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Amo riflettere e ragionare su quanto vedo e sento.

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Dedicato a quei pochi che non hanno perso, nella babele generale, la capacità e la voglia di riflettere e ragionare.
Consiglio, pertanto, di stare alla larga a quanti hanno la testa imbottita di frasi fatte e di pensieri preconfezionati; costoro cerchino altri lidi, altre fonti cui abbeverarsi.

Se vuoi scrivermi, usa il seguente indirizzo: mieidee@gmail.com
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30 aprile 2009

BUON 1° MAGGIO A TUTTI I LAVORATORI

MA ANCHE ALLE FAMIGLIE DI COLORO CHE IL 1° MAGGIO NON LO POSSONO PIÙ FESTEGGIARE



























Per non dimenticare la lotta dei lavoratori e la lunga marcia, mai conclusa, per il riconoscimento dei loro diritti








Per non dimenticare il disastro della Thissen e tutti i morti sul lavoro














Per non dimenticare i terremotati d'Abruzzo










Ahi serva Italia!

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

I versi di Dante rappresentano ancora, in modo efficacissimo, la situazione dell'Italia del nostro tempo.

Ritengo che non abbiamo ancora toccato il fondo se è vero che tante ragazzine italiane e tante loro mamme (e nonne?) invidiano la povera Noemi per il suo rapporto privilegiato(?) con l'attempato satiro italiota.

Ritengo che Montanelli, quando parlava di vaccino, purtroppo si sbagliava, quantomeno nei tempi della reazione, perchè il morbo impazza ed è già pandemia. Sarà più facile e veloce trovare un vaccino efficace all'influenza suina che a questa peste bubbonica che sta cambiando i connotati al paese, alterandone il DNA e rendendoci ridicoli al resto del mondo.

Comprendo la reazione della signora Veronica che è la persona più credibile, tra noi, nel togliere il velo dell'ipocrisia mostrandoci la realtà vera, quella che i media tendono ad occultare e i "servi" a mistificare.

Oppure aveva ragione Dante e nulla è cambiato da allora, e siamo quelli di sempre, "mutatis mutandis" in peggio?

29 aprile 2009

Quo usque tandem, Silvi, abutere patientia nostra?

Quando la spudoratezza, congiunta a tanta arroganza e megalomania, va al potere, può succedere che:
  • un giovane docente che aveva annunciato ai suoi colleghi durante una cena "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro" con un ritardo di 13 anni rispetto alla previsione diventi la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. Qua c'è quanto pensano di lui i pubblici dipendenti.
  • una Gelmini qualsiasi, che si sposta da Brescia a Reggio Calabria per diventare avvocato, diventi ministro alla P.I. (+ Ricerca e Università) e sieda al posto occupato in altre epoche, ormai remote, da Antonio Segni, Gaetano Martino, Franco. M. Malfatti, Franca Falcucci, Tullio De Mauro; e andando più indietro, Franceso de Sanctis, Michele Coppino, Pasquale Villari, Vittorio E. Orlando, Benedetto Croce. Ecco chi è la Gelmini e come diventò avvocato.
  • una tal Mara Carfagna diventi ministro alle pari opportunità. Ecco come la vedono le donne e cosa pensa di lei Filippo Facci, giornalista d'area.
  • un giovane avvocato, seppur brillante, Angelino Alfano, diventi ministro guardasigilli e sieda al posto occupato in altre epoche, ormai remote, da Aldo Moro, Giuliano Vassalli, Virginio Rognoni, Giovanni M. Flick; e andando più indietro, Giuseppe Zanardelli, Emanuele Gianturco, Vittorio E. Orlando. Il suo primo provvedimento è stato Il lodo Alfano che Gerardo Ambrosio commenta con l'editoriale la legge non è più uguale per tutti,
  • una donna, moglie e madre definisca "Ciarpame senza pudore" l'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. Ma, incauta, si sarebbe fatta ingannare dalla stampa di sinistra. Appare chiaro che, dopo le anticipazioni dei media, non ultima quella di FareFuturo, la Fondazione di Fini, tenteranno di correre ai ripari, per dire poi che erano tutte invenzioni della stampa di sinistra le candidature di veline, conigliette e letteronze. Può darsi che convinceranno ancora chi non ha bisogno di essere convinto, ma solo di credere.
Quo usque tandem, Silvi, abutere patientia nostra?
Molti di noi hanno già colmo il sacco! Ma si sa, solo quando la maggioranza delle donne e degli uomini di questo bel paese avranno intravisto una via d'uscita all'attuale sconcezza e avranno detto "stop", allora forse cominceremo a respirare un'aria meno malsana che non è solo questione di eleganza esteriore o di profumi e capelli posticci. O no?

Candidature europee del PDL: "Ciarpame senza pudore" per Veronica Lario

Durissima la dichiarazione della signora Veronica Lario in Berlusconi al riguardo dell'uso spudorato e indecente che il potere, meglio il PDL, meglio ancora suo marito fa della donna. "Ciarpame senza pudore" - con queste parole Veronica Lario bolla l'uso delle candidature delle giovani e fresche veline nel PDL. E tiene a prendere le distanze dalla sconcezza precisando "che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire" La Signora prosegue come un fiume in piena "Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".
A proposito, poi, della notizia secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni, la signora Lario ha lanciato la stoccata finale "La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".

Sarebbe interessante sapere come voteranno la Signora Veronica Lario in Berlusconi e i suoi figli alle prossime europee!

Tu che ne pensi?

28 aprile 2009

Abruzzo: la realtà e la spettacolarizzazione della realtà


Una foto al giorno per non dimenticare!












Anch'io sono convinto, come Di Pietro e come tanti cittadini di buon senso, che gli Aquilani non abbiano bisogno della parata del G8. La passerella di politici, capi di stato, funzionari, portaborse, giornalisti; l'apparato dei servizi di sicurezza, gli elicotteri e gli altri mezzi di comunicazione che faranno la spola fra L'Aquila e Roma; la realizzazione e gestione degli spazi per l'evento ecc., intralceranno necessariamente tutte le attività della ricostruzione. Senza dire, poi, dell'impatto fra i terremotati nelle loro tende e i capi di stato e di governo con tutto il loro entourage che vedranno, come in una riserva indiana, la popolazione che attende ben altro dallo Stato.
Non si può continuare a strumentalizzare il terremoto e la sofferenza di persone in carne ed ossa a fini di bassa speculazione politico-elettorale.

