dei regimi nazi-fascisti e che rimangono spesso insensibili ai drammi individuali e collettivi di tanta parte delle popolazioni del sud del mondo.


In Storie migranti

Da: Io non sono un ladro di fiori, io stesso mi son fatto rosa (dal taccuino di Zaher Rezai, dicembre 2008)
Quando il suo corpo è stato ritrovato, a Mestre, in via Orlanda, il 10 dicembre 2008, il documento che portava in tasca ha permesso la sua identificazione: Zaher Rezai, cittadino afghano, 13 anni. Sulla dinamica della morte non c’erano molti dubbi: per eludere i controlli portuali doveva essersi legato sotto il tir che l’aveva schiacciato a quell’incrocio, a 8 chilometri dal porto di Venezia, ormai superato.
Da: Un giorno Cacciari mi ha chiesto (di Hamed Mohamad Karim, dicembre 2008)
Signor Sindaco, un giorno lei mi ha chiesto com’è adesso la situazione in Afghanistan. Lì così su due piedi non ho trovato una risposta adatta. Non volevo ripetere sempre le stesse cose, perché la situazione oggi in Afghanistan è molto di più che una guerra, un migliaio di ONG e qualche foto di talebani e forze alleate. Ma come si fa a spiegare le mille cose che mi passano per la testa: la mia gente, gli occhi pieni di speranza, le promesse e i continui paradossi a cui non so dare risposta. Mi sono vergognato e ho solo sorriso abbassando gli occhi. Solo oggi, parlando al telefono col padre di Zaher, ho sentito il dovere di rispondere a quella domanda rimasta in sospeso.
"Signor Sindaco, la situazione oggi in Afghanistan è un ragazzo di 13 anni morto sotto un camion a Venezia per eludere il controllo di chi avrebbe dovuto offrigli asilo". Ecco cosa avrei dovuto rispondere.

Castel Volturno
"Un regolamento di conti", così, subito dopo i fatti, veniva liquidata un po’ da tutti la strage di Castelvolturno. Giovedì 18 settembre 2008, un commando camorrista fa irruzione nei locali della "Ob Ob exotic fashions", una sartoria della zona, spara 130 pallottole con mitra e pistole e lascia a terra sette uomini, tutti di origine africana. Sei i morti, mentre uno di loro riesce a sopravvivere fingendosi morto. Già, un regolamento di conti, del clan dei casalesi contro i migranti dalla pelle scura, originari del Togo, della Liberia, del Ghana, lavoratori che con il traffico di droga e la camorra nulla avevano a che fare. Un’azione di puro razzismo, dunque, che "regola i conti" con lo stato e forse con le altre mafie per ribadire una supremazia sul territorio sparando nel mucchio dei migranti perché tale supremazia tocca anche il loro lavoro, spesso in nero.

Da: Siamo i genitori di Abba, ammazzato nel settembre dello scorso anno (Italia, maggio 2009)
"Signor giudice, siamo i genitori di Abba, ammazzato nel settembre dello scorso anno". Inizia così la lettera che i genitori di Abba hanno scritto al giudice prima dell’udienza del processo ai suoi assassini, Fuasto e Daniele Cristofoli, tenutasi a Milano il 14 maggio 2009. Nessun perdono e nessun risarcimento diretto. In un’Italia dove si crede di poter ammazzare per un pacchetto di biscotti, urlando "sporco negro", salvo poi chiedere scusa con la solita storiella cattolica del perdono e pensando che qualche laico euro possa contribuire a cancellare le proprie responsabilità, le loro parole diventano il richiamo a una dignità ormai sconosciuta.
La prossima udienza del processo è fissata per il 16 luglio.
Signor Giudice,
siamo i genitori di Abba, ammazzato nel settembre dello scorso anno. Alla scorsa udienza abbiamo sentito dire dai suoi assassini, per bocca del loro avvocato, che chiedono perdono. Lei potrà immaginare quale è il nostro dolore per la morte di nostro figlio, non è concepibile che un padre, una madre, seppelliscano il proprio figlio; noi non crediamo di poter perdonare nessuno, crediamo che ci sia qualcuno di superiore a noi che potrà dire se sono veramente pentiti, se la loro richiesta di perdono sia sincera.
Abbiamo anche sentito di soldi offerti quale risarcimento dei danni. Nessuna somma vale la morte di nostro figlio, noi vogliamo che sia lei signor giudice a stabilire quale sia la pena giusta e quale sia il giusto risarcimento. Fino a quando non ci sarà una sua decisione noi non accetteremo nessuna somma, non possiamo accettarla prima.
Abbiamo fiducia che lei saprà decidere per il meglio, niente e nessuno ci potrà restituire nostro figlio, vogliamo però che gli assassini di Abba paghino per aver distrutto la vita di un giovane ragazzo e anche la nostra.
i genitori di Abba

da: Ponte Galeria: in sciopero della fame per Mabruka Mimuni (maggio 2009)
Era al centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma, dal 24 aprile, in Italia da molti anni, e avrebbe dovuto essere espulsa nella mattinata di ieri. Durante la notte, però, Mabruka Mimuni ha deciso di suicidarsi e l’ha fatto in uno dei bagni del centro impiccandosi con un maglione. Il suo corpo è stato ritrovato dalla sua compagna di cella, alle sei del mattino.
Ora, come racconta la sua compagna nell’intervista, tutte le detenute sono in sciopero della fame e anche il settore degli uomini le ha seguite nella protesta.
(8 maggio 2009)

da: Donne nelle prigioni libiche, Lampedusa (Italia), agosto 2007 (interviste raccolte da Sara Prestianni)
Saberen, Eritrea: "Siamo stati arrestati quando la nostra barca aveva lasciato le coste libiche da circa un’ora. La polizia ci ha intercettato, ci ha riportato a riva e là ha cominciato a picchiarci. Le violenze sono continuate anche nella prigione in cui siamo stati portati: Djuazat. Sono rimasta lì per 1 mese e mezzo. Una volta stavo cercando di difendere mio fratello dai colpi di manganello e hanno picchiato anche me, sfregiandomi il viso. Una delle pratiche utilizzate in questa prigione era quella delle manganellate sulla palma del piede, punto particolarmente sensibile al dolore. Per uscire ho dovuto pagare 500 dollari, in più prima di uscire mi hanno rubato i gioielli e gli ultimi soldi che mi restavano."
Selam, Etiopia: "Ho vissuto due anni in Libia. Sono stata arrestata 3 volte dalla polizia, la prima volta quando stavo traversando il deserto, alla frontiera tra Sudan e Libia, due volte quando stavo in casa. Sono stata detenuta un mese nella prigione di Kufra. Dormivo in camerate con altre 50/60 persone, donne e uomini, sul suolo. Ci davano solo dell’acqua salmastra e del pane. Ho assistito alla stupro di una donna. Spesso sono in quattro cinque poliziotti che violentano una sola donna. Molte rimangono incinta. Una volta che escono di prigione non resta loro che affidarsi a coloro che praticano l’aborto clandestino, a volte utilizzano la tecnica dell’ago, in cambio di 200-300 dollari. Molte donne sono morte in seguito agli aborti."
Araya, Etiopia: "Ho vissuto due anni in Libia, sono stata arrestata tre volte. Sono stata detenuta in una prigione vicino a Tripoli. Durante la detenzione ho subito una violenza sessuale da parte dei poliziotti. Erano in più di due. Quasi tutte le donne che sono detenute nelle prigioni libiche subiscono delle violenze sessuali da parte della polizia, forse le uniche che sono risparmiate sono le donne con dei figli molto piccoli."
Wendummo, Eritrea: "Ho vissuto tre anni in Libia. Sono stata arrestata in tutto 5 volte: 1 volta durante il viaggio, nel deserto, due volte quando mi trovavo in casa, una volta quando ero sulla costa aspettando la barca e una volta dopo 10 ore di viaggio in mare, siamo stati intercettati e riportati sulla costa. Ad ogni arresto seguivano uno o due mesi di prigione. Sono stata nella prigione di Kufra e Misratah. A Misratah eravamo 80 donne e 60 uomini nello stesso stanzone, dormendo al suolo. Ho visto più volte mio marito farsi picchiare dalla polizia, ma non potevo fare niente, perché se no avrebbero fatto anche a me quello che stavano facendo a lui. Nel viaggio che mi ha portato a Lampedusa ero sola con mia figlia di 19 giorni, mio marito è rimasto in Libia."
Hewat, Etiopia: "Ho vissuto due anni in Libia, durante i quali ho subito tre controlli della polizia. La prima volta ero in viaggio, alla frontiera con la Libia, mi hanno arrestato e incarcerato a Kufra. La seconda volta ero in una casa dove avevano radunato tutti coloro che si dovevano imbarcare a breve. La polizia libica ha fatto una retata, sono entrati in casa. Hanno cominciato a picchiare mio marito, ho cercato di fermarli ed hanno picchiato anche me, mi hanno gettato al suolo. Ero incinta e subito dopo ho perso il mio bambino a causa dei colpi. La terza volta sono riuscita a imbarcarmi ma dopo 10 ore di viaggio la barca si è rotta, la polizia libica ci intercetta, ci riporta sulla costa e siamo tutti trasferiti nella prigione di Djuazat.