Il post-terremoto non si affronta attraverso il carrozzone dei media e degli eventi-spettacolo ma con la disponibilità ad ascoltare la popolazione colpita e a far sì che sia essa artefice del proprio futuro, con una seria programmazione degli interventi, con finanziamenti adeguati per la ricostruzione, con un controllo capillare sull'uso dei fondi e sulla realizzazione delle opere; con una politica, infine, d'intervento serio che metta in sicurezza, non solo in Abruzzo, gli edifici adibiti a pubblico servizio, e con finanziamenti ad hoc perchè lo stesso facciano i privati.
Certo, questa sarebbe una modalità operativa meno visibile ma di gran lunga più concreta; i suoi effetti si vedrebbero non nell'immediato ma nel medio-lungo periodo; sarebbe il contrario di quello che una politica della propaganda e dell'immagine sta offrendo all'Abruzzo, all'Italia e al mondo intero.


P.S.: la cosa, poi, che fa specie è la capacità dei politici nostrani di minimizzare eventi e fenomeni di carattere internazionale con la complicità dei grandi media. Se succede un disastro nel mondo, non si forniscono elementi di valutazione e di giudizio sul fatto, ma l'unica cosa che si cerca di sapere è che non ci siano italiani coinvolti, in modo da mettere il cuore in pace.
L'ultimo caso dell'influenza suina in Messico viene affrontato da noi in modo assai discutibile
:
  • minimizzando la portata dell'infezione;
  • minimizzando sul numero degli ammalati e dei decessi;
  • sostenendo che l'Italia sarebbe al sicuro (come se si trovassse in una campana di vetro);
  • garantendo la disponibilità di una scorta sufficiente di farmaci antivirali (che in realtà al momento non sono disponibili).
Vedi Perché l'influenza suina è più pericolosa della mucca pazza e dell'aviaria in Il vaso di Pandora

26 aprile 2009

Uno, nessuno, centomila ... i travestimenti di Silvio

"Come sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?" da Uno, nessuno e centomila, di Luigi Pirandello.
Pirandello riprende in questo romanzo i temi della formazione dell’identità, del conflitto tra essere e apparire, della maschera sociale, della prigione delle convenzioni sociali in cui l’uomo è costretto, con la sua ineguagliata spigliatezza, con lo svago e l’umorismo caratteristici di tutta la sua produzione letteraria alla cui base vi sono una acutezza intellettuale e una minuziosità dell’analisi interiore a dir poco geniali.







I tanti travestimenti di Silvietto nostro, fino all'ultimo in ordine di tempo, quello con il foulard del partigiano, ci forniscono una capacità trasformistica che può andare bene in un attore di teatro ma che è inopportuna e scopertamente opportunistica in un capo di governo "per la contraddizion che nol consente"
"ch'assolver non si può chi non si pente, né pentere e volere insieme puossi"
Dante, Inferno, XXVII, 118-120


L'immagine più verosimile del nostro premier per me rimane quella che ci fornisce Ezio Mauro su La Repubblica, nell'art. del 17 giugno 2008 "Il vero volto del Cavaliere" e quella che appare nell'Unità di oggi "Difetto di serietà" di Concita De Gregorio.

NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della magistratura. (continua)

Esprimi il tuo parere con un commento.

25 aprile 2009

Per non dimenticare!

Enzo Biagi: "C'è sempre qualcosa a cui resistere"
La vita ricomincia a 86 anni, con una puntata dal titolo, volendo, autobiografico, "Resistenza e resistenze", un saluto commosso ma ironico, "c'è stato un inconveniente tecnico, l'intervallo è durato cinque anni". Sembra ieri, anche lo studio è piccolo e bianco come quello di Il fatto, la sua ultima volta in tv. Enzo Biagi riparte così con RT - Rotocalco televisivo, debutto domenicale e poi otto puntate il lunedì alle 23.15.

La Festa della Liberazione e le resistenze esemplari della gente comune, "perché la Resistenza non è mai finita, anche oggi c'è sempre da resistere a qualcosa": questo il tema scelto dal giornalista per il suo rientro televisivo, con un occhio agli ascolti e l'animo del cronista, "mi preoccupo di cercare di dire una verità in più di quelle che si dicono, e questo esaurisce la mia parte".


Ci sono le storie: gli operai di Bollate che sono riusciti a rilevare la loro fabbrica dismessa, i "nuovi poveri" che occupano le case a Roma. E un lungo omaggio ai giornalisti morti al fronte, che fosse guerra o terrorismo: Cutuli e Fava, Alpi e Impastato, Casalegno e Baldoni, Alfano e Ciriello. C'è Paolo Rossi, "il signor Rossi" alle prese con i conflitti di un condominio-Paese, dietro i quali si intravedono Aldo Moro e Piazza Fontana, Ustica, Bologna, Calvi e Sindona.
Un rientro salutato con grande favore da più parti. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, parla di "un giorno di festa per il giornalismo libero" e accoglie Biagi con un "bentornato, maestro". Un auspicio dalla Federazione nazionale della stampa italiana: il rientro del giornalista deve rappresentare "il ripristino della normalità di un sistema dell'informazione radiotv, non solo pubblica, che tuteli i principi del pluralismo", "il potere politico, tutto, impari a rispettare sempre la libertà d'espressione".
Da: La repubblica 22 aprile 2007

Ora e Sempre Resistenza!

LO AVRAI CAMERATA KESSELRING

IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI

MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRÀ A DECIDERLO TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI

DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO

NON COLLA TERRA DEI CIMITERI

DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI

RIPOSANO IN SERENITÀ

NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE

CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO

NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI

CHE TI VIDE FUGGIRE

MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIÚ DURO D'OGNI MACIGNO

SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO

GIURATO FRA UOMINI LIBERI

CHE VOLONTARI S'ADUNARONO

PER DIGNITÀ NON PER ODIO

DECISI A RISCATTARE

LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE

AI NOSTRI POSTI CI TROVERAI

MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO

POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO

CHE SI CHIAMA

ORA E SEMPRE RESISTENZA!


Questa poesia, nella narrativa dell'epopea Partigiana tra le più celebri, è di Piero Calamandrei, ci consegna a noi per tramandarla ai nostri figli, la definizione piú chiara ed esatta della Resistenza: ``... Patto giurato fra uomini liberi che volontari s'adunarono, per dignità non per odio, decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo''. Questo è anche il nostro augurio, affinchè i giovani sappiano e ricordino in futuro per i caduti di ieri e per coloro che oggi non si arrendono all'incalzante opera di revisione della storia!