Il Nord del mondo affama i poveri, li ferma alle frontiere, all’occorrenza li prende in casa facendo pagare loro i viaggi, quando non servono li rimanda indietro o li chiude in campi di prigionia. E poi? La nostra coscienza fa qualcosa per fermare questa legge che uccide i diritti umani? Non diventiamo complici silenziosi. Dichiaramo la nostra obiezione di coscienza ad una legge che, a dispetto del nome, porterà invece insicurezza e conflitti.

Solo se pensassimo che la terra è di tutti, ma non nel senso in cui l'occidente ha per secoli sfruttato, e continua a farlo, il sud del mondo, allora capiremmo che ben altro approccio meriterebbe il tragico problema all'ordine del giorno. E si chiama integrazione, multiculturalità, accoglienza, cooperazione allo sviluppo.

17 maggio 2009

Decalogo dell'elettore consapevole

Non è facile creare le condizioni per esprimere un voto libero, utile e consapevole ma occorre impegnarsi seriamente per fare in modo che chi ci rappresenta - a tutti i livelli della politica e della gestione della cosa pubblica - non sia peggiore di noi votanti, sia un buon cittadino rispettoso delle leggi, abbia tempra e coraggio, possieda spirito di servizio e competenza, non sia animato dal desiderio di utilizzare la carica per fini squisitamente personali. Occorre capire, in prima istanza, al di là delle dichiarazioni rituali, quale sia la vera molla che lo spinge ad assumere il gravoso compito. Chi, per esempio, come privato cittadino ha avuto frequentazioni criticabili e amicizie oscure, ha trafficato per ottenere vantaggi personali calpestando le leggi e i diritti altrui o ha dichiarato che il suo obiettivo primario è arricchirsi, chiaramente lo escluderemo dalla nostra indicazione di voto. O no?




Valuta, dunque, le seguenti istruzioni che potranno tornare utili perchè la tua scelta sia oculata:
  • Segui per un periodo di almeno due anni l'attività politica e amministrativa, informandoti su più di un giornale delle proposte presentate dai vari partiti e delle leggi e provvedimenti approvati. Scegli il partito che meglio ti rappresenta e di cui condividi l'operato;
  • Tieniti lontano, almeno a partire dal 6° mese prima del voto, dall'informazione TV Mediaset e RAI (di solito coincidono nell'opera di disinformazione;
  • Non lasciarti ingannare dai nomi dei partiti, spesso fantasiosi. Non sempre "nomina sunt omina", può succedere il contrario.
  • Controlla e valuta l’attività personale, gli interessi, il progetto di vita e la visione del mondo della persona che vorresti votare (nel caso in cui puoi ancora esprimere una preferenza). Premia colui che mostra coerenza tra il dire e il fare e che si avvicina di più alla tua concezione del mondo e ai tuoi interessi;
  • Non votare su pressione diretta del candidato (nella speranza di ottenere un vantaggio personale) o su indicazione di amici e parenti. Sbaglieresti di certo. Se devi proprio sbagliare, assumi le tue responsabilità e sbaglia con la tua testa;
  • Non votare chi accetta voti di provenienza mafiosa o chi utilizza la propria carica per elargire privilegi personali; vota chi mostra coraggio e spirito di servizio;
  • Non votare per chi non rispetta le leggi ma ha la presunzione di farle per te;
  • Diffida sempre di chi gestisce la cosa pubblica come fosse un feudo privato e di chi mostra di volerlo fare;
  • Diffida sempre di chi si serve delle sue fortune personali e dei mezzi di informazione in suo possesso per assumere impegni che non potrà mantenere o per firmare finti contratti davanti a finti notai e con te, contraente muto, che non puoi porre condizioni;
  • Diffida sempre dei voltagabbana, degli ipocriti e di tutti coloro che non sanno cosa sia la coeenza e cambiano casacca, linguaggio, idee da un giorno all'altro per mero opportunismo.

16 maggio 2009

SUFFRAGIO UNIVERSALE: un pensiero mi arrovella!

Da qualche tempo mi arrovello su un problema di non facile soluzione. Considerata l'importanza del voto per i destini di una nazione (penso all'Italia), di una regione (penso alla mia Sicilia), di un comune (penso a Sciacca) mi sorge spesso il dubbio che il cosiddetto suffragio universale (grande conquista della democrazia, lo dico senza alcuna ironia) non sia, così com'è, il sistema migliore per assicurare una buona rappresentanza e un buon governo.
Oggi, per svolgere qualsiasi attività, occorre un livello minimo d'istruzione, una discreta competenza nel settore, accertata tramite corsi di abilitazione e concorsi (Brunetta docet), spesso buone referenze. Solo per votare, la più delicata delle funzioni attribuita al cittadino, basta il certificato elettorale, rilasciato al compimento del 18° anno d'età, e un documento d'identità.

In un'epoca in cui la campagna elettorale è diventata simile alla presentazione pubblicitaria di un prodotto in vendita, ritengo che altri strumenti debbano essere messi in atto per assicurare l'espressione di un voto libero e consapevoòe da parte dei cittadini. Se mi faccio convincere dalla pubblicità ad acquistare sconsideratamente un prodotto inutile o non rispondente alle caratteristiche che cercavo, faccio un danno solo a me e, forse, starò più attento in seguito; ma se voto male, sulla base di valutazioni indotte o non rispondenti alle mie aspettative, il danno è irreparabile e riguarda tutta la collettività.


Mi chiedo, dunque, (può apparire odioso ma mica tanto) se il voto di una persona consapevole, informata, attiva sul piano sociale ecc. debba valere come e quanto quello espresso da una persona scarsamente istruita, che non legge un libro o un giornale, che esprime il suo voto per la forza di uno spot televisivo, sull'indicazione di amici e parenti interessati o credendo di avere sottoscritto da Vespa un contratto col candidato.
Mi chiedo se non occorra, considerato il populismo dilagante, condizionare il rilascio del certificato elettorale e la valenza del voto espresso ad altri elementi di valutazione che non siano la mera cittadinanza e il godimento dei diritti civili.

La democrazia richiede fatica e il voto dovrebbe essere sintesi di un percorso personale e sociale consapevole, frutto di una valutazione seria che viene prima e va oltre lo spazio ristretto dell'urna. La democrazia è anzitutto un atteggiamento e come tale una lotta costante, e va dal rispetto della segnaletica stradale al vigilare sulla corruzione del potere.

Capisco che l'argomento è delicato e mette in discussione conquiste civili, ma una serena riflessione sul tema non guasterebbe!

14 maggio 2009

Anche questo è la Rai ...

o meglio, quello che non dovrebbe essere!

Il presidente del consiglio va da Vespa, come fosse nel salotto di casa con 4 amici, a
parlare dei suoi affari privati,
senza reale confronto e per di più invocando la privacy.
Un programma registrato per RAI 2 non può andare in onda per la censura di Marano.
Non ha ragione Freedom House?




Silvio: tra vizi privati e pubblici attributi?

Era prevedibile che i cani da guardia del cavaliere si sarebbero scatenati come iene contro Veronica, azzanandola agli stinchi, nel tentativo di toglierle credibilità. Del resto è stato da sempre il loro mestiere, quello di aggredire con estrema violenza chiunque rappresenti un problema alla magnifica ascesa del loro padrone. In proposito, rinvio alla bella pagina di Natalia Aspesi su Repubblica "Veronica e le donne al tempo del Cavaliere".