24 aprile 2009

Grazie Presidente Napolitano ....

per le parole nette e chiare pronunciate due giorni fa al Teatro Regio di Torino, in occasione della "Biennale della Democrazia" ricordando a tutti noi e a qualcun altro che:
  • "la Costituzione repubblicana non è una specie di residuato bellico come da qualche parte si verrebbe talvolta fare intendere";
  • le sue "fondamenta poggiano sui valori maturati nell’opposizione al fascismo, nella Resistenza";
  • "i valori dell’antifascismo e della Resistenza non restarono mai chiusi in una semplice logica di rifiuto e di contrasto, sprigionarono sempre impulsi positivi e propositivi, e poterono perciò tradursi, con la Costituzione, in principi e in diritti condivisibili anche da quanti fossero rimasti estranei all’antifascismo e alla Resistenza. Perciò il 25 aprile non è festa di una parte sola;
  • "la Costituzione non è una semplice carta dei valori (...) Ma i suoi ideatori mirarono a farne un corpo coerente di principi e norme che avessero, senza eccezione alcuna, “un valore giuridico come direttiva e precetto al legislatore e criterio di interpretazione per il giudice”";
  • "la nostra come ogni altra Costituzione democratica è legge fondamentale, architrave dell’ordinamento giuridico e dell’assetto istituzionale. E in quanto tale essa va applicata e rispettata: non una volta per tutte, ma in un processo inesauribile di adesione a nuove realtà, a nuove sensibilità, a nuove sollecitazioni";
  • essa ha in comune con gli altri modelli costituzionali dell'occidente democratico "il senso dei limiti che non possono essere ignorati nemmeno in forza dell’investitura popolare, diretta o indiretta, di chi governa";
  • "tutte le istituzioni di controllo e di garanzia non possono essere viste come elementi frenanti del processo decisionale, ma come presidio legittimo di quella dialettica istituzionale che in definitiva assicura trasparenza, correttezza, tutela dei diritti dei cittadini".
Grazie, per averci ricordato con Norberto Bobbio:
  • "l’esigenza di tenere sempre ben ferma la validità e irrinunciabilità delle “principali istituzioni del liberalismo” come "la garanzia dei diritti di libertà (in primis libertà di pensiero e di stampa), la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche, la rappresentatività del Parlamento, l’indipendenza della magistratura, il principio di legalità";
  • che "tutto ciò non costituisce un bagaglio obsoleto, sacrificabile – esplicitamente o di fatto – sull’altare della governabilità, in funzione di “decisioni rapide, perentorie e definitive” da parte dei poteri pubblici"; che "non si può ricorrere a semplificazioni di sistema e a restrizioni di diritti in nome del dovere di governare";
Grazie per aver caldeggiato "un rilancio, davvero indispensabile, del senso civico, della dedizione all’interesse generale, della partecipazione diffusa a forme di vita sociale e di attività politica, uno scatto culturale e morale, una mobilitazione collettiva, di cui l’Italia in momenti critici anche molto duri si è mostrata capace".

Grazie ancora per avere ieri ricordato all'Ossario di Forno di Coazze che occorre cellebrare il 25 Aprile "senza svalutare e diffamare, come purtroppo è accaduto e ancora accade, l'esperienza partigiana il cui contributo, piaccia o non piaccia, fu determinante per restituire dignità, indipendenza e libertà all'Italia", con "la consapevolezza e l'impegno a conservare i valori della Resistenza che si sono tradotti nella Costituzione repubblicana, che fu una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico del popolo italiano e perciò non può appartenere a una sola parte della nazione''.

Questi concetti che fino a qualche tempo fa sembravano definitivamente acquisiti e non da mettere in discussione, in quest'epoca opaca hanno bisogno di essere richiamati alla mente e al cuore degli Italiani. Grazie Presidente, per averlo fatto con l'equilibrio che deve avere il Capo dello Stato ma con lo spirito, la determinazione e la passione che contraddistinguono un vero democratico.
Credo che in nome di tali principi i veri democratici presto saranno chiamati ad impegnarsi e a lottare in prima persona avendo presente il sacrificio di quanti offrirono o rischiarono la loro stessa vita per lasciarci in eredità un paese
libero e civile, contro chi questi principi ha continuato a negare e oggi è pronto disinvoltamente ad appropriarsene.
Leggi La Resistenza non è di tutti, di Giampaolo Carbonetto.

22 aprile 2009

Esceth Ekos e Paolo Ravasin: figli di un altro dio?

Proprio negli stessi giorni in cui i 140 disperati della Pinar approdano a Porto Empedocle, dopo aver lasciato a Lampedusa il cadavere di Esceth Ekos, 18 anni, nigeriana con in grembo il corpicino del suo bimbo mai nato, rinchiuso in un sacco di plastica bianco, si ripropone in Italia il tema dell'incostituzionalità della legge sul testamento biologico approvata al Senato che, nelle prossime settimane, approderà alla Camera. Torna a parlare Paolo Ravasin, 49 anni, da 10 anni malato di sclerosi laterale amiotrofica e oggi completamente paralizzato. Ravasin affida a un nuovo videomessaggio lungo 12 minuti il suo grido, non di disperazione ma carico di speranza umana e civile, per dire no al progetto sul testamento biologico approvato al Senato.



L'accostamento fra le due notizie, che può apparire arbitrario, non lo è affatto. Per il nostro "popolo della libertà" "una ragazzina che aveva attraversato il mare per cercare un futuro ed una vita migliore, per lei e per il suo nascituro, può morire annegata durante la traversata del Canale di Sicilia" senza commuovere nessuno, mentre Paolo Ravasin e tutti quelli che chiedono di poter disporre dell'unica libertà loro rimasta, quella di poter decidere sulla loro morte, devono essere artificialmente alimentati contro la loro volontà. Spiega Ravasin, "se è vero che l'articolo 32 della Costituzione impedisce di sottoporre un individuo a un trattamento sanitario contro la sua volontà, e se è vero, come è sancito dall'Oms, che alimentazione e idratazione artificiali sono dei trattamenti sanitari a tutti gli effetti, allora è anche vero che questa legge che non consente a me, pienamente capace di intendere e di volere, di rifiutare tali trattamenti, è manifestamente incostituzionale".

Paolo Ravasin, costretto ad una non-vita artificiale e Esceth Ekos, morta annegata (per insipienza?), sono aspetti apparentemente contraddittori di uno stesso problema: l'incapacità di questo cosiddetto "popolo della libertà" di riconoscere e rispettare i diritti della persona umana. In proposito la Costituzione italiana, all'art. 2 recita: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (vedi anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e La Convenzione ONU sui lavoratori migranti) e all'art. 32 "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
Per concludere, Esceth Ekos e Paolo Ravasin devono subire le pene dell'inferno perchè figli di un altro dio?

Quelli come noi che si appellano alla Costituzione della Repubblica e alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani farebbero bene a lasciare in Yutube il loro testamento biologico scaricandone il testo dalla Fondazione Veronesi, prima che la nuova porcata diventi legge a tutti gli effetti, con la benedizione di Santa Romana Chiesa.
Io lo farò molto presto.

Sul testamento biologico e sul caso Englaro vedi anche:
Quanta violenza sul povero corpo di Eluana!
Sepolta finalmente la povera Eluana
Del testamento biologico e dei "sepolcri imbiancati"

21 aprile 2009

Indro Montanelli e Rita Levi-Montalcini, nel loro centenario ci dicono ancora qualcosa ...