Anche Cacciari apre un siparietto sul tema, invitando Veronica ad essere più esplicita riguardo alla frequentazione di minorenni che può, in certe condizioni, configurarsi come reato.






Al premier, poi, che non vuole un'Italia multietnica e si assume la responsabilità del "respingimento", va ricordato che l'Italia, con oltre 4 milioni di stranieri, è già oggi una nazione cosmopolita e multietnica. Gli immigrati regolari nel nostro Paese sono circa il 6% della popolazione, le imprese gestite da stranieri crescono di oltre il 10% annuo, gli alunni con cittadinanza non italiana presenti nel sistema scolastico nazionale rappresentano il 6,4% del totale degli alunni, corrispondenti a 574.133 unità. Un bambino su 10 è figlio di immigrati e si stima che nel 2050 gli extracomunitari potrebbero rappresentare dal 17 al 20% della popolazione residente in Italia; se l'aumento percentuale dovesse restare costante, le nascite di bambini stranieri potrebbero addirittura superare quelle made in Italy.


Allora delle due l'una: o chi ci governa ignora la realtà del nostro paese o, viceversa, continua a prendere in giro la gente.

A questo punto, ciò che un governo serio di un paese civile dovrebbe attuare è una sana politica dell'accoglienza e dell'integrazione, senza utilizzare il miope paravento delle idiosincrasie leghiste o lo spauracchio dei posti di lavoro che, in un periodo di crisi come l'attuale, si riducono. Gli immigrati sono persone non figurine, la maggioranza di loro risulta inserita nel sistema produttivo e nel mondo del lavoro (imprese di servizi, agricoltura, industria, servi sociali ecc.) e il sistema dei punti, di cui si è tanto parlato a sproposito in questi giorni, appare più un gioco che uno strumento utile a risolvere il problema.


Dovremmo solo ricordare il nostro recente passato di migranti nel mondo e affrontare il problema da paese civile e nel rispetto delle convenzioni internazionali da noi sottoscritte.

11 maggio 2009

La città di Sciacca merita di più ...


... e di meglio dei soliti prestanome.



Dotata da madre natura di una posizione geografica incantevole, protetta a Nord dalle estreme propaggini dei monti Sicani, Sciacca si affaccia ad anfiteatro sul Canale di Sicilia. La storia antica e travagliata l'ha fornita di splendide chiese e dimore patrizie, oggi in grave degrado; da una cinta muraria assai compromessa da dissennati interventi urbanistici e di edilizia selvaggia. La città è servita da un porto peschereccio e da una marineria che sopravvive e opera in grande difficoltà; possiede un centro storico di notevole bellezza che, con adeguati interventi, potrebbe mettere in luce le sue importanti vestigia. Il suo tracciato viario, d'impianto medievale, è soffocato dall'attuale caotico traffico automobilistico ma, attraverso un'adeguata bonifica, potrebbe soddisfare un movimento di piccoli mezzi pubblici di trasporto urbano, di bici, motocicli, sempre che ampi e comodi parcheggi vengano costruiti nelle aree periferiche; è dotata, inoltre, di una consistente ricettività turistico-alberghiera e di uno stabilimento termale con impianti, attrezzature e personale adeguati, ma in perenne crisi finanziaria.

Ha tutto quello che serve, insomma, per assicurarle uno sviluppo economico, basato principalmente sul turismo, e farne una ridente cittadina termale. Cosa le manca? A parere mio, e di molti altri concittadini, le è mancata una sana gestione della cosa pubblica, l'impegno in politica di persone creative, capaci di programmare il futuro partendo dall'esistente, per trasformarlo nel medio-lungo periodo.

Tra gli interventi da realizzare, immagino:
  • un sano recupero del centro storico (strade, plazzi, chiese ecc.);
  • una bonifica dei quartieri storici (Marina, S. Michele);
  • la realizzazione di parchi, giardini e parcheggi nelle zone periferiche e l'introduzione di un agile servizio di bus-navetta tra le periferie e il centro storico;
  • il recupero della bella scalinata che collega la piazza Scandaliato al porto;
  • il rilancio delle terme e il completamento del teatro Samonà;
  • il rifacimento e completamento del sistema idrico e fognario e di depurazione;
  • un forte sostegno all'iniziativa privata nei settori della pesca, agricoltura, turismo e servizi.

Per fare quanto sopra, occorre che amministratori seri e di grande spessore abbiano la visione di una città proiettata nel futuro e la voglia di coinvolgere la comunità cittadina in un grande progetto di cambiamento.
In vista della campagna elettorale per il rinnovo dell'amministrazione civica si assiste, invece, al solito balletto di nomi, alle solite schermaglie fra "vecchi arnesi" della politica politicante, che sono tra i maggiori responsabili dell'attuale oblìo.

Penso che la maggioranza dei cittadini, profondamente delusi e nauseati della gestione che si è fatta della città, chieda a chi si candida al difficile compito di amministratore, queste poche cose:
  • un programma serio, concreto e fattibile di sviluppo;
  • una chiara visione d'insieme dei problemi da affrontare;
  • la scelta di collaboratori onesti e competenti;
  • la capacità di gestire la cosa pubblica con la responsabilità e l'equilibrio del buon padre di famiglia;
  • la totale autonomia d'azione, per non sottostare a ricatti e condizionamenti da parte di chi vuole avere sempre le mani in pasta;
  • l'ambizione di volere operare guardando al bene comune e non al piccolo o grande tornaconto personale, di bottega, di partito o fazione.

So bene che questi concetti suoneranno fastidiosi e risibili alle orecchie di quei mestieranti della politica politicante che spesso nel degrado e nell'impovorimento della loro comunità fanno affari e s'ingrassano, ma sappiano che questo è il pensiero più diffuso fra i cittadini e, insieme, la ragione dell'allontanamento dalla vita politica di tante persone per bene.

L'introduzione storico-paesaggistica è stata scritta a vantaggio di quanti la città non la conoscono, ma anche di quei concittadini che spesso se ne dimenticano!

09 maggio 2009

Riesce la Lega a guardare a 1 cm dal proprio naso?

L'impero romano, con lungimirante pragmatismo, attuò una politica di integrazione nei confronti dei barbari. Attraverso il commercio e il confronto ne favorì il difficile processo di acculturazione. I barbari, infatti, sia da conquistati che da conquistatori ambirono a civilizzarsi e a romanizzarsi. Così romani e barbari, nonostante lotte e rivalità, finirono con l'integrarsi e da questa integrazione l'impero trasse nuava linfa e, successivamente, diede vita all'Europa moderna.
La Lega, viceversa, conduce una politica ottusa, discriminante e razzista nei confronti di extracomunitari, immigrati e senza fissa dimora, nella convinzione gretta e miope di salvaguardare così i diritti dei locali, intesi sempre più come privilegi. Insomma, senza casa per la lega non esisti. Nel buco nero degli invisibili, così, non ci finiranno solo gli immigrati per cui è stata studiata una norma ad hoc, ma anche i senza fissa dimora, gli emarginati, i poveri assoluti: due milioni e mezzo di persone, come ha certificato l'Istat, incapaci "di acquisire i beni e i servizi, necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza".

La proposta indecente, avanzata dal leghista Matteo Salvini di destinare dei vagoni della metropolitana di Milano solo ai milanesi fa il paio con la grande soddisfazione espressa ieri dal ministro Maroni per aver ottenuto per la prima volta di "rimandare direttamente in Libia i clandestini che abbiamo trovato ieri in mare su tre barconi".

Sulla proposta Salvini, l'ex fascista Fini ha detto "Se si legge la Costituzione certe proposte non si fanno perché sono lesive della Costituzione e della Carta universale dei diritti dell'uomo".
Sulla grande soddisfazione espressa ieri dal ministro Maroni, sono piovute le critiche durissime dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, della Cei e dell'opposizione, per le scarse garanzie sul rispetto dei diritti umani nel Paese di Gheddafi.




La Lega solletica volgarmente la pancia della gente, stimolandone e interpretandone i più bassi istinti. Piuttosto che favorire forme moderne d'integrazione, sempre più necessarie, si rifugia in posizioni segregazioniste e razziste, sconfitte dalla storia e dal buon senso.

06 maggio 2009

Non se ne può più !!!!