Indro Montanelli e Rita Levi-Montalcini, due Italiani DOC, due campioni nei loro ambiti tanto lontani, due amanti del Vero e della Libertà, sempre poco conformisti e spesso originali. Ambedue nati il 22 aprile 1909, il primo morto il 22 luglio 2001, agli albori del II governo Berlusconi, l'altra ancora vivente, domani compie 100 anni.
Io li accomuno in questa pagina perchè sono esempio altissimo di intrasigenza e dirittura morale. Ambedue incitano gli Italiani, caduti nel pantano di questa epoca opaca, a sollevare la schiena, a riaprire gli occhi, a riacquistare l' orgoglio dell'appartenenza ad un paese libero, democratico e civile.
Una stampa asservita e una TV prona al volere di un piccolo imbonitore hanno tolto alla maggioranza degli italiani la capacità critica e di giudizio, hanno obnubilato le menti, hanno ridotto la capacità di reazione.
Forse, chissà, ispirandoci a questi due grandi Italiani, che hanno onorato il nostro paese con la loro opera e con l'esempio, potremo tornare davanti allo specchio della nostra coscienza senza provare un forte senso di nausea. Chissà!

RITA LEVI MONTALCINI: 100 ANNI ottimamente spesi

"A 100 anni sono ancora profondamente ottimista. E penso che anche i periodi difficili, e ne ho avuti, possano portare grande progresso. La mia vita è stata un continuo sviluppo. Sono grata di essere ancora qui. Di essere ancora viva"
“Ho sposato i libri: se mi chiedessero di barattare la mia vita con un matrimonio o dei figli, direi di no” “Dormo tre ore ogni notte e faccio un pasto leggero al giorno”


Nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme al biochimico statunitense Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: "La scoperta del NGF all'inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo".
Il Nerve growth factor (NGF), Fattore di crescita dei nervi, è una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso nei vertebrati. Indirizza e regola la crescita degli assoni, tramite meccanismi di segnalazione cellulare.




La Prof.ssa Rita Levi Montalcini è da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 ha istituito, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario, con l'obiettivo di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.
Particolarmente sensibile ai temi della difesa dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile, nel 1998 ha fondato la sezione italiana di Green Cross International, ong riconosciuta dalle Nazioni Unite e presieduta da Mikhail Gorbaciov. Significativo l'impegno sulla prevenzione e sulle conseguenze ambientali e sociali delle guerre e dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all'accesso alle risorse idriche.

Secondo un'indagine svolta, in occasione dell'8 marzo, dal giornale online Quinews.it su 500 donne italiane, di cui il 50 per cento universitarie, Rita Levi Montalcini, Maria Montessori e Oriana Fallaci sono le tre donne più importanti del secolo. Al primo posto, con il 35 per cento delle preferenze, Rita Levi Montalcini, la scienziata che domani compie 100 anni. È ricordata come Premio Nobel per la Medicina e come senatrice a vita. Piace per la sua intelligenza, il suo essere donna semplice, non presuntuosa e per nulla saccente. Il suo impegno umanitario è la cosa che più viene apprezzata dalla intervistate.

Il 14 aprile 2008, la senatrice a vita, 99enne e con problemi alla vista, ha dovuto attendere in piedi mezz'ora prima di votare, per colpa della maleducazione di quattro elettori che si sono rifiutati di farla passare avanti. "Faccia la fila come gli altri", ha risposto un cinquantenne. E così un'altra signora, e poi un altro e un'altra ancora. Allertato dagli scrutatori, a quel punto è intervenuto il presidente di seggio: "Senatrice, se vuole la facciamo passare avanti". Una gentilezza quasi scontata, che si concede normalmente alle donne in gravidanza, ai disabili, agli anziani. A quel punto però è stato il carattere della Montalcini a prendere il sopravvento: "Grazie presidente, preferisco restare in fila come gli altri. Pazienza". Una scrutatrice le ha quindi offerto una seggiola: "Almeno si sieda, prego". Ma la senatrice ha rifiutato anche quella: "No, grazie davvero. Preferisco restare in piedi".
Questo è il frutto della violenta, vergognosa campagna di discredito portata avanti con insistenza da alcuni esponenti politici del centrodestra e da alcuni quotidiani d'area contro la senatrice a vita che, con altri senatori benemeriti, ha sostenuto nella scorsa legislatura il governo Prodi.

Grazie Rita, per quello che sei e che fai.
Gli italiani, quelli di loro che sono ancora capaci di usare il cervello, onorano i tuoi 100 anni e ti augurano di continuare a svolgere ancora a lungo il tuo impegno scientifico, sociale e politico.

20 aprile 2009

In ricordo di Intro Montanelli, dopo 15 anni di vaccino

Mercoledì 22 aprile 2009 alle ore 11, presso l’Auditorium “La Tinaia” (Complesso Corsini), a Fucecchio, sarà presentata la mostra “Indro Montanelli. La vita, le opere, i luoghi”. Nell’occasione sarà effettuato l’annullo filatelico speciale del francobollo commemorativo del Centenario della Nascita di Montanelli emesso da Poste Italiane. Sarà inoltre presentata la convenzione con la quale Teche RAI affida alla Fondazione Montanelli Bassi copie dei materiali audiovisivi relativi a Indro Montanelli conservati negli archivi della RAI.

Nella ricorrenza della nascita del grande giornalista, voglio ricordarlo con questi due video, con l'articolo di Federico Orlando "Perchè con Montanelli e con Englaro" e con una piccola raccolta di sue frasi celebri quanto icastiche:








  • Forse uno dei guai dell'Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida "forza Roma" allude solo ad una squadra di calcio.
  • La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni, ma una tentazione dei servi.
  • Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.
  • I principi restano le idee cambiano in base agli uomini cui vengono date in appalto.
  • Anche quando avremo messo a posto tutte le regole, ne mancherà sempre una: quella che dall'interno della sua coscienza fa obbligo a ogni cittadino di regolarsi secondo le regole.
  • Un giorno dissi al cardinal Martini: ma non si può scomunicare la televisione, non si possono mandare al rogo un po' di quelli che la fanno?
  • Berlusconi è il più grande piazzista del mondo. Se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutt'Italia.
  • "Dio non è un maschio" assicura alle femministe Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei gesuiti, scusandosi "delle tracce di antifemminismo che ancora sono nella Chiesa". Brutto segno quando i teologi si mettono a discutere di sesso. Fu mentre i bizantini si accapigliavano su quello degli angeli che arrivarono i turchi.
  • È in corso una iniziativa per l'abolizione, nelle aule scolastiche, della pedana su cui si eleva la cattedra. Il perché lo avrete già capito: l'insegnante deve mettersi, anche materialmente, a livello degli alunni per non lederne la dignità e dimostrare con l'esempio che siamo tutti uguali. Giusto. "La via dell' uguaglianza" dice Rivarol "si percorre solo in discesa: all' altezza dei somari è facilissimo instaurarla".
  • Ecco il nostro telegramma di congratulazioni e auguri a Pertini: "Che Dio le conceda il coraggio, Presidente, di fare le cose che si possono e che si debbono fare; l'umiltà di rinunziare a quelle che si possono ma non si debbono, e a quelle che si debbono ma non si possono fare; e la saggezza di distinguere sempre le une dalle altre".
  • I nostri uomini politici non fanno che chiederci a ogni scadenza di legislatura un atto di fiducia. Ma qui la fiducia non basta: ci vuole l'atto di fede.
  • Il fascismo privilegiava i somari in divisa. La democrazia privilegia quelli in tuta. In Italia i regimi politici passano. I somari restano. Trionfanti.
  • Il regime si realizzerà dopo la vittoria del Polo. La prima cosa che farà Berlusconi sarà di spazzare via l’attuale dirigenza Rai per omologarne le tre reti a quelle sue.
  • Il sapere e la ragione parlano, l'ignoranza e il torto urlano.
  • In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto la paura degli italiani e una certa smania di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: "Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?"
  • In Italia fu il potere temporale a soffocare negl'italiani la voce della coscienza e a spegnere in loro ogni senso di responsabilità. Ma fu la Controriforma a fornire al prete le armi per accaparrarsi l'una e l'altra: il Sant'Uffizio, le scomuniche e, nei casi estremi, il patibolo. Con questo risultato: l'aborto del "cittadino" e la trasformazione di quello che avrebbe dovuto e potuto diventare un "popolo" in un gregge (come con inconsapevole spudoratezza i preti lo chiamano), e in un gregge di pecore indisciplinate che credono di affermare il loro ribelle individualismo non rispettando il semaforo rosso.
  • Io continuo a professarmi uomo di destra: ma la mia destra non ha niente a che fare con quella "patacca" di destra che ci governa.
  • Io voglio che vinca, faccio voti e faccio fioretti alla Madonna perché lui vinca, in modo che gli italiani vedano chi è questo signore. Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino.
  • La scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai. Il berlusconismo è veramente la feccia che risale il pozzo.
  • Sempre più si diffonde sulla nostra stampa il brutto vezzo di chiamare Andreotti col nome di Belzebù. Piantiamola. Belzebù potrebbe anche darci querela.
  • Spero che l'Europa tratti Berlusconi con l'indignazione e il disprezzo che merita.
  • Sta arrivando l'uomo della provvidenza. E io, in vita mia, di questi personaggi ne ho già conosciuto uno. Mi è bastato. Per sempre.
  • L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio.
  • Tocqueville diceva sempre "è nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature".

Chiagn'e fotte!

come quando dice che gli fa schifo fare il presidente del consiglio, che lo fa solo per il nostro bene o commenta come "criminale" il disegno di legge Gentiloni inteso a liberalizzare il mercato televisivo in Italia.




Una foto al giorno per non dimenticare!










Il premier si sfoga contro la stampa italiana che non saprebbe riconoscergli i giusti meriti, che non saprebbe cogliere la totale consonanza fra il paese e il suo governo "perchè a scrivere sono protagonisti nati molto tempo fa, che fanno da tanto tempo lo stesso mestiere e sono rimasti a rappresentare un'altra Italia". Io dico, invece, che per nostra fortuna qualche giornalista (poche mosche bianche) rimane ancora a schiena dritta mentre gran parte della stampa italiana è prona ai suoi piedi, in attesa di medaglie, promozioni e prebende; e gli consiglio di farsi tradurre dal suo ufficio stampa ciò che scrive di lui la stampa straniere, un resoconto che dai nostri media andrebbe divulgato anche ad uso dei comuni cittadini.

La precisazione sul vertice del Pdl tenuto a Palazzo Grazioli per il "grande senso del denaro pubblico e per non spenderlo nelle sue telefonate private" è la chicca che, se non ci fosse da piangere, farebbe sbellicare dal ridere.
Ritiene davvero che gli Italiani siano lì a calcolargli da quale apparecchio faccia le sue telefonate? Che possano considerare questa una ragione valida per consentirgli di confondere le sedi istituzionali con le sue residenze private? Al limite i cittadini potrebbero finanziargli una diramazione dei suoi telefoni privati dentro le sedi istituzionali se solo volesse essere così ligio e rispettoso del pubblico denaro.

Risibile poi l'apparentemente equilibrata posizione riguardo al ruolo che dovrebbe avere, a suo dire, la TV pubblica che "non deve fare trasmissioni contro qualcuno: nè contro la maggioranza nè contro l'opposizione".
Dovrebbe, cioè, fornire un'informazione asettica - traduco - essere (come quasi sempre è) cassa di risonanza per lui e i suoi portavoce, eliminando il diritto-dovere dei giornalisti a "leggere", valutare e commentare le veline. In questo compito (interpreto il pensiero nascosto del premier) possono rimanere impegnate le sue reti private e i suoi giornali (lì sì che ci sono giornalisti che sanno fare il loro mestiere, in perfetta consonanza con i suoi desiderata!). Perfetto!

Mi viene in mente una frase di Indro Montanelli, l'emblema del giornalista dalla schiena dritta di cui fra due giorni ricorre il centenario della nascita e a cui molti pennivendoli attuali farebbero bene a guardare con rispetto e devozione. Nel 2001, all'inzio del II governo Berlusconi, a proposito del premier diceva: "È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne".

Per parafrasare con un'efficacissima espressione napoletana "chiagn'e fotte!"

18 aprile 2009

A QUELLI CHE IL CANONE RAI - SERVIZIO PUBBLICO ...



Una foto al giorno per non dimenticare!










A chi, in nome del canone e del servizio pubblico sostiene, in un sistema televisivo come quello italiano quasi totalmente appiattito, che occorre intervenire d'autorità sui pochi "programmi scomodi" che ancora resistono nella TV pubblica, io rispondo così:
  • GIU' LE MANI DALLA RAI
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, accendono ancora i canali RAI e pagano il canone, non per vedere l'isola dei famosi, gli sproloqui offensivi e vergognosi in certi programmi d'intrattenimento, il gossip gratuito e sgangherato con personaggi d'accatto che, se non appaiono in TV a parlare del nulla, non sono nessuno;
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, accendono ancora i canali RAI e pagano il canone per continuare a vedere qualche buon programma di approfondimento, di comicità e satira intelligente;
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, gradirebbero che venissro proposti, in orari accettabili, i classici del teatro italiano e straniero, la grande lirica, il cinema d'autore, (e mi fermo qui);
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, considerano un grave insulto e un'offesa all'intelligenza e alla maturità del cittadino la censura a programmi seri di approfondimento come Anno Zero, Reporter, Che tempo che fa;
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, considerano intollerabile che il padrone di Mediaset, nelle vesti di capo del governo, decida l'organigramma della RAI (servizio pubblico);
  • milioni di italiani, ed io tra quelli, sono convinti che i servizi d'informazione delle TV private, solo perchè non fanno pagare il canone e rimpinzano i telespettatori di ogni sorta di pubblicità, non possano operare fuori da ogni controllo e presentare come notizia la non-notizia o il panegirico del padrone.
  • All'onorevole Bonaiuti (Dio lo conservi e poi lo abbia in gloria) che "teme" lo scoppio di Santoro come la rana di fedriana memoria, io dico che non so se Santoro scoppierà, ma tenga per certo che i milioni di italiani di cui sopra sapranno resistere e quando, presto o tardi, scoppierà il suo "bue", il botto sarà tale che, come per miracolo, i sordi udranno e i ciechi riacquisteranno la vista. Allora dalle macerie apparirà chiara a tutti tutta la verità.