Oggi voglio evitare il commento sul fatto del giorno. Occorre, però, avere una gran faccia di bronzo per andare da Vespa, come fa Berlusconi, a lanciare le sue solite accusa nel tentativo di nascondere una storia davvero brutta e chiedere, nello stesso tempo, il rispetto della privacy. Occorre essere nati servi per andare, come fa Cicchitto, a 8 e 1/2 e Bondi e Rossella a Ballarò, a sostenere senza imbarazzo l'insostenibile! Ma credono davvero che gli Italiani hanno perso del tutto il ben dell'intelletto?

Oggi voglio, piuttosto, trarre lo spunto da una lettera inviatami da Matilde, una giovane siciliana che s'indigna per quello che vede e sente, e ne pubblico le parti salienti.
"Sono stata a un incontro sull'antimafia stasera, veramente intenso; hanno parlato Pino Maniaci (il giornalista antimafia di TeleJato), Pino Masciari (un imprenditore che 12 anni fa ha denunciato il racket e che vive tutt'ora a rischio) e Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, che lotta perchè si faccia giustizia. Mi hanno molto colpita le parole di questi ultimi due, il loro grido risuonava nella sala semivuota ma attenta e commossa del comune, sala "ovviamente" priva di presenze istituzionali. Non so se conosci la storia di Pino Masciari, io non la conoscevo e mi ha molto commossa, e anche le parole di Salvo Borsellino mi hanno proprio scossa, veramente ma in che schifo di paese viviamo?? A volte mi sento quasi anestetizzata dalle stupidaggini che ci propina la tv e dalle notizie secondarie, quando dietro c'è un marcio che avanza che è talmente marcio che ho difficoltà a immaginarlo! Salvatore Borsellino sta organizzando per il 19 luglio (anniversario della strage di via D'Amelio) una manifestazione di protesta contro le passerelle delle autorità che vengono a commemorare suo fratello, o come dice lui, a controllare che sia morto. Secondo me sarebbe bello poter essere presenti!

Certo che questi incontri mi lasciano dentro molta inquietudine e tristezza, perchè da una parte penso che sì, tutti insieme ce la possiamo fare, ma dall'altra mi dico: ma come è possibile modificare un sistema che è così schifosamente marcio?? C'è una speranza? Come diceva S. Borsellino, l'Italia è una repubblica fondata sul sangue, e non c'è mai stata una vera intenzione di fare antimafia da parte del cosiddetto Stato, l'antimafia l'hanno fatta solo singoli che si sono presi sulle spalle questo carico e per questo hanno spesso pagato con la vita. Non capisco se ha senso illudersi o se veramente si può cambiare qualcosa; ma nonostante le paure e le incertezze non posso fare a meno di essere solidale con queste persone, effettivamente lo Stato siamo noi, anche se mi sento impotente, e mi fa paura un paese in cui se uno vuole giustizia deve diventare un eroe!"

Cara Matilde, la speranza siamo noi, siete voi giovani che sapete indignarvi, ma occorre passare dall'indignazione alla denuncia e al sostegno delle persone che denunciano "il marcio che avanza". Per vincere la paura e l'acquiescenza dei più non basta la solidarietà, occorre impegno vero e coraggioso contro la mafia.
La mafia è vigliacca, prospera nell'omertà e nella collusione con pezzi dello Stato deviati!
La si può battere se lo vogliamo!

04 maggio 2009

Oggi non riesco a commentare nulla ...

Le notizie superano e contraddicono ogni aspettativa: il premier sembra in grado di volgere a proprio vantaggio gli infortuni personali, familiari e politici; nei sondaggi la sua formazione sembra in crescita raccogliendo voti da lavoratori e disoccupati; il PD è dato a metà rispetto al PDL; le veline tagliate dalla lista del PDL recriminano contro Veronica e chiedono risarcimenti; la pupa teme di aver provocato un danno irreparabile al povero papi; presto vedremo sondaggi mirati con la stragrande maggioranza degli italiani schierati dalla parte dell'imperatore e contro le pretese della moglie che "entra a gamba tesa" nella campagna elettorale del dominus.