Tu che ne pensi?

17 aprile 2009

Un modo per ricordare Pippo Fava ed Enzo Biagi



Una foto al giorno per non dimenticare!










Giuseppe Fava
, detto Pippo, è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo siciliano, oltre che saggista e sceneggiatore. Fu direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, primo vero giornale antimafia in Sicilia, e fu innanzi tutto un ''giornalista di razza'', di quelli di cui oggi si sente sempre più la mancanza.


L'INTERVISTA DI ENZO BIAGI A GIUSEPPE FAVA (un modo per ricordare ambedue) tratta dal programma di Rete4 "Filmstory" trasmesso il 28 dicembre 1983, una settimana prima che Pippo Fava venisse ammazzato.



Fondazione Giuseppe Fava
...a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare?

16 aprile 2009

CENSURATO "ANNOZERO" - Prova finale di un regime che avanza?





Una foto al giorno per non dimenticare!









Siamo già al secondo round, forse quello decisivo della partita. La libertà d'espressione non può convivere con la propaganda: Santoro deve "riparare" alla trasmissione del 9 aprile, Vauro viene allontanato dal servizio pubblico per una vignetta.
Anche la TV pubblica deve essere sempre e solo megafono, cassa di risonanza del regime nascente. Chi non si adegua è fuori, si chiami Santoro, Vauro, Travaglio, Guzzanti, Mentana. Chi il prossimo, Fazio o Gabanelli?
Paradossalmente tra le TV generaliste, la sola che oggi in Italia gode di una certa autonomia è la piccola LA7.
Io penso che sia legittimo che si provi fastidio per il programma di Santoro, come c'è chi ne prova per il TG(?) di Emilio Fede o per certi approfondimenti di Vespa.
Senza ricorrere alla frase attribuita a Voltaire "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa continuare a dirlo" (che suona come un'iperbole simile a quella dell'offrire l'altra guancia), la bellezza e, insieme, l'arma della democrazia sta proprio nella libertà di espressione.
Non si può chiedere ad Emilio Fede di riparare a tutto quello che fa e dice nei suoi cosiddetti TG (non c'è nessuno, infatti, che glielo chiede); non si può chiedere a Vespa di essere meno prono davanti al potente di turno; non si può chiedere a Mario Giordano o a Maurizio Belpietro che scrivono sulle testate della famiglia Berlusconi, di fare le pulci al cavaliere. Se questi signori fanno anche i "cani da guardia" è un problrma loro; noi però abbiamo il diritto di stare attenti; i cani da guardia talvolta diventano rabbiosi (cave canem!).
Quello che ognuno di noi può fare è di esercitare al meglio le proprie capacità critiche, ridere, irritarsi o cambiare canale.
Questo in linea di massima.

Ma quando il padrone del canale di Fede fa allontanare Mentana, equilibrato conduttore e giornalista di Canale 5 perchè non più adeguato al nuovo corso; quando il padrone di Mediaset - capo del governo censura un programma, un conduttore e un vignettista della TV pubblica perchè non allineati al nuovo corso che vuole imporre al paese, allora anche chi vuole mettere il dito nella piaga per credere, comincia a capire che soffia un vento pericoloso, un vento di regime che deve preoccupare tutti i veri democratici, in qualsiasi postazione si trovino a militare.


E siamo al punto focale: l'abnorme conflitto di interessi mai risolto che in Italia, e solo in Italia, consente al proprietario di tre reti televisive, di quotidiani e riviste, case editrici e di produzione cinematografica, banche e assicurazioni, di governare il paese e di avere sotto il proprio controllo anche il servizio pubblico dell'informazione.

Vi sembra decente?

"Si devono rifiutare gli aiuti dall'estero?"



Una foto al giorno per non dimenticare!











"Si devono rifiutare gli aiuti dall'estero?"

2 (9%)

no 18 (85%)

dipende 1 (4%)

non so 0 (0%)

Voti fino a ora: 21
Sondaggio chiuso

Sono contento che il sondaggio abbia dato questo risultato chiaro.
Il Premier sosteneva orgogliosamente che siamo autosufficienti, non abbiamo bisogno, forse perchè non ama vedere gente fuori controllo che viene ad impicciarsi dei "fatti nostri" - lo ha detto anche ai politici dell'opposizione di evitare le passerelle, che devono essere riservate a lui e ai suoi ministri.
Per 18/21 dei miei lettori che hanno votato, nel caso di una calamità come il terremoto in Abruzzo, gli aiuti che arrivano da fuori sono sempre graditi.
Solo due hanno espresso parere nettamente contrario, mentre uno distinguerebbe (sulla provenienza o sul tipo d'aiuto?).

15 aprile 2009

CRISI - TERREMOTO - SALARI E COMPENSI VIP

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Una foto al giorno per non dimenticare!











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Nell'Omelia pronunciata durante la celebrazione del Venerdì Santo, l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha ricordato "il vuoto e lo smarrimento per gli innumerevoli lutti che affliggono oggi le nostre comunità, la nostra città, l'umanità intera". Lutti e sofferenze che "continuano negli occhi e nel cuore del popolo d'Abruzzo che oggi piange seppellendo i propri morti e porta le ferite per la distruzione dei luoghi della vita quotidiana, della propria memoria, della possibilità di un futuro sereno". Il lutto e la sofferenza per la morte di Cristo, prosegue Tettamanzi, "rivivono in famiglie provate dalla precarietà della condizione economica a causa della crisi; nel senso di impotenza, di fallimento, di inutilità di chi ha perso il lavoro pur essendone abile e capace"

Cifre e dati da tenere sotto controllo

Circa 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di 1000.
Se il salario medio mensile netto di un lavoratore dipendente è di 1280 euro, quello di una donna è inferiore di quasi il diciotto per cento.