Riporto da Tecniche del venditore di successo, di Umberto Eco (La Repubblica 2003) - "Il venditore non si preoccupa che voi sentiate l’insieme del suo discorso come coerente, gli interessa che, tra quanto dice, di colpo vi possa interessare un tema, sa che reagirete alla sollecitazione che vi può toccare e che, una volta che vi sarete fissati su  quella, avrete dimenticato le altre. Quindi il venditore usa tutti gli argomenti, a catena e a mitraglia, incurante delle contraddizioni in cui può incorrere". E ancora "La tecnica di vendita di Berlusconi è evidentemente di tal genere (vi aumento le pensioni e vi diminuisco le tasse) ma infinitamente più complessa. Egli deve vendere consenso, ma non parla a tu per tu coi propri clienti, come Mendella. Deve fare i conti con l’opinione pubblica anche straniera e con i media (che non sono ancora tutti suoi), e ha scoperto il modo di volgere le critiche di questi soggetti a proprio favore. Pertanto deve fare promesse che, buone, cattive o neutre che appaiano ai suoi sostenitori, si presentino agli occhi dei critici come una provocazione. E deve produrre una provocazione al giorno, tanto meglio se inconcepibile e inaccettabile. Questo gli consente di occupare le prime pagine e le notizie di apertura dei media e di essere sempre al centro dell’attenzione".

Quale migliore opportunità di questi ultimi infortuni pubblici e privati, da manipolare a proprio vantaggio?

"Se non si stesse parlando del Presidente del Consiglio parrebbe di descrivere le vicende di qualche personaggio della commedia all’italiana, interpretato da Ugo Tognazzi o da Renzo Montagnani, con la canzone La notte che son partito, cantata da Jimmy Fontana a far da sottofondo musicale, come nell’edizione cinematografica de Il magnifico cornuto del 1964 diretto da Antonio Pietrangeli, sempre per rimanere in tema". Da "Berlusconi, malattia senza vaccino della nostra democrazia" di Giuseppe D’Urso, giovane insegnante precario da Catania, città in equilibrio finanziario molto precario.

Vedi anche L'allarme di Umberto Eco: dal futurismo e dal fascismo in poi l'Italia è sempre stata un laboratorio

Oggi, dunque, vorrei limitarmi a proporre ai miei lettori l'ascolto attento di questo bel brano di Lucio Dalla, datato ma profetico. (Lo so che lo conoscete, ma asoltatene attentamente il testo e riflettete). La musica e le immagini, poi, aiutano a prendere le distanze dalla disgustosa contingenza.


03 maggio 2009

Italia, ultima in Europa per libertà di stampa

Non ci meravigli che l'Italia, unico paese dell'Europa occidentale, sia stata declassata tra i paesi "parzialmente liberi" nel rapporto sulla libertà di stampa di Freedom House.
E non reagiamo sostenendo che anche loro sono "comunisti". Il declassamento dell'Italia, nel rapporto annuale della grande agenzia americana, non è effetto di un pregiudizio antiberlusconiano ma del mancato rispetto di alcuni parametri oggettivi che valgono per tutte le nazioni. Tra questi il libero esercizio del diritto di cronaca, il rispetto del segreto professionale, la libertà di satira e la rigorosa separazione tra la politica e la gestione diretta dei media.

L'Italia ha subito una retrocessione tra i paesi semi liberi perché il presidente del consiglio, già proprietario di un impero mediatico, esercita un diretto controllo anche sulla Rai. Da noi tutto questo è ormai considerato normale, nei paesi di lunga tradizione liberale e democratica, invece, questa anomalia è considerata una degenerazione grave ed un rischio per le istituzioni democratiche.
I Paesi più liberi dell'Europa Occidentale riguardo alla libertà di stampa sono, a giudizio di Freedom House, l'Islanda, la Finlandia e la Norvegia, la Danimarca e la Svezia (ai primi posti anche nella classifica mondiale). L'Italia è ultima in Europa, dopo la Grecia, e 62° nel mondo.

Freedom House riconosce che, in generale, in Italia "la libertà di parola e di stampa sono costituzionalmente garantite e generalmente rispettate, nonostante la concentrazione della proprietà dei media". Il punto dolente, a giudizio dell'organizzazione, rimane proprio questo, "la concentrazione insolitamente alta della proprietà dei media rispetto agli standard europei".

Assistiamo giornalmente, infatti, all'uso politico e strumentale del terremoto in Abruzzo, alla gestione privatistica del servizio pubblico, alla violazione sistematica di tutte le norme che riguardano la comunicazione politica.

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