I manager incassano milioni di euro, quanto un operaio guadagnerebbe in secoli anche se, grazie a una norma Draghi che impone la comunicazione di questi compensi, quest'anno si assiste a qualche ridimensionamento di stipendi, bonus, stock options. Da quando il presidente Usa Obama ha rimbrottato i manager Aig per non aver rinunciato ai loro bonus, dopo aver intascato i soldi del salvataggio pubblico, da quando il presidente francese Sarkozy ha pensato di imporre il tetto, è sulle ultimi voci che va ad appuntarsi l’attenzione, sulla parte variabile dello stipendio.

Con la crisi, dunque, anche i top manager piangono, così:

1 ROBERTO TUNIOLI
vp e a.d. Datalogic 8.265.000
2 LUCA MAJOCCHI
a.d. Seat Pg 7.958.000
3 ENRICO PARAZZINI
d.g. Telecom Italia 7.173.000
4 GIANLUIGI GABETTI
c Ifi, p Ifil 6.672.000
5 STEFANO CAO
ex d.g. Eni divisione E&P 6.119.000
6 GIOVANNI CASTELLUCCI
a.d. e d.g. Atlantia vp Impregilo 5.853.264
7 PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI
p e a.d. Finmeccanica 5.551.000
8 UGO RUFFOLO a.d. e d.g. Alleanza 5.354.000
9 PIETRO GIORDANO vp Erg 5.090.465
10MASSIMO CASTELLI
d.g. Telecom Italia, d.g. Seat Pg 4.984.785
11 PIETROMODIANO
d.g. vicario Intesa Sanpaolo 4.945.000
12 GIAMPIERO PESENTI
p e a.d. Italmobiliare, p Italcementi
e altre nel gruppo 4.563.970
13MARCO TRONCHETTI PROVERA
p Pirelli & C., p Pirelli Re e altre 4.390.000
14 VALERIO BATTISTA a.d. Prysmian 4.153.520
15 FRANCESCO CALTAGIRONE JR
p. Cementir Holding 4.142.000
16 RODOLFO DANIELLI d.g. Italcementi 4.134.800
17 UMBERTO QUADRINO a.d. Edison 3.854.000
18 FEDELE CONFAONIERI p Mediaset 3.526.825
19MARCO BENEDETTO
a.d. Gruppo L'Espresso 3.464.000
20 ANTOINE BERNHEIM
p Generali, c Mediobanca 3.441.508
21 SERGIO MARCHIONNE a.d. Fiat 3.418.600
22 LUCA CORDERO DIMONTEZEMOLO
p Fiat e Ferrari 3.328.200
23 CESARE GERONZI p cds Mediobanca 3.250.000
24 FULVIO CONTI a.d e d.g. Enel 3.236.308
25 CLAUDE TENDIL
c Generali e p Generali France 3.207.287
26 RENATO PAGLIARO
p cdg Mediobanca, c Rcs 3.207.000
27 NEREO DACCI a.d. Banco di Desio 3.197.494
28 PAOLO SCARONI
a.d. e d.g. Eni, c. Generali 3.188.487
29 ALBERTO NAGEL a.d. Mediobanca 3.150.000
30 ALESSANDRO PROFUMO
a.d. Unicredit 3.048.000
31 GIULIANO ADREANI a.d. Mediaset 3.027.019
32 STEFANO PARISI a.d. e d.g. Fastweb 2.833.500
33 CARLO SALVATORI a.d. Unipol 2.760.000
34MAURIZIO COSTA
vp e a.d. Mondadori, c Amplifon 2.720.400
35 ALCIDE ROSINA p Premuda 2.674.000
36 GIOVANNI PERISSINOTTO a.d. e d.g. Generali,
cdg Intesa Sanpaolo, c Pirelli & C. 2.654.344
37 SERGIO BALBINOT a.d. e d.g. Generali 2.599.792
38 MASSIMO MORATTI
a.d. Saras, c Pirelli & C. 2.586.000
39 VITTORIO TABACCHI p. Safilo 2.579.000
40 ANTONIO CAMPO DALL’ORTO
a.d. Telecom Italia Media 2.556.000
41 GIANMARCO MORATTI p Saras 2.536.000
42 FABIO TACCIARIA
d.g. Gruppo Editoriale L'Espresso 2.474.308
43 GIULIANO ZUCCOLI
pcdg A2A, pEdison, c. Credito Valtellinese 2.449.735
44 CARLO PURI NEGRI
vp Pirelli re, vp Pirelli & C. 2.448.000
45 GUIDO DE VIVO d.g. Mittel 2.423.000
46 FRANCESCO TRAPANI a.d. Bulgari 2.400.000
47 MASSIMO DI CARLO
c e vdg Mediobanca 2.250.000
48 FRANCESCO SAVERIO VINCI
c e vdg Mediobanca 2.250.000
49 JEAN-CLAUDE BLANC
a.d. e d.g. Fc Juventus 2.210.000
50 GIOVANNI BATTISTA MAZZUCCHELLI
a.d. Cattolica 2.184.000
51 MAURIZIO CEREDA
c e vdg Mediobanca, c Ansaldo Sts 2.181.500
52 GIORGIO ZAPPA d.g. Finmeccanica 2.169.000
53 CORRADO PASSERA
a.d. e d.g. Intesa Sanpaolo, c Rcs 2.019.000
54 ALESSANDRO GARRONE a.d. Erg 1.947.000
55 CARLO PESENTI c e d.g. Italmobiliare, a.d.
Italcementi e altre nel gruppo, c Rcs 1.941.900
56 ROBERTO COLANINNO
p Immsi, p e a.d. Piaggio 1.930.000
57 GIAMPIERO AULETTA ARMENISE
a.d. Ubi Banca 1.905.227
58 GABRIELE GALATERI DI GENOLA p Telecom
Italia, vp Rcs, vp Generali, c Italmobiliare 1.848.238
59 ALBERTO RUBEGNI a.d. Impregilo 1.830.211
60 MAURO MORETTI POLEGATO p Geox 1.800.000
61 FRANCO BERNABÈ a.d. Telecom Italia 1.778.000
62 ANDREA RIFFESERMONTI p e a.d. Monrif, vp
a.d. e d.g. Poligrafici Editoriale 1.765.970
63 MARIO CILIBERTO c. Cementir Holding 1.711.000
64 LUCIANO BENETTON p Benetton 1.600.000
65 CARLO BAREL DI SANT’ALBANO
a.d. Ifil 1.569.000
66 DOMENICO DISPENZA
d.g. Eni divisione G&P 1.566.000
67 GIOVANNI BAZOLI p cds Intesa Sanpaolo, p
Mittel, c Alleanza, cds Ubi banca 1.559.000
68 STEFANO ROSINA a.d. Premuda 1.527.833
69 GIANMARIO TONDATO DA ROUS
a.d. Autogrill 1.522.000
70 CLAUDIO GOTTARDI a.d. Safilo 1.512.600
71 PIETRO GIULIANI p Azimut Holdind 1.490.000
72 PIER SILVIO BERLUSCONI
v.p. Mediaset, c Mondadori 1.462.896
73 PIETRO FRANCO TALI p. Saipem 1.443.000
74 GIOVANNI DE CENSI
p. Credito Valtellinese, c. Edison 1.441.000
75 ALBERTO BOMBASSEI
p. Bombassei, c. Pirelli&C., c. Italcementi 1.424.000
76 GIANMARIA GROS-PIETRO
p Atlantia, c Edison, c Fiat c Seat Pg 1.417.000
77 ANTONIO VIGNI d.g. Banca Mps 1.406.264
78MIRO FIORDI d.g. Credito Valtellinese 1.400.000
79 PAOLO PANDOZY
a.d. e d.g. Engineering 1.354.951
80 ENRICO SALZA p cdg Intesa Sanpaolo 1.350.000
81 SERGIO DE LUCA a.d. Ansaldo Sts 1.341.902
82 DANIEL JOHNWINTELER
c Ifil, a.d. Alpitour 1.319.000
83 ALBINOMAJORE
a.d. Il Messaggero, c. Caltagirone, Caltagirone Editore
e Vianini Lavori 1.319.000
84 EDOARDO GARRONE
p Erg, c Pininfarina 1.313.000
85 ALBERTO MOCCHI d.g. Banco di Desio 1.302.988
86 PIERMARIO MOTTA
d.g. Banca Generali 1.294.454
87 LUIGI CLEMENTI p I Grandi Viaggi 1.290.000
88 GIOVANNI RECORDATI
p e a.d. Recordati 1.282.001
89 ANGELO MORATTI vp Saras 1.271.670
90 GIOVANNI CAVALLINI p Interpump 1.258.000
91 FRANCESCO MICHELI
d.g. Intesa Sanpaolo 1.250.000
92 FRANCO MOSCETTI a.d. Amplifon 1.240.000
93 YVES RENÉ NANOT
c esecutivo Italcementi 1.231.900
94 RAFFAELE AGRUSTI
d.g. Generali, c. Rcs, c. Premuda 1.229.692
95 MARCO GIORDANI
c e direttore finanziario Mediaset 1.223.819
96 STEFANO SINCINI d.g. Tod’s 1.195.000
97 GIOVANNI FERRARIO d.g. Italcementi 1.162.000
98 GEROLAMO CACCIA DOMINIONI
a.d. Benetton 1.162.000
99 MARCO FIORI a.d. D’Amico shipping 1.695.000
100 PIER FRANCESCO FACCHINI
c Prysmian 1.156.250

dati tratti da www.ires.it, www.bancaditalia.it e pibblicati su L'Unità e su Il Sole 24ore

14 aprile 2009

"PIUTTOSTO CHE" ?

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Una foto al giorno per non dimenticare!










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Assistiamo spesso all'avvento di nuove espressioni, modi di dire e neologismi che diventano d'uso comune. Vedi, per esempio, altrovismo, azzeccarci, badante, bipartisan, fidelizzare, ribaltonista, videofonino ecc. Alcuni hanno durata breve, il tempo d'un mattino e poi finiscono nel dimenticatoio; altri, invece, si affermano in concomitanza con il fatto, il personaggio o l'oggetto che definiscono.

Ciò che risulta insopportabile è l'utilizzo, in maniera impropria e scorretta, di congiunzioni da sempre formalizzate, come l'avversativa "piuttosto che" nel senso della disgiuntiva "o".
L'uso scorretto di "piuttosto che" come sinonimo di "o / oppure" è tipico di chi ha bisogno di allungare il brodo del proprio discorso fatuo. Categorie a rischio: venditori, politici, fequentatori di salotti televisivi e ignoranti vari.
Negli stessi soggetti si nota l'uso frequente degli altrettanto infami "assolutamente sì /assolutamente no" e "quant'altro".
Qualche fesso sublime usa "piuttosto che" anche come sinonimo di eccetera.

Si tratta di una voga ripugnante che impazza in questa TV del c.... donde si riversa nel linguaggio parlato da tutti i "pappagalli" acritici e privi di cultura che vogliono apparire attuali e non si accorgono di essere vuoti e sciatti.
Sono certo che questo malvezzo presto scomparirà, ma avrà lasciato, intanto, residui sfregianti all'uso corretto della lingua.

Al diavolo, dunque, quelli che, per dire "in vacanza potremmo andare a Parigi o a Londra, oppure a Berlino", arzigogolano una frase improbabile come "in vacanza potremmo andare a Parigi piuttosto che a Londra piuttosto che a Berlino". 
L'unico modo corretto di usare "piuttosto che" in questo contesto, è: "in vacanza potremmo andare a Parigi piuttosto che a Londra o a Berlino", dove si esprime una preferenza per la prima meta rispetto alle altre due.

Ho trovato, in proposito, questo video di Carlotta che voglio inserire:


Vedi cosa ne pensa l'Accademia della Crusca

12 aprile 2009

BUONA PASQUA. A Chi?

ai diseredati,
ai nullatenenti,
ai tartassati dai mutui,
agli sfrattati,
agli sfruttati,
ai terremotati
di oggi, di ieri, di domani,
a quelli che dipendono dagli aiuti dei volontari,
ai barboni,
a quelli che dormono sotto un cielo di stelle
perchè non hanno più un tetto o non l'hanno mai avuto,
a quelli che di tetti ne hanno troppi e non sanno più sotto quale ripararsi,
ai bambini dell'Africa,
a tutti i bambini del mondo offesi dalla guerra e dalla fame,
ai disoccupati,
ai cassintegrati,
a quelli che non possono avere la cassa integrazione perchè figli di un altro dio,
ai migranti,
a quelli che hanno trovato accoglienza
a quelli ricacciati lontano
anche a quelli che il mare ricopre,
a tutti quelli che il poco che non basta lo dividono con gli altri,
ai carcerati,
a quelli in attesa di giudizio,
a quanti innocenti sono costretti in cella,
a tutti quelli che non hanno scarpe ai piedi,
al giornalista che ha scagliato le sue a Bush rimanendo scalzo,
a quanti ogni giorno fanno fatica a mettere insieme l'indispensabile per campare.


Buona Pasqua a tutti quelli che lottano perchè questo stato di cose possa presto cambiare,
ai credenti e a quelli che la fede non hanno,
agli agnostici e agli atei,
a tutti quelli che vedono nel prossimo il fratello,
a coloro che si ricordano del fratello sempre e non quando fa comodo,
a chi fa il proprio dovere in silenzio, senza sperare in una ricompensa,
a chi sa vivere bene nell'ombra perchè sa che i riflettori accecano.
Buona Pasqua anche a loro, agli accecati perchè possano vedere presto la luce.

